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L'artista Borromini esprime nella scelta del materiale da lavorare, la necessità del genio di aprire varchi creativi sulla materia. Dai marmi pregiatissimi in uso nel Rinascimento si va verso la nobilitazione di ciò che è semplice e che grazie all'intervento mentale e manuale dell'artista viene inciso ed esaltato.
Il concetto di incisione nel Seicento viene ad essere approfondito rispetto al Rinascimento. L'incisione permette alla forma intrappolata nella materia grezza di venir fuori o di essere liberata, secondo la definizione che ci ha lasciato Michelangelo. La pietra ha in sé un mondo infinito che trova la risposta giusta nell'artista che la sa fare parlare.
Parlare è altro da Raccontare. Parla ciò che è in grado di suscitare emozioni tramite le quali l'esecutore materiale dell'opera e l'osservatore instaurano un dialogo. Ciò riflette il pensiero dell'accademismo rinascimentale di estrazione aristotelica e tramite la scultura ma anche l'architettura si pensa di compiere passi importanti verso l'incontro tra Ontologia e Metafisica. L'Ontologia narra dell'essere custodito nella pietra e proprio da questa impostazione prenderà il via l'Ermetismo seicentesco trasfuso nel linguaggio alchemico incentrato sulla pietra filosofale. Ecco quindi l'incisione divenire fessura liberatoria della forma.
Abbiamo visto come nel Medioevo la pietra nuda immettesse nell'alveo della tradizione muratoria più antica in cui trovavano applicazione gli strumenti atti a squadrare e sgrossare la pietra. A questi presupposti il Seicento aggiunge una maggiore versatilità dell'estro creativo grazie alla mediazione del Rinascimento e alle nuove conquiste prospettiche. Dalla prospettiva si accede alla scena che risulta il presente circoscritto nella spazialità del tempo. Il Borromini proprio su questo va a lavorare, regalandoci variazioni ben scandite che si dipartono ciascuna da un tema preciso, dando luogo a diversi momenti architettonici che si armonizzano bene tra loro. È quanto ammiriamo nelle pareti interne della chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane dove il ritmo tra le cornici e gli spazi che racchiudono è dato anche dall'alternanza tra pittura e scultura. L'architettura e la scultura risultano l'una indispensabile all'altra non per esaudire la molteplicità con cui si misura la capacità espansiva della conoscenza, presupposto questo rinascimentale, bensì per soddisfare la visione progettuale dell'intera opera. Ed è qui che le cornici non assurgono tanto al significato di bordo delimitante, ma di soglia che pone il tutto in una trama complessa di interazioni. Confine significa sconfinare e abbracciare l'altro. Le arcate diventano ponti in cui ogni momento scansionato è sé stesso ma anche proiezione verso l'altro e trampolino di lancio di un insieme comune.
È quanto il Cinquecento dagli ampi orizzonti è andato preparando, spingendo l'uomo verso l'esplorazione di nuove terre e nuove mete.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.