Non è bello ciò che è bello, ma ciò che piace, si suol dire, mettendo in dubbio l'incontestabilità della bellezza fatta dipendere da rigide regole estetiche.
La finestra sullo Spirito - il Centro Tirreno
Approfondimenti di Arte e Cultura a cura della dott.ssa Ippolita Sicoli (Specializzata in Antropologia, Eziologia, Mitologia e Discipline Esoteriche)
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Non è bello ciò che è bello, ma ciò che piace, si suol dire, mettendo in dubbio l'incontestabilità della bellezza fatta dipendere da rigide regole estetiche.
A rendere veritiera l'affermazione secondo cui la visione parte da dentro è la certezza che le immagini partorite nel buio dell'interiorità hanno una loro luce, altrimenti non comparirebbero. Come ammette la psicanalisi junghiana, anche l'interiorità ha una sua luce che rende possibile alle immagini di mostrarsi. La vista interiore solo così sviluppa appieno il suo significato.
Il ritorno alle origini è nel mondo non è il mondo. Ed è possibile soltanto tramite la libertà che il Romanticismo insegue. Nella libertà possiamo assolvere all'impegno di autodeterminarci secondo l'indole che è in noi, a cui spesso attribuiamo il nome di destino. Siamo alberi che si orientano verso il sole, ciascuno con la propria armonia che obbedisce alla forma del proprio essere.
Esistono diversi modi di porsi di fronte alla realtà e da questi scaturiscono i generi artistici e letterari. La commedia diventa tragedia a seconda di come viene percepita la vita.
Tutto parte da un sogno. E poi da una fune che lega quanto visto interiormente al mondo che si apre. Nel meccanismo di apertura qualcosa va via, viene consumata e altro si aggiunge.
La notte non nasce come dea in quanto opposta alla definizione di dio che è luce. Ma è proprio dalla notte, espressione della vita intrauterina, che traggono origine gli dei. La notte è riflessa nel mare che rintracciamo nell'etimologia del nome Maria, la Madre di Dio e di Maya la madre di Budda.
C'è sempre una goccia che fa traboccare il vaso. Nel mondo empirico e fenomenico, quanto succede è sotto gli occhi di tutti. È evidente e l'uomo si limita a prevenirlo o a descriverlo.
La morte implica un nuovo inizio. Cos'è la morte se non lo sconfinamento nell'altro? Cosa succede ai nostri sentimenti quando siamo oltre, e all'amore a noi inviato da chi è rimasto nel vecchio mondo?
A proposito di legame forte non ottenuto tramite il filo leggero e delicato, ma che avvince e incatena trascinando giù negli abissi, compaiono nell'immaginario collettivo le sirene, creature mitologiche per metà donna e metà pesce o anche, in alcuni casi, per metà donna e per metà uccello.
La morte ci prende e ci porta con sé. C'è una parte di noi che se ne va per sempre nel momento in cui a lasciarci è un proprio caro o una propria cara. Amore è Morte in relazione alle tragedie che si rendono immortali nel momento in cui aprono una voragine in noi, trascinandoci nel baratro.
"Finché morte non vi separi". Questa espressione concludeva il rito di matrimonio cattolico fino a qualche anno fa. È una frase debellata perché considerata non solo macabra, ma anche dissonante rispetto al principio di eternità dell'amore ispirato da Dio.
La morte non è nella vita, è l'altro aspetto della vita che col Neoclassicismo e la cultura sepolcrale prende il sopravvento. Si ha come la sensazione che all'immagine del filo che mantiene uniti i singoli elementi della Natura, la morte in pieno Romanticismo ne sostituisca un'altra più perniciosa e ancestrale che riporta all'immaginario del mare.