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Dal Rinascimento al Barocco. Il linguaggio neoplatonico e il suo superamento
L'Arte non dovrebbe portare l'uomo a una condizione di dispersione ma di rientro. È quanto non riesce a compiere il Barocco che si vede sorpassato dal Rococò, la sua esemplificazione.
L'alleggerimento dei decori che lasciano comparire lo studio dello spazio, scarna di ogni azzardo l'affollamento di ornamenti, divenendo così espressione dell'aristocrazia che aveva visto confermare il suo prestigio grazie alle prospettive nuove ed eccessive veicolate dal Barocco. Il re Sole è colui a cui richiamarsi per ogni vezzo creativo. Egli diviene espressione di un assolutismo mondano e per nulla teocratico, dissolvendo ogni riferimento spirituale. Sembra di ritornare indietro di millenni, al mondo egizio in cui il Faraone raccoglieva su di sé lo sguardo del mondo, in quanto divinità in terra. Manca questo anello fondamentale del carattere divino nell'assolutismo francese, e la reggia che è la dimora del Sole è quanto ne esprime l'opulenza rimandando proprio etimologicamente e concettualmente alla corona dei raggi solari. Si ravvisa in questo la fine del Neoplatonismo che ammiriamo invece nello splendido palazzo Te di Mantova, opera dell'architetto Giulio Romano, divenuto famoso proprio a seguito di questa costruzione commissionatagli dalla potente famiglia Gonzaga.
Siamo nella seconda metà del Cinquecento e la struttura ad emiciclo del porticato esprime l'incompiuto che spetta approfondire alla conoscenza delle Arti suggerite dalle Scienze Matematiche che nelle Arti trovano la loro applicazione estetica. L'emiciclo abbraccia ed espande e orienta l'uomo verso la ricerca di un centro in cui collocarsi, suggerendo la struttura ad omega che delimita i giardini interni. La squadratura del palazzo invece immette nella visione della terra governata dal sole reso dal colonnato ad emiciclo. La pianta vista dall'alto esprime proprio l'orientamento del sole sulla terra e il valore simbolico che acquisisce nella ricerca spirituale dell'uomo. La stessa impronta di pensiero la troviamo nel Borromini a proposito dell'abside della chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane. Il sole sulla sommità dell'occhio solare si riflette nel rosone del pavimento riportandosi all'uomo. La conchiglia che come simbolo ritroviamo riprodotta su in alto è diretta emanazione di Dio. Riporta alla nascita di Gesù Figlio e allo stesso tempo suggerisce il mito di Venere, dea dell'amore e della Bellezza. Ciò a significare l'Arte quale fondamento e mezzo con cui l'uomo si avvicina a Dio e alla conoscenza suprema.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.