Dal Medioevo al Rinascimento. Masaccio tra l'ombra e il Vero
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Dal Medioevo al Rinascimento. Masaccio tra l'ombra e il Vero

Invito all'Arte
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Il presunto autoritratto di Masaccio nella Cappella Brancacci, l'artista sarebbe il giovane dai capelli neri che guarda lo spettatore
Il presunto autoritratto di Masaccio nella Cappella Brancacci, l'artista sarebbe il giovane dai capelli neri che guarda lo spettatore

 

Il messaggio dell'occhio solare sulla sommità del pantheon romano è chiaro. C'è un dio che governa tutte le religioni. Per il Rinascimento questo dio è conoscibile e adorabile attraverso il linguaggio delle Scienze.

Sono queste di elevazione per l'uomo nella scala complessa della conoscenza che riscopre il suo volto antico di congiunzione tra magia e studio. Il pentagono s'inserisce quindi in una logica di precisione e si pone come superamento del quadrato. I palazzi rinascimentali hanno prospetti chiari e ben definiti e qui il quadrato da scopo difensivo da' prova di suggerire un patrimonio latente di possibilità.

Dio si esprime secondo leggi matematiche ma sta all'uomo cogliere ed interpretare e attraverso l'interpretazione viene fuori l'ingegnosa creatività umana. L'uomo di oggi attribuisce alle matematiche un linguaggio sterile, disgiungendole dall'apparato creativo delle Arti. Nel Rinascimento il rigore delle forme conquistato dallo studio attento delle Scienze apre nuove frontiere a quella che verrà chiamata intelligenza creativa che troverà la sua massima espressione proprio nell'architettura. Dio irrora il mondo e l'uomo della sua luce e le scoperte sono i traguardi di un dialogo portato avanti con rigore e fantasia e anche con giocosità. Non dimentichiamo l'aspetto della giocosità tramite cui l'uomo esprime la sua gioia e la sua spensieratezza. Indispensabile perché con essa ravviva il suo estro creativo. Attraverso il gioco l'uomo scopre e scopre sé stesso. Scoprendo se stesso avvicina gli altri mondi rappresentati inizialmente dalla cerchia di amici e da qui va via via sempre più lontano. I balli di corte rinascimentali descrivono l'incontro di schemi geometrici con la sfera della grazia femminile, dando luogo a disegni magnifici e a intrecci che ispirano la flessibilità delle figure geometriche. La geometria non è una scienza astratta ma la si perlustra da vicino e la si vive godendo della vita. Il quadrato che incontra la sfera e il triangolo partorisce nell'immaginario fiori che trovano attraverso l'uomo quella precisione artificiosa mancata in Natura. Ciò che è perfetto è eterno e a questo ambisce il Rinascimento riproponendoci il taglio di una società che non vuole tramontare ma trasferire al futuro la sua conquista di eternità attraverso la tappa cruciale della giovinezza fisica e soprattutto di pensiero. E a questa giovinezza di pensiero contribuisce l'industriosa fantasia geometrica. L'ammiriamo nel palazzo Farnese dove agli spigoli del pentagono compaiono torri a base quadrata, lo strascico di un Medioevo reso vivo e illuminato dai passi successivi dell'uomo. Espletano senz'altro una loro funzione ma così disposte fanno gioire gli occhi. I quadrati compaiono inscritti in cornici rettangolari che delimitano le inquadrature entro i cui confini si dispiegano scene affrescate come anche niente. Il vuoto non è più solo vuoto ma spazio su cui l'intelligenza può divertirsi stimolata dai giochi della luce intervallata dalle ombre in mutamento. L'ombra può scivolare nella penombra o nella luce e viceversa. Il processo può essere inverso. È altro l'ombra rinascimentale da quella percepita dal Medioevo. E dico percepita perché il Medioevo si limita a percepire. Dall'Umanesimo l'uomo passa alla dimensione del concepire divenendo compartecipe e allievo della creatività di Dio.

Un artista pittore che racconta e si rende interprete di questo passaggio è il Masaccio. Vissuto nel Quattrocento ripropone attraverso i volti smunti e spigolosi una visione di sofferenza con in aggiunta uno studio già partecipato dell'animo umano, supportato da un interesse sempre maggiore verso l'interiorità. L'uomo è creato da Dio ma gode di una sua autonomia attraverso il libero arbitrio posto sotto la lente d'accusa dal rigorismo medievale. I volti del Masaccio sono ancora lontani dalla sembianza di sole che incarna la luce. Sono lune piene o sezionate da laghi di ombre. Volti lacunosi e intraducibili, a volte divisi da una linea curva che ne inghiotte la luminosità. C'è un'indagine aperta in ogni figura creata dal Masaccio. Un insieme di domande, di accuse e di scagionamento apparente che cercano le rispettive risposte che non giungeranno dal passato, ma proiettano l'uomo lungo piste non ancora affrontate. Il vero non è più accettazione passiva, ma ricerca e studio in cui l'uomo partecipa attivamente alla delineazione della verità cha va via via affrancandosi e da una fede passiva, e da una visione romanzata della Storia.

Ippolita Sicoli
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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