Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
Si può morire a Venezia avvertendo il sentore di rinascere altrove. È la culla dell'Estetismo e di chi si ubriaca di bellezza per avere nitido lo sguardo sulla realtà.
In un mondo ordinato si ha bisogno di forme di incantamento che svincolino dalle gabbie di una falsa moralità che comprime. Ecco Venezia scivolare via come i fantasmi nell'acqua di chi ha sciupato la notte divertendosi e al risveglio non ricorda più nulla, se non di essere vivo ma in un altro corpo.
Come anche Parigi, è la patria dell'impressionismo che si rende artefice di una realtà che puoi comprendere ma da altri punti di vista, solcando vie mai intraprese prima. Renoir non avrebbe potuto non scegliere Venezia così come tanti altri che a sua differenza non ci sono mai stati. E il confine da lì è vicino. Tanti confini, mondo slavo, austriaco... Dei viaggiatori e degli operai nella fuliggine delle fabbriche del Nord e delle mondine per le risaie. È un'infinità di mondi solcati di vie comunicanti che si chiudono all'istante e non ti lasciano più andare via.
Il Veneto e Venezia sono altro dal resto del mondo. Sono la modernità industriosa dell'Arte che parte dalle origini antiche a volte dimenticate delle palafitte che ricordano trampolieri sull'acqua che sa essere anche pericolosa.
Venezia ha tante porte, una per ciascun sogno di viaggi, denaro, mercanzie e religiosità. Come anche di un lusso sfrenato che renda indimenticabili.
Dall'altra parte c'è Genova in una simmetria naturale che fende il pensiero. Non si corrispondono affatto ma si compensano. Genova l'inquieta nascosta. La bocca delle Alpi che invita a sostare ma anche a fuggire. La città dei relitti arrivati da altrove, accolti ed emarginati. È il doppio volto di Giano, l' illusione superata per chi scende da Nord, in un'unità che ti gela perché non esiste ed era e resta l'approdo degli emarginati. Genova come Giano che incontra Geova, la sua storia s'interseca a quella degli Ebrei discesi dalla Francia e giunti da più lontano. La prima ondata si ebbe nel VI sec.d.C. e al X sec. risale il nome Genoa. Ma anche città di donne e di portuali che trovano posto nelle canzoni popolari di De André. Magica Genova, (come lo è per altre vie Venezia) che rispecchia la vicina Torino, capitale che interseca la duplice energia di mare e terra.
Come il Veneto anche il Piemonte ha i suoi richiami alla caccia che vuol dire anche altro. La reggia di Venaria voluta dai Savoia è altro dalla residenza di caccia frugale che il visitatore si aspetterebbe. È curioso come le definizioni "residenza di caccia" o "castello di caccia" aprano a storici inganni. Lo stesso dicasi in un territorio totalmente diverso per Castel Del Monte, ormai appurato che non fosse il castello di caccia tanto rimbalzato tra le pagine dei libri di storia. Puglia e Piemonte in linea obliqua s'incontrano e anche per la caccia che indirettamente le collega passando per la Sacra di San Michele e finendo a Monte Sant'Angelo. La caccia allora sta per altri significati che sconfinano nel simbolico, agganciando sinonimi di ricerca o di persecuzione ma del male.
È risaputo che i Savoia avessero una particolare simpatia per la Magia e per la ricerca di contatti con il regno dei defunti e il Piemonte, riguardo a quest'ultimo indirizzo, vanta diversi luoghi di particolare sensibilità energetica e di accesso ad altri mondi. La Sacra troneggia nel territorio, a voler indirizzare la caccia a protezione della Luce e dell'Alto, affinché non si inciampi e non si precipiti nelle viscere del male.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.