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Siamo soliti concepire la forma tramite colori o parole. Alla musica è invece affidata la svugenza dell'anima. Se c'è uno strumento che più di tutti sa rendere i ricordi trasferendoli nel presente come scene di un passato che ritorna per riessere ed essere amato, è il pianoforte.
Il pianoforte racconta ma per raccontare occorre essere in possesso non solo del fatto in sé stesso ma anche della sua carica emozionale e della sua proiezione immaginale. Allora il fatto diventa mondo in chi lo assorbe e lo fa proprio. Raccontare significa muoversi su due fili tracciati. Sul primo di quanto è esistito e sul secondo di quanto noi riceviamo e di esso ricostruiamo. È difficile rendere queste operazioni con la musica. Soprattutto è difficile rimbalzare nell'animo altrui scene di un vissuto capaci di parlare agli strati più interiori e sensibili. È proprio questa abilità insieme a tante altre non di semplice contorno a fare di Andrej Gavrilov un illustre riferimento della musica sinfonica e di composizione attuale.
Maestro russo di pianoforte ma di germaniche origini, dimostra di saper tessere il racconto della musica di pianoforte muovendosi su corde parallele che sanno incrociarsi a sorpresa, stupendo per gli inattesi sconfinamenti.
Per raccontare occorre avere coscienza della propria esperienza ed è proprio quello che Gavrilov dimostra di saper fare esplorando le sfere delle possibili pervasioni, fiondando il pubblico nei tragici abissi delle fragilità esistenziali. Da qui, in un'operazione di impareggiabile potenza estetica, lo slancia in un iperbolico volo che si fa nube o cielo consapevole delle plumbee voragini toccate.
In Gavrilov coesistono le esperienze, i contributi esaltanti e mai frivoli della grande musica di composizione per pianoforte. Proponendo al pubblico del Teatro Grandinetti di Lamezia uno straordinaria e stravolgente sintesi delle esperienze storico umane del Novecento, ha dimostrato di essere ben al di là dei virtuosismi da cliché, regalando momenti che dal vorace furore ascendono all'inafferrabie volubilità delle fughe di luce.
In lui respira il tormentato mondo romantico ma che ha saputo fare della bellezza ancora di elevazione e puro trascendimento compiuto. Così come trova forma sotto le sue dita il disincantato e illeggibile tormento dell'uomo "vago del nulla". Filosofo, visionario, composto compositore ha saputo col suo strumento infondere la sensazione benefica di riuscire a planare dall'alto e con leggerezza, nonché con una punta di ironia sulle gravi piaghe del nonsenso, sprigionando la percezione che la musica possa e sappia penetrare con cura nei difficili meandri umani, sbriciolando le pareti del ruvido pensiero. Senza enfatizzare ma armato di straordinario umano sentire che fa il pianista capace di misurarsi con le cose del mondo senza alcun artificio, semplicemente flettendo sé stesso. Con questo, dando luogo all'ineccepibile certezza che la musica è movimento dell'origine. Altresì, oscurità e celeste abisso.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.