Un tempo l'uomo volgeva gli occhi al cielo, per compenetrarsi con l'immensità della sua casa.

La notizia "Scoperti 219 nuovi pianeti grazie a Kepler: 10 sono come la Terra" (fonte: il Fatto Quotidiano .it)
Sacerdoti, maghi e profeti discendevano da lassù, dalle patrie stelle che tracciavano solchi su strade non ancora battute. Per quegli uomini il tempo vissuto era un granello del deserto posto sul dito dell'Universo. Le case erano scale mai terminate e abitate tanti perché agli occhi degli odierni studiosi nelle cui menti si sbriciolano le antiche verità. Un tempo l'anima era una casa senza porte né pareti e con il tetto rivolto alle stelle, oggi invece è concepita nella bizzarra forma di imbuti che si allungano verso il basso e allontanano dagli emisferi siderali. Guardiamo al cielo,ma siamo concentrati in noi stessi senza per giunta saperci parlare o ascoltare. Pretendiamo e propendiamo ad estenderci oltre il sentore del finito per competere con con una perfezione che ci sfugge e richiamiamo a noi dalle notti brulicanti di astri. Scrutiamo gli infiniti spazi come ebeti che esplorano i campi di luce nei fondali dell'oceano con gli occhi chiusi e le orecchie tappate dallo sconfinamento in ciò che non ci appartiene, proiettando il basso verso l'alto e associando le forre del regno salato all'imperscrutabile vuoto che ci sovrasta.
Non siamo che nullità raffinata dai raggiri della mente che evade per sentirsi dominatrice indiscussa nella sua deformante cecità, mentre l'inguaribile filatrice di miti si espande ogniddove e sfonda e irrompe portando lo sferzante moto di acque laddove tutto appare immoto nella logica della distanza. Lo spazio è neve che si scioglie al sole e vanifica i sentieri della scienza. L'Universo è il prodotto di un gioco di specchi che si riflettono a vicenda. Ciò che noi chiamiamo Universo è il risultato di svariate prospettive. Con l'immaginazione si espande all'infinito, all'inverso si comprime. Non è la mente logica a creare l'Universo, bensì la mente creativa. Pertanto, dovremmo ribaltare il concetto. L'universo è finito fuori, ma infinito dentro di noi.La curvatura della luce che si propaga nel vuoto distorce la percezione dello spazio, offrendoci l'ebbrezza dell'infinito. In realtà, Siamo specchi riflessi e nulla più. L'incompiuto abita in noi e nel cielo non trasferiamo che quel senso di libertà perduto.. Gli extraterrestri e i custodi degli antichi enigmi siamo noi in bilico tra il sogno e una vacua ubiquità, esuli verso altre dimensioni.