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Salutare e Solvere. Il fiume Savuto nella prospettiva dell'oltre
Non siamo da nessuna parte più presenti che nella vita che aspettiamo. L'attesa ci rivela. L'attesa è colma di aspettative. La seconda ci riassume nella prima e la prima ci trasporta incontro alla seconda.
Da questa prospettiva che vede la seconda dentro la prima cogliamo la forte impronta generatrice che è in noi e ci guida nella vita. Siamo tutti madri e figli. I secondi dentro le prime e nella misura in cui i figli generano ottemperando alla ragione per cui sono stati chiamati, si trovano a slittare da figli in figlie e da qui in madri. Procreare è l'incipit. È quanto dà sapore e conferisce senso alla vita stessa. La cura è nella creazione che ci salva e traspone da dove noi vogliamo essere. Il saluto è dunque in noi, nella nostra coscienza più evoluta che ci indica il passaggio tramite cui entriamo da una condizione in un'altra presente come attesa dentro di noi. La perfezione delle anime è dunque legata alle aspettative che sono ingenerate in noi e che poi si vedono realizzate. Ogni cosa è la conseguenza di un'altra e avere salute significa essere in cammino verso la prospettiva di ottemperanza che è nelle dinamiche del Cosmo.
Il saluto assolve da ogni mancanza verso l'altro che ci porta a mettere ordine in noi stessi perché proiezione di chi siamo. Il saluto scioglie (da Solvere) nodi e tensioni e senza il. potere che ci conferisce, non riusciremmo a spostarci in avanti da dove siamo.
La V di Solvere è accesso in qualcos'altro. È disponibilità accordata al passo da compiere che ci toglie dalla prospettiva del prima e costruisce il nuovo presente. Salutare sé stessi prima di un adempimento è indice di una coscienza sviluppata. Ci sono luoghi che raccolgono senza mai aver ispirato un racconto preciso in merito, gli umori di quanto detto e il senso di spinta in avanti come una volontà a proseguire e ad addentrarsi per indossare una nuova pelle che sia più consona alla verità della sostanza. I cammini dal mare verso l'entroterra costeggiano fiumi e corsi d'acqua riconosciuti dall'antichità come luoghi di un'energia forte, capace di trasmutare l'interiorità. Salutare sé stessi in luogo di questo cammino è doveroso. Salutare equivale a salvarsi dalle trame di un passato che ci vuole fermi, laddove la vita chiama al cammino. Su tali prospettive comprendiamo il valore traslato nel nome stesso del fiume Savuto nel catanzarese. Un fiume di importante transito nell"antichità, che conduceva dal Tirreno centrale ai territori interni cosentini. In Savuto coabitano Saluto e Salvare passando per Solvere. C'era la coscienza nei viaggiatori e nei conquistatori del tempo che lasciare il mare e la costa per intraprendere il cammino interno boschivo e tortuoso non fosse un'esperienza da nulla. Si aggiunga a questo l'ostacolo rappresentato dalle aree salmastre nelle vicinanze, su quel tratto di costa, rappresentati dai laghi di Gizzeria che costituivano un vero problema per chi veniva sorpreso dalle febbri malariche e lì concludeva il suo viaggio.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.