Il pesce e l'occhio nella pittura umanistico rinascimentale
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Il pesce e l'occhio nella pittura umanistico rinascimentale

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Il pesce e l'occhio nella pittura umanistico rinascimentale
Il pesce e l'occhio nella pittura umanistico rinascimentale

 

"Pesce" in greco è l'acronimo di "Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore". Il simbolo del pesce lega l'organismo all'elemento acqua in modo imprescindibile.

L'acqua abbraccia gli organismi del suo regno che di essa sono prevalentemente costituiti. L'acqua riempie gli spazi rendendosi aria liquida. Gesù nuota nell'acqua staccandosi da essa ma continuando ad appartenerle. È un tutt'uno con il Padre agganciando la Sua essenza materna all'Alfa che lo ha generato e non creato.


La Madonna è la madre storica. Dio di per sé non ha definizione. È il principio che in quanto tale si rispecchia nell'Adam Kadmon.

Questi concetti che verranno ripresi dalla Chiesa non ufficiale dalla seconda metà del Cinquecento aprono a nuove interpretazioni sulle realtà di fede e ancor prima hanno avviato un terreno di confronto tra il mondo della ragione rinascimentale e i contenuti tradizionali della Fede. Per tradizione intendiamo tutti i riferimenti anche simbologici che contiene un patrimonio culturale consolidato. Tra essi ritroviamo anche il pesce.

Un carattere del pesce, in genere sottostimato, è quello di vivere limitatamente nel suo elemento fuori del quale muore. Il pesce pur non essendo un simbolo distintivo della cultura umanistico rinascimentale ne rappresenta l'indirizzo artistico partendo dal presupposto che il pesce è il nuovo uomo che potenzia se stesso puntando sulla ragione. La ragione è il vasto mare che nutre le potenzialità dell'uomo messe in atto anche nell'Arte. Come il pesce che nuota nel mare aperto l'uomo è reso libero dall'uso disciplinato della ragione che lo inclina a infinite espressioni. L'Antropocentrismo riassume questi contenuti che ritroviamo nell'occhio all'interno delle raffigurazioni ritrattistiche. Abbiamo visto come l'assenza di peluria e dell'arcata ciliare nel viso sconfigga ogni parvenza d'ombra che offuscherebbe la padronanza della luce. In più separa irrimediabilmente l'uomo attuale dal brutus del passato. La luce è il trionfo della padronanza dell'uomo nello spazio. Come il pesce che sguazza liberamente nell'acqua, l'occhio non ha limiti ed è collegato direttamente alle potenzialità della ragione che permette di indagare su tutto.

Influenzati dallo studio di Marsilio Ficino e ancor più di Pico della Mirandola dalla seconda metà del Cinquecento l'interesse si sposterà sulla bocca come espressione di vita e di congiunzione che aprirà a una nuova concezione del bacio. La Mors Osculi, letteralmente "Morte per Bacio" è uno dei contenuti più ostici del Neoplatonismo pichiano, alla base della Filosofia Ermetica che per vie in ombra affiancherà e si contrapporrà ai contenuti canonici della Fede.

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Ippolita Sicoli
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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