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La forza si vede. È impressa nella forma e nei comportamenti. La forza si legge nel viso ( Visus da Vis Roboris: forza) ed è quanto la pittura del Barocco dimostra soffermandosi sull'intensità dei tratteggi psicologici dei corpi e dei visi.
Ed è quanto Caravaggio e i pittori seicenteschi attraverso il realismo riproducono.
Una delle grandi operazioni pittoriche portate avanti dal Caravaggio è proprio quella, in controtendenza alle attitudini dell'epoca, di risvegliare nell'uomo la presenza dell'ancestrale che si ritrova nei miti che vedono l'uomo confrontarsi con titani e giganti. Il Rinascimento si dedica al fronteggiamento di Zeus contro i Titani perché teso a studiare la tradizione mitologica fin nella profondità dei dettagli. Zeus è forza e impeto funesto e rabbioso, congiunti a una intelligenza che dardeggia e va incanalata in un discorso di aperto confronto con la saggezza che è parsimonia ed equilibrio.
Mai il Rinascimento delle signorie e dei palazzi che aprivano all'esterno con cui comunicavano, si sarebbe visto proiettato in un assolutismo per molti aspetti retrogrado e retrospettivo rispetto alla modernità conseguita per tramite dell'intelletto. Sicuramente la posizione della Chiesa ha agevolato questo processo di invecchiamento e già alle soglie del Seicento col Melodramma si avverte il duro attacco alla modernità rinascimentale.
Davide e Golia rappresentano una versione dello stesso tema mitologico che vede in causa l'uomo evoluto contro il gigante rozzo e poco intelligente. Nel Rinascimento Zeus era l'uomo in via di perfezionamento che tende alla supremazia in virtù del raziocinio come conquista. Il gigante è il bruto del passato che va quindi sconfitto. È una lettura pertinente alla visione del mondo greco al tempo della Teogonia e della Gigantomachia che si sofferma sui primordi e sulla differenza tra Titani da cui sono discesi i Giganti e gli dei questi ultimi nonostante i difetti, illuminanti per l'uomo.
Nel Seicento Davide è al contrario il re semplice in contrasto con le pretese delle monarchie dell'epoca in Europa. È l'umiltà che va sempre più latitando in un contesto in cui l'apparenza e la ridondanza pongono le basi a un'egemonia sempre più ristretta e al tempo stesso potente, distaccata dalla quotidianità della moltitudine.
Davide è il prediletto del Dio dell'Antico Testamento che non assegna meriti se non dietro prove di fede e di ingegno. È il nuovo contro cui la Chiesa ingorda e ancorata ai propri privilegi si scaglia, lei per prima affatto libera dai vincoli materiali. Il Rinascimento e il Barocco per vie diverse e attraverso una speculare lettura dei miti pongono domande e risposte in due epoche in cui lo scollamento dall'antichità ha portato sicuramente nuove e interessanti conquiste, ma parallelamente notevoli rinunce, queste ultime riferite soprattutto al Seicento.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.