In Maria madre di Gesù ritroviamo tutte le antiche dee pagane della protezione e dell'amore. Maria rappresenta Gea e Gaia, non rappresenta Rea e Giunone troppo vicine all'altro aspetto del Femminile vendicativo e intrigante.
La finestra sullo Spirito - il Centro Tirreno
Articoli e approfondimenti di Arte e Cultura a cura della dott.ssa Ippolita Sicoli
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In Maria madre di Gesù ritroviamo tutte le antiche dee pagane della protezione e dell'amore. Maria rappresenta Gea e Gaia, non rappresenta Rea e Giunone troppo vicine all'altro aspetto del Femminile vendicativo e intrigante.
Il mare è umiltà. Il mare è silenzio. Non c'è silenzio senza umiltà. Il silenzio di chi pretede di possedere la conoscenza è urticante. Lacera i contenuti del mondo, al contrario del silenzio dell'umile che tutto in sé possiede e si rende accoglienza. Maria contiene il mare nella vastità dell'infinito reso immagine attraverso il nome che di esso lei si fa veicolo.
Il nome Maria significa "Amore" e l'amore è nella vita stessa. Il nome "Maria" ci riporta alla primordialità delle religioni e contiene il riferimento all'elemento acqua. "Maria" significherebbe anche "goccia del mare".
Le celebrazioni in onore della Madonna del Carmine chiudono all'incanto devozionale sollecitato dalla Natura che magnifica Dio. Il caldo eccessivo dei giorni a seguire deconcentra e trasporta l'uomo a una chiusura ferrea o al contrario, a distrazioni eccessive nella mondanità.
Proteggere vuol dire elevare e ciò spiega il perché del tetto spiovente. L'interazione uomo ambiente ha portato a questa concezione architettonica della casa in presenza di luoghi montani e o anche freddi.
Proteggere è quanto di più vero sia nell'immaginario archetipico della casa. La casa è emissione del pensiero partorito dall'intimità. È innalzamento della spiritualità più autentica.
La lingua è suono e il suono educa il pensiero espresso dall'intelligenza del cuore. È la lingua che insegna a pensare salvando e dando luce all'eleganza del cuore che non è realtà a sé stante rispetto ai sentimenti, ma una tonalità dell'anima che ingentilisce la forma del pensiero.
L'associazione mare - liquido amniotico ci parla delle origini misteriose della nostra esistenza e ci affaccia sulla finestra visibile della memoria. Nella vita ci muoviamo su un doppio filo: su ciò che perdiamo e vorremmo riconquistare, e su ciò che conserviamo in noi ma che mantiene il suo mistero.
I simboli comunicano tra loro e si scambiano messaggi. C'è da parte dell'uomo la necessità di ritornare all'unità primordiale e di ritrovare la propria metà complementare. Nella vita ogni esperienza finalizzata all'unità androgenica non è mai risolutiva. Ogni esperienza ritualistica attraverso il sangue che scorre implica la morte di una parte di se stessi e la complementarità è un'illusione da concretizzare nella vita attraverso il matrimonio.
Fin dall'antichità l'uomo è stato portato a unificare l'alba e l'aurora sotto l'unica voce di alba legata alla ripresa delle attività dopo la pausa notturna. Già i nomi pongono una distanza tra i due momenti che si compiono in cielo e legati al sorgere del sole.
Il sole versa sangue quando sorge e quando tramonta. Nel linguaggio archetipico il fuoco è attribuito al sangue e il legame tra il metallo e il sangue è il passaggio successivo dato dalla comparsa delle guerre nell'Età del Ferro, che ebbero protagonisti i fabbri.
L'infanzia è un tempo breve, per molti assente, lungo la retta dell'esistenza. L'infanzia dei miti e degli dei invece, può durare tempi lunghissimi, veri e propri cicli che vanno a sovrapporsi alla maturità del tempo diurno. Molti dei nascono nel regime notturno dei simboli e si sviluppano di pari passo con l'evoluzione umana, ricollocandosi nella dimensione diurna. Anche al dio Ares toccò questa sorte.
Un verbo antico che viene ripreso dalla scrittura aulica del Romanticismo è "Rammentare". Lo ritroviamo nella poetica di Leopardi accanto agli altri due verbi simili "Rimembrare" e "Ricordare". Se quella del ricordo è un'attività sottile ma altrettanto pervasiva, il verbo "Rammentare" ne completa la visione.
La via della luce è la via della dispersione. Zeus nasce da Crono e Rea. Crono è colui che evira il padre Urano dalle cui gocce dei genitali nasce Afrodite. Interessante è l'insegnamento che da tutto questo deriva, ossia che l'amore e la bellezza governano gli dei.
L'aratura avviò un processo di trasformazione della civiltà. Arare non significa soltanto mettere ordine nella natura ma anche instaurare un rapporto di fiducia e di scambio con gli animali più vicini all'uomo. L'addomesticazione e l'avvio della civiltà rurale incominciano con l'aratura in cui sembra che il bove conduca l'aratro, ma in realtà è l'uomo che guida l'intero processo.
Il veleno è una pozione dal bivalente significato. Può curare come uccidere. Ed è curioso come in inglese e in francese venga tradotto con "poison", il corrispettivo del nostro "pozione" che rimanda all'intruglio magico.
Se Nix era lo spazio vuoto del nulla, Urano rappresentava il firmamento con i suoi tappeti di stelle. La vita per il Greco dei primordi e per l'uomo arcaico in genere si svolgeva dall'alto verso il basso. La fecondazione era opera della luce che rispuntava all'alba. Il cielo trepidante di costellazioni luminose era la promessa di vita e di fecondità. Come in cielo, così in terra...
È incredibile come i Titani fossero anticamente coloro ai quali gli dei affidavano il cosiddetto lavoro sporco tramite cui vendicarsi di offese e torti subiti. Interessante è l'episodio riportato nella Teogonia di Esiodo in rapporto a Urano, Dio primordiale del cielo, evirato da Crono, il figlio, per volere della moglie madre Gea.
Noi europei siamo figli del progenitore del bue, l'uro. Il nome "Europa" fa riferimento al territorio molto esteso dove l'uro si sarebbe diffuso a partire dall'India, circa due milioni di anni fa. Era l'animale più consumato dall'uomo di Neanderthal che a quanto pare, da esso ricavava ogni materia prima utile al sostentamento.
Beati coloro che pur non avendo visto crederanno. È questa la benedizione che Gesù rivolge a tutti tramite Tommaso, comparendo davanti ai suoi apostoli dopo la sua Morte e Resurrezione. Sembrerebbe che Egli come unica traccia del Suo passaggio sulla terra ci abbia lasciato la Sua Parola filtrata dalla dagli Evangelisti.
L'estate è il tempo della fine. Ci sono fiori ma appassiscono ovunque. Il sole brucia e arroventa disperdendo cristalli di sale ovunque. È come vivere in una stella che fiammeggia e pulsa e ottenebra.
Per i nostri remoti predecessori l'origine della vita era dovuta a un atto di volontà. Volontà e necessità hanno fatto la storia dell'evoluzione umana, a volte incontrandosi, a volte sovrapponendosi, ma tenendo sempre in conto il presupposto di acquisizione dall'esterno che avviene durante il processo di evoluzione che sempre obbedisce a un atto di libertà.
Dell'odio ciò che colpisce è la persistenza. Questo è un aspetto che gli antichi avevano bene in considerazione ed è alla base della legge del taglione come anche dello sviluppo della cultura mafiosa.
Ciò che è peccato per l'uomo è consuetudine per gli dei. È quanto emerge dal rapporto tra gli antichi Greci e i loro dei. L'onnipotenza divina, nonostante non abbia alcun presupposto etico, è di monito per l'uomo affinché non esageri con i suoi comportamenti e rimanga nel solco della legge degli equilibri.
L'abbraccio è una forma intensa di scambio. È la costruzione di due semicerchi che s'intersecano, l'uno a contenere il nettare dell'altro, che è la forma e la sostanza dell'anima.
In ogni periodo dell'anno seminiamo per poi raccogliere, ma, secondo il calendario agricolo, l'inverno è il tempo del silenzio e in quanto tale, contrapposto all'estate, stagione della libertà sfrenata preceduta dal tempo della raccolta.
Il sogno è una condizione di immersione in una dimensione altra rispetto a quella in cui siamo. Per i Greci "sonno" e "sogno" coincidevano e avevano lo stesso etimo distintivo che è "supnos" da cui deriva la parola "ipnosi".
La stella a cinque punte o pentacolo con la punta rivolta verso l'alto ha un valore ontologico metafisico perché ci comunica la natura divina dell'uomo. Il numero cinque in rapporto alla simbologia più antica viene collegato quasi esclusivamente al pentacolo, poco all'arte sacra che invece lo contempla e ci consente con un'accurata interpretazione, di cogliere aspetti della fede ortodossa scarsamente menzionati.
La luce sbriciola i contorni. La luce disperde e confonde, ma grazie alla luce si è avuta l'enucleazione dei simboli partendo dal mondo apparente. Con la luce assistiamo alla rivelazione che non sempre corrisponde alla verità. Da qui l'importanza della figura di Cristo che si fa venendo al mondo nelle sembianze di uomo, non solo portatore ma rivelatore della Verità.
Nel tempo siamo immersi e nel corso del tempo, con il passar degli anni, perdiamo il senso del tempo. È come se la vita dirottata dalle nostre scelte in gioventù, all'improvviso ci sfuggisse di mano facendoci perdere la correlazione tra gli episodi riesumata dai ricordi.
La preghiera è congiunzione di sentimenti e ragione. La preghiera è smussamento di ogni spigolo. È richiesta e ringraziamento della tanto sospirata armonia. Espressione gestuale della preghiera sono le mani giunte intrecciate o con le dita rivolte verso l'alto. Nel primo caso sempre più in disuso, si esprime la volontà di una congiunzione stretta e dinamica di ciò che è terreno con il principio assoluto.
Nel precedente articolo ho sottolineato l'importanza dell'etimo "mensa" sulla base della sua origine, il cui significato è stato poi traslato all'ambito sacro liturgico. Uno dei termini di capitale importanza che meritano considerazione e che si riallacciano alla stessa radice di "mensa" è "mente" dal latino "mens-mentis" col particolare significato di luogo di raccolta.
Leonardo, un vero e proprio genio, esprime anticipatamente nell'ambiguità rivolta al femminile, il pensiero ermetico che prende vigore nel Seicento. Il Femminino incontra con lui l'Arte, trascendendo ogni altra espressione simbolica. Si aprono con lui le porte a un nuovo modo di considerare anche la Chiesa.
Ogni stagione ha un suo inizio. Attraverso i segmenti di tempo riflessi nelle stagioni si sbroglia la vita. Nasciamo e siamo freschi, giovani con il fine di sviluppare saggezza e maturità. Si è bambini, poi giovani, e nella fase discendente della curva, persone mature e in ultimo vecchie.
Attorno alla figura di Giovanni Evangelista ruotano non pochi misteri. Su di lui poco si sa e per lo più a livello di notizie frammentarie. Da quanto sappiamo anche attraverso il racconto del Nuovo Testamento, era un apostolo incline alla sensibilità femminile tanto da venire raffigurato con una bellezza e una dolcezza che poco hanno in comune con la virilità e la mascolinità espressa dagli altri apostoli.
Giano e il suo bifrontismo lo ritroviamo e in rapporto a San Giovanni Evangelista e ai due solstizi, così come in rapporto a Gesù Cristo che conclude il Vecchio Testamento e inaugura il Nuovo.
Gesù è la salvezza. Come dice il nome stesso, è colui che indica un nuovo cammino. Come Giano rappresenta la chiusura di un percorso storico e l'inizio di un altro che ha come risvolto la vita oltre la vita. Con Lui si conclude il Vecchio Testamento che aveva in sé il germe profetico della Sua venuta. Gesù, il Cristo, è Colui tramite il quale si adempie la fine dei tempi.
Convertirsi è intraprendere un nuovo cammino di fede. Dico nuovo e non un cammino di fede. Dov'è la differenza?
E si compie la notizia. È Pasqua. La notizia che corre di voce in voce, di gente in gente resterebbe tale e fine a se stessa se non fosse supportata dal fatto. E il fatto consiste proprio nella Resurrezione dalla morte che ha in sé il germe di una nuova vita.
Ci soffermiamo sul valore della gioia che anima la Pasqua senza considerare più quanto avvenuto prima. È come se la sete di vita prendesse il sopravvento sulla precedente sofferenza. La fioritura ci porta a non soffermarci adeguatamente sui momenti di silenzio che restano confinati agli episodi di fustigazione e crocifissione.
Con Gesù abbiamo crocifisso noi stessi e il buono che germogliava allora. Son serviti anni di menzogne, tegole su tegole, a ricostruire con semi marci che divorano la bellezza in seno alle cose. Con Gesù, a quel tempo e nei giorni a venire, abbiamo crocifisso noi e l'eco bella del mondo.
"Capire" e "capienza" derivano dalla stessa radice che contiene al suo interno il riferimento al capo, ossia alla sommità del corpo. Il latino "capere" inizialmente significava "contenere" e ancora adesso nei dialetti meridionali, in quello calabrese nello specifico, viene adottato con lo stesso significato. "Non ci cape: non entra".
Le cose hanno un'anima e l'anima è nella Natura. L'anima nel regno inanimato è il mantello che le avvolge. Se nella Natura l'anima è il senso e il contenuto, nel regno delle cose è il contenente.
Negli esseri viventi contenuto e contenente sono presenti e basta questo a renderli infiniti. Basta questo a rendere la Natura infinita.
Essere nudi è l'opposto di essere spogli. È combaciare con la propria integrità. È un valore morale prima che sensuale. Chi è nudo si ritrova in se stesso e in piena corrispondenza col proprio involucro. È l'evidenza della riconduzione all'uno, di contro alla via dispersiva del molteplice.
Occorre possedere in sé la meraviglia per stupirsi di quanto accade. La meraviglia è una finestra spalancata sul dentro e sul fuori. È la certezza di ogni accadimento. È chiamare da dentro se stessi quanto succede.
Se le ali nella cultura giudaico-cristiana e di derivazione persiana inducono a stati di elevazione spirituale, altro è il messaggio che suggerisce il mondo greco-romano. La catarsi concepita attraverso le ali e che educa al principio di una vita orientata alla santità viene meno nel razionalismo classico secondo cui gli dei provvisti di ali sono da considerarsi sul podio dell'Olimpo per fattori e di derivazione genealogica e per caratteristiche proprie.
Per le tradizioni intrise di forte razionalismo, l'amore è un sentimento che eleva e altresì capace di forti turbamenti e di inabissamenti senza più nuova luce. È un sentimento, il principale, che regna nella vita e del legato inestricabilmente alla morte.
Il legame tra la coppa, simbolo femminile e il cielo è forte. I simboli da sempre comunicano tra loro e costituiscono la prima esperienza di linguaggio emozionale vissuta dall'uomo.
Ogni fiore che sboccia è un segreto appena pronunciato. La primavera è la stagione dei disvelamenti. La neve si scioglie lasciando scoperti i profili delle rocce e delle valli. Eppure in tutto ciò la Natura conserva il suo primigenio pudore.
Tutto ciò che slancia verso l'alto e si ripieghi, a contenere, rimanda alla cupola. Non c'è edificio sacro che non si concluda con una cupola o che all'interno non ospiti nicchie. La cupola dal latino "cupa:botte" accoglie e non separa e parallelamente svolge il compito di slanciarci verso l'Alto. È il cuore (lat. cor cordis) che mette in comunicazione l'individuo e la comunità abbracciata dallo stesso credo, con Dio.
La primavera esulta irrefrenabile sui suoi passi di fata. È il risveglio dalle notti di danza con il rigido inverno. È il trionfo della ricchezza del singolo che si coglie completo e capace di compiere magie. Per questo è la stagione delle primizie.
Verrei sulla terra per cibarmi di te e della tua delicatezza. Non sappiamo se non quando ci misuriamo nella realtà con quanto supposto. È dei santi la dissoluzione, lo smarrimento e poi il taglio netto della conversione che porta ad elevarsi. È dei santi la totalità che conduce alla comprensione e al perdono.
Gli alberi sono pettini che districano il crine delle nubi. Sentieri rovesciati in cielo e rigagnoli di luce che mai si prosciugano. Percorrono e descrivono centrini d'intimità spingendoci a carezzare, ad abitare oltre il cancello bianco delle visioni.
Si aspetta chi o cosa sono già dentro di noi. Il desiderio è la caduta in picchiata delle stelle che perdono la loro collocazione nel gelo del firmamento.
Senza la felicità saremmo asettici, come un cielo senza il suo astro splendente. La felicità è la luce che fa danzare il nostro volto e colma di benessere lo sguardo altrui.
Duriamo oltre le cose, ma spesso le cose resistono a noi. Il tempo è un contenitore che scuote le nostre vite e le rimbalza contro il soffitto del ricordo. È una stanza che, come si chiudono gli occhi del pensiero, cessa ogni respiro. L'amore ci profonde e anima le cose in questa vita. È legato a noi e al nostro mondo, per dissolversi oltre noi, nei campi liberi della verità.
Nel bene e nel male, c'è sempre qualcuno che rimpiange qualcun altro sul punto di morte, dove non si è mai veramente soli. Qualcuno vicino o qualcuno distante che è presente e assiste. Si parte per un viaggio infinito dal quale mai alcuno è tornato nelle nostre sembianze a visitarci. Eppure, chi ha fede e non solo, sa che il dipartito è ovunque e non limitatamente al cuore.
La grazia matura dall'incontro e dalla condivisione, con Dio o con un proprio simile nel quale ci riconosciamo. Riconoscersi equivale a vedere Dio nell'altro.
Chissà se riusciranno quelli della mia età e poco più grandi a ritrovare il mondo di prima! In tutta onestà non ritornerei più indietro col senno di oggi.
Tutte le antiche tradizioni spiritualmente più evolute avevano i loro eserciti ben organizzati. Giusto per ricordarlo a quelli che battono sul fronte della pace. I popoli guerrieri più antichi conoscevano molto bene e rispettavano le realtà di limiti e confini.
Siamo caduti dalle braccia di Dio.
Quanto accadde ai primordi con l'episodio della Caduta filtrato e riproposto dalla Genesi, si sta riproponendo. È un passaggio epocale quello che stiamo vivendo. Un'umanità nuova in quanto riprogrammata artificialmente sul piano genico, va nell'attualità facendosi strada, intenzionata del tutto a soppiantare il mondo che c'era.
Dicembre, una via con pochi passi incisi, che ci saluta da lontano sul far della sera. Quest'anno l'attesa ha un sapore che sfida il tempo e ci porta ad allungare i nostri passi fin dove mai avremmo pensato guardassero.
La novità, la nuova, ha sempre un sapore di gioia. "Buona nuova" è l'intensificazione della nuova tramite il buon auspicio. È pertanto la notizia che apre a un cambiamento positivo. Siamo nell'epoca dell'uso sproporzionato della parola "cambiamento" che vuole uno stravolgimento enigmatico dello stato di cose, frutto di propagande espansive elitarie e antidemocratiche.
Una scia perpendicolare è slancio, è toccare l'oltre. Siamo soliti attribuire l'oltre a ciò che ci aspetta sulla retta del tempo, vederlo sul piano in orizzontale. In questa realtà spoglia di ogni riferimento al Sacro, l'oltre è ciò che ci aspetta camminando verso il futuro sulla linea del tempo.
Siamo portati a vedere la luce su piani di nuvole. Luce che irrora e cade a pioggia nei giorni umidi. Siamo portati a cogliere il sole nel cielo pulito di un mare senza onde. Eppure, ciò che è azzurro si stacca dal cielo e sorge dal mare, presenza e pienezza di una solidità che è incontenibile e brucia le mani.
Si nasce e si muore costantemente. Per quanto la morte sia un'esperienza trasversale e democratica, è nel singolo che assume precise fattezze. Nasciamo e muoriamo ripetutamente e questo processo è la benzina di ogni divenire.
La politica e i governanti hanno in pugno l'informazione, l'opinione collettiva. Sono semplicemente degli scellerati al servizio dell'antiscienza e dell'antinformazione. Nell'ombra lavorano al ribaltamento dei simboli per una lettura contrapposta a quella della verità.
Ci sono famiglie empatiche, le uniche vere sbocciate nel seno della Natura. In un mondo che sembra applicare alla lettera le parole del Vangelo "Sono venuto a separare i figli dai loro padri.." perché ha smarrito la via della Verità, quanto obbedisce in Natura a rigorose leggi, ci fa comprendere l'inviolabilità di un ordine proprio dell'Universo intero.
Osservare è tuffarsi in se stessi. È una forma di scoperta di una relazione segreta che ci fa sentire a casa. L'osservazione è quindi contemplazione di chi si è e del regno di appartenenza. Nella parola "contemplazione" ritroviamo le radici di "intus legere: leggere dentro, che è anche un riflettersi nell'altro attraverso "il leggere in te" che apre al confronto.
I verbi "piangere" e "piantare" provengono da radici etimologiche diverse, ma nonostante ciò sono accomunati da un'assonanza semantica che li colloca in un rapporto di continuità di pensiero, discorsiva.
Dove dimorano i personaggi delle fiabe? Dove dimora ciò che incanta e per i più non è mai esistito?
Il Maestro è l'alunno scelto dalla vita, è colui che lascia fiorire la vita ritagliando isole di infinito laddove riposa il disincanto.
I fantasmi sono più vicini a noi di quanto possiamo sospettare. Sono con noi e noi siamo con loro. Sono fluttuanti e a volte ogni barriera tra noi e loro si dissolve. Siamo fantasmi in una vita che non riusciamo a gestire, e quando ciò accade i fantasmi non sono più coloro che profumano di luce perché vicini all'essenza nascosta di ogni cosa, ma figure scialbe senza alcuna consistenza, disperate perché incapaci di farsi ascoltare.
Le preziosità hanno i loro lati in ombra che non vengono mostrati ma al tempo stesso vengono richiamati da quanto noi mettiamo in evidenza. Nascondere per evidenziare è una delle strategie comportamentali da sempre messe in atto dall'essere umano nel suo relazionarsi agli altri.
In noi c'è un mare in cui proprio noi affondiamo e che chi ci sceglie decide di navigare, porgendoci la sua scialuppa. Come la chiocciola protegge la sua lumaca, così il sentimento d'amore cinge l'amato col suo tetto di stelle.
Oggi pomeriggio mi sono recata con la mia famiglia a Lamezia. Nell'attesa che mia madre completasse la visita, non potendo io sostare nello studio già intasato di pazienti, ho deciso di fare una piccola passeggiata lungo la via sottostante.
Induce a profonde riflessioni come le creature più piccole presenti sulla terra e che vivono a stretto contatto col terreno, come gli insetti, ricordino l'immagine che noi abbiamo delle creature sopravanzate discese dallo spazio.
Ieri sera passeggiavo sul lungomare ma diversamente dal solito, non sul marciapiede che costeggia la spiaggia, bensì sull'altro versante. C'era un'aria calma e il silenzio di fine settembre, che a me piace tantissimo, permeava ogni cosa riconsegnandola al mondo con una sua luce totalmente diversa.
Per guardare nel fondo del pozzo occorre tuffarsi nella notte e avvertire su di sé la presenza magica della luna. Allora apparirà ciò che la luce aggressiva del giorno nasconde. Come pure, occorre essere simile alle cose che s'indagano per comprenderle davvero, ossia nel vero.
Il look è qualcosa che si osserva e che dice molto della persona. La radice etimologica del verbo inglese va a coniugarsi con la radice indoeuropea da cui deriva la parola “occhio".
Inoltrarsi equivale a scendere in profondità ed è quanto oggi stentiamo a fare. La Natura sembra venirci incontro inviandoci messaggi che tuonano come moniti dell'ultimo minuto. I vulcani principali sono tornati attivi e preoccupano, le foreste muoiono portando dentro la loro notte miti e misteri, come è successo alla foresta tedesca che ispirò "La bella addormentata nel bosco" dei fratelli Grimm.
La Bellezza ferisce perché non è mai solo del momento o dell'oggetto che la rivelano, in quanto ha in sé strati di emozioni vissute. La bellezza brucia nella sua veemenza ed eleganza. È nostra, ma di un noi senza tempo. Si stende per noi come un gatto che si stiracchia sul tappeto ai piedi d'un caminetto.
Il cielo d'autunno ci fa volare verso l'alto con lo sguardo e nel contempo ci riconduce alla terra che si fa nei giorni sempre più variopinta. Sembra allora di inoltrarsi in una galleria oscura quanto magica che attende incontri meravigliosi.
La vita ci parla per associazioni simboliche che ci riconducono a un alveo di gioiosa familiarità. La gioia è rappresentata dall'infanzia, età della spensieratezza. La gioia è l'infanzia, nell'entusiasmo della scoperta impariamo cose nuove.
Prima che donazione, l'amore è raccolta. Raccolta attraverso il campo visivo, che diventa nutrimento dell'anima. L'osservazione allora si traduce in arricchimento ed è il primo passo nella crescita dell'individuo.
L'incomprensione nei più sensibili si traduce in malinconia. Nella rarefazione degli stati dell'anima le associazioni tra il presente e i ricordi generano un filo di soffusa unione che assume le fattezze dell'impalpabilità e della sfuggenza. Così ritroviamo il cuore in tutte le cose e ogni foglia è un cuore caduto che s'inoltra in altre vie, in altre vite che inconsapevolmente riecheggeranno in noi.
Può ritornare chi non abbiamo ancora incontrato? Se è vero che la realtà è un sogno collettivo che ha le sue sfaccettature nelle individualità, ciò che è sogno già esiste ma in un altrove che ancora non abbiamo raggiunto.
Abbattono le case popolari ma non si conosce abusivismo che attacchi le ville dei potenti. Accade vicino Napoli, intere famiglie finite per strada mentre i loro sogni si sbriciolano sotto i colpi delle ruspe.
C'è una luce dentro le cose che si affievolisce ma non muore. Muta radicalmente il suo corso per fondersi con l'inclinazione del sole che compie un altro arco.
Esistono persone che si vestono da vittime allo scopo di guadagnare consensi. Il rispetto va meritato. Questo discorso è valido per tutti e andrebbe condiviso ovunque dal più piccolo al più grande luogo.
La lumachina mia è un lumacone adesso. Chi salva una vita, salva una lanterna, una potenziale luce che si accende e si mantiene viva per la continuità dell'Universo. Non sappiamo dove vanno a dormire le vite che si spengono. Nulla in realtà si estingue e resta a consolarci l'ombra che è racconto delle vite che hanno dato a se stesse e agli altri.
La Poesia è un gatto che dorme. La quiete che desta un camino acceso in una burrascosa sera invernale.
Esiste una corrispondenza curiosa tra ciò che è sul nascere e ciò che è sul punto di concludersi e questo richiamo silenzioso ma tanto profondo lo avvertiamo all'incominciamento e sul finire dell'estate.
E nel tempo, i ricordi delle estati si sovrappongono fino a confondersi. Questo accade quando vivi e non vivi, quando la frenesia è sopraffatta dall'avvicendarsi dei giorni e allora, il troppo sciupa in un gioco inutile che fa perdere senso ai giorni e in noi produce disorientamento.
La preghiera ha tanti poteri. Tra tutti quelli che le competono, consideriamo esclusivamente il potere della guarigione. In tanti si accorgono dell'importanza di pregare o ancor più, di avere una fede, durante le avversità e utilizzano la preghiera come mezzo con cui avanzare richieste. Quella della salute innanzitutto.
La vera Bellezza si difende da sola. La vera Bellezza non è mai scorta dalle masse e questo si riflette anche nelle scelte turistiche. La vera Bellezza si accompagna al silenzio e porta l'uomo a leggere in se stesso attraverso la porta che comunica con l'esterno.
La Bellezza è il lato sensibile del Creato. L'amore e la Bellezza da sempre si coniugano e sono il mezzo attraverso cui l'uomo si riporta a Dio. Con l'Homo Sapiens l'uomo ha imparato a guardarsi intorno e a guardare se stesso ragionando oltre il senso dell'utilità che l'aveva governato per cicli di evoluzione al fine del progresso delle sue attività cerebrali.
Alla fine dei giorni forse forse si ricorda solo ciò che non si è vissuto. È lì che abita l'eternità del cuore. In quelle parole non dette, nei gesti mancati, nelle situazioni non rischiate. Soprattutto nelle ultime, e proprio qui giace in sonno l'amore non vissuto, quello vero che altrove fa palpitare sguardi e petto.
Siamo passati dal vuoto mentale da raggiungere durante le pratiche meditative, al vuoto di pensiero, facendo confusione tra contenitore e contenuto. Le capacità che slanciano l'uomo verso la perfettibilità, altro dalla perfezione, si stanno riducendo in rapporto al decremento di stimoli orientati verso il consolidamento e l'ampliamento del corredo ancentrale immaginifico.
Il caldo asciuga, fa evaporare anche i pensieri. L'estate è distrazione ma anche vacuità. Si perde ciò che si è per ritrovarsi poi con i ricordi in autunno. I ricordi fermano quelle poche cose che si hanno nel cuore e per chi non produce ricordi e vive il mare, tutto passa e diventa treno che viaggia. Il mare assorbe e ci fa suoi. La spuma del mare è l'eco dei ricordi che trasforma la vaghezza delle situazioni in nitidezza dei sentimenti.