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Il Barocco. Il realismo e la teatralità dell'orrido in un nuovo concetto di Bellezza
Alle nuvole e al cielo fosco di età Barocca si accompagna anche la fluttuante chioma sciolta delle figure femminili rappresentate. A differenza di quanto abbiamo contemplato in rapporto ai secoli precedenti, la pittura del Seicento predilige i corpi sbilanciati verso il movimento.
Le mani e le braccia esprimono estasi, come anche una condizione di pena e altresì una richiesta di compassione per le colpe commesse. È l'epoca, ricordiamo, dei tribunali d'Inquisizione e della condanna della Magia.
Le donne rappresentate sono colte da moti di agitazione. La vita sconfina nella morte e viceversa. Le dita dai tratti ancora fanciulleschi sono inserite in situazioni torbide. I cori di angeli si flettono verso la terra paventando il tempo del Giudizio. C'è profusione di terra e di un cielo lontano dalle meraviglie contemplate in rapporto all'etere divino. È un cielo che punisce e si erge sul giudizio degli uomini e anche, che interviene nella storia cercando di stabilire il controllo di un ordine vagamente evocato.
La pittura nel Seicento si fa essa stessa rappresentazione complessa che rimanda alla scultura. Le figure anche terrene sembrano volare. È quanto Guido Reni ci stimola. C'è coralità, ma per quanto accurata sia l'esecuzione, il quadro complessivo inclina verso la dispersione resa bene dalla disperazione delle anime.
Anche la Santità si macchia di orrido. Tante sono le esecuzioni della Maria Maddalena di volta in volta riproposta e la sola Artemisia Gentileschi a lei dedicherà varie opere che ne sottolineano la grande forza spirituale.
Sono sconvolgenti e conturbanti le opere pittoriche barocche. Inquietano perché vive. Qui si snoda l'aspetto continuamente rilanciato del realismo visivo riferito non solo a Caravaggio ma anche a Rubens e a tutti i grandi maestri dell'epoca. Il Realismo è nella forza viva e pulsante delle espressioni spesso esagerate a voler scuotere nell'intimo. Le braccia sollevate, i palmi delle mani tesi a voler respingere o a voler chiedere la grazia e il perdono, sono vividamente collegati agli sguardi di volti contriti dal dolore che spaventa e sospinge le orbite oculari verso l'Alto. Sono anime indegne, consumate nella loro perdizione. Torturate da episodi di vita, accadimenti casuali o cercati che sarebbero stati evitabili.
Il bianco oculare sottolinea lo stato tremabondo di chi non si azzarda a chiedere e viene respinto. La contrapposizione bianco tenebra sarà ripescata egregiamente dal tratto pittorico del linguaggio narrativo di Manzoni a proposito di Gertrude e dell'Innominato. Le vicissitudini logoranti dell'anima faranno da contrappunto nell'Ottocento manzoniano a una Lucia che esprime la tenacia e la convinzione nella propria fede che si riflette nella condotta esemplare. È il riscatto della donna dopo la riflessione prodotta dal secolo dei Lumi. È il riscatto di una donna messa avidamente e argutamente a tacere nel Seicento. Che si è vista fortemente limitata in tutto, fuorché a esibirsi nei salotti mondani. È una donna che reclama ascolto e rivincita come esprimono le opere di Artemisia. Una donna che sa essere spudoratezza e condanna e che urla forte il dolore di non sentirsi apprezzata a dovere, né ascoltata.
La pittura di Artemisia è di una potenza che sconvolge. È la femmina e la donna furente forza primordiale quella da lei ritratta, che non esita a mostrare tratti di dolcezza attraverso le sue forme morbide e i suoi connotati più puri, come la rotondità rosacea del volto che fa rabbrividire nelle sue contratture nervose. "Giuditta che decapita Oloferne" di forte impronta caravaggesca, "Gisele e Sisara", "Giuditta e la serva con la testa di Oloferne", sono tra le opere più emblematiche della Gentileschi dall'effetto quasi fotografico e di impatto teatrale. La concezione della vita come fosse una rappresentazione che consta di più scene è un tema che ritroveremo con Schopenhauer che affronterà il dissidio tra fenomeno e noumeno. Tema che a proposito della crisi dell'individuo nel Novecento diventerà cruciale con Pirandello.
Nella pittura seicentesca la rappresentazione è vista come un insieme di eventi e accadimenti che complicano e gremiscono il percorso della vita. Traumi, violenza e sofferenza li ritroviamo in Artemisia che in quanto donna, sarà costretta a patire e da più prospettive la violenza subita.
La vita è un teatro ma è ancor più scena o sequenza di episodi che la rendono pericolosa avventura in cui sembra che l'uomo capace di credere in se stesso la spunti su tutto. È il caso del Casanova in seguito, ancor prima del pittore Agostini autore dello stupro della Gentileschi. Entrambi uomini che si fanno forti dell'appoggio dei potenti come il Caravaggio stesso protetto proprio dalla Chiesa pontificia. Ciò fino a quando non entra in scena il destino che nel Seicento indica la fine di ogni corsa e la morte.
La Gentileschi ci riconsegna un mondo in cui la truce vendetta scorre per i vicoli sozzi come sui pavimenti dei lussuosi palazzi. C'è bellezza anche nella ferocia e questa unione intellettualmente discordante tra bellezza e ferocia apre a un nuovo ordine di valori nella configurazione estetica. La scena è forte se segna e se lascia parlare la riproduzione del reale. Coltelli, sotterfugi... Quanto inquieta nella vita, viene riscattato in bellezza dalle grandi opere dell'artista. Alle spalle c'è lo studio anatomico dell'Umanesimo e del Rinascimento, ma il Barocco ha saputo spingere l'uomo con tutte le sue tribolazioni oltre se stesso e le sue possibilità. Ancora secoli dopo ci rende presenti e partecipi di tutto questo la Gentileschi con la piena constatazione che la donna è capace di volare ancora più in alto se può contare sulla complicità delle sue simili. E che spesso, dietro la violazione della libertà e dei diritti della donna, c'è tutto in sistema socioculturale che fa delle donne educate a non essere sé stesse i suoi punti di forza.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.