Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
Ciò che è antico, è immortale. Ritorna perché oltre l'uomo e in esso radicato. La primavera è un rito che ovunque si ripete, il rito del risveglio.
Per questo è fresca di volta in volta e tanto antica come i miti che inanellati tra di loro la concelebrano. In rapporto a questo, "La Primavera" di Botticelli la potremmo definire la sintesi dei racconti mitologici inerenti agli dei rappresentativi ed esplicativi del risveglio come incominciamento. I personaggi che ritroviamo nell'opera sono ripresi nelle loro azioni più rappresentative. È un dipinto "La Primavera" che scandisce la fissità di un momento e che pure diviene emblema di un movimento che, ripetendosi nel tempo, si annulla in esso, coincidendo con il racconto di una visione. È una danza robusta e soave quella che ci descrive l'artista. E nella loro rituale vitalità le figure della scena tracciano altri contenuti. È quanto succede alla creatività che in quanto tale esula da ogni controllo e da un certo punto in poi, agisce per conto proprio, andando a coincidere con quanto definiamo "destino di un'opera". Ecco che la rivelazione si mostra come estensione libera del nostro inconscio nascosto che equivale alla scintilla divina più marcatamente presente in determinati individui.
La Primavera in sé è visione che si gusta e si ascolta e la visione è di volta in volta il parto dell'antichità. È vecchio quanto non parla più e il suo mutismo lo cogliamo come un tessuto logoro e irriconoscibile, che non ha più alcun senso. La visione è l'antico che bussa a noi e pur tacendo parla. Lo riconosciamo perché intona la nostra canzone profonda. L'antico è il presente che si fa tale riportandoci al nostro sé. Già la radice del termine c'immette nella sua grandezza. "Antico" significa "ciò che è prima del fiore", quindi quanto è custodito nella premessa della vita. Da qui l'associazione di "antico" a "mistero" e a "segreto" e al vecchio scrigno che li contiene entrambi. Il fiore è il profumo del ricordo che si fa pregnante, l'antico è l'atmosfera in sé che ci toglie da dove siamo e ci trasferisce oltre il tempo.
"Antico" potrebbe significare anche "ciò che precede l'eco". La vita che cos'è dunque, se non una catena di effetti al seguito di processi compiuti prima che il tempo intraprendesse il suo cammino? Ogni cammino ha voce e suono che come profumo si disperdono intorno. L'eco è quanto ci risuona dentro e ci fa sentire smarriti se non ne rintracciamo la voce.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.