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Caravaggio e il suo tempo. "Davide e Golia" e la fionda nascosta
Niente più degli specchi crea l'illusione di espansione, trattenendoci nelle sue gabbie. È su questo criterio che poggia il labirinto di specchi.
Si può contenere la luce e dirigerla dove si voglia? È quanto uno spudorato antropocentrismo con la conquista della prospettiva ha cercato di fare. Non dimentichiamo che la figura geometrica che definisce Umanesimo e Rinascimento è proprio il pentagono con la stella a cinque punte in cui il raggio mancante, proprio del sigillo di Salomone, è dato dalla proiezione dell'uomo, partendo dal passato, nel futuro. L'agire commisurato agli studi potenzia l'uomo che per sbilanciarsi verso il domani, deve necessariamente riprendere le redini del futuro. Nella condizione di concentrazione e riflessione su quanto acquisito, egli vive il presente che lo sbilancia verso il futuro. Il giavellotto, la fionda pur appartenendo a un remoto passato, in qualità di giochi di abilità che danno luogo a gare con premi, raccontano quanto è proprio della concezione dell'uomo tra Quattrocento e Cinquecento. Tirare indietro per poi proiettarsi in avanti colpendo il bersaglio, esprime la concezione di movimento propria dei succitati secoli e c'è un'opera tra le meravigliose del Caravaggio che descrive al meglio quanto ora detto. Mi riferisco al "Davide e Golia".
Quest'opera che nasconderebbe alla base forse un ritratto dello stesso autore, sorprende per la sua crudezza. Il giovane Davide uccide il gigante dei Filistei e con la spada ne stacca la testa. Nulla più dell'orrore aiuta a comprendere la realtà, in quanto esso è un stato forte che riporta l'uomo al presente. Purché non scada nel puro gusto estetico, l'orrido colpisce insieme alla violenza visiva, spingendo l'uomo e a soffermarsi sui dettagli dell'opera, e a rintracciarne la vicenda dall'inizio fino alla sua risoluzione, e a ricercarne quindi le conseguenze. Il ritratto sottostante al "Davide e Golia" è come se spingesse l'uomo a ricercare ciò che nell'opera non c'è. Questa spinta verso la retrospettiva è concretamente presente nell'episodio biblico in cui si narra che Davide con una fionda scagliò la pietra che colpì l'occhio del gigante. L'umiltà e l'intelligenza trionfano sulla grandezza stolta di Golia, dimostrando che l'uomo per quanto piccolo, col suo ingegno può modificare la realtà e il corso della storia. Questo in un tempo in cui la furbizia e l'ignoranza ritenevano di poter cambiare il mondo camuffate nelle maschere carnevalesche che hanno lo scopo di usare la finzione della commedia per riferire quello che in realtà è.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.