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La nuova anima di Pierrot sul finire dell'Ottocento. Il bianco e il nero in un mondo sempre più grigio

Invito all'Arte
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Paul Legrand nel ruolo di Pierrot, 1855 circa. Fotografia di Nadar
Paul Legrand nel ruolo di Pierrot, 1855 circa. Fotografia di Nadar

 

La storia di Pierrot parte da lontano, dagli ambienti della Commedia dell'Arte alla fine del Cinquecento. La maschera nasce in Italia e il personaggio ricorda non solo per i colori il napoletano Pulcinella.

Il primo Pierrot era comico. Uno sciocchino incapace di realizzarsi in amore. Inizialmente il personaggio non aveva profondità né spessore psicologico. Risultava divertente per come sapeva comunicare al pubblico i suoi fallimenti sentimentali. Se Pulcinella ne combinava di tutti i colori in un repertorio molto vasto di marachelle che spaziavano dalla vita sentimentale agli imbrogli ben più gravi, Pierrot nel tempo sviluppa una sua precisa definizione dell'inetto in amore. È curioso come sia il simpatico Pulcinella, bugiardo e combina guai, sia il Pierrot "romanticone" senza successo, nonostante le numerose disavventure indossino un semplice costume in bianco e nero.

A ben guardare, dietro questa scelta così elementare c'è una ragione solida che ha un'impronta psicologica prima che culturale. Nella civiltà delle maschere che troverà il massimo splendore nel Seicento, il bianco e il nero parlano dell'interscambiabilità dei ruoli tra uomo e donna. Nonostante l'origine popolare di Pierrot e Pulcinella, entrambi trovano plauso soprattutto negli ambienti aristocratici. È così da sempre. Il Seicento e già il Cinquecento sono i secoli della grande emancipazione a corte delle donne. La lunga tradizione di donne al potere si consolida in Inghilterra con la regina Elisabetta. In Spagna la regina Isabella di Castiglia sconfigge i mori e finanzia il viaggio oltreoceano di Cristoforo Colombo. Donne di spessore non mancano in Francia e in Italia, qui tra i Farnese e i Borgia.

La confusione dei ruoli giustifica solo parzialmente il bianco e il nero delle maschere. Di fatto inganna lo spettatore che si aspetta un personaggio piatto e ripetitivo e rimane felicemente tradito dalle sue aspettative. In realtà, a ben guardare, il bianco e il nero sono rispettivamente la somma di tutti i colori e l'assenza di tutti i colori. Sul bianco e sul nero s'imposterà la scacchiera dei templi massonici, tipica della costruzione ad alternanza dei pavimenti sacri, di chiese e cattedrali.

Dietro ai costumi carnevaleschi che attingono dal repertorio vasto e identificativo delle maschere popolari c'è un discorso legato alle superstizioni e alla magia. La maschera non dimentichiamo che nasce con un'impostazione sacra e che nella profanità della realtà fenomenica ciò che ha attributi di luce diventa ombra e viceversa.

Le maschere popolari ci parlano di un nuovo tipo di bosco nel quale si addentrano simboli e rituali per mantenere intatto il loro significato originario. Se così non fosse, le maschere tipiche della tradizione italiana non avrebbero avuto un seguito e soprattutto non avrebbero conosciuto una seconda vita ancora più decorosa e una nuova anima, come in realtà è successo alla maschera di Pierrot ma è nella seconda metà dell'Ottocento.

Pierrot rifiorisce in Età Romantica e questa volta la sua anima viene denudata di ogni attributo satirico di romanticone buono a nulla che la Francia gli aveva conferito due secoli prima. Ma è dalla seconda metà dell'Ottocento che Pierrot acquista una sua precisa dignità di contraltare alla leggerezza sofisticata e fatua che caratterizza la Bella Epoque. In un mondo lanciato in una rovinosa corsa verso l'industrializzazone e il capitalismo eccessivo, Pierrot nei suoi atteggiamenti caratteristici, corredati di tutta una simbologia sognante, ricorda l'importanza di porre un freno a questa corsa accelerata per indugiare sull'ascolto del proprio cuore sintonizzato sulle corde armoniche della natura. Pierrot seduto sulla falce di luna, Pierrot che suona l'organetto sotto il lampione e ancora, Pierrot che stringe tra le dita una rosa è colui che riesce a fare breccia nell'animo femminile e a intercettare quella sensibilità tenera e romantica in via d'estinzione. È un uomo ma di sicuro non si sa. È un omosessuale, potrebbe. È bianco e nero in un mondo sempre più grigio e incolore. È la definizione in chiave filosofica antica trasposta nei tempi moderni, per cui una cosa si afferma nel momento in cui si ha chiara la definizione del suo opposto.

Ha viaggiato tanto Pierrot dalla fine del Cinquecento alla ricerca della sua identità più vera. La ritrova sul finire dell'Ottocento in una Francia sull'orlo di un nuovo baratro, ma ora i suoi colori bianco e nero hanno finalmente trovato il giusto posto.

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita SicoliWebsite: http://lafinestrasullospirito.it
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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