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L'Arte e la Critica come necessità del creativo e del mondo
L'improbabile è il contrario di falso. È quanto non si sa potrebbe realmente realizzarsi. Pende più dalla parte del no che del sì.
È il terreno degli eroi che lottano per aderire a sé stessi e al loro credo, a prescindere che la vittoria si concretizzi. L'improbabile possiamo definirlo quindi il terreno del concreto interiore a cui non sempre corrisponde il disegno del reale. L'improbabile è ciò che se poi si realizza in questo spazio tempo, fa urlare al miracolo. È Dio che offre la sua spalla all'eroe.
La campagna bellica in passato era il banco di prova della verità dei valori che sorreggevano il soldato che a sua volta in essi si riconosceva. Il soldato, per quanto la parola lo faccia derivare da "soldo" perché di fatti pagato, partiva non sconsideratamente ma per aderire ai suoi contenuti nei quali credeva. Oggi si pensa che la retribuzione a un lavoro nel quale si creda tolga valore al soggetto. La retribuzione per chi opera nell'arte è un fatto dovuto. È d'incoraggiamento costante a credere in quello che si fa e si compie. Forse perché oggi ci hanno abituato a considerare l'Arte come passatempo e chi lavora nel settore della critica un hobbista che vi si dedica per passione fine a se stessa, si va con l'idea che entrambe le attività non siano da considerarsi professioni. La passione non può che essere sorretta e perpetuarsi se non tramite la coscienza di un lavoro vero e proprio. Questo dovrebbe andare ben oltre gli slanci personali di chi analizza un'opera, sapendo di avere sotto gli occhi o tra le mani il tessuto immaginifico delle trame dell'esistenza dell'artista. Il lavoro creativo ti fa scendere in profondità nello studio e conferisce l'approccio di oggettività all'opera in questione che va denudata e scandagliata a fondo, lasciando andare il critico ben oltre quelle che sono le barriere del proprio gusto e interesse personale.
La verità e il sostegno profusi all' arte e alla critica portano l'uomo a scoprire ben altri orizzonti che restano ristretti e confinati in chi porta avanti la passione fine a sé stessa. Anticamente gli artisti erano ben retribuiti perché depositari di tradizione e innovazione. Perché propositori del divino anche se non sempre in convincenti vesti. Bisogna essere convinti in quello che si fa e allora l'Arte tornerà ad essere vessillo di gloria per l'artista e la società che lo ha formato e lanciato. Oggi è tutto molto difficile e l'artista si muove su un terreno di sabbie mobili. Molti si lasciano cogliere dal raptus immaginazionale visivo o vergato e risolvono il loro impeto in una manciata di momenti, creando obbrobri senza alcuna definizione o orientamento. Contro questa concezione che conduce alla dissoluzione del linguaggio artistico al servizio della verità, nonché estetico, occorre muoversi e in fretta, incominciando dalla giusta operazione di valutazione dell'opera che dovrebbe vedere in campo in suo nome innanzitutto gli artisti con la giusta consapevolezza di quanto hanno creato, nonché l'apparato critico capace di andare oltre se stesso e così facendo, di qualificarsi come tale.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.