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Il quadrato rinascimentale e le sfide dell'uomo divino
Se rifletto sul Novecento rivedo un secolo proiettato verso il disincanto. Un secolo che ha ricercato confusamente la luce macchiandosi di nero. È il mio secolo, perché nel Novecento ho vissuto la mia giovinezza.
È curioso come invece, subentrata l'era del virtuale colga laghi di luce e rifrazione di raggi ovunque, nonostante il grave straniamento odierno e l'abisso incombente. Forse è la continua ricerca di un confronto sempre più dinamico con le zone oscure dell'Universo a infondere parvenze di un qualcosa che rasserena e la fiducia in un intervento cosmico sottoforma di sconosciuta energia che possa venire a riscattarci dalla rivoluzione antiumana.
Nuove frontiere si vanno ampliando, consentendo a quanto rimasto inascoltato in tempi lontani di trapassarci, venendo ripreso e affrontato dalle nuove tecnologie sempre più affinate.
La sfera, il quadrato e l'uomo rappresentato dal pentagono aprono a nuove soluzioni immaginative rese eloquenti dai numeri dispari, accostati alle estremità del quattro che richiama alla perfezione dell'Eden e al tentativo di riprodurlo in terra, poi bombardato dall'accanimento dell'uomo verso vie sbagliate di perfettibilità. Di questo il Rinascimento sembra parlare in forma più che esplicita, ponendoci dinanzi al superamento di sé stesso attuato solo sul piano ontologico, tralasciando quello metafisico sicuramente più impegnativo da affrontare. I tentativi di Marsilio Ficino perpetrati al fine di intessere un canale di comunicazione efficace tra i due ambiti è stato surclassato dalla diatriba allora molto accesa che distingueva in chiave antagonistica Platone da Aristotele. Nell'uomo (pentacolo) si ritrovano entrambi: sfera e quadrato. Sarà proprio la filosofia del nolano Bruno ad accordare le due figure ponendole in relazione con quella della stella pentacolare con la punta rivolta verso l'alto, attraverso la visione dell'uomo divino. Costui a proposito dell'introduzione a una nuova ottica interpretativa del Cosmo, porrà in comunicazione l'antica tradizione sacerdotale ermetica con la spiritualità di Dante e il suo rimirar le stelle, andando ben oltre attraverso il metodo tracciato da Ficino, ossia di concordanza delle posizioni opposte. Per tramite di questa concordanza filosofica, Bruno compirà un notevole passo in avanti, lanciando una visione dello spazio che si espande attraverso il Pensiero che anima il Tutto e viene reintegrato dall'uomo. L'uomo non è colui che assiste soltanto o comunica con l'Universo. Il Pensiero crea e questa consapevolezza rende possibile il passaggio successivo che contempla l'esistenza di altri popoli in altri luoghi o meglio "mondi". Non può esserci vita se non in un sistema ordinato e questa teoria difatti non estromette la potenza di Dio dalla sua teoria, né tantomeno la circoscrive. Il mondo è l'espressione di Dio e Giordano Bruno da buon credente non omette assolutamente la definizione di "mondo" nei suoi trattati.
Il Cosmo è un'intera famiglia che si espande attraverso la sua intelaiatura fatta di richiami di luce e suoni. La centralità dell'equilibrio quale fattore che soggiace all'armonia, riporta Bruno all'antropocentrismo rinascimentale reinterpretato tramite il recupero dell'autodeterminazione che è presente nella Natura e anche nell'uomo.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.