L'ultimo Sandokan e l'azzardo eroico di Michelini
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L'ultimo Sandokan e l'azzardo eroico di Michelini

l'Opinione
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L'ultimo Sandokan e l'azzardo eroico di Michelini
L'ultimo Sandokan e l'azzardo eroico di Michelini

 

Trarre un'opera cinematografica da un romanzo o da un qualsivoglia componimento scritto comporta sempre alcuni rischi. È d'uso comune partire da un testo famoso e apprezzato per poi sviluppare contenuti spesso lontani se non del tutto  contrastanti.

Il tutto di complica se a distanza di anni, se non  decenni, un regista si azzarda nell'impresa eroica di dare vita a un nuovo personaggio già trattato da altra produzione, partendo sempre dalla medesima fonte. Jan Maria Michelini, regista del Sandokan 2025 si è lanciato in questa sfida e va precisato, non senza i dovuti accorgimenti. Checché se ne dica, l'attuale Sandokan è un film fatto bene e che si cura non tanto di non deludere l"affezionato pubblico del primo Sandokan, quanto di rispettare i temi passati in sordina tra le masse,  trattati da Emilio Salgari. Egli ha di fatto posto al centro la complessità del quadro socio politico della Malesya e dell'arcipelago indiano al tempo della regina Vittoria. Una sfida ben riuscita perché attraverso il piccolo schermo di questo Sandokan sa rendere i difficili rapporti tra colonialismo britannico e realtà indigena, in un'area geografica in cui il meticciato ha determinato forti scontri tra le diverse etnie indigene ed è  stato minato duramente dal confinante e distruttivo colonialismo olandese e dall'influenza più a est dell'Impero cinese.

Al centro il tema della libertà, sicuramente scottante vista l"epoca che ci riguarda fortemente condizionata dalle politiche globaliste e dall'evidente per molti inaccettabile impossibilità di un'osmosi costruttiva tra aree geopolitiche tanto diverse. Forse forse il personaggio  del film che più esprime uno spirito di libertà conseguita, è proprio il portoghese Yanez svincolato dalle trame di influenze.

Certo il Sandokan del 2025 non dovrebbe essere minimamente rapportato al suo predecessore televisivo. Ogni regista e autore di un film ispirato a un'opera letteraria va alla ricerca di riferimenti e influenze con l'epoca attuale. Il Sandokan anni Settanta poneva al centro la love story tra mondi diversi espressi bene dai due personaggi principali, Sandokan e lady Marianna. Era al centro di quegli anni il tema della coppia di base a una nuova configurazione della società congiunto al sentimento di esplorazione che era molto avvertito e che si è espresso attraverso telefilm come "L'isola del tesoro", Pippi Calzelunghe, i "Quattro ragazzi in gamba" per poi arrivare arrivare a "I sopravvissuti ". Il selvaggio autoctono  e la raffinata inglese, sicuramente un tema peculiare della produzione esotica fine Ottocento e dello stesso Salgari. Un tema che connota  la letteratura falsamente di second'ordine fine Ottocento, impostata sul genere di avventura. E dico falsamente, perché il tema dell'Amore difficile se non impossibile tra due mondi diversi è quello che più appassionava le donne di ceto abbiente insoddisfatte e annoiate da uno stile di vita fatto di inconsistenza e frivolezze. Il mito del selvaggio  impavido e dal cuore nobile cozzava con il modello d'uomo raffinato e artefatto in un contesto quello inglese in cui l'omosessualità andava sempre più diffondendosi, incalzata dalla caduta di vecchi modelli sociali e dalle fuorvianti scelte della borghesia capitalista in controtendenza ai modelli ottocenteschi su basi illuministe, tanto sostenuti dal nostro Manzoni.

Al centro del vecchio Sandokan anche il discorso dello sfruttamento dei popoli ad opera di un'impennata economica sempre più spregiudicata nei Paesi occidentali e sviluppati di contro al cosiddetto terzo mondo. E poi il tema dell'Amore, un topos questo di grande impegno costruttivo, supportato da tutta un'impalcatura mediatica che accompagnò l"uscita del film di allora e che spaziò dall'album delle figurine ai costumi di Carnevale. È stato il primo il Sandokan degli anni Settanta a dare vita e seguito alle serie televisive e agli sceneggiati che ponevano al centro l'amore impossibile tra classi sociali e ambienti differenti. Selvatichezza e purezza un connubio perfetto che persiste ancora oggi ma secondo modalità diverse perché ad essere cambiato è innanzitutto il mondo. Ad essere cambiati siamo innanzitutto proprio noi stessi.

Ippolita Sicoli
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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