Il ricordo come ritorno dell'inatteso
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Il ricordo come ritorno dell'inatteso

Amore e Psiche
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Il ricordo come ritorno dell'inatteso
Il ricordo come ritorno dell'inatteso

 

L'attesa di un ritorno che si compie è la concretizzazione di un sogno. Ritorna anche chi non abbiamo mai veduto e che era impresso dentro di noi con una forma e un odore.

Ritorna il ricordo che si fa umano o fisico rapendoci dal presente e portandoci altrove. Allora si compie il Paradiso.

Che cosa sarebbe quindi la morte se non una traslocazione nei luoghi della memoria per come sono rimasti ma anche arricchiti dei riferimenti di chi siamo intanto diventati? La traslocazione nell'anima ha i connotati di chi siamo. Esprime l'incontro tra chi eravamo e chi siamo ora nel miraggio di un presente domani.

Spogliamo ogni cosa nel ricordo che mette radici in noi. Spogliamo gli eventi di tutto e ci ricollochiamo in noi stessi. Amiamo il ricordo perché ci fa ritrovare in noi stessi attraverso la proiezione dell'anima su chi avremmo o abbiamo abbracciato. Il ricordo si fa allora disatteso ritorno a quella centralità che si spiega col dolore e con la nostalgia. Oltre la nostalgia è impossibile andare. Subentrano i sogni e le epifanie di un momento eseguito a pennello e che ci lascia sospesi.

Tutto questo lo rapportiamo al Paradiso Terrestre perché è dall'episodio della disobbedienza di Eva e di Adamo che hanno avuto origine nostalgia e ricordo. La mela si erge dunque a simbolo di quella perfezione perduta che l'uomo avrebbe invano cercato di conquistare mettendo a dura prova la sua prodezza ricorrendo all'odio e alle armi. La mela è il quattro e il cinque. La sezione dell'avalak che insegue la centralità della sua stella. La mela è il mondo perduto di rinclusione, in cui Adamo ed Eva non sapevano di essere felici né di essere uniti. Una cosa sola nel progetto di Dio. La caduta allora si è resa indispensabile per riappropriarci di quel presente non goduto e non compreso perché in assenza di riflessione.

La riflessione, poi speculazione filosofica, è il riconoscere sé stessi mediante un elemento di contrasto che faccia rimbalzare e ritornare a noi chi siamo. Riflettiamo su ciò che non si comprende perché altro, e attraverso di esso ritroviamo noi stessi e la realtà del guscio in cui è raccolto il microcosmo. Uova, uccelli fantastici da sempre riempiono gli sfondi artistici delle epoche. Cosa rappresenterebbero ordunque? Chi eravamo e chi siamo diventati, sprigionando dalla nascita il nostro principio di volontà che, concretizzandosi, ha dato luogo alla realtà.

Ippolita Sicoli
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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