La finestra sullo Spirito - il Centro Tirreno
Articoli e approfondimenti di Arte e Cultura a cura della dott.ssa Ippolita Sicoli
Abbiamo 135 visitatori e nessun utente online
La Natura avvolge chi riposa in lei e chi è da lei riscosso. È riposo quando è mansueta, immagine questa stimolata dalla mucca che placida con tutta la sua pesantezza si adagia nella calma del pascolo. È veglia quando si scatena con terremoti e tempeste e in lei ritrova la sua radice la donna madre premurosa e maestra, così come la capricciosa bambina.
Tutto nasce da un racconto e quale racconto si mostra a tutti facile da leggere che non sia un paesaggio? Ogni racconto riposa all'ombra di un paesaggio. Sembra una definizione romantica e in parte lo è perché proprio il Romanticismo inglese nasce con questa particolare impronta che avvicina tutta la narrativa ottocentesca al regno degli archetipi.
È dal di dentro che cogliamo la magia. La magia accade dall'interno e parla all'interiorità più primitiva. Ecco perché oggi si è nascosta. Di primitivo cosa è rimasto?
La terra è il tutto e il niente. Il cielo è il niente e il tutto. Il Cristo lascia la terra e il suo nome Gesù per assurgere al tutto che è invisibile a chi non è pronto ad accoglierlo. L'accoglienza è innanzitutto comprensione e la solidarietà fittizia poggia sulla mancanza di comprensione che può essere intellettiva o empatica.
L'infinito porta al dispiegamento dello spirito creativo. È qui che si posa come ali di farfalla, pronto a fuggire via da chi non lo coglie in tempo. E qui è il senso dell'estetica e della poetica romantica.
Ogni storia ha una conclusione a lieto o brutto fine. C'è una evoluzione all'interno dei romanzi che porta alla felicità oppure, alla presa di coscienza di errori fatti in precedenza e che in forma punitiva si riflettono sul destino. I romanzi romantici seguono uno schema preciso che si compie nella conclusione.
Erroneamente attribuiamo i riti di passaggio all'adolescenza solo alle vergini. In realtà, essi riguardano anche il sesso maschile. Qui il sangue ha il valore di unire e di separare una volta vissuta attraverso il rito, la parte femminile, trionfando su di essa.
Fissare le esperienze in memorie e ricordi è quanto si prefigge il Romanticismo creando un punto di intersecazione tra il movimento espresso anche dalla luce, e l'eternità immobile. Il cambiamento nasce come esigenza di ristrutturare la realtà, in cerca di un equilibrio che viene espresso anche attraverso il teatro.
Andare e rientrare per poi riandare è il moto continuo del mare che dà voce al Romanticismo.
"Acconciare" significa aggiustare. Da qui derivano etimi come "acconciatura" e il calabrese "acconzare" o "cunzare". "S'è cunzato u tiempo" è una classica espressione dialettale. L'arte del cucito è stata anticipata da quella della conceria delle pelli, vera e propria attività che con la cura del bello non aveva nulla a che spartire.
"Rammentare" e "Rammendare" hanno una radice comune che nel Romanticismo ritrova la sua risonanza. A "rammedare" si riconduce il "fare ammenda" così come, nel mondo rurale, il rinvigorimento attraverso anche la concimazione, di un pezzo di terra. Il mondo agricolo è pieno di riferimenti all'arte del cucito e della filatura.
Gli antichi dei nonostante riflettessero vizi e virtù degli uomini, rimanevano confinati nel loro regno lontano dalla vita degli uomini. Non mancavano apparizioni e miracoli, spesso veri e propri prodigi a seguito di una loro intromissione nel mondo umano.
Solo l'anima seduce. È quanto il Romanticismo è riuscito a trasmettere e a infondere fino ai giorni nostri. L'anima non intesa come qualcosa di astratto ma che assume caratteri di concretezza nel momento in cui intreccia legami di corrispondenza con luoghi e simboli che diventano assorbiti da lei, tasselli preziosi dell'interiorità.
Il pudore è aderenza alla natura. Gli esserini mitologici e fiabici come fate ed elfi sono timidi e si rivelano solo a chi scelgono perché in sintonia animica con loro. Discrezione e ritrosia sono le caratteristiche degli esseri magici che decidono a chi rivelarsi. La rivelazione è lo stato di esternazione del pudore ed espressione della più alta forma di amore.
Come accade nell'antica tradizione della Torah secondo cui YHVH (tradotto arbitrariamente con Yahweh) era nella dinastia celeste il dio più vicino al regno degli uomini, così nella Teogonia di Esiodo, Zeus. Costui non è tra i primi dei a comparire ma per ordine genealogico lo ritroviamo tra i figli del titano Crono e di Rea.
La grazia è nello sfiorare appena, nel riconoscere l'altro parte propria ma emanazione di un altro sé. L'individuo è un microcosmo a sé stante. È un mistero di luci e ombre che travalica il cuore di una madre. Il Vangelo c'insegna che un figlio non è la proprietà di una madre, né la sua estensione.
Le parole scritte non sono foglie al vento, ma ricami di luce. Sono la rivelazione dell'ombra rappresentata dal foglio bianco che attende di essere vergato. Raccontarsi con le parole è altro dal raccontarsi a parole tipico di chi è fatto di niente.
Le parole un tempo raccontavano, oggi raccontano e raccontano di insignificanti virtù e di un mondo ormai a pezzi. Un tempo le parole raccontavano. Erano produzione concreta del pensiero. Tracce di ebano sul selciato ruvido.
L'arte, anche quella più ancorata alla realtà, non è illustrazione fedele ma esempio supremo che ci porta ad andare oltre. Guardando un'opera, ascoltando un brano, attraverso la lettura di un racconto o di una poesia, noi c'immergiamo in un tempo e in una realtà che altrimenti non potremmo avvertire dentro di noi. Ci sentiamo trasportati da qualcos'altro non per insoddisfazione puerile, ma perché è in noi la ricerca della patria agognata che accende lampi di una profonda e inappagabile nostalgia.
La sensualità è anche tenacia, costanza. Si tradisce nel momento in cui è vissuta come maschera o gioco. È nudo ciò che aderisce a noi stessi e la coerenza richiede coraggio, ossia muoversi e agire partendo dall'interno.
I fari dormienti sono sempre esistiti. Sono i moniti che lo splendore dei tempi trascorsi ci lascia, affinché i moderni ripartano da lì per recuperare i fili gloriosi spezzati o dispersi. È più facile che si rintracci e recuperi il filo disperso, che invece si riporti in vita il filo spezzato. Il nodo è una cicatrice che devia il corso delle cose verso un orizzonte sbagliato o non sempre roseo.
Diventiamo parte di chi desta in noi meraviglia o interesse. Appartenenza è ritrovarsi in un racconto, in un'espressione del volto. È un richiamo continuo che ci assorbe e ci fa rientrare in noi stessi anche nella negatività, nella cattiveria che pure ognuno di noi, chi più chi meno possiede, e nell'odio che esiste e che per quanto brutto e cattivo sia, lo annoveriamo tra i sentimenti.
Il gigante è colui che guarda e vede dall'alto della sua statura, cose agli altri proibite. È curioso l'epilogo dei Giganti. All'origine erano possenti creature munite di discernimento e di una loro saggezza, poi, nel tempo, la statura ha preso il sopravvento sulle altre doti, fino a renderli bruti e stupidi.
La Gigantomachia di Esiodo narra la rivolta dei giganti contro gli dei dell'Olimpo. Questo è un tema comune tra le più antiche tradizioni del passato, che si particolarizza dando vita a diverse variazioni.
In ogni individuo vivono il piccolo (nano) e il gigante. Il primo è legato alla natura e alle sue radici nel sottosuolo, il secondo alla potenza effusiva del sole. Il nano ci parla direttamente del carattere fertile della Natura e dei semi al principio di ogni evoluzione.
La grazia è l'incarnazione del cielo, è la carne che ospita il cielo. È un prodigio che ancora seppur raramente s'invera in chi incontriamo e che ancora riesce a far vibrare in risposta le corde della nostra anima.
La fratellanza implica un rapporto alla pari. Ognuno dà e ognuno riceve in base alle proprie possibilità in uno scambio vicendevole che non prevede ricatti. Il rapporto di solidarietà invece implica la subordinazione del più debole al più forte e si intensifica una volta caduti i confini tra i popoli.
Ciò che incanta ci ruba le parole, ci toglie il respiro. Scatena una forma di implosione che sopprime il tempo prima che il pensiero concepisca uno stato di ammirazione totale.
Nel mare tutto si compie. In esso nulla si confonde e ogni cosa trapela con la sua luce e il suo odore. Ci si riappropria del mare ma occorre possedere un'anima altrettanto profonda per comprendere ogni traccia che da esso risorge fino a diventare stella e a schiumare in un istante eterno.
Solo l'amore ci rende solidi. Altrimenti saremmo aria e luce. Dall'energia dell'amore prende forma la vita. Occorre la terra, l'acqua a nutrire il seme ma innanzitutto, la disponibilità a offrirlo e per offrirlo intendo generarlo.
Le maschere di Pierrot e Pulcinella sono tra quelle che maggiormente si legano al loro luogo d'origine. Entrambe mettono in risalto bonariamente l'aspetto traffichino delle antiche città dalla consolidata tradizione marina. All'inconcludente in amore primo Pierrot di origine veneziana, corrisponde l'imbroglione Pulcinella, napoletano per antonomasia.
La storia di Pierrot parte da lontano, dagli ambienti della Commedia dell'Arte alla fine del Cinquecento. La maschera nasce in Italia e il personaggio ricorda non solo per i colori il napoletano Pulcinella.
La perla a forma di goccia ha impreziosito il collo della donna di ogni epoca. Il collo della donna ha sempre sottolineato quello slancio austero alla base di un portamento elegante fino ai tempi più recenti, ossia a quando l'altezza anche e soprattutto delle donne difficilmente superava il metro e sessanta.
Pensiamo all'Ottocento come al secolo delle bambole. Le bambole da salotto ci riportano a un'epoca in cui la donna era tristemente concepita come un oggetto da esibire nel suo contegno e nel suo riserbo. La donna era un pozzo senza fondo di fascino e potenza spirituale, era il fulcro intorno a cui ruotava tutta la famiglia che allora comprendeva anche genitori e suoceri.
Ritrovare l'acqua in ogni cosa. Nei ricami di luce nei boschi, tra i campi. Riflessi che trasbordano dagli orli delle nuvole nelle ore di passaggio aurorali o crepuscolari di assaggio della sera. Questo fa l'Impressionismo, presentandoci il mondo come fosse una realtà sommersa e noi, pesci che abitano questa dimensione.
Gli occhi vedono e narrano. Hanno anch'essi una loro antica memoria che ci porta a formulare un quesito. È la realtà a innescare il processo di costruzione dei simboli, o è esattamente il contrario? Di certo, dall'episodio della Caduta che secondo la nostra tradizione si fa risalire alla cacciata di Adamo ed Eva dall'Eden, l'uomo è andato alla ricerca di quel perduto da recuperare dentro di sé attraverso la coltivazione del Sacro e anche attraverso le religioni, col rischio di sentirsi spesso tradito proprio da queste ultime.
Siamo soliti legare gli occhi al cielo. Sono le nostre finestre che mentre lo scrutano o si tuffano nell'anima dell'altro lasciano trasparire la loro interiorità. Sta a chi hanno di fronte riuscire a interpretare il loro linguaggio e ancor più, a separare la verità dalla menzogna. L'intelligenza da "intellegere" significa proprio leggere nell'altro quanto di vero c'è e separare la finzione dalla verità.
La volta avvolge e protegge. La volta custodisce e diventa simbolo di Dio nella copertura punteggiata di astri, che chiamiamo firmamento. La volta ha un inizio e una fine che corrispondono a quanto i nostri occhi vedono e comprendono, nonostante sappiamo che è infinita.
Durante il Romanticismo ci si interroga spesso sul fuoco divorante della passione, quasi questo fosse altro dalla calma matura di un rapporto. Nascondere equivale a rivelare alle persone giuste, ma sulla capacità di intendersi spesso nascono seri dubbi che si trascinano lungo la narrazione e che riflettono il problema della lingua accusato molto forte in Italia.
A proposito dell'innesto del Cristianesimo sui culti pagani, un esempio ci giunge in epoca romantica dalle incredibili apparizioni di Lourdes. Che il Romanticismo non abbia nulla a che fare con quanto si verificò nella cittadina francese ai piedi dei Pirenei, io personalmente non lo credo affatto.
L'eleganza è discrezione. È leggere il mondo e restituirlo attraverso garbo e movenze gentili, mostrandosi velatamente. Per questo associamo l'eleganza al mistero che scava nelle sue profondità l'osservatore o anche il contemplatore. L'eleganza non è assenza di espressione ma equilibrio e misura che intendiamo con la definizione di contegno.
Siamo eleganti quando prestiamo fede alla nostra identità. L'eleganza non inventa ma ricorda che siamo figli del cielo e della parte più nobile della terra che a lui tende.
È del Romanticismo l'innesto della cultura cristiana su quella primitiva pagana, come già era accaduto nel Medioevo. Questa volta però, senza cancellare o imbarbarire quanto preesistente. L'intensificazione delle ricerche archeologiche sviluppa un nuovo approccio all'antichità meno incosciente e irrazionale, sicuramente agevolato dalla cultura dei Lumi.
Nelle antiche società totemiche il rapporto uomo animale era reso universalmente al maschile attraverso la scultura, il totem appunto. Nelle aree mitopoietiche il rapporto è retto dalla donna. La mitopoiesi tiene conto delle ancestrali elaborazioni del Mito, nonché delle culture mitogenetiche per antonomasia.
La comodità ha distrutto i sentimenti. La comodità, anziché avvicinare, ha diviso le persone. È un processo che è partito da lontano.
L'Unità d'Italia coincide con un periodo di riforme ammodernatrici che coinvolgono la nostra neonazione e l'Europa intera. Col sopraggiungere del Positivismo e della Belle Epoque si avverte l'esigenza di porre un freno ai conflitti che hanno insanguinato il vecchio continente e di dare impulso a nuovi equilibri che mettano in primo piano l'incolumità dei cittadini.
La delicatezza è profondità. Sembra un ossimoro ma così non è. Le parole ci educano a concepire la realtà non come un cubo dotato di solida stabilità, ma come una forma estremamente elastica e plastica che si deforma di continuo sotto la nostra spinta.
Moriamo per rinascere ogni volta che Dio ci chiama. Nei passaggi decisivi incontriamo la morte che slancia a una nuova vita compiendo di fatto il sacrificio. Anche laddove Dio è ignorato o non si rende manifesto, l'elemento di rottura giunge come un fulmine a ciel sereno, portandoci a intraprendere un percorso opposto al precedente.
Con l'avanzare del progresso tecnologico tutto si fa più domestico, anche l'irrequitezza selvaggia. L'uomo percepisce il senso della misura oltre se stesso, nella realtà che assume fattezze oggettive che danno vita a caratteri di docilità. Col Positivismo l'uomo sembra avere la meglio su tutto. Si carica di un nuovo coraggio che si converte in bramosia.
Il Romanticismo ha educato l'uomo ad andare oltre le apparenze. Lo ha fortificato attraverso il confronto con la Natura che lo ha portato a seguire il vento degli accadimenti, andando ben oltre le apparenze, e a curare il rapporto con la sostanza.
Chi è Dio se non Ordine? Il principio del Cosmos fattosi realtà. Dio ha bisogno dell'uomo per guardarsi allo specchio e riconoscersi. Per questo li chiamò e li chiamò col loro nome: Adamo ed Eva. Perché loro con quel nome esprimevano l'unità del principio.
La distanza dal mondo si esprime in purezza. La distanza dal mondo è la vera eleganza. Quanto più una società si attacca al materialismo e concepisce il progresso e l'elevazione sociale in sua funzione, tanto più attraverso i costumi e la moda andrà incontro a forme di severa degenerazione.
Alla fine dell'Ottocento si verifica un cambiamento di cui sembrano risentire anche i simboli che hanno contraddistinto l'Età Romantica. Con la Belle Epoque si affaccia un nuovo dinamismo incalzato dalla frenetica civiltà capitalista che va consolidandosi. Per tutto l'Ottocento a iniziare dalla seconda metà del Settecento il tempo subisce un rallentamento che si ripercuote sulla percezione delle immagini che appaiono ben illustrate.
Siamo nuvole di passaggio nel cielo. La vita è questo. All'improvviso si disfano sotto la spinta di una causa che anche loro ignorano. Siamo niente e siamo tutto. Come le nuvole che lasciano piovere la ricchezza sulla terra che l'accoglie e rigogliendo ringrazia. Si raggomitolano, si espandono addolcendo il cielo, ottenebrandolo a seconda.
La profusione è altro dalla confusione. La profusione mantiene vivo il diritto delle forme di rivelarsi mantenendo l'impronta di sé espressa attraverso un accurato senso estetico. La confusione è il caos che scalza la forma che contiene l'identità dell'oggetto il quale, in quanto è, è anche soggetto.
È ritmo tutto ciò che reca impresso il timbro della variazione. La ripetitività è l'assenza del ritmo stesso, in quanto produce assuefazione. Il ritmo è la canzone del tempo, la sua scansione imposta o interpretata dal compositore che nel primo caso si scopre demiurgo del mondo attraverso la musica.
Appassiscono le mimose e fioriscono gli oleandri. È come se si spegnessero tante lampadine gialle, a grappoli e silenziosamente, senza scompaginare nulla, né gli occhi di chi guarda. Eppure, quanto rumore fa un'anima che sbiadisce fino ad assentarsi e a diventare niente. Dove va a morire il corpo e cosa diventa poi? Nulla può scomparire e tutto deve inevitabilmente trasformarsi. È questo avere fede e questo porta a soffocare ogni intenzione di superbia.
A differenza del resto d'Europa, in particolare dell'Italia, Francia e Germania, L'Inghilterra non esprime esempi significativi nell'ambito della musica lirica. Questo stupisce, se rapportiamo L'Inghilterra dell'Ottocento a quella di fine Novecento che ha espresso dai Beatles in poi grandi geni e nuovi generi che hanno segnato un'epoca e ispirato mode.
L'uomo si aggrappa alla vita che è l'immagine prorompente della madre che ascolta e tutto perdona. Come il mare abbraccia la nuda roccia, ricevendo sostentamento e donando protezione, porgendole riparo. Velo, velluto ruvido che sia, in amore assistiamo al trionfo delle parti e alla denudazione attraverso l'atto, dei due mondi.
L'odio come l'udire sono caratterizzati dalla persistenza. L'udire è il sottofondo della vita che ci fa sentire in vita. Udiamo senza ascoltare, sentendoci immersi in un flusso continuo che permea l'esistenza.
L'Ottocento è stato il secolo delle invenzioni importanti impostate sullo stile di vita dinamico acquisito. Se il Quattrocento e il Cinquecento furono contrassegnati dalle grandi scoperte geografiche, L'Ottocento vede l'esplodere del Colonialismo e dei fenomeni immigratori che designano l'esigenza di velocizzare gli spostamenti.
Le cose nuove in realtà sono quelle che esistono da sempre. Noi diventiamo nuovi nella saggezza ogni qualvolta vediamo il già conosciuto come fosse la prima volta. Allora vuol dire che seguiamo la lettura del mondo con il flusso delle emozioni, l'alfabeto dell'anima.
Non si è mai soli a guardare qualcosa verso l'alto. Nella notte i più sensibili si ritrovano a guardare e a vedere. Vedendo si vedono e si ritrovano. Guardare il cielo stellato ci avvicina alle persone che amiamo trapassate o che sono a noi lontane in questa vita. Guardare il cielo è già di per sé un "sentimento" romantico che riconduce all'alveo della vita.
È risaputo che oggi sprechiamo molto del nostro tempo. A mio avviso, il tempo non è mai sprecato se non quando ci si sofferma troppo e a lungo sulle preoccupazioni. Oggi l'ansia divora noi con il timore che il tempo ci scivoli via inutilmente. Rispetto al passato, la vita di oggi comoda, conquistata col progresso, dovrebbe alleggerire il timore che il tempo ci sfugga. Invece accade il contrario. Più comodi siamo e più il tempo diventa nostro nemico.
Diamo valore al tempo quando lo doniamo. Donare significa non necessariamente vivere come impegno gravoso il rapporto con gli altri, sacrificarsi per gli altri. È dono tutto ciò che noi facciamo anche per noi stessi. È dono tutto ciò che rivolgiamo alla vita alleggerendo i pesi del cuore.
Le scuole iniziatiche traggono ispirazione dalla Natura. Ciò spiega l'adesione crescente di persone sensibili e di artisti con la fioritura del Romanticismo. La Massoneria durante l'Ottocento consta di un numero elevatissimo di affiliati mentre prendono vita durante la Belle Epoque altre vie iniziatiche, non ultima la Teosofia.
Riconosciamo le farfalle dalla bellezza delle ali, tanto siamo da esse rapiti. Al punto da dimenticare di posare lo sguardo sul loro contorto corpo. Una corazza che aleggia nel vento della luce sorretta da decorate vele che la ingentiliscono e la umettano di straordinaria preziosità. E quanto sfugge alla vista, la Natura ci ripresenta di volta in volta, perché dall'alto delle carezze del sole ci addentriamo nel bosco delle piccolezze.
Parsifal si fa emblema dei grandi ideali che accendono il tramonto del Romanticismo e l'avvio della Belle Epoque. In realtà è Wagner a recuperare l'immagine del valoroso cavaliere che in lungo e in largo ha viaggiato nella fantasia del suo tempo superando le transenne dell'oblio.
Con il Parsifal Wagner conclude la sua esperienza musicale drammatica. Esso riflette l'impegno di Wagner, una vera e propria missione trainata dalla voce degli strumenti. Wagner è il primo vero compositore di opere liriche a dare significato alla musica anche come atmosfera in cui calare i testi e le scene.
Quando parliamo del superamento dell'Età Barocca ci riferiamo alla cultura dei Lumi che porta al surclassamento di ogni forma di eccessi. Paradossalmente la vera operazione di cambiamento fu propria attuata dalla Magia che riporta l'uomo a visionarsi interiormente.
Quando le parole non bastano più, compare la musica. La musica in quanto ritmo è colore e poesia palpitante di luce e ombra. La musica incalza e innalza. Nella prima accezione è strumento del popolo nell'unanime viaggio verso il cambiamento. È battaglia ritmica che inneggia a nuovi traguardi sociali e identitari.
Velare non è nascondere ma lasciare intendere a pochi. In questo si compie la rivoluzione espressiva realizzata dal Romanticismo. Una rivoluzione attuata non solo sul piano denotativo, ma innanzitutto su quello dei contenuti. Lo spirito romantico è un'onda che afflata immergendosi nelle variegature del reale che non penalizzano la sensibilità umana, in quanto vengono da essa intese come risorse.
L'arte nasce dall'interno e l'artista creando, rinnova di volta in volta quanto si compie nella realtà, facendo incontrare la spiritualità col mondo fenomenico. Tutto nasce dall'interno e avere sensibilità significa proprio trasporre nella casa interiore quanto si svolge fuori.
È in estate che sole e stelle si abbracciano. Il mondo di sotto spalanca la sua casa e il mare che accoglie i bagnanti diventa la soglia di ogni profondità. È in estate che in preda alla frigida ebbrezza del primo bagno fendiamo il tetto di onde, frantumando i riflessi del sole in miriadi di stelle.
Quando si parla di musica in rapporto ai grandi compositori e strumentisti occorre tenere a mente il legame tra ciascuno di essi e le tradizioni precedenti. Nessun artista si forma da solo, men che meno il musicista. La genialità va a coniugarsi con quanto appreso attraverso lo studio.
Oseremmo dire che la fine del Romanticismo in Germania sia stato salvato dagli Americani e portato oltreoceano in Argentina, operazione riservata ai gerarchi nazisti, sarà la storia di domani scevra da ogni attuale condizionamento a stabilirlo.
"Cantare" e "Incantare" hanno la stessa radice etimologica. Sebbene oggi siamo in un periodo di grave decadenza di costumi e artistica, riusciamo ancora a raccordare canto e incanto, grazie anche alle testimonianze delle epoche trascorse pervenuteci.
Ogni nascita equivale a una rinascita nell'infinito viaggio in infinite vite. Con l'uscita dalla dimensione intraurerina il feto abbandona l'acqua per abbracciare l'aria. Mantenendo i piedi sulla terra ogni forma umana e non solo è come se nuotasse nell'aria, estendendo la percezione dell'infinito che si spinge oltre il visibile.
In Calabria tutto si rende raggiungibile, anche i luoghi più insperati. Forse perché tutto è in lei e questo tutto richiama dalla lontananza sperduta luoghi e profumi che coccola nel suo grembo.
Ciò che penetra nel cuore assume l'odore di ciò che portiamo dentro. I profumi ci appartengono nel momento in cui affondano nel nostra anima che diventa così scrigno prezioso di quanto a noi più caro, di compagnia o consolazione nel presente. La scia che il profumo lascia riconduce a noi stessi, divenendo elemento di rinvenimento prezioso di una parte di noi sepolta.
"Io sono Nessuno" dichiara Ulisse per non essere mangiato da Polifemo, facendo così combaciare il nome con la sostanza, ossia, l'essere. Il nome rivela e afferma la nostra identità. Siamo e la conferma ci arriva dal nome, la parola più di tutte legata al soggetto. Sia l'oggetto che il soggetto hanno un nome.
Anche gli animali sognano. Sonno e sogno si appartengono ed entrambi fanno riferimento a una dimensione altra rispetto a quella che percepiamo da svegli.
È nei momenti di crisi culturale che la donna perde la sua valenza più vera e si ritrova surclassata a oggetto. Lo vediamo a proposito del Seicento quando di contraltare la sommessa voce della filosofia ermetica innalza la donna e la sua identità spirituale.
Il Seicento e buona parte del Settecento sono le epoche che più esprimono l'attenzione all'opulenza resa attraverso l'esagerazione della forma. La forma priva di contenuto fa la differenza tra chi ha in mano lo scettro del potere e tutti gli altri, la massa sottoposta al regime monarchico e oligarchico. L'esagerazione è affidata ai pochi ricchi fedelissimi del re, così come agli alti ranghi della Chiesa.
Il cambiamento può significare tanto nella diversità di intenti. Comunque è mosso da necessità che spesso sono dello spirito. Le necessità sociali di porre una svolta sono mosse da bisogni materiali non per questo irrisori o di minore importanza.
Prendiamo coscienza di una realtà nel momento in cui essa è rapportata al suo opposto. Nella diade esiste il maschile in quanto rapportato al suo opposto, il femminile. Affermare una realtà, non è negare l'altra ma dire che entrambe esistono sulla base delle reciproche diversità.
Quando ci riferiamo alle donne dell'Ottocento e alla loro sottomissione, ci riportiamo, anche senza volerlo, alla situazione femminile dei ceti agiati. La donna della nuova borghesia imprenditoriale o della consolidata aristocrazia era costretta agli antichi dettami che la volevano al di fuori delle attività economiche o decisionali.
Il Romanticismo, nonostante la proposizione continua del sentimento di vaghezza, sembra riportare al giusto ordine la realtà, con essa le differenziazioni tra uomini e donne, tra maschile e femminile.
La dimensione del sogno è cullata dalle ninne nanne. Le ninne nanne sono canzoncine elementari diffuse in ogni cultura e considerate senza tempo. Sono le più antiche forme di testimonianza intonata dell'affetto della mamma rivolto al suo piccolo.
Il poeta è per definizione traslato sulle rotte che portano indietro nel tempo. Il passato è la dimensione della pace che sboccia ogni volta lo si racconta.
È sul finire del giorno che si fanno più presenti le mancanze e si consolidano i tormenti. La sera è l'inizio di qualcos'altro che slabbra i contorni in fiamme di vaghezza. Paura e stordimento in una sorda chiamata che sfugge innanzitutto a chi la pronuncia. Il dolore si fa crudo e svenevole, inasprendo tutte le contraddizioni che riposano nell'albero della vita.
La selva per il Romanticismo è la Natura primordiale ereditaria del Kaos prima di diventare Kosmos. È l'apeiron preesistente ad ogni deità che nel molteplice esprime caratteri ben delineati e distinti. La selva rappresenta l'indefinito preesistente alla comparsa dell'uomo che vi ha imposto recinti e interpretazioni.
"Nomen omen" la locuzione latina mette in relazione nome e destino. Essa si fonda sul legame di appartenenza, incisivo per gli antichi, tra gli dei e il fato e tra gli dei e le creature. Le divinità chiamano l'uomo attraverso il nome, imprimendovi la loro forza.
"Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno..." è questo l'attacco iniziale de "I promessi sposi", che nella sua scrittura essenziale contiene note di lirica e raffinata musicalità. Esso esprime la volontà dell'autore che non si limita a inquadrare il contesto geografico nel quale si svilupperà il romanzo, ma ci fornisce preziosi elementi sul senso dell'intera opera.
Con "I promessi sposi" Manzoni incita la sua Milano e gli "Italiani" a intraprendere il cammino della borghesia. L'uomo che si fa da solo partendo da una condizione di ingenuità, è rappresentato dal personaggio Renzo.
Nella narrazione de "I promessi sposi" la provvidenza e la Divina Provvidenza procedono su binari paralleli. Da un lato assistiamo alla provvidenza che si snoda lungo la trama condotta dallo scrittore che ha chiaro dentro di sé il quadro completo di tutto il tessuto narrativo, dall'altro a un vero intervento divino che andrà ad agire sulle scelte dei protagonisti orientandoli, quasi proteggendoli, verso una risoluzione felice.
"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto di giganti", pronunciò lo scrittore austriaco Karl Kraus nella seconda metà dell'Ottocento. Una frase che calzerebbe alla perfezione se riportata ai nostri giorni.
Gli amori impossibili sono stelle che brillano nei cieli delle epoche in decadenza. Per quanto travagliati appaiano, da loro emerge una luce senza tempo che non stanca mai di inondare di piacere e poesia l'animo del lettore che si avvicina ad essi tramite la lettura, da un tempo futuro.
Questa nostra epoca somiglia per molti versi al passaggio dall'Ottocento al Novecento. Sono l'una l'immagine speculare dell'altro. Il cambiamento sociale durante il processo d'industrializzazione nel secolo XIX produsse un progressivo allontanamento dalle campagne e un processo di inurbamento delle periferie più marginali.