Diciamo spesso "oltre" riferendoci a quanto già era prima.
La finestra sullo Spirito - il Centro Tirreno
Articoli e approfondimenti di Arte e Cultura a cura della dott.ssa Ippolita Sicoli
Abbiamo 212 visitatori e nessun utente online
Approfondimenti su artisti ed elaborati critici su opere scritte, figurative e musicali a cura della dott.ssa Ippolita Sicoli
Diciamo spesso "oltre" riferendoci a quanto già era prima.
Le ali le associamo all'altezza e al volo, raramente all'apertura. La parola "porta" è contenuta in "apertura". La porta la associamo a ciò per cui è nata: a dividere , a chiudere e a introdurre.
La considerazione mostrata verso la brutalità è già un indizio verso nuove forme di conoscenza. La riferiamo al passaggio dal Settecento all'Ottocento quando i nuovi impulsi alla razionalità conferiti dall'Illuminisno avranno come contraltare la rifioritura del Gotico.
La forza si vede. È impressa nella forma e nei comportamenti. La forza si legge nel viso ( Visus da Vis Roboris: forza) ed è quanto la pittura del Barocco dimostra soffermandosi sull'intensità dei tratteggi psicologici dei corpi e dei visi.
Niente più degli specchi crea l'illusione di espansione, trattenendoci nelle sue gabbie. È su questo criterio che poggia il labirinto di specchi.
Il pozzo ci ricorda che il mistero è dentro di noi e nelle parti più viscerali. Ritornando all'opera la Primavera di Botticelli, le tre grazie in quella posizione suggeriscono protezione e apertura al mistero, lasciandoci intuire una costruzione simbolica.
Ciò che è antico, è immortale. Ritorna perché oltre l'uomo e in esso radicato. La primavera è un rito che ovunque si ripete, il rito del risveglio.
Cogliamo il fiore e lo apprezziamo nella sua singolarità, come un piccolo dono di semplicità a cui il nostro cuore si schiude con un timido grazie.
Le mani sciolte che si offrono al cielo suggeriscono bramosia. Predano o respingono. Indicano avida protensione. È quanto leggiamo nelle opere seicentesche in cui la donna ma non solo, vive aspirazioni di scioltezza a cui seguono aspri giudizi.
Incontrarsi è anche scontrarsi. A volte e felicemente, anche incastrarsi. L'intarsio è l'applicazione artistica di un decoro ottenuta per incisione.
Il silenzio come prospettiva verso gli interni dell'uomo. La pittura rinascimentale Il silenzio della soavità riporta al centro. È questo a cui conduce e che si prefigge tra i vari obiettivi il Rinascimento. La vita è una fiera di occasioni e di sperperi e nel silenzio si conclude ogni forma di differenziazione anche sociale.
Alle nuvole e al cielo fosco di età Barocca si accompagna anche la fluttuante chioma sciolta delle figure femminili rappresentate. A differenza di quanto abbiamo contemplato in rapporto ai secoli precedenti, la pittura del Seicento predilige i corpi sbilanciati verso il movimento.
L'artista Borromini esprime nella scelta del materiale da lavorare, la necessità del genio di aprire varchi creativi sulla materia. Dai marmi pregiatissimi in uso nel Rinascimento si va verso la nobilitazione di ciò che è semplice e che grazie all'intervento mentale e manuale dell'artista viene inciso ed esaltato.
La volta è il limite oltre il quale Dio splende come non potremmo mai vederlo in questa vita, perché accecante.
Lo studio delle etimologie ci pone di fronte alla chiarezza sulla differenza tra termini e significati affini.
Restringere gli orizzonti è altro dal ripiegarsi verso l'interno. Abbracciare la fede è sicuramente orientarsi verso l'Alto e la profondità degli spazi, ma significa allo stesso tempo procedere dall'esterno verso l'interno.
Allargare gli orizzonti degli spazi attraverso la profondità ma anche, inquadrare le figure nello sfondo ricercando un dialogo con l'osservatore, è quanto si prefigge il Rinascimento tramite lo studio della prospettiva.
Forse la vita è il sogno che non siamo, è un viaggio in altre vesti di un regista lontano. Forse l'esistenza vera è quella racchiusa nell'anima e delle probabilità che non hanno mai conosciuto primavere né inverni e per questo rimaste eterne.
Il Barocco è più un gusto estetico che un vero e proprio movimento di pensiero. Questo non toglie che non abbia influito sulla cultura in toto, sforando però quelle che sono le delimitazioni specifiche del suo tempo.
Nonostante tutti i riferimenti mitologici e simbolici, palazzo Te dimostra di essere uno scrigno di saperi che sa riflettere i disagi del suo tempo.
Se c'è una struttura che stravolge pur riflettendo i canoni rinascimentali, questa è proprio Palazzo Te di Mantova.
L'Arte non dovrebbe portare l'uomo a una condizione di dispersione ma di rientro. È quanto non riesce a compiere il Barocco che si vede sorpassato dal Rococò, la sua esemplificazione.
Siamo in questa rimasugli di altre vite. Resti di falò da tempo ormai estinti e divenuti in noi l'ombra di noi. Il fuoco è il genio che abbiamo appreso dall'Alto e da chi ci ha lasciato l'eco delle sue orme.
L'Arte è suggerire e mostrare. La vera arte è concepita come visione. In essa trovano risoluzione azione e rappresentazione.
Ciò che divide unisce. Ciò che appare come tenebra, ha in sé la luce. L'armonia delle discordanze che ingabbiano l'uomo nei suoi limiti è il traguardo del Rinascimento.
La cornice va ben lavorata per un contenuto di tutto rispetto. Non puoi inserire quanto è ed ha valore tra confini scarni. Il lustro deriva da Lux: luce ed è compito delle cornici conferire ulteriore pregio al contenuto.
Ci sono persone che entrano nella nostra vita in punta di piedi, o forse perché siamo noi a proporci a loro al fine di accoglierle.
Il Barocco è il secolo delle contraddizioni e delle sovrapposizioni che fanno smarrire il senso della naturalità.
"Pesce" in greco è l'acronimo di "Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore". Il simbolo del pesce lega l'organismo all'elemento acqua in modo imprescindibile.
La semplicità come qualità dell'umiltà è uno dei temi centrali de "I promessi sposi" e, per quanto trainante nella trama dei romanzi ottocenteschi, il Manzoni lo fa rientrare nell'ambientazione del Seicento.
L'altro grande messaggio inoltrato da Manzoni attraverso il personaggio di Lucia è che l'umiltà ha comunque una sua dignità e una sua intelligenza capaci di offuscare il titolo scolastico basso o mancante del tutto.
Viaggiare significa portarsi tutto dentro e non dietro di sé. Il nomade è invece colui che vuole dimenticare il superfluo. È colui che cerca di trovare la giusta definizione in sé stesso. "Cercare" e "cerchio" hanno la stessa radice etimologica e li accompagna il senso di definizione e di completezza. "Fare il punto della situazione" significa raggiungere il centro.
Abbiamo visto nel precedente articolo come cambiano di significato "osservanza" e "regola" nel passaggio dal Medioevo al Rinascimento. Questa differenza apre a nuovi scenari anche in rapporto al concetto di studio. Nel Rinascimento si passa difatti dall'Università medievale pilotata dalla Chiesa e infatti all'interno dello stabile delle cattedrali, all'Accademia.
L'Umanesimo e il Rinascimento aprono a una visione oggettiva del mondo. Questa è possibile in virtù delle posizioni determinate nei confronti di un approccio analitico e scientifico con la realtà. Ciò comporta la fiducia nelle possibilità dell'uomo ma anche la convinzione che tutto sia traducibile in numeri e quantificabile.
Le stagioni hanno forgiato la cultura dell'uomo antico e su di esse si è impostata la civiltà agricola. La cultura e la civiltà sono fatte di abitudini, prima ancora di una ritualità che racchiude nel suo cerchio il senso o i diversi significati della vita singola e comunitaria.
Con la ragione l'uomo rinascimentale vuole ottenere il controllo di tutto, o comunque, cambiare approccio alla relazione con le cose. L'"Empirismo" passa attraverso l'analisi delle forme che si assolutizzano, rimandando a Dio tramite lo studio dei computi matematici e la scoperta di nuove formule che vanno ad arricchire continuamente il pantheon delle scoperte e delle invenzioni.
Il tema dell'incredulità di San Tommaso apre nel Rinascimento a scenari importanti. Da un lato rappresenta quella fetta di popolazione scettica nei confronti delle Scienze perché legata e sedotta dall'insieme di superstizioni che si ramifica ancora, persistendo alla nuova mentalità razionale e umanistica.
Nel "La cena di Emmaus" lo slancio del braccio e la mano irrompono dalla finzione della tela e raggiungono lo spettatore.
Le Calabre erano donne armate di grande pazienza. Lavoratrici infaticabili tese a fare ogni cosa per bene e a piegare le ore e il tempo impiegandoli al meglio. Se si pensa sl Sud si considera un aspetto che non gli corrisponde. La sciatteria fusa al vagabondaggio del dolce far niente. Forse lo siamo diventati in una modernità distruttiva che ha fatto a pezzi sogni e interessi.
Il messaggio dell'occhio solare sulla sommità del pantheon romano è chiaro. C'è un dio che governa tutte le religioni. Per il Rinascimento questo dio è conoscibile e adorabile attraverso il linguaggio delle Scienze.
La pietra crea forme di paesaggio quando è lavorata dagli agenti atmosferici se non dall'uomo. Usiamo la definizione di paesaggio urbano per indicare l'insieme di linee e figure geometriche che creano l'illusione di un paesaggio naturale.
La luce definisce e lascia emergere le cose dai flutti delle tenebre. È questa la percezione del mondo in età rinascimentale e per mondo s'intende la realtà che grazie alle Scienze spinge sempre più in là i suoi limiti.
È la luce che ridisegna il mondo e così facendo lascia riverberare l'ombra. L'ombra si sente di conseguenza avvicinata e interrogata dall'uomo nella sua transitoria evanescenza che imprime contenuti prima di annullarsi.
Non ci rendiamo conto adeguatamente vivendo in questa società dove ogni obiettivo e bisogno sembrano essere soddisfatti, della risonanza che possano aver avuto la rivoluzione copernicana o le leggi di Keplero. Sembra una sostituzione da nulla aver tolto dalla posizione centrale la terra e avervi piazzato il sole.
La prospettiva insegna a vedere il mondo nel mondo. È la nuova chiave di accesso simbolico alla realtà e il pentagono è la figura che più si presta a questa operazione in quanto rappresentativo della dinamicità dell'uomo.
La città ideale di Leonardo rimase come punto di riferimento inconcretizzato ma fondamentale nella lettura interpretativa e nell'intento progettuale della città rinascimentale. Evidenzia due fattori importanti: la scansione degli spazi e la funzionalità del progetto.
Il Medioevo è stato caratterizzato dalle figure geometriche del triangolo e del quadrato in rapporto al cerchio. Nel Rinascimento troviamo il pentagono. Il numero cinque che contraddistingue i lati di questa figura aprirà a nuovi scenari che si affermeranno nel Seicento in rapporto al pentacolo e alle nuove forme di magia.
La dea Flora, la fata Primavera è uscita allo scoperto, rendendosi operosa per i prati e i campi insieme agli altri magici spiritelli. Loro è la legge secondo cui ogni essere di luce deve rendersi presente attraverso la sua opera e non nel suo aspetto. Eppure, sono tante le testimonianze in ogni tradizione di chi giura di aver incontrato qualcuno e visto qualcosa andando ben oltre il muro della realtà illusoria.
Siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio. È quanto si nasconde sul piano vibrazionale in ciascuno di noi. Sul concetto di contenuto e forma la filosofia ha fornito risposte differenti.
Essere presi totalmente da una persona si dice "Mi fa sangue" così come "ho nel sangue" indicando di essere posseduti da una forma di incantesimo. È questo il risvolto magnetico della fascinazione provocato da Venere "dea dell'amore" che come tante divinità ha il suo lato oscuro negli abissi.
Ci sono opere di un'attualita' sconcertante perche' riecheggiano nelle stanze dell'anima spoglie di qualsiasi orpello.
Siamo soliti concepire il logos al singolare nella sua complessità di significati. Logos dalla cui radice deriva anche Lingua è un termine prettamente greco che esprime più di tutti il pensiero più maturo della cultura ellenica.
La sacralità di Vesta Estia la ritroviamo nella posizione eretta delle statue che la rappresentano e dalla curiosa posizione assunta dalle dita. L'indice, seppur lievemente arcuato sospinge lo sguardo verso l'Alto sede dell'Uno. Richiama il dito indice che ritroviamo nell'iconografia di San Giovanni Battista riproposta da Leonardo e sempre dello stesso genio nel Cristo Redentore.
Creare un'immagine che esca dagli argini è una prerogativa dell'arte che matura la sua sfera estetica disgiungendola dal paradigmatico valore simbolico. L'Arte rappresentativa matura in elegante e disinvolta evoluzione nel passaggio dal Medioevo all'Umanesimo.
Iniziò il Medioevo a rappresentare per poi piano piano sostituire con l'uomo quanto di prodigioso esiste. Forse perché la selvatichezza era quanto di più lontano da Dio potesse esistere.
La mantella avvolge e non disperde. È la placenta posta magnificamente in rilievo dall'arte. Esprime l'intima accoglienza che perdura e si trasferisce all'esterno. Il borgo medievale, nonostante scoscenda dalla rocca, è sede d'incontro con l'aspetto femminile messo in risalto dalla cinta muraria.
Più l'uomo pensa di assolvere all'obiettivo di essere invisibile e distaccato da quanto propone, più lascia tracce di sé. Nell'arte come nella vita, così come nel tradimento coniugale.
La pittura del Settecento e la scultura di cui Canova è il massimo esponente già guardano al nuovo periodo nascente. Le espressioni dolci che i soggetti esternano con la luce che sembra diffondersi da dentro, suggeriscono la Verità e l'esigenza di aderirvi, riposta nell'animo slanciato verso un desiderio inafferrabile di infinito.
Il legame tra San Giovanni e Firenze è molto antico e dimostrato dalle opere artistiche e architettoniche che rendono la città ben nota in tutto il mondo. A San Giovanni Battista è intitolato anche il centro nevralgico delle opere più importanti che caratterizzano la città, come il Battistero di San Giovanni, Santa Maria della Croce e gli Uffizi.
Mangiando ci nutriamo dell'Universo. Anche il cibo ci parla attraverso l'estetica dei legami con l'integrità. Inseriamo forme e saperi che ci nutrono dall'interno come le sostanze che ingeriamo. È questo il principio che ha permesso alla Natura di trovare un posto fondamentale nei culti fondati sui riti.
La corrispondenza ha sede nel cuore. Anche laddove la croce non si palesa chiaramente ed è velatamente presente, rappresenta il nocciolo dell'esperienza medievale. La ritroviamo difatti nell'incontro che fa scoccare la scintilla tra i due innamorati.
Dante ci presenta il Purgatorio come un monte. Il monte, a differenza della montagna, stimola la figura di un triangolo isoscele. Il monte è slanciato, la montagna è massiccia. Come ho già spiegato nei precedenti articoli a proposito degli agrumi, il triangolo è l'evoluzione estetica che segue allo schematismo induttivo dei raggi della circonferenza.
Il Medioevo è un'epoca dalle marcate contraddizioni che senz'altro contribuirono a vivacizzarne i contenuti. La visione del mondo fornita da Gesù s'imprime in un nuovo concetto d'ordine che tiene conto della giusta successione di eventi.
Il bue alato che rappresenta l'evangelista Luca ci riporta inesorabilmente alla simbologia mazdeico persiana degli Amesha Spenta.
A differenza del Cristianesimo medievale che stimola pensieri ed emozioni cupe, il mondo pagano splende di luminosità e di una fantasiosa gamma di colori. Gli spiriti che animano boschi e brughiera sono creature fatate che suggeriscono stati di gioia.
Il Medioevo è l'epoca delle visioni che non sempre vengono classificate in senso positivo. Alla base c'è il Cristianesimo col tema della Resurrezione che va a incrociare quello pagano degli spiriti immersi nella Natura. La Natura è spirito, dirà Hegel in Età Romantica recuperando quanto avvertito nel Medioevo.
È sicuramente con Dante che il Dolce Stil Novo acquista la sua significativa importanza divenendo altro che non sia solo celebrazione delle virtù femminili. La sua Beatrice da donna storica si erge a modello indiscusso di grazia, portandolo a ergersi dal piano ontologico a quello metafisico.
Anche a proposito dello Stilnovismo Dante presenta delle forti originalità e proprio a riguardo di Beatrice. Partiamo dalla considerazione che il Dolce Stil Novo prende spunto dalla figura della Vergine di tramite tra l'uomo e Dio.
Lo Stilnovismo pregna il Medioevo e pone altresì l'accento sull'invito a rinnovare senza sacrificare nulla delle tradizioni passate. Lo Stilnovismo in Dante assume caratteristiche proprie che universalizzano la sua impronta letteraria trasferendovi il progetto di rinnovamento che tocca in lui diversi ambiti, rendendo il suo patrimonio letterario poliedrico.
Il Medioevo è l'epoca del bianco e del nero e dei dissidi nell'anima. Si è in Cristo e attraverso di Lui si ascende al Padre, per cui quanto è della dimensione del Soprannaturale viene guardato con sospetto se non è nel nome di Cristo.
Chiudere è anche mantenere vivo il presente in sé stessi. Proteggerlo per dare inizio a una nuova vita. È qui il significato dietro il gesto ritualistico di serrare le imposte all'imbrunire, invitando il cielo ad entrare nella casa e a colmare lo spazio tra i muri di infinito.
Nonostante la pietra sia considerata materia inorganica, ci sono dei riferimenti che la assimilano al legno. Abbiamo visto come pietra e legno siano stati determinanti per l'evoluzione delle civiltà antiche.
La profondità è passato. La profondità è futuro. Il mare c'insegna che ogni sponda è inizio e fine. Ogni luogo è un abbraccio, qualcuno più forte degli altri che si esprime in verità. E in quest'abbraccio dimora il presente. Non ha senso un luogo se non è di stimolo a lungimiranti grandezze.
L'ambiguità è il neutro. Altra cosa è l'androgino. Se il neutro è associato alla vanificazione dei caratteri maschile e femminile, al contrario l'androgino ne è la sintesi. Sulla base di questo concetto possiamo dedurre che il primo è il nulla, la vanificazione di ogni principio, il secondo invece è la completezza che rimanda al Tutto divino.
Considerare il Medioevo chiuso alle influenze mediorientali e arabe significa non comprenderlo in profondità. Nonostante il pieno controllo della Chiesa sulla società e sulla vita culturale, sono tanti i riferimenti che ci riportano alla cultura mediorientale, attraverso l'Adriatico e l'Egeo.
In alchimia il metallo con la croce a cui corrisponde il pianeta omonimo è Mercurio collocato da Dante nel secondo cielo. La visione della croce nell'immensa luce composta dai beati è riferita al cielo di Marte, il quarto per ordine nell'ascesa verso il cielo più alto. Stupisce perché proprio al pianeta rosso Dante abbia associato il simbolo per eccellenza dei Cristiani.
La croce nella luce che vede Dante è immagine di vera Resurrezione. Non c'è visione che non abbia un significato universale che elevi a vera fede quanto il credente ritiene. La visione di un santo o di un angelo è una visita che risolleva il nostro essere da una forma di scoramento, oppure la risposta tanto attesa a una supplica.
Nella luce ogni pelle è un velo e come tale nasconde e rivela. "Velo" e "rivelazione" che lo contiene sono presenti nella poetica di Dante il quale superbamente descrive il passaggio della luce nei corpi che ad essa tendono e da essa si fanno assorbire mantenendo ciascuno la propria visibile identità.
Che cos'è il Paradiso se non il luogo nascosto negli occhi di chi guarda? È tensione e se non fosse a parte rispetto a dove siamo, non sortirebbe lo stesso effetto di attrazione e di richiamo. È il luogo della luce, un lago d'oro tra le tenebre. È il luogo in cui si perde lo sguardo degli innamorati che di colpo si scoprono artisti.
L'immagine del volo sembra contrastare con la severità della pietra che diviene simbolo dell'architettura sacra medievale, in particolare del Romanico. Sebbene le abitazioni e le costruzioni nel Nord Europa fossero prevalentemente in legno, la pietra ha la sua rilevanza ovunque e ci ha lasciato testimonianza di sé attraverso gli imponenti castelli.
È dei sogni rimandarci a contenuti sui quali non ci soffermiamo mai doverosamente, o che diamo per scontati. È anche dei sogni distogliere dalle false convinzioni che condizionano i nostri rapporti interpersonali.
La bolla associata al blu ha il suo sapore artico e natalizio, così come estivo, delle profondità abissali. La bolla è blu, l'ampolla che deriva dalla stessa radice ha impressa anch'essa il carattere della trasparenza ma incolore. "Mille mille bolle blu!" cantava Mina.
Ciò che il Clero medievale combatte, in realtà appoggia. È questo alla base di una miriade di contraddizioni che lacerano quel momento storico. Il prete pigro e ingordo o comunque, che vuol tenersi fuori dagli impicci, non è solo una trovata manzoniana inerente al Seicento, ma indica il personaggio tipico di quell'epoca.
Assodato che la pancia non piace a nessuno, c'è purtuttavia da fare un distinguo tra l'uomo e la donna. La pancia nell'uomo sembra non serva a un bel niente e ciò ha influito senz'altro sui canoni estetici epocali e moderni. Nella donna è ben diverso.
Ho parlato del triangolo come della prima figura geometrica. In effetti lo è, in quanto ottenuto dalla linea di congiunzione tra due segmenti o lati. Atipica è la posizione della circonferenza all'interno di tutte le figure geometriche intese anche come simboli, perché essa attiene alla dimensione di antetempore e a quella finale, oltre il tempo, che coincide col principio o punto di partenza.
Cosa definiamo sacro? Senza voler banalizzare quanto lega l'uomo a questo sensibile aspetto della vita, siamo soliti definire sacro con la s minuscola quanto improvvisamente rapisce il nostro sguardo, scaldando l'anima e rendendo brillante anche un luogo prima anonimo. Siamo legati alla percezione di un luogo più di quanto ne siamo mai consapevoli e quel particolare che ci colpisce è in empatica sacralità con il nostro dove.
Il passaggio dalle mani prima alla zappa rudimentale e all'aratro poi, ha seguito un percorso che ha modificato il rapporto uomo Natura, uomo animale. Il bue, animale di tre lettere associato a una sacralità primitiva e discendente dall'uro, è diventato il tramite del capovolgimento del rapporto uomo rispetto all'ambiente.
In ciò che non abbiamo ancora veduto sono nascoste le nostre potenzialità. Avvertire dentro è una forma non di premonizione perché ciò nasconderebbe un utile. Avvertire è un vero e proprio sentimento e quindi è libero a prescindere, come lo è il cielo.
Se la musica è esaltazione, l'arte rappresentativa è contemplazione. La musica sa essere immediata e per questo attraversa le frontiere ed è presente nei momenti di condivisione, di festa come di dolore.
Ci sentiamo spogli di tutto ciò che deve cadere. Degli appuntamenti a parole, degli incontri mai accaduti o ripetuti. Questo è l'autunno e la nebbia che avvolge, ci invita a non aspettarci niente da nessuno, se non da noi stessi.
Il simbolo nella sua semplicità ci porta a visualizzare realtà complesse. Nulla ci trasporta nel regno del tangibile più di una immagine e anche quanto il contenuto da essa veicolato si profila il più lontano pensabile da quanto appare, essa ce lo trasla in rappresentazione.
Abbiamo visto come Bacco a differenza del suo antesignano Dioniso, sia un dio legato all'aspetto godereccio della vita e ispiratore dei canti carnascialeschi rinascimentali che trovano nel "Trionfo di Bacco e Arianna" di Lorenzo il Magnifico una valida testimonianza del rapporto tra la goliardia aristocratica giovanile e la dimensione sacra ritualustica che si cela dietro l'immagine di Bacco.
L'Autunno insegna che si può splendere anche dopo la morte. Che la morte è colore e poesia. Lo vediamo dalle foglie cadute al suolo che raggiungono sfumature strabilianti, colori succulenti.
Dobbiamo pensare alla ghirlanda come a un unico abbraccio che circonda la terra e la contiene. Pensiamo ad essa in rapporto al tempo del Natale che ritroviamo in cima all'anno e l'abete più di ogni altro albero lo rappresenta proprio in virtù della punta apicale.
"Vita" e "Vite" si somigliano e s'incontrano rispettando le reciproche inclinazioni che si risolvono nella tensione verso se stessi e verso gli altri, nella ricerca di incontro che è implicita nella pianta. La riscoperta della luce in sé stessi si concretizza nella discesa nella propria interiorità nel caso dell'essere umano e nell'innalzamento dalle radici invece nel caso delle piante.
Lasciare intravedere obbedisce a un'esigenza del pudore. Abbiamo visto in un precedente articolo come la parola pudore abbia l'orgine etimologica di "bambino" in greco antico. Il pudore lo leghiamo spesso al sentimento della vergogna, ma in realtà significa anche altro.
L'uomo ha bisogno dell'immaginazione per vivere, e spesso l'attivazione dell'immaginazione è il pretesto per nascondere altre verità. Abbiamo visto il significato dei guanti bianchi e del guanto durante il baciamano. Collochiamo questo accessorio di eleganza femminile nel tempo passato, attribuendovi grande significato in rapporto all'età romantica anche sulla base dei film ambientati in quell'epoca e realizzati tutt'oggi.
Avere i guanti bianchi ha assunto un significato preciso che desumiamo dal valore del bianco che, come abbiamo visto, non ha un'identità precisa. È curioso quindi come il bianco sia stato abbinato a valori e a immagini conferendo attraverso il colore definizioni e significati.
Il bianco è il colore che può designare il vuoto come il tutto e il contrario di tutto. È luce che non abbaglia e non ferisce ed è il colore degli stati interiori di passaggio, proprio perché rappresenta il tutto che scivola nel nulla e il vuoto che scivola nel tutto.
Abbiamo dimenticato cosa sia l'intensità e l'osservazione delle nuvole ce lo ricorda. La mancanza di intensità la associamo alla leggerezza dimenticando che essere leggeri è altro dall'essere superficiali. Oggi abbiamo smarrito il senso dell'intensità ormai ridotta a catastrofe e a confusione a seguito degli eventi climatici.