La magia dei capelli. Differenze tra uomo e donna nell'antichità
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La magia dei capelli. Differenze tra uomo e donna nell'antichità

Amore e Psiche
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La magia dei capelli. Differenze tra uomo e donna nell'antichità
La magia dei capelli. Differenze tra uomo e donna nell'antichità

 

Celebrare la donna nell'Arte non è stata mai cosa semplice. Nella sua rappresentazione fisica, la virilità dell'uomo arcaico è stata completata dalla folta chioma. Attraverso i capelli lunghi l'uomo manifestava l'esigenza di congiungere la forza con l'integrità. Il primo matrimonio l'uomo l'ha celebrato in sé stesso attraverso la crescita dei capelli.

Gli eroi antichi hanno i capelli lunghi che contornano il volto conferendo un effetto di dolcezza, oppure al contrario, inasprendo ulteriormente la brutalità che li contraddistingue. I capelli nella donna racchiudono la sua carica seduttiva. Quasi fossero una delle parti più erotiche, la donna perbene li portava raccolti, se di buona famiglia in elaborate acconciature adornate di gioielli e fermagli preziosi. A volte persino nell'intimità la donna pudica non scioglieva i capelli. Sciogliere i capelli dinanzi al marito significava deporre le armi di ogni difesa e solo donne animate di forte coraggio e con una forte consapevolezza riuscivano a compiere quest'azione, disorientando il consorte attraverso il brivido dei sensi che suscitavano.

Dietro la seduzione dei capelli della donna c'è la tradizione della nudità che la vede come le ninfe, immersa in una condizione di placida verginità. Se l'uomo della civiltà di mezzo, ossia dei coglitori, si copriva la parte intima con foglie larghe, la donna ricorreva ai capelli per nascondere le rotonde intimità che tanto distolgono l'uomo dalle sue faccende.

Il pudore della donna è da sempre mostrato o superato attraverso il linguaggio dei capelli. Nell'uomo l'audacia è evidenziata dalla folta capigliatura rimasta un carattere distintivo del latin lover. Nella donna l'attinenza velo chioma fluente è forte. Anticamente le vergini compivano i loro riti separatamente dagli uomini. Siamo nel paganesimo immerso nella Natura. Tra donne il pudore non era conosciuto né provato. Le donne pure, le vergini che non hanno bisogno dell'uomo per sentirsi complete, facevano il bagno insieme presso sorgenti, laghi o fonti. Il velo richiama la fiamma e le vestali portavano i capelli lunghi e sciolti, cinti sulla fronte da una coroncina. La coroncina o la tiara esprimevano autorità ma erano anche un richiamo al proibito, per cui la donna risultava molto seducente per l'uomo.

La donna si è vestita di sé stessa, l'uomo ricorrendo alla Natura e alle soluzioni che gli offriva. L'idea che la donna vestisse l'uomo si è perpetuata nel tempo. Grazie alla forte associazione fili capelli, il ruolo della donna è stato anticamente quello di lavorare al telaio. Filare, creare tessuti e abiti, così come stoffe adatte ad abbellire la casa, a vestirla come fosse la sfoglia esterna del proprio corpo, ha portato la donna a diventare la regina della propria dimora. L'investitura cavalleresca che la donna conferiva al cavaliere di fiducia del regno nasce proprio dall'antico legame donna filatura e tessitura. La filatura si riconduce all'azione di districare i nodi dei capelli. I capelli spezzati erano un segno di sventura, prima ancora delle unghie che si spezzano. Il ciuffo di capelli sistemato sotto il guanciale del proprio amato serviva a proteggere costui dalle grinfie degli spiriti notturni. Il decoro celtico dei lover spoons nasce come idea dall'intreccio dei capelli che le donne anglo germaniche erano abili a sistemare in acconciature, vere e proprie opere d'arte.

Quando il proprio caro, marito o promesso sposo si preparava a salpare, la donna tagliava un ciuffo dei suoi capelli e glielo donava, affinché lui non si dimenticasse di lei. I capelli erano il filo di unione che non si sarebbe mai interrotto e se la donna mentre si pettinava spezzava i propri capelli, si compiva una tragedia annunciata. Tante storie popolari irlandesi ma non solo, narrano del magico rapporto capelli dipartita del proprio amato. Tagliare i capelli significava non solo consacrarsi a Dio, ma per la donna dei popoli pagani, germanici e celtici che ancora non avevano conosciuto il Cristianesimo, equivaleva a consacrarsi definitivamente all'uomo che aveva scelto e che era naufragato in mare aperto o caduto in battaglia. Era una promessa che varcava i cancelli della morte.

Ippolita Sicoli
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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