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Toro Cozzante rinvenuto nel Parco Archeologico di Sibari e simbolo della colonia di Thurii
Tra il 30000 e il 15000 a.C. nel periodo chiamato Magdaleniano il Centro Nord Europa fu colpito da una terribile glaciazione che spinse le popolazioni di cacciatori a migrare verso latitudini più meridionali.
Noi attuali calabresi discendiamo da quei popoli. Il fatto che le razze nordeuropee fossero spiccatamente bionde e chiare di pelle è posto in dubbio non solo dal ritrovamento di resti di uomini ma anche dalla mitologia primitiva a noi pervenutaci, a tratti lacunosa. Pensiamo ai predecessori dei Celti di cui si vagheggia nella mitologia originaria di re Artù. In alcuni filoni del mito Morgana appare scura e bassa. Scuri e bassi erano i primitivi abitanti della Scozia scesi a occupare le zone più meridionali della Gran Bretagna. Quanto di primo acchito sorprende viene ad essere accettato senza fatica dal fatto che gli antichi popoli sciamanici siberiani erano scuri, tozzi e con gli occhi a mandorla.
L'animale disegnato nella grotta del Romito a Papasidero risalente a 14000-10000 anni fa ci parla della cultura dei cacciatori e dei rituali pervenuti qui in Calabria, che hanno radici ben più a nord della nostra Penisola. In Calabria più flussi migratori di origini diversificate si sono incontrati e forse anche scontrati. È quello, il Magdaleniano il tempo in cui in Europa si sviluppa una nuova coscienza che vede il rito e il culto della caccia assumere valenza sacra. Protagonista è l'uro, l'antesignano dell'attuale mucca podolica che caratterizza gli allevamenti di bovini autoctoni qui in Calabria. Dall'orso tipicamente nordico i cacciatori dell'ultimo periodo preistorico scoprono il toro che s'innesta nella nuova coscienza culturale dei popoli cacciatori di allora protesi verso lo stanziamento in climi più miti. L'aurora boreale diviene protagonista di questa fondamentale transizione. Essa nel nome contiene i riferimenti all'orso (Bear in lingua anglogermanica) e al bue (boos in greco antico). Il bue soppianta l'orso confinato a latitudini più settentrionali. Al bue in tutte le sue declinazioni dal vitello al toro è rivolta la formazione identitaria della cultura calabra che vede le popolazioni nordeuropee incrociarsi a quelle protoafricane e poi elleniche. Il vitello da cui il nome Italia legato al re Italo delle coste ioniche meridionali della Calabria e da questo al toro che riecheggia nella toponomastica di Gioia Tauro e di Taurianova. Prima che greci noi calabresi siamo i successori di tribù libere dedite alla cultura della caccia. Orsomarso nel nome dal significato di Orso di Marzo celebra l'origine nordeuropea dei Bretti che praticavano il culto dell'orso e del cervo e che lì tra le falde rocciose e boschive del Pollino ebbero i loro stanziamenti.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.