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La mediocrità esprime la mancanza di eccezionalità non solo nel concreto, ma innanzitutto nelle aspirazioni.
La qualità delle aspirazioni descrive l'uomo capace di andare oltre sé stesso, riflettendo all'esterno i suoi contenuti. Laddove c'è una superficie opaca lo specchio riflette altrove forme e luce, lì dove c'è la predisposizione ad accogliere e a rimandare a sua volta. Il dramma delle società mediocri è dettato dalla ripetitività del soggetto amorfo che assorbe luce e ritorna assiduamente, configurandosi come la normalità. Trarre l'esempio eccezionale dal soggetto normale è spesso un'operazione letteraria anche forzata, figlia del Novecento e che si riattualizza di giorno in giorno ai nostri tempi.
Chi è l'uomo mediocre? Quello senza aspirazioni che vanno a connotare la sua personalità. Il borghese secondo il pensiero primo Novecento e oggi potremmo dire, l'allineato al pensiero vigente. Colui che riflette da automa nel concreto, quanto gli viene chiesto e ordinato dalla dittatura globalista.
Dietro la figura dell'uomo con o senza carattere c'è il pensiero fine Novecento di Paola Capriolo che identifica con la sua fisionomia letteraria un soggetto che pur con sofferenza rimane bloccato sui suoi rigidi e poco accomodanti principi, rinunciando alla bellezza della vita e dell'amore, comodamente seduto sulle sue convinzioni che contravvengono ai principi della verità contenuti nella Natura primordiale e selvaggia. Le qualità negative corrispondono a una chiusura verso il cambiamento che obbedisce al proprio io più autentico e non ha nulla a che vedere coi propagandismi indotti. L'uomo senza qualità dell'austriaco Musil descrive appieno la superficialità di un mondo dal prestigio antico che non sa offrire alcuna risposta di contraltare alla nuova realtà capitalistica in via di organizzazione e che lungo il Novecento troverà la propria definizione negli indifferenti di Moravia. Nell'autore romano campeggia l'ignavo moderno, colui che si adegua e sta zitto, incapace di porre alcuna resistenza od opposizione al conformismo, altro tema da lui affrontato.
Manca la capacità nell'uomo d'oggi di proiettarsi nel proprio improbabile che faccia scattare in lui l'onda d'urto della rivalsa da una condizione non propria. È un tema questo che aveva a cuore Giordano Bruno a suo tempo. L'uomo divino è un'aspirazione che si definisce in un'epoca di grave affrancamento dalla Natura come principio, che percorrerà sommessamente la fastosità scomposta del Barocco e del Rococò.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.