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Il destino della donna e della Bellezza nella cultura del Seicento
Nel Rinascimento abbiamo conosciuto la convergenza del tempo equinoziale con la ricerca e la resa estetica di armonia ed equilibrio. È quanto constatiamo ad esempio in Botticelli e nella sua Primavera dove la luce soffusa e mai soffocante avvolge l'opera di un ambrato soffice, quale evocazione di un sogno obliato.
I capelli sciolti di Flora come di Venere nella sua Nascita, altra opera memorabile sempre di Botticelli, esprimono l'interesse rivolto all'acqua al centro dei progetti delle opere idrauliche e di bonifica nella nuova organizzazione urbanistica del Cinquecento.
I capelli lunghi sono scialle e manto, sacra seduzione che riconcentra l'uomo sui suoi interessi creativi e prima ancora intellettivi. Quasi sempre è la donna la grande modificatrice degli assetti che connotano visceralmente le varie epoche e ne scatenano i passaggi. La donna mai calcolata nella sua reale definizione se non per i suoi capricci, spesso pura letteratura.
I capelli nel Rinascimento sono l'aspersione della doratura dei tempi di mezzo che inclinano l'uomo al giusto pensiero. Sono evocazione di una dimensione sognante che soggiace e mai scacciata dalle esigenze animiche. Donna da immortalare attraverso le posizioni armoniche che fanno delle Tre Grazie il riferimento non solo per movenze e plasticità anatomica, modello di riflessione per operare al meglio.
La donna come ispirazione per Dante e lo Stilnovo diviene centro dell'Olimpo terreno precipitando l'uomo lontano dal Creatore. È questo che per le concause storiche già elencate nei precedenti articoli fa decadere il modello di armonia da lei a giusta ragione rappresentato. Contribuisce certo la nuova visione neoplatonica a questo salto verso la periferia degli elogi. Lo Spiritismo che si affaccia col Seicento nella sua macabra visione corteggiata dall'occultismo deturpa la donna accusata di ogni forma di scompiglio e disorientamento rispetto alla dritta via della tradizione. Ammiriamo strane figure femminili vaganti in un cielo plumbeo dalle nubi infernali. Il seno nudo e raccolto che viene ostentato con disinvoltura nei salotti aristocratici e nelle corti dove fioriscono amori carnali e peccaminosi, diviene evocazione della seduzione del male come Pietro Liberi ben ci ha tramandato con le sue opere di mirabile bellezza. La luce della donna è di un bianco pallido verginale, tradito dalla seduzione che invece spinge e ispira pensieri torbidi. È la rappresentazione dell'ambiguità che caratterizza tutto il Seicento e porterà il melodramma ad affermarsi in ogni illustre città.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.