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È la luce che ridisegna il mondo e così facendo lascia riverberare l'ombra. L'ombra si sente di conseguenza avvicinata e interrogata dall'uomo nella sua transitoria evanescenza che imprime contenuti prima di annullarsi.
Abbiamo visto come nel Medioevo l'azione conduce a Dio e liberi l'uomo dalle tenebre e dalle tentazioni. Nel Rinascimento si passa dall'azione che impedisce all'uomo di osservare e fare le dovute riflessioni, alla scena che è qualcosa di compiuto ma capace anche di andare oltre.
Il relativismo che si affaccia con l'Umanesimo, induce a contemplare il tempo come ricchezza di eventi che si convertono in fatti e allo stesso tempo dipinge verso ciò che non è prevedibile ma le cui leggi sono state già messe a punto. La narrazione è l'obiettivo del Rinascimento e la narrazione contempla l'uomo di domani. In questo il grande monito e l'importante lascito affidato all'uomo di oggi dal Rinascimento. La narrazione si sbroglia su due fili. Il primo contemporaneo e il secondo dal carattere di universalità che vede l'uomo di domani compartecipe dell'unico progetto elaborato dall'artista nel suo tempo.
Dall'azione si pssa alla scena che ha una sua maggiore complessità e così facendo il Rinascimento prepara le basi al Melodramma. Può essere imbastita la storia sulla scena, organizzata o a malapena accennata. Per questo si prevede un uditorio attivo e non passivo che sappia, anche solo guardando, stimolare al percorso e alla conclusione del narrato.
Abbiamo analizzato nello scorso articolo La Pietà di Michelangelo ponendo l'accento sulla compassione. È questo uno degli obiettivi che si prefigge l'Umanesimo, guardando ancor prima che allo studio del Classicismo alla consistenza umana, andando alla ricerca di quelli che sono i pilastri dell'umanità. È ancora presto per parlare di un vero e proprio studio sulla psiche ma già si intravede e in questo Shakespeare ce ne dà conferma, la volontà di rappresentare l'uomo attraverso anche i giochi delle ombre ( vedi l'Amleto) nella sua totalità. Totalità equivale all'espansione dei margini territoriali e all'universalita'. Ecco pertanto la necessità di investire sugli ambienti che pongano in collegamento il dentro con il fuori e diano avvio a una comunicazione virtuosa tra i soggetti.
La pittura risente di tutto questo e si pone il doppio obiettivo di celebrare e di raccontare. Compaiono scene d'insieme nella vita quotidiana, mostrando una conduzione di serenità e prosperità. Serve anche ai mecenati questa parvenza di fertile gioia. Subentra nel Rinascimento l'esigenza di farsi pubblicità allo scopo di salvaguardare l'immagine propria e del casato di appartenenza da eventuali scandali sempre purtroppo più frequenti. I soggetti sia maschili che femminili compaiono in primo piano in abiti lussuosi e adornati di pietre preziose. I volti a dispetto di quelli medievali oblunghi e smunti per dare il senso dell'avvilimento e del martoriamento spirituali si fanno tondi e floridi. Si pensa a rilasciare un'immagine di solidità e dignità pur sempre salvaguardando un'impronta di giovinezza che suggerisca eternità. È questa l'ambizione. Non tramontare. Riscattarsi dalle onte attraverso l'immagine da consegnare ai contemporanei e da tramandare nei secoli, sfidando le intemperie e i cedimenti del potere.
È da notare come soprattutto nel Cinquecento e dalla fine del Quattrocento gli occhi vengono disegnati senza ciglia. La luce si diffonde ovunque e non sono ammessi sbarramenti agli occhi che appaiono lucidi e vividi ma al tempo stesso distaccati. Le impressioni sono laconiche per far passare l'immagine di rigore morale e di virtù nel tempo e consegnarla al futuro. Si guarda molto al futuro nel Rinascimento e a questa finalità si ricongiunge anche la scala a chiocciola che si srotola verso un domani senza fine. Dio non è più il motore Immobile. È l'evoluzione che accompagna l'uomo nel suo industrioso ingegno. A questo contribuisce senza dubbio anche l'invenzione della stampa che provvede a mutare anche il senso del racconto suggerendo trame che riportino non solo miti ma vere e proprie storie dal carattere compiuto sul piano dei contenuti. Ed è proprio su questo che "La Gerusalemme liberata" di Torquato Tasso scommette slanciandosi verso la narrazione moderna. Nonostante i temi di partenza siano a carattere mitologico e cortese, egli contempla l'importanza e la fondamentalita' di rilasciare contenuti, ossia fatti, agganciati a un maturo concetto di vero salvaguardando l'estro creativo del narratore. L'opera deve aggiungere oltreché insegnare e in questo si ravvisa la concezione rinascimentale che contempla la creazione partorita dall'uomo sul modello di quella divina.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.