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I trulli, tipiche abitazioni in pietra calcarea di Alberobello nel sud della Puglia
La pietra crea forme di paesaggio quando è lavorata dagli agenti atmosferici se non dall'uomo. Usiamo la definizione di paesaggio urbano per indicare l'insieme di linee e figure geometriche che creano l'illusione di un paesaggio naturale.
Quanto più l'uomo è andato approfondendo la Natura, tanto più è emersa la sua eccezionalità architettonica. Ma è anche vero e le grandi civiltà desertiche ce ne danno dimostrazione, che il vuoto ha ispirato quanto la creatività insita nella mano della Natura.
Il Romanico racconta degli ampi spazi pugliesi delimitati dai muriccioli di pietra a definire i poderi. L'accatastamento delle pietre non solo ha suggerito l'abilità nell'innalzare muri al fine di creare grandi fabbricati iconici della regione, ma ha anche costituito un rimedio per disossare i terreni dalle pietre e renderli più facilmente coltivabili. La civiltà pugliese come anche quella lucana e all'altra parte del mare sarda e siciliana hanno rivelato quanto la pietra non sia solo un limite o un intralcio sterile, ma rappresenti il confronto ideale a favore della costruttivita' umana. Ergendo edifici l'uomo ha imparato a innalzare se stesso e a mettere in atto altre forme di preghiera tradotte in fatti oltreché in immagini.
Il triangolo conico che sorge sul cilindro e che noi ammiriamo nella Valle d'Itria, in particolare ad Alberobello, ci comunica l'uso domestico della pietra quale ulteriore passo verso l'industriosita' architettonica. La pietra lavorata viene addomesticata dall'uomo che la piega ai disegni propri, ma è pur vero il passaggio da addomesticare a domestico. È quanto ci rivela il trullo che racconta una lunga conoscenza della pietra e che noi non vediamo ma che è alle sue spalle. Il raccordo con una civiltà antichissima che respira e giunge fino a noi attraverso le costruzioni steliche mortuarie dei dolmen particolarmente diffuse nel Salento e nel Nord barese. Il trullo nella sua semplicità ha una storia lunga che si è ripetuta cambiando finalità secoli dopo. Tolta la pietra apicale, tutta la piramide crolla. Il lavoro applicato alla lavorazione delle pietre può essere puntiglioso come anche sommario. La pietra è l'osso che di per se' serve se l'ingegno dell'uomo sa riconoscerne l'utilizzo. Il trullo, il nuraghe insegnano a non stravolgere quanto è presente nella Natura, ma a dargli la collocazione giusta in cui si esprime la funzionalità. Noi moderni siamo portati a pensare che costruire significhi manomettere e compromettere l'ordine della Natura e delle cose esistenti che in apparenza e per nostra ignoranza riteniamo senza anima. La Natura ha un'anima meravigliosa che ci porta a considerare altre stime di utilizzo senza sacrificarne aspetto e contenuto. Alberobello è la dimostrazione. È un paesaggio umano che sconcerta senza che vi sia stato creato nulla di artificiale. È una foresta di alberi di pietra che si spalanca alla vista in un territorio aspro, quasi mediorientale, che però ha saputo riproporre il significato intrinseco dell'albero che è quello di proteggere e non di attaccare. Un modello di difesa che nutre trasversalmente la Bellezza senza intenzionalmente mietere vittime.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.