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Il Carnevale e la ricerca del Metamorfismo nel Seicento
Il Carnevale non nasce da esigenze di travestimento. Nonostante riprendesse antichi riti legati a Baccanali e Saturnalia in voga nel Rinascimento, il taglio che il Seicento conferisce al Carnevale è quello relativo alla Metamorfosi quale principio di costante affermazione dell'Essere.
Trasformandosi nell'apparenza la sostanza riafferma se stessa nel fluire del tempo e delle stagioni. Grande impulso in questa visione legata all'Età del Barocco è fornita da una interessante e aggiuntiva rilettura delle Metamorfosi di Ovidio in cui le età dell'Uomo vengono ripartite in quattro a iniziare dall'Età dell'Oro. L'evoluzione prevede il distaccamento dell'uomo dal Principio che è Luce e la distrazione verso l'eccessiva considerazione della materialità che fa precipitare l'uomo nella cattiveria e nel male. L'amore è tenebra e trionfo continuo che segue le onde dell'uomo che precipitando da Dio fa seguire un avvicendarsi di deità che ripropongono se stesso. Nel tema del polimorfismo si fa rientrare nel Seicento quello del Metamorfismo anche attraverso il Carnevale che evita la dispersione e riconduce l'uomo all'Essere che respira in lui. Il Carnevale non è forse ricorrere al trasformismo per dare voce attraverso la maschera alla propria persona? E cosa sarebbe per i classicisti la persona se non l'eco di Dio che risuona attraverso di essa?
Il Carnevale quindi non è conseguenza ma necessità di un'epoca che ha bisogno di non smarrire se stessa. Barocco significa infatti Sgraziato ed Eccessivo e risuona di attributi in contrasto con quelli precedenti che anteponevano il senso di misura e di equilibrio in ogni aspetto del reale guidato dall'uomo. L'uomo del Seicento non è più in grado di assicurare questi principi a seguito anche delle tristi vicissitudini all'interno della Chiesa che si è smembrata col sopraggiungere del Protestantesimo e della riforma Luterana. Bisogna risalire quindi a quanto era prima e al principio di integrità uomo Dio assicurato dalla rilettura dei Miti nei quali la necessità di riflettersi traendovi esempio. Ecco quindi uno sdoppiamento tra Dio e lo sfoggio di una superiorità visibile e ostentatamente risibile da parte del popolo che non si astiene da motteggiamenti anche esagerati e di pessimo gusto nei confronti dei potenti. Diventa uno stile di vita la parodia e una forma di caricatura di se stessi anche tra le più importanti corti europee. Dio si astiene e si distacca sempre più, divenendo oggetto di studio e di approfondimento nei circoli magici aspramente puniti dalla Chiesa che teme di perdere altro terreno.
Resta l'amore cantato, vissuto, sognato e canzonato come via di fuga da un'illusione costruita da uno smoderato vivere che si riflette nell'abuso di tecniche, architettoniche apprese dal Quattrocento e dal Cinquecento. Nuove vie di fuga verso una realtà di debordante straniamento.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.