La civiltà muratoria e la materia viva della pietra
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La civiltà muratoria e la materia viva della pietra

Amore e Psiche
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La civiltà muratoria e la materia viva della pietra
La civiltà muratoria e la materia viva della pietra

 

Consideriamo poco a volte che la vita di operai e muratori è da sempre fatta di sacrifici e di bassi guadagni. Se volgiamo lo sguardo all'indietro non possiamo ignorare i mastodontici monumenti, vessillo di floride epoche in cui chi ha creato non ha lasciato nome.

Da sempre è così. Ad essere citato e tramandato è sempre stato colui che ha diretto e mai partecipato attivamente ai lavori più pesanti. Pensiamo ai grandi colossi del mondo egizio così come alle fabbriche sacre del Medioevo. La storia ci ha trasmesso i nomi di scultori o di maestri ma non di operai e muratori semplici, molto spesso in epoca antica appena più in alto rispetto agli schiavi. Eppure, la cultura muratoria è sempre partita dal basso verso prospettive più alte di vita che rispecchiavano acuti sentimenti di fede.

Chi ha costruito e ha posto le basi alle strutture sacre spesso conduceva una vita mesta e senza radici. Specie nel Medioevo come accadeva a mendicanti, commedianti e giocolieri, i muratori referenziati si spostavano di luogo in luogo da soli o con la famiglia alla ricerca di un cantiere aperto dove trovare impiego. Gli operai alle prime armi spesso venivano retribuiti appena con un pasto caldo e abiti usati donati dalla gente del posto.

È triste da dire, ma con il lavoro pesante e rischioso non si è mai arricchito nessuno e ancora oggi esiste una gerarchia di guadagno che parte dal costruttore e si conclude col semplice operaio. Vale sempre il discorso che chi ha fatto la storia di un luogo è rimasto senza nome.

È degli sfruttati vivere nel silenzio mentre la fatica brucia la pelle e la sepoltura non fa differenza. I poveri, i semplici operai ai quali il compito di spostare enormi lastroni di pietra e di edificare le impalcature che prima di farci montare i lavoranti specializzati dovevano loro provare sulla propria pelle, non hanno lasciato nome in vita ma neanche in morte. La struttura a gradoni che ammiriamo nelle ziggurat ma anche nelle antiche costruzioni a pagoda rivelano una stratificazione sociale alle quali non c'era soluzione. L'arte muratoria partendo dalle antiche corporazioni ha dato vita a un sistema dinamico e transitivo che nel tempo si è imposto sul regime conservatore del pensiero.

È quanto ci ha trasmesso la Massoneria conferendo al muratore quella dignità anche solo simbolica che gli spetta di dovere, basandosi proprio sull'esperienza e sull'ingegnosita' individuale. Questo in un quadro storico, del Settecento, teso a smontare tutti gli arroccamenti di privilegi appannaggio dell'antico regime conservatore e aristocratico.

È della civiltà muratoria conferire plasticità, malleabilita' e trascendenza a ciò che anima per tradizione non ha. La pietra. E chi lavora la pietra con le mani non può che essere una figura meritevole di attenzione e di dignità, per non dire sacra.

Ancora nelle piccole comunità si respira il senso di riverenza portato verso i grandi costruttori e i carpentieri, un po' meno verso i muratori semplici. Complice in questa distinzione il residuo di una mentalità che vede la società costruita a gradoni. Eppure sono la pietra e la muratura a stabilire quale degli operai trasferirà da morto la propria anima. La leggenda antica dell'augurio della casa narra che il primo muratore semplice a morire lascerà la propria anima nella costruzione dove ha lavorato. Altre tradizioni dicono che a lasciarla sarà chi ha lavorato alle fondamenta. Ce ne sono ancora altre ma tutte accomunate dalla figura dell'operaio semplice. Ciò rimanda al significato originario di casa, ossia di nucleo semplice e raccolto che ha una forte anima ed è un nocciolo di energia.

Di quanto ora detto è interessante il riferimento della pietra all'anima che ritroviamo già nei Vangeli a proposito della figura di Pietro, l'apostolo su cui Gesù avrebbe costruito la sua Chiesa. La cultura cristiana avrà sicuramente caricato di nuovi stimoli la leggenda dell'augurio della casa spesso monello se ha subito le angherie del mastro suo superiore o se fannullone o ubriacone. C'è in questa distinzione una ragione alla base molto seria. Chi maneggia la pietra e per costruire un luogo sacro o una semplice abitazione è una persona sacra perché sacra è la pietra.

Quante maestranze di muratori ne sono oggi consapevoli?

Rivolgiamo di nuovo la nostra attenzione al passato. Quanti operai sono morti schiacciati dalle pesanti lastre di pietra di templi e cattedrali? Lì sotto hanno trovato casa le loro anime e ciò spiega il nesso tra caso e casa trattato nei precedenti articoli. Come già detto più volte le parole con quattro lettere immettono nella figura del quadrato che ci parla direttamente dello sforzo impiegato dall'uomo nel ritagliarsi un proprio spazio sulla terra, per dimora o a scopo difensivo. Il quadrato esprime la civiltà muratoria che ha preso coscienza di sé. Lo leghiamo difatti alle antiche civiltà pilastriali del pianeta.

Ippolita Sicoli
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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