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La donna nel Seicento. I capricci degli dei e la periferia della luce
Sedersi significa avere un ruolo. Dio dal suo trono di luce muove la creazione. È quanto Giulio Romano ci lascia intendere attraverso l'opera dei Giganti in cui il trono è lasciato vacante da Zeus tutto preso a combattere i rivali. Esistono gli dei e oltre c'è Dio a capo di tutto.
È quanto il Neoplatonismo suggerisce riprendendo il discorso delle idee platoniche. I capricci degli dei sono il riflesso delle qualità umane. È compito dell'Arte elevare l'uomo e ricollocarlo non al posto di Dio ma in Dio. Da qui lo svastika che è rappresentata sul pavimento della sala dei Giganti, come riflesso del trono, ad indicare la luce di Dio nel mondo che sta all'uomo cogliere e riflettere. Lo specchio avrà un ruolo cruciale dal Seicento in poi, ma splenderà nelle sale rivendicando la posizione di potere del re. L'effetto di rimbalzo della luce esaltato dagli stucchi di oro sortirà un effetto frastornante che anziché riavvicinare l'uomo a Dio, lo distrarrà completamente.
Il Seicento è il secolo delle ombre. Strano a dirsi, per molti versi recupera quanto già avvertito nel Medioevo. Al centro di questo apparente passo indietro c'è la cultura femminile lasciata in sordina nei secoli precedenti e che ora rispunta rivendicando la sua autorevolezza. Sicuramente le grandi figure monarchiche, Elisabetta d'Inghilterra e Isabella di Castiglia in Spagna creano dei sussulti non da poco nella loro contemporaneità e gli effetti si raccoglieranno dopo. La peste che nella prima metà del Seicento si spinge dal Centro Europa fino all'Italia investendola in pieno, fa precipitare la società in una sorta di oscurantismo che vede la donna al centro di ogni sventura. A farne le spese sono ovviamente le popolane fattucchiere spesso accusate di tramare contro il potente di turno, al soldo del potenziale rivale.
La distrazione verso altre realtà oltre confine ha pesanti ricadute nell'Europa cattolica, che necessariamente investono l'immagine della donna sempre più relegata alla dimensione fatua e inconsistente della società. La dama altezzosa, civettuola, salottiera sarà il prodotto di una società affatto lungimirante e che sarà colpita in futuro proprio da queste scelte di leggerezza. Lo stuolo di amanti che ruoteranno intorno ai re cattolici imparentati con le grandi autorità ecclesiastiche servirà nel tempo a indebolire la posizione delle monarchie assolute dinanzi al popolo sempre più affamato, determinando un pericolosissimo circolo vizioso.
È del Seicento il simbolo del Serpente che se da un lato accompagna e incoraggia la sapienza ermetica su basi neoplatoniche e la ricerca alchemica, dall'altro esprime un forte legame tra la dissoluzione terrena e la donna. La Medusa come mito riesplode e viene ricondotta alla pittura dal Caravaggio mentre di Artemisia Gentileschi è la Cleopatra uccisa dal veleno di una vipera, come riporta la tradizione.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.