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Tra le due sponde la vita. Il cucchiaio e la promessa d'amore
Anche "rispondere" obbedisce a una promessa. Il latino "Spons spontis" equivale al nostro "sposo".
È interessante come gli antichi Romani coniugassero la volontà con la promessa. "Sua sponte" è una locuzione avverbiale che ancora in italiano si usa per indicare "secondo sua volontà".
Gli antichi erano molto attenti al significato dei termini che non usavano mai approssimativamente anche a seguito del fatto che l'oralità diveniva sempre più sciolta nel tempo.
La promessa è un atto compiuto di propria spontanea volontà e non esiste promessa più emozionante di quella amorosa. Ancora in determinate aree italiane specie meridionali, si usa festeggiare in grande stile il giorno della promessa tra i due fidanzati. Promessa significa letteralmente "andare verso il compimento di un'intesa comune". L'intesa si sviluppa sulle basi di una domanda e di una risposta entrambe fluide, ossia senza acredini o sotterfugi. La risposta che avviene di propria volontà dà l'avvio a un rapporto che evolve in vero e proprio contratto tra i due sposi che intendano regolare il loro amore davanti a Dio e agli uomini. Il contratto di matrimonio era anticamente il punto focale di tutta la relazione in quanto stabiliva quote e cessioni di proprietà. Il contratto però è altro dalla promessa fatta da cuore a cuore. È l'aspetto torbido del matrimonio, che contempla in svariati casi l'esistenza di un ricatto. Questo soprattutto in tempi antichi quando il matrimonio serviva a riunire due famiglie rivali che traevano dall'atto contrattuale spesso in differente misura, ciascuna i propri benefici.
È interessante il riferimento a "sposo" e a "promessa" dell'etimo "sponda". Tra le due sponde scorre il fiume metafora di vita. Il fiume divide e unisce ed è quanto si verifica attraverso la prole generata dai due sposi. Ciò che separa unisce secondo gli antichi.
La sponda di un fiume è la promessa di un approdo che sprona l'uomo a spingersi oltre. Il termine "promessa" include il riferimento a Dio e all'ottimismo infuso in determinate religioni a proposito dei nuovi orizzonti spianati da Lui al popolo in difficoltà. È quanto constatiamo nell'Antico Testamento in rapporto alla Terra Promessa e al passaggio attraverso il Mar Rosso relativo alla Pasqua ebraica, del popolo di Dio.
Dio sostiene e appoggia le possibilità dell'uomo, infondendogli coraggio. È quanto avviene anche nell'intimità di coppia in cui l'uno si affida all'altro in una complicità ben evidenziata nei testi ebraici attraverso il Cantico dei Cantici. Non esiste promessa che non si erga sulla fiducia reciproca e innanzitutto sulla fiducia interiore rivolta a Dio. Il bacio esprime il matrimonio come tramite di transustanziazione e sublimazione dal piano umano a quello divino. La Mors Osculi e' la morte di bacio che unisce la coppia in Dio. È quanto il Neoplatonismo recupera attraverso la figura di Pico della Mirandola, un poeta classicista che potremmo definire un esegeta letterale dei testi biblici.
È curioso come questi contenuti per via meno ragionata ma su un piano più emozionale fossero presenti anche presso le popolazioni celtiche rivolte in tutto verso un sentimento sacro e di devozione per l'Assoluto attraverso lo specchio della natura. I lover spoons sono una chiara ed efficace testimonianza della promessa amorosa siglata per tramite dei cucchiai. Mangiare era un azione comune che nel soldato indicava anche una pausa di rilassamento inserita tra le pressioni a cui era continuamente sottoposto. Un gesto comune e quotidiano quello di portare il cibo alle labbra diventava tramite il cucchiaino della promessa l'occasione per non perdere il contatto animico con la donna che per conto suo era portata a rivivere all'interno di una vita totalmente diversa ma non meno burrascosa, le stesse identiche emozioni del suo promesso.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.