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Il percorso accidentato delle parole. Moloch e Baal
Baal e Moloch sono più vicini di quanto si pensasse e non mi riferisco solo alla vicenda del dossier Epstein.
Certi comportamenti che vanno al di là dei rituali stessi ci portano a ragionare su quanto l'uomo possa essere capace e al tempo stesso agendo al servizio del dio padrone, rendersi espressione dell'aberrazione più triviale. Siamo e veicoliamo energia e non solo per mezzo della riproposizione di precisione maniacale di antichi riti e dettami mai evidentemente scomparsi, in possesso di gente spietata e senza una coscienza umana. Certe credenze e i loro rituali viaggiano con le parole e le loro destinazioni. Abbiamo perso nel tempo la consapevolezza del potere delle parole. Le usiamo e le vomitano a seconda, con odio e durezza, oppure al contrario le utilizziamo con estrema morbidezza e disinvoltura dimentichi del loro reale significato. Spesso svuotate del loro contenuto e attualizzate in un modo così superficiale da riportare in vita la loro primitiva potenza. Se Dio col verbo ha dato luogo al processo di creazione introducendo il bene nel Cosmo, il Male fa l'esatto opposto. Il male che deriva dalla stessa radice di Moloch, lo utilizziamo a casaccio e sfrontatamente abbinato a situazioni di una primitiva potenza dissolutrice quanto sconcertante, menzionando e riattualizzando antichi rituali come quello del malocchio. Attualizziamo e questo è un esempio leggero e quasi dall'aspetto colorito, un'antica tradizione dimenticando quasi scherzando o ironizzando, quello che realmente una parola collegata all'energia che noi le infondiamo possa fare.
Le popolazioni eurasiatiche si sono macchiate di tristi rituali che hanno altrove esportato. A volte questi aleggiano come leggenda o hanno contribuito a designare un territorio, facendo riferimento ai loro antichi occupatori. La pietra del Reggino parla e avrebbe davvero tanto da dirci risvegliandoci da un sonno rimasto a lungo inviolato ma che introdurrebbe e spiegherebbe razionalmente atavici e angoscianti comportamenti che collegano la ndrangheta a riti e tradizioni ancestrali al limite dell'umano sentire. Moloch è nel reggino presente e lo è con la forza della sua parola che rintracciamo in Molochio.
A volte le antiche etimologie viaggiando nel tempo si sofisticano. Baal il dio insaziabile divoratore di bambini è sopravvissuto ai giorni nostri col riferimento a lui attraverso la parola palla che dà il senso di tronfio e ingordigia. Lo ritroviamo in Ball: Palla in lingua inglese. L'immagine della palla suggerisce situazioni opposte. È la pienezza dell'armonia collegata alla sfera ma è anche in senso spregiativo immagine di pesantezza. La leghiamo ai bambini nella rappresentazione di purezza e di compiuta serenità che suscitano. Nella palla Baal a cui leghiamo anche Ballo ritroviamo il dio triviale nel rotolamento di movenze rozze e per nulla aggraziate al contrario della danza. Rintracciamo qui, nelle due pulsioni esatte e contrarie l'antica congiunzione della vittima e del carnefice. Una rappresentazione disarticolata del primitivo rapporto tra dio ingordo e bambino innocente.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.