Il maiale tra i riti tribali e la celebrazione del Carnevale
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Il maiale tra i riti tribali e la celebrazione del Carnevale

Amore e Psiche
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Il maiale tra i riti tribali e la celebrazione del Carnevale
Il maiale tra i riti tribali e la celebrazione del Carnevale

 

L'eroe esalta le qualità dell'uomo dinanzi a Dio. Egli resta, a differenza del santo, nell'ambito dell'esaltazione delle qualità umane che sono da emulare come modello di vita.

La vita in terra ha il suo valore che Dio riconosce e apprezza nell'uomo che si sacrifica per esso. Pertanto, la società che omaggia gli eroi è vista di buon occhio da Dio. È questo il principio che accomuna le tradizioni del passato sparpagliate su tutto il pianeta. È però anche qui necessario porre un distinguo in base all'evoluzione delle stesse tra eroe ed eroe. Per le civiltà tribali l'eroe si confonde con una forma di divinità. Chi eccelle secondo qualità umane aiutate dall'educazione su cui va a installarsi il buon senso del soggetto, è considerato una figura eccezionale e quindi divina. È un discorso questo che apre ad apprezzabili conseguenze che si contestualizzano e si riferiscono a determinate culture. Anche il totem delle civiltà cacciatoriali può ricondursi al valore conferito alla figura dell'eroe che si discosta dalla natura ordinaria, divenendo cristallizzazione o effigie di una figura sacra.

È sacro ciò che apre a un consenso collettivo e quindi si carica di un significato che sfora l'ordinario. È quanto accade alla bestia immolata durante il rito sacrificale. Questa operazione alquanto primitiva è di fatto comune tra le culture più antiche che pur essendo tra loro diverse, si ritrovano accomunate dallo stesso principio di fondo. Quanto più l'animale è legato ad aspetti di una realtà primitiva, tanto più acquista nella trasposizione ritualistica che culmina col sacrificio. Le bassezze umane che vengono riflesse sull'animale, attraverso il rito sono riscattate in qualità sublimi. È la materia che viene ad essere trasposta con la ferocia della morte su un piano di luce.

Questo processo transitivo che annulla le qualità più bestiali dell'animale è espresso con altri connotati dalla forma di venerazione presso culture ancestrali nei confronti della donna abile nelle qualità sessuali. Che sia figura sacra o cortigiana delle più ambite corti, la sublimazione dell'istinto sessuale attraverso le pratiche erotiche fornisce il giusto esempio per comprendere questo meccanismo di conversione e sublimazione che è proprio della psiche.

L'animale che più di tutti si presta a questa forma di riscatto tramite il rito è proprio il maiale non a caso paragonato all'uomo di bassa civiltà o anche alla donna nei loro aspetti diversi ma comunque degradanti. Eppure, nessun animale quanto il maiale è consumato così diffusamente, esaltato e prima ancora deprecato. L'abbattimento del maiale inaugura la parte dell'anno della baldoria godereccia. La morte ne è il suo trionfo. La sua diffusa consumazione sul piano geografico e culturale è resa anche dalla varietà di nomi che lo designano.

Del maiale non si butta niente. È la sazietà del corpo che però non nutre l'anima, anzi la fa sentire sempre più insoddisfatta. Esso incarna l'illusione del Carnevale periodo consacrato alle trasgressioni in tutto, che però ti lasciano vuoto dentro, aprendo quindi al periodo di purificazione che per noi cristiani equivale alla Quaresima. Carnevale significa "periodo che chiude al consumo della carne" facendo identificare come ogni tempo ritualistico l'inizio con la fine e l'abuso con il suo opposto, razionamento o assenza.

Quando gli antichi e nello specifico i nostri predecessori latini parlavano di carne, si riferivano al maiale cotto e preparato secondo infinite modalità. È il piacere sessuale che non conosce limiti e in questo va a coniugarsi nei più raffinati con la fantasia erotica.

Il maiale che ritroviamo nell'iconografia di Sant'Antonio Abate è il piacere sordido della vita che lascia sempre insoddisfatti e prepara all'isolamento del mistico. Il maiale è di fatto il simbolo dell'illusione terrena che già riscontriamo nel nome appunto "maiale". Era questo l'animale offerto in sacrificio alla dea Maia madre di Mercurio e Maia, divinità greca arcaica, dal significato di "madre" lega la terra alle illusioni. Maya la ritroviamo nel repertorio delle antiche divinità indù proprio con Il significato di "illusione" facendo riferimento al mondo reale avvolto dal velo appunto di Maya. A Maya si ricondurrebbe anche la radice di Imago (immagine) e di Magia interpretata nel suo doppio e opposto significato e che libera dalle illusioni e che, operata dall'imbroglione, è essa stessa illusione. Sulla base di quanto già espresso nei precedenti articoli, l'illusione è la trappola di chi si discosta dall'essere e porta avanti solo l'apparenza nel regno del mutevole.

 

Ippolita Sicoli
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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