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Dopo le Olimpiadi si spengono i riflettori su Sanremo
Si è conclusa sabato 28 febbraio l'edizione 2026 del festival di Sanremo e anche quest'anno non mancano i clamori. Dopo la fine delle Olimpiadi invernali Milano Cortina, sembra che questa edizione del festival sia passata in sordina.
E non solo per la data spostata troppo in là rispetto agli anni precedenti. Più di uno ha detto "e anche questo Sanremo ce lo siamo tolto davanti" ponendo l'accento sulla pesantezza della kermesse. Un palco tutto sommato privo, una certa fretta nella presentazione dei brani, la ripetitività degli ospiti con Frassica apparso da subito spoglio della sua spumeggiante originalità e la modella Balti più zuccherosa dell'anno scorso ma tutto sommato insipida. Cosa non torna? Nonostante la presenza della Pausini all'altezza del suo ruolo di madrina, si è consolidata l"impressione di un festival votato all'anzianità di pubblico. Le canzoni erano nel complesso scarse e prive di energia. Giustificata dunque la vittoria di Sal Da Vinci nonostante i suoi richiami all'iconico Massimo Ranieri. Il ritorno al taglio italiano della musica è forse l'elemento più positivo della Kermesse che si propone qust'anno più che mai di rilanciare cultura e canzoni che connotano il buon gusto italiano. E il buon gusto di certo quest'anno nella sobrietà dei talenti non è mancato. Però si avverte nel complesso una vacuità che lascia insoddisfatti. La sensazione triste che senza le buffonate a cui eravamo abituati in passato il Festival assuma l'aspetto di una minestrina in brodo mangiata a cena. La schermaglia politica delle forze contrapposte che si contendono il festival, nonostante il taglio nazionalistico di Meloni ha penalizzato quel tocco di iumor in più che sicuramente Andrea Pucci avrebbe portato in scena. L'ombra sinistra si avverte eccome nel penoso intervento durante la prima serata della vecchietta pro repubblica.
Insomma, non basta il complessivo buongusto a reggere il festival sicuramente minato dai troppi programmi televisivi di talent canori che ne adombrano valenza e contenuti. Peccato per Ermal Meta che si è impegnato forse più di tutti nela sua esibizione e che avrebbe meritato il premio della critica. Una canzone che induce a riflettere senza risultare banale o ossessiva. Ma si sa, Sanremo è così, marcatamente nazionalpopolare. Si può fare di più e di meglio, come diceva la canzone proposta in una vecchia edizione, senza ricascare nei modelli satanico globalisti che speriamo siano rimasti alle spalle.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.