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Il compasso e la forza bruta dell'uomo. Le tracce di Ovidio nel palazzo Te di Mantova
Nonostante tutti i riferimenti mitologici e simbolici, palazzo Te dimostra di essere uno scrigno di saperi che sa riflettere i disagi del suo tempo.
Nella sala dei Giganti il trono vuoto mette in risalto le lotte di potere al tempo dei Gonzaga e la corsa dei signori per l'ascesa al trono papale. La precarietà del potere conseguito, era un fatto noto e sorretto dalle varie strategie messe in campo al fine di spodestare le famiglie che reggevano i domini. L'ingerenza della Chiesa era motivata dal fatto che erano sempre le stesse famiglie a dominare e a scegliersi il vescovo di Roma nonché Papa.
Il grande affresco del Romano dal taglio inquietante e imperante mette in evidenza lo scompiglio che si creava quando il trono di Pietro rimaneva scoperto, al pari del trono regnante. Gli equilibri, la misura dell'uomo e la capacità di autogovernare i propri istinti mostravano la loro fragilità ed evidenziavano come l'intelligenza e la freddezza matematica fossero applicate solo alle Arti. Ciò rivelava le menzogne e le contraddizioni del tempo. Urge pertanto ripristinare Ovidio con la sua Gigantomachia tra i classici dell'epoca. Perché proprio lui? Egli si sofferma sulla brutalità che caratterizza i Titani e i giganti, creature antecedenti all'uomo e che pur somigliandogli in alcuni tratti specie somatici, differiscono proprio per la brutalità e l'abbaglio feroce. Non è un caso che Prometeo abbia rubato il fuoco agli dei per donarlo all'uomo. L'ira da cui la mancanza di ponderatezza, rende i Giganti ciechi simili alle belve feroci. Da qui l'orco delle fiabe, creatura selvaggia e incapace di evolvere.
Per Ovidio di una modernità esaltante, le creature non illuminate dall'intelligenza capace di governare l'uomo, sono creature belligeranti e mostruose. L'aspetto fisico ricalca le caratteristiche psichiche. Le scimmie nell'affresco rappresentano al meglio la materia grezza, il Kaos di contro al Cosmos a cui si conducono cerchio e sfera tracciati dal compasso. Questo da "cum passum" significa "procedere con lentezza". La lentezza prevede l'uso della riflessione che consente all'uomo di muoversi con precisione senza commettere errori e distruggere quanto fatto. È qui che si ritrova la logica aristotelica. L'Ontologia su cui riflette l'Accademia rinascimentale mira a definire l'uomo e a legare l'evoluzione del singolo al concetto di civiltà. Quindi il salto alla Metafisica che come giustamente comprese Ficino, mette in collegamento Platone con Aristotele. Vie diverse conducono alla stessa meta.
L'alto trono dipinto da Romano nell'affresco dei Giganti indica la presenza di un Dio invisibile a chi si lascia prendere dal furore. Zeus è troppo umano, è il dio che ha conquistato l'Olimpo camminando sui passi di chi lo ha preceduto. Il Cosmos parla attraverso di lui ma non si identifica in lui e qui, nell'immobilità dell'Essere Supremo ritroviamo l'accezione di motore immobile concepita da Aristotele. Così come anche il Deus ex machina delle tragedie greche che interveniva rimanendo al di fuori della scena, risolvendo le situazioni e avviando l'opera al suo termine.
Sopra Zeus non può esserci che il Dio vero che sta all'uomo scoprire attraverso se stesso, e le Arti lo accompagnano in questa ricerca. Dio è il sole e splende senza consumarsi. Un richiamo a questo concetto lo ritroviamo espresso sul pavimento dal decoro che richiama lo svastika a indicare la forza ruotante del sole. I quattro bracci invitano a riflettere sulla forma quadrata del palazzo Te e recuperano il principio neoplatonico secondo cui la forza creatrice dell'uomo discende da Dio ed opera nel tempo lasciando tracce di eternità.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.