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ARTICOLI - PIU' RECENTI - DA IMPAGINARE

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La Resurrezione e l'esperienza del volo. Leonardo e l'agente dell'anima

Il sepolcro, il telo bianco sono tutti elementi che ci riportano alla cultura basilare femminile. Il bianco è la rinascita che implica la conquista della luce. È il colore della sposa e del volo eterno che si consolida nella nascita. Ragion per cui ritroviamo i teli e le fasce bianche ad ospitare Gesù nei primi passi in questa vita e altresì, ritroviamo il bianco ad avvolgere il suo corpo nel sepolcro, quasi fosse il vascello che preserverà la sua integrità fino alla ricongiunzione col Padre.
La pietra tonda rotolata via dall'imboccatura del sepolcro e che lascia intendere il volo leggiadro della Resurrezione è anch'essa un'immagine che ci trasporta al regno degli archetipi che sono femminili.
Occorre ripartire da zero per elevarsi su tutte le cose e fare sì che la luce eterna prenda il posto della materia grezza. È questo un principio che viene ripreso dall'Umanesimo e che condurrà al superamento del Medioevo.
La nudità dell'uomo è il risveglio dell'arcano. Nella semplicità dell'Uno è compresa la rosa di possibilità che rende l'uomo agente di sé stesso e del proprio destino, semplicemente spostandosi nella dimensione spazio tempo e qui liberamente agire.
Lo studio degli uccelli portato avanti da Leonardo trae ispirazione dal volo che attraverso l'anima di compie nell'individuo e che con il trasferimento dal basso verso l'alto diventa tramite per assorbire nuove energie che gli consentano nuovi e significativi affacci sulla verità non ancora compresa.
L'uomo vitruviano è il Cristo risorto. È colui che si libera della massa grezza e si erge sulla sofferenza stessa ritrovando il volo come esperienza di partecipazione al tutto, in sé stesso. È l'uomo che traccia, puntando sulle possibilità del suo corpo, una stella che contempliamo nell'opera di Leonardo. È il trionfo sulla Scienza che obbedisce a meccanismi che non sono propriamente meccanici ma che vedono l'anima applicarsi alla Scienza. L'anima può tutto e qui si ritrova la grande sensibilità di Leonardo per la natura non concepita come semplice racconto di un mondo che obbedisce a schematismi precisi, ma come alito vivente che prende forma. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che la bellezza per Leonardo va considerata al di sopra di tutto e di ogni facoltà intellegibile dell'uomo

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Il filo ritrovato tra la donna e lo spettro. La scoperta dell'elettricità tra Ottocento e Novecento

Il volo è un'esigenza dell'anima e sono occorsi secoli e millenni per tradurlo in esperienza. I miti a questo servono, a rendere tangibili gli sviluppi della Psiche contesa tra paura e desiderio. I miti esistono per essere superati ma con un senso di giustizia che opera attraverso noi e che richiede prontezza ed elevazione di spirito.
L'esperienza del sepolcro ci insegna qualcosa di molto significativo, ossia che la luce della trasformazione è solo dentro di noi e che Dio aspetta che noi la realizziamo. Anche Dio dunque, conosce l'attesa ed è dispensatore di pazienza. La luce interiore è un'esperienza troppo privata che difficilmente può essere colta e interpretata per il verso giusto dall'esterno. La trasformazione di Gesù nel Cristo passa attraverso la Resurrezione come fatto compiuto che consta però di infiniti passaggi dei quali la Sindone, se vera, ci rende partecipi, pur rimanendo nel suo mistero.
Come esiste il mistero del buio che comprime, esiste quello esaltante della luce che si traduce in liberazione. Sulla morte e sulle tenebre la Chiesa già nel Medioevo ci ha marciato, comprimendo il popolo che attendeva di conoscere e comprendere. Grande impulso darà Leonardo con l'esperienza del volo messa a punto attraverso vari studi e ricerche anche pratiche.
L'elettricità è di per sé mistero che però alimenterà nel concreto nuove speranze e al tempo stesso, almeno nel passaggio tra Ottocento e Novecento, farà sì che la luce nuova della scoperta dell'elettricità si vada a sovrapporre a un'idea di luce tetra. È quanto ci riportano i film di Hitchcock e ancor prima quelli di ambientazione gotica con l'effetto caricato del contrasto tra luce e tenebra e della luce che va e viene tra le affascinanti sfumature di grigio.
L'elettricità è la nuova scoperta che cambierà le prospettive dell'uomo e del mondo. Non ci sarebbe stato il Cinema altrimenti. L'elettricità viene associata inizialmente allo Spiritismo per avviare ricerche sull'aldilà. Con gli inizi del Novecento la Teosofia si afferma ovunque, portando all'esterno contenuti sulla ricerca dell'anima millenari e una scansione precisa di ciò che avverrebbe con la Resurrezione post mortem.
Grande impulso verrà a queste ricerche fornito dalla Sindone che diventerà punto di riferimento per indagare nel passaggio dalla morte all'altra vita. I proprietari, i Savoia, si lasceranno coinvolgere dagli esperimenti della nuova corrente spiritistica che sortirà i suoi effetti in una doppia forma di attrazione e paura a seguito anche di rivelazioni importanti ricevute durante le sedute spiritiche.
Paradossalmente si ritrova il filo che unisce elettricità, donna, spettro in un tempo in cui la luce elettrica sembra collegare l'uomo a nuove percezioni sul confine tra i viventi e i trapassati. È delle primissime pellicole porci un assaggio di quanto sta accadendo tra strane premonizioni sulle nuove e catastrofiche guerre che faranno precipitare l'Europa ma non solo, nel baratro della crisi. Gli occhi centrati dalla luce della camera da presa riportano la donna al centro delle esperienze medianiche. È dea e fantasma e l'uomo con il suo impulso razionale fatica a comprenderla. La divinizzazione della donna su pellicola parte proprio da questa prospettiva che verrà contenuta dall'aiuto pratico della donna in tempo di guerra, rivelandosi musa e divinità, ma anche supporto concreto che le farà ritrovare quel pragmatismo necessario a controbilanciare la cultura egemonica maschile.

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La corona della terra sul capo di Gesù in croce

Come in cielo così in terra. Quanto abbiamo sulla terra è un riflesso delle immagini presenti a un livello superiore dove per superiore s'intende profondità. È in alto quanto è dentro di noi e sul piano della conoscenza esistenziale un ruolo forte hanno gli archetipi di estrazione ctonia. Il legame con il cielo viene capovolto nel momento in cui nasciamo. Questa consapevolezza ha portato l'uomo antico a trasferire connotati di eternità al visibile terreno. Ciò è stato possibile applicando la teoria dei cicli che stabiliscono la continuità in questa dimensione. La Pasqua legata al ritorno della Primavera è la testimone di ogni ciclo vitale che si compie nel passaggio dalla morte alla vita e che trova la sua massima esplicazione nell'accoppiamento e nella riproduzione.
Ancora è in uso in occasione del giovedì Santo in Calabria sistemare in un piatto, in forma circolare le sementi di grano che poi germoglieranno. La corona di Gesù trasferisce ai piani superiori quello che è proprio della corona della terra. Lui è l'incompreso. Il personaggio tragico che ritroviamo rappresentato nei satiri. La corona di erbe, fiori o grano non è un insulto alla divina regalità ma fa riferimento all'origine umana di Gesù, che verrà poi scavalcata dal Cristo, Figlio di Dio.

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Le reliquie e il profumo del Cristo nel Medioevo

Un uomo che si offre in sacrificio per la salvezza di tutti sortisce nell'immaginario collettivo uno slancio di passione eroico che s'imprime e rimane nei secoli. Gesù è l'uomo sulla croce, il cavaliere perfetto che ogni donna vorrebbe al proprio fianco. Il prode combattente dalle qualità infinite che in base a queste rifonda i principi i del valore militare. Una tale considerazione non avrebbe potuto risolversi lì in quella parentesi di morte e Resurrezione e necessitava di una continuazione storica. Il culto di Maria Maddalena va quindi a innestarsi perfettamente e ad adattarsi a una concezione di una fede che è viva se si rende pragmatica e concreta nella storia. La stirpe dei Merovingi dà un senso alla continuazione di Gesù nella storia. A questo vanno aggiunte le sacre reliquie dal valore inestimabile che contribuiscono a caricare di ulteriore fascino la presenza concreta di Gesù. La mancanza di una vera certezza ne irrobustisce il carisma e tra i due margini di dubbio lascia ridondare l'effetto dolore in ogni cuore, che va a sommarsi ai tempi difficili resi tali dalle orde barbariche. La morte più della Resurrezione diviene il cardine intorno al quale si avvita la precarietà degli uomini del primo Cristianesimo. La reliquia diviene l'istante del passaggio dal mistero del prima al mistero del dopo. Il pezzo della croce conservato dalla regina Elena madre dell'imperatore Costantino, così come i chiodi sono testimonianze macabre che sortiscono l'effetto di confermare quanto dalle voci e dai Vangeli riportato.
Accostiamo il fiore nella sua sommaria eleganza alla stagione di fertilità della vita e al Rinascimento. In realtà il fiore singolo come prodigio della Natura che richiama il mistero divino è tipico del Medioevo. Esso sboccia e poi sfiorisce, rappresentando il momento sospeso tra due lembi di eternità che non ci è dato conoscere. Il fiore rimanda al chiodo di Cristo. È l'istante di vita e morte che si rende palese nella sofferenza. Il fiore e il foro si appartengono anche nell'etimologia. Il fiore sbuca da un foro nella terra cospargendo di profumo e bellezza il momento. È la nascita sulla sofferenza del martirio.

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Dal dentro all'oltre. L'olio e i suoi significati

Teli e lenzuoli ci riportano al sopraggiunto Neolitico, alla conoscenza adeguata della Natura in correlazione col cibo e con l'arte di vestirsi. Teli e lenzuoli ci parlano nettamente della spiritualità di quel tempo nuovo che è propria della donna, così come della donna è l'uso del fazzoletto e del grembiule.
Il fazzoletto che protegge dal sole la contadina al lavoro ed estremamente variopinto se la donna in questione è giovane, nei dialetti campano e calabrese viene definito "maccaturo", un termine arabo che significa "stringere" in riferimento al soffiarsi il naso. Il maccaturo però, tiene conto di un'altra esigenza che è stata introdotta nel costume culturale e alimentare di seguito, quando si è reso necessario provvedere alle provviste per il lungo inverno. Ci lega quindi alla tradizione delle conserve. Il maccaturo insieme al grembiule (senale) si è reso necessario per la pressatura delle olive. Le olive schiacciate (ammaccate) sulla pietra e poi conservate sott'olio o nella sugna sono tra gli alimenti più antichi che riferiscono alla conoscenza degli unguenti e all'applicazione del loro uso. Ciò che è all'interno è prezioso e matura una nuova prospettiva di vita. Le resine, gli unguenti sacri sono di per sé preparatori all'idea di una vita che scavalchi la morte e che ha inizio all'interno di noi.
Se la farina c'immette nell'ambito della trasformazione del grano che si prepara a diventare pane, le olive diventano parte integrante di una cultura umana che c'insegna a guardare nel mondo della Natura, di lancio a quanto è oltre. L'oltre equivale al di dentro e la produzione di olio per quanto inizialmente approssimativa e rudimentale, ha preparato a quanto si compie attraverso il vino. Al passaggio a una condizione superiore. Le proprietà inebrianti del vino lo hanno reso utile nei riti di passaggio in cui attraverso la morte si ritorna allo stato di felicità primordiale. L'olio di oliva ha svolto funzioni diverse. Si è reso indispensabile nell'alimentazione e nella cura del corpo. L'uso è andato progredendo di pari passo con il desiderio di eterna giovinezza che consacra gli dei. L'olio veniva usato in riferimento alle divinità inizialmente a scopo votivo, per mantenere in vita il più a lungo possibile le lucerne accese, e per i primi esempi di lumini, appunto ad olio.

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L'eco delle stelle e l'immagine dell'Orsa

Portiamo dentro di noi l'eco di chi amiamo. Come lo stuolo, lo strascico che conferisce pienezza alla nostra esistenza. L'uomo ha perso la coda come altro punto di contatto innanzitutto col suolo e dentro di lui forte si è fatta la necessità di riappropriarsi di quell'importante tassello di relazione col mondo che rappresentava la propaggine scomparsa.
Più del ricordo l'eco è musica e incontro tra noi e l'altro, che perdura. Mancando l'eco, quella relazione si interrompe. Siamo tutti cassa di risonanza e vibrazione di chi è parte integrante di noi e non solo, e sulle vibrazioni di queste relazioni che vanno al di là del contatto vissuto tra uomo e uomo e uomo Natura, sono stati costruiti i ritmi tribali.
L'eco rimbalza nel momento in cui incontra un ostacolo e dà luogo al ritmo come suono libero a cui sta all'uomo attribuire una collocazione in forma di pensiero. Il pensiero è articolazione di timbri che a loro volta poggiano su versioni diverse di ritmo.
L'eco è la voce che lascia risuonare la forma e la forma è data dai contenuti di una persona. L'eco allora si fa presenza e trascina con sé il ricordo reso vivido dalla sistemazione nel tempo e nello spazio di quel momento. Ognuno riecheggia in modo unico e per ciascuna volta secondo stabilite frequenze. In questo siamo stelle che palpitano ciascuna consegnando alle altre messaggi che sono di luce ma anche di voce.
Da sempre l'uomo ha posto sulla stessa linea di continuità luce e voce e su questi due centri ha stabilito musica e danza. La costellazione è una costruzione siderale in cui ogni stella indipendente dalle altre coglie la propria presenza nel gruppo determinata da legami sottile che non le sottraggono alcuna individualità. Più le stelle sono lontane e più salta agli occhi la costellazione e il mistero di quel disegno unico.
Le costellazioni dellOrsa, Minore e Maggiore sono le prime ad essere state individuate. La costellazione minore ha orientato l'uomo nel suo spazio familiare, aiutandolo a rendersi responsabile di quanto gli era intorno attraverso l'osservazione e il sentirsi parte di un'identità che abbraccia anche la Natura. È stata significativamente importante per la formazione e individuazione dei pilastri dell'identità associata alla tradizione come conservazione delle radici.
L'Orsa Maggiore invece ha fatto da slancio verso luoghi sempre più lontani, indicando la rotta degli spostamenti e tenendo sempre fissa e visibile la Stella Polare. Nonostante fosse di piccole dimensioni, la Stella Polare che indica sempre il Nord, ha posto l'accento sull'importanza dell'identità relativa a un gruppo e al suo habitat, che va traslata nel tempo e nello spazio. La Stella Polare ha difatti veicolato l'immagine del raggio o della molla che spinge verso la periferia del mondo la conoscenza, inquadrandola all'interno di un processo di crescita.

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L'orso e l'arcata celeste

Da sempre l'orso è associato all'uomo perché ne esprime i contenuti più primitivi. Come già da me spiegato articoli addietro, in Eziologia gli animali non hanno qualità proprie ma vengono presi come esempio sulla base delle caratteristiche che l'uomo proietta su di loro. Questa proiezione diviene stabile e per nulla alterabile nel momento in cui l'animale viene trasferito dal piano naturale terreno a quello celeste, diventando così, associato alle costellazioni, un'immagine di luce che conferisce pace e stabilità alle comunità.
In riferimento all'orsa, è stata scelta a rappresentare le due costellazioni Minore e Maggiore in quanto animale diffuso e caratteristico delle foreste boreali. Ad essa si riconduce l'uomo cacciatore paleolitico a cui si richiamava per aspetto e per temperamento. L'uomo primitivo era difatti, e mi riferisco in particolare al Neanderthal, solitario e legato alla sua comunità solo dai rituali di gruppo. L'orsa e non l'orso richiama la stabilità della terra che va salvaguardata e protetta. Ha posto le basi all'immaginario dei popoli europei centro settentrionali relativo a quello della dea madre, protettiva con i suoi figli ma dal temperamento aggressivo. Sul bifrontismo dell'orsa si è instaurato il doppio binario dell'immaginario ctonio, affascinante quanto crudele.
Sono stati rinvenuti resti di cacciatori rivestiti di pelli di orso. Questi ritrovamenti ci pongono di fronte a esempi di travestimento rituale propiziatorio della caccia ad alte latitudini in cui il confronto con l'orso serviva ad affinare le qualità aggressive e di tecnica proprie del cacciatore. I paleontologi non escludono che questi rituali di caccia che avevano assunto l'orso come animale sacro di riferimento non fossero a carattere di cannibalismo. L'orso è un animale primitivo e feroce e come tale è attratto dal sangue.
Il vampirismo ha come riferimento il lupo che azzanna. Il lupo è però un animale successivo nella scala di riferimenti simbolici teriomorfi.
Il fatto che l'orso non abbia la coda e la sua capacità di ergersi da plantigrado sulle due zampe posteriori lo ha collocato nella sfera di animali sacri che pur rappresentando la terra nella sua capricciosa solidità, tende a sbilanciarla verso il cielo. Questo è descritto dall'arco della spina dorsale in erezione che richiama appunto l'arcata stellare. L'orso è legato prima ancora della tana alla grotta. È la rappresentazione trasposta sul piano di un elementare e primordiale gigantismo dall'uomo primitivo legato visceralmente alle profondità della terra.

 

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La coda dai suoi significati primitivi ad attributo del potere spirituale

"Coda", in italiano etimo composto di quattro lettere, ci riporta alla dimensione del quadrato, del dominio e del controllo di un territorio. "Coda" deriva dal francese "cue" che ritroviamo presente anche nella lingua inglese. È l'estensione del proprio dominio. Alla radice di "cue" si ricondurrebbe "cuvee: miscela di vini, cisterna" da cui "covo: luogo in cui ci si nasconde, dimensione protettiva" da cui anche "covare" e "alcova". La coda rappresenta nell'immaginario popolare lo srotolamento del serpente che si muove a contatto con la terra, uscito dalla tana.
Nell'uomo primitivo alla posizione eretta raggiunta ha corrisposto la perdita della coda e ciò lo ha portato a interagire e a controllare l'ambiente, puntando sulle sue capacità intellettive. La coda ha comunque lasciato un'eco dell'egemonia facile da conquistare nell'ambiente e su questa impronta l'uomo ha maturato l'idea di comunicare il proprio prestigio sugli altri ricorrendo allo strascico. Lo strascico che designava il potere nelle prime culture e società che mostravano una struttura intelligente ed elaborata non era solo parte dell'abbigliamento della donna. I re antichi usavano mantelli con lo strascico per evidenziare il controllo del territorio sotto la propria autorità. La coda quindi è andata concettualmente staccandosi dai suoi significati primitivi per diventare sempre più una propaggine sofisticata. Una grande influenza in questi passaggi ha avuto l'osservazione del cielo e la visione delle comete. Lo strascico lucente si è impresso nell'immaginario dei popoli mesopotamici e dell'Egitto, per cui la coda è diventata attributo di autorità spirituale.
Nei popoli settentrionali europei la coda delle stelle unisce la terra al cielo conferendo a spiriti magici e ad entità sottili proprie della natura di ergersi a divinità. È quanto è accaduto ad esempio alle fate sempre accompagnate dal codazzo di stelle, come estensione dei loro magici poteri. Lo scettro delle regine è diventato la bacchetta magica che collega i poteri terreni alla dimensione spirituale del cielo che si erge a giudice del loro operato. Pertanto esistono fate buone e fate cattive, a seconda dell'impronta spirituale rilasciata attraverso le loro azioni. All'origine di questa classificazione è subentrata la cultura del popolo che ha designato il decadimento degli antichi principi sapienziali dei quali si è perso valore e significato. Il distinguo tra bene e male nella tradizione orale popolare ha perso il suo carismatico significato iniziale banalizzandosi in contenuti dai messaggi etici estremamente elementari e a volte tra loro contrastanti.

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Dall'orsa alla volta di cristallo

La creatività nell'uomo antico insorge nel momento in cui riesce nella sua vita semplice a compiere un'operazione che determinerà il suo destino storico oltreché spirituale. Tale operazione consiste nel ribaltamento interiore del cielo e della terra. Questa operazione è stata resa possibile dall'interazione col mondo della Natura che gli ha permesso di classificare in base agli archetipi, gli animali che ne prendono parte. L'orsa si è ritrovata collocata tra gli astri in ben due costellazioni alla base dell'espansione geografica dell'uomo antico. Trasporre l'orsa tra i cieli ha voluto designare l'esistenza imperitura della terra riconducibile come pianeta alla fetta racchiusa tra gli orizzonti dell'uomo di allora.
È del popolo nordico cogliere la verità attraverso il fenomeno di transmigrazione dei simboli dal piano ctonio a quello diairetico. La visione fantasiosa della realtà gli ha permesso così di allestirsi in essa, confrontandosi con una percezione del mondo tesa non a divenire sovversiva rispetto alla verità, ma a fornire interessanti ed elaborate nuove chiavi interpretative che hanno risvegliato in lui altre forme di genialità. Un esempio ci è proprio fornito dall'uomo capovolto che acquista la sua divinità. Mi riferisco a Odino che riceve l'investitura divina con le Rune, linguaggio destinato agli dei e ai druidi.
La luce boreale traveste i cieli delle foreste di magia. È l'effetto scucito dalle notti invernali che a certe latitudini sarebbero davvero spente nei lunghi e abissali inverni se non per l'effetto prodotto dai cieli che sembra dardeggiante di flussi variopinti. La visione di questo fenomeno si traduce nell'uomo nella percezione di essere in una grotta che ha per tetto la sommità di un'acqua fluente e serica, capace di orientarlo verso altri spazi di luce. Da qui il forte impulso dato anche a scopi terapeutici, al cristallo per l'effetto trasparenza che lo caratterizza e che rende possibile nell'uomo l'accesso alla via unica, di raccordo di tutti gli elementi.

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Il cristallo e le pietre preziose.

È dall'osservazione che si giunge alle grandi verità. All'osservazione segue l'intuizione che attraverso l'induzione porta dal particolare all'universale. L'universale viene poi convertito in legge. La legge in ciò che è volubile e traspare come tale attraverso i fenomeni della Natura, non è mai rigorosa alle latitudini dell'estremo Nord come lo potrebbe essere a latitudini più basse, ad esempio quelle mediterranee.
Il cristallo rifrange la luce. Nella sua bianca trasparenza contiene tutte le gradazioni dei colori dell'iride ed è un nuotare di arcobaleni che si risolvono l'uno nell'altro e che sconfinano l'uno nell'altro.
Se volessimo riprendere a proposito di questo discorso la figura di mago Merlino, potremmo costui considerare il grande alchimista la cui grotta di cristallo è in realtà lo spazio libero della natura abbracciato dalla volta stellare. Il cristallo come purezza rimanda ai pinnacoli del ghiaccio, all'acqua che sgorga purificata dall'inverno e ai cieli terso del Nord. Il cristallo è convivenza di ogni piano naturale che scivola delicatamente sull'altro senza oppressione alcuna. È l'habitat della conservazione della luce che irradia da ogni corpo vivente, incominciando dal più semplice. Non è un caso che la cristalloterapia sia tra le più antiche forme di cura che si conoscano. Il cristallo ha determinato nelle ere forme interessantissime di concrezione nella roccia assorbendone le qualità e rilasciando preziose proprietà di sintesi.
La forza del cristallo che consta dell'unire e del superare non si ritrova nelle pietre preziose che invece conducono al mondo orientale e mediorientale. L'alabastro, la giada, il rubino, il topazio... rilasciano ciascuno una propria specifica proprietà e la somma di tutte le pietre preziose dà l'illusione del potere assoluto che è disperso secondo infinite microvie all'interno dell'universo. Capiamo da qui il passaggio dalla potenza che rilascia il cristallo nelle grandi figure magiche del Nord Europa al controllo assoluto dei poteri ricercato dai grandi sovrani e sacerdoti del Medio Oriente. La complessità di questo nuovo modo di agire e relazionarsi con la natura ha concepito di fatto la rosa come struttura capitale dell'integrazione di ogni piccolo tassello all'interno dell'altro, sviluppando la composizione a mosaico quale forma espressiva tra le più antiche ed elevate mai conosciute.
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Il cristallo e Cristo nel gioco illusorio del Reale

Il significato del cristallo è variegato. È legato alla roccia di cui è parte integrante e da cui si distacca partecipandoci al volo della fantasia. Pur essendo il cristallo parte integrante della roccia che lo ospita, non viene da essa assorbito al punto da non rendersi più riconoscibile. Il cristallo sorprende per le sue svariate forme solide che sono assolutamente geometriche e che si riassumono nella figura del quadrato e della stella. Le concrezioni di cristallo sono così capaci nella loro trasparenza di aprirci all'attività visionaria di proiezione nel futuro. Alcuni cristalli hanno la forma di edifici e campanili, altri di matite con cui scrivere il nostro presente e domani. Merlino, secondo la tradizione, nacque e visse in una grotta di cristallo che inclinò il suo futuro.
La mutevolezza fluida e carismatica dei riflessi fa sì che attraverso il cristallo emerga un mondo nuovo e pulito. I castelli incantati che incontriamo nelle fiabe sono fatti di cristallo che ridisegna le evoluzioni del reale facendoci percepire il fascino dell'illusione che il profano percepisce come tale, ma che corrisponde alla vera realtà filtrata dalla poesia dell'essere. Anche le resine preziose come l'incenso le troviamo in frammenti di cristallo che bruciati esalano fragranze toccanti.
Nonostante Cristo e Cristallo abbiano radici etimologiche diverse, entrambi i termini trovano un punto d'incontro proprio nei cristalli di resine preziose. Cristo vuol dire Unto, Cristallo significa "acqua gelida, ghiaccio". Le persone che avevano il destino in Dio e pertanto unte di Lui venivano riconosciute perché la loro nascita era profetizzata in anticipo. Cristo è l'esempio supremo di questa sacra unzione che determinerà l'iperbole della sua esistenza terrena. I cristalli di incenso fatti bruciare in suo onore durante le funzioni, difatti uniscono nel loro significato ritualistico sacrale entrambe le radici etimologiche, avvicinando i due termini corrispondenti.

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[07:57, 24/4/2023] Sicoli Ippolita: Dai cristalli alla rotazione del Cielo

L'arcobaleno è unione e ponte. Il cristallo rimanda a Cristo per la facoltà di saper aggregare attorno a sé comunità anche in contrasto tra loro per leggi e costumi. Questa Sua capacità magnetica la ritroviamo espressa nel cristallo che oltre a mostrarsi singolarmente, è presente in Natura sotto forma di agglomerati. L'idea di una città trasparente associata alla purezza, che slitta ai piani superiori quanto è proprio del dominio terreno, ha dato vigore alle teorie della Gerusalemme Celeste.
La trasparenza non è una qualità di pietra e legno e l'uomo antico la associava proprio al ghiaccio e al cristallo. Le aurore boreali che fluttuano libere all'estremo nord ricordano la vicinanza del cielo che sembra essere scalfito dalle vette di betulle e di aghifoglie altissime.
L'albero solitamente lo associamo all'immagine del pilastro e della colonna, ma in base alla sua lunghezza ha rappresentato un esempio degno di scrittura profetica che nel tempo si rivelerà fedele a quanto previsto. Il cielo ha bisogno di tempo per realizzare quanto supposto e segue un suo ritmo che osserva un andamento in orizzontale ma anche in verticale. Il cielo stesso è rapportabile al simbolo della croce per i suoi movimenti che legano la solidità ad esso. Tra tutti quello che forse si è imposto per primo è il movimento vorticoso. Il cielo gira e la stella polare mantiene fisso il punto Nord, rendendo il manto osservabile e indagabile all'uomo che lo utilizza e per regolare i suoi viaggi, e per regolare tempo e attività.
Cielo significa Nascosto e proprio il suo riferimento più antico di movimento rotatorio sembra obbedire a questa definizione che si è protratta nel tempo ritornando ad esempio nella pittura di Van Gogh. Costui era molto vicino al sentimento naif della pittura fiamminga che ci ha trasferito in modo sentimentale e descrittivo il mondo rurale del Seicento.

[07:59, 24/4/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/p5nUfqxb7Pg3AyoW8 

 

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[22:35, 24/4/2023] Sicoli Ippolita: La Francia e la sacralità della figura femminile

È della Francia fantasticare sugli amori che probabilmente amori non sono stati, rendendo il Sacro terreno del fantastico. I processi archetipici che hanno portato l'uomo antico a traslare tra gli astri quanto è proprio della dimensione materico mortale, si è realizzata parimenti successivamente con la venuta del Cristo. La mitologia primitiva si è suddivisa tra amore terreno e amore celestiale, a seconda dell'importanza accreditata a ciascun mito dalla volontà popolare. Si sono verificati così amori bellissimi e infiniti che sono rimasti nel solco della circolarità terrena, come ad esempio quello raccontato dal mito di Ade e Persefone. Al contrario ad esempio, quanto ruota attorno alla figura di Apollo, si trova collocato tra le stelle. Volendo tralasciare quanto attiene alle diverse gerarchie divine e volendo invece rimanere nel solco delle risposte fornite alla collocazione dei miti dalle culture a noi vicine, grande interesse solleva la Francia del Primo Medioevo.
Da sempre la Francia mostra una particolare attitudine per le storie mielose ma cariche di mistero che vedono la donna redente dal sentimento di amore. L'antica tradizione dell'amor cortese nasce e si sviluppa proprio in Francia e proprio in quei luoghi, le coste provenzali, caratterizzate dalla leggenda dello sbarco della Maddalena gravida del figlio di Gesù. C'è da dire che all'epoca si credeva che la peccatrice e la Maddalena fossero lo stesso personaggio redento dalla figura santa e purificatrice di Gesù.
Tra i nomi più diffusi in Francia troviamo Ginevra, Maddalena e Veronica, tre figure femminili diverse tra loro anche per derivazione culturale. La prima giunge dal repertorio celtico e vede unire due figure femminili diverse: Ginevra e Genoveffa in un unico soggetto. La prima delle due è la regina moglie di re Artù che s'innamora del primo cavaliere Lancillotto. La seconda è Genoveffa, forse della variazione dello stesso mito di Ginevra, accusata di tradimento dal marito e costretta a vagare per i boschi. Le ultime due figure sono estrapolate dal Vangelo. Della Maddalena ho già parlato sopra. La seconda, Veronica, riporta in auge la figura femminile nella sua dolce virtuosità, perché colei che asciugo' il volto di Gesù durante la via Crucis.

[22:37, 24/4/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/JcgjFFKN7kr2UQ8VA 

 

 

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[23:10, 24/4/2023] Sicoli Ippolita: La Veronica e la sesta stazione della via Crucis

L'incontro tra la Veronica e Gesù corrisponde alla sesta stazione della via Crucis. Il numero sei non a caso composto di tre lettere è il numero del sigillo di Salomone e della corrispondenza tra i due mondi: quello superiore e quello inferiore che s'intrecciano tra loro. Indica l'unione del maschile e del femminile, così come di una zona comune ottenuta da un'immagine e dal suo ribaltamento. Nel caso dell'episodio della Veronica il telo bianco che ella appone sul volto di Gesù per dargli sollievo funge da specchio che ritrae l'immagine della sofferenza portata da Gesù. È l'unica testimonianza presa a carico dalla Chiesa ortodossa che sulla base di essa stabilirà i lineamenti di Gesù da riportare nelle icone. "Veronica" significa proprio "immagine vera" ed è il personaggio femminile tra quelli presi in considerazione dalla Francia che non presenta ambiguità di sorta. La Veronica è colei che si fa carico di divulgare la sofferenza di Gesù, senza alcuna intenzione se non quella di alleviarne le pene. Era una delle donne che hanno riconosciuto in Gesù il riflesso del proprio figlio e che ha saputo rompere il gioco ingannevole della finzione, riportando l'impronta effettiva su telo del volto di Gesù sofferente e prossimo alla morte di croce.
Il sentimento della Veronica è autentico e non dà adito a fraintendimenti. Il numero sei è il numero della stella a sei punte che rappresenta l'incontro erotico passionale tra uomo e donna, da cui nasce la vita. La zona comune data dall'intersecazione dei due triangoli è l'embrione nuovo che troverà posto nel grembo femminile. Il sei periodico indica la ripetizione corrente della sessualità fine a se stessa che porta alla disintegrazione di entrambi i soggetti in causa. Simboleggia l'ulteriore e irrefrenabile caduta dell'uomo alla periferia di Dio, deragliato dal binario del buonsenso.
La sesta stazione della via Crucis è proprio un'ode rivolta alla donna e alle sue compassionevoli qualità. È la Madre che soccorre il proprio figlio prima che questi venga inchiodato sulla croce. Esprime il tentativo di sollevazione del corpo e dello spirito dalla sofferenza.
Il numero sei è dato dal tre e dal suo riflesso. La croce è il passaggio da Gesù al Cristo. Croce e Cristo hanno in comune la radice CR che rappresenta lo sfregamento dei due legni nell'accensione del fuoco e in riferimento al Cristo, l'atto di bruciare gli incensi e le resine da cui la sacra unzione. Infine, lo sfregamento sessuale. La Veronica spuntando dalla folla blocca riporta la donna al suo livello di purezza di Madre che regge il mondo. È un personaggio a parte da Maria, ma indispensabile a sottolineare il rapporto puro e di comprensione tra Gesù e le donne, rapporto interrotto dalla figura enigmatica di Maria Maddalena secondo una certa tradizione, compagna di Gesù.

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[11:45, 25/4/2023] Sicoli Ippolita: La Francia, la centralità della donna e i miti arturiani

Chretien De Troyes è stato il primo poeta narratore dei miti arturiani che ci ha fornito anche in merito a Parsifal un'identità completa. È stato colui che si è preoccupato di risistemare le vicende relative ai cavalieri della tavola rotonda che grande risonanza ebbero nell'Alto Medioevo. A lui va anche il merito di averci presentato una rilettura dei miti arturiani in relazione al passaggio nelle aree celtico germaniche dal paganesimo al Cristianesimo.
Se da un lato l'Italia ha fornito una chiave di lettura della nuova religione in termini maschili, associata alla figura di Pietro considerato il primo papa, la Francia ha obbedito a una linea di pensiero diversa, lasciandosi affascinare dall'impatto della figura femminile nella Cristianità. La Francia, cuore dell'Europa, è stata sempre al centro di influenze diverse che se la sono contesa senza mai prendere il sopravvento. Ha mantenuto se vogliamo intatta la sua libertà di pensiero, divenendo di traino verso l'innovazione per gli altri popoli europei.
I rapporti tra Francia e Inghilterra non sono mai stati idilliaci già a partire dal Medioevo, complice sicuramente lo spirito indipendentista britannico orientato però verso l'espansione e l'occupazione di altre terre. L'atteggiamento francese è sempre stato di arroccamento e conservatore, ritenendo così di dover proteggere e mantenere unito il proprio stato alquanto vasto. La Francia si è trovata sempre nella condizione di doversi difendere e allo stesso tempo di cercare di mediare acquisendo dall'esterno nuovi stimoli che potessero salvaguardarne la paternità territoriale, senza ricorrere necessariamente a scontri sanguinosi. Ne è derivato un atteggiamento di compromessi storico culturali che hanno avuto ripercussioni al suo interno e si sono tradotti in un'armonia difficile da conservare tra fattori contrastanti.
Dall'Inghilterra la Francia ha acquisito lo slancio verso una difesa dell'immagine della donna fortificata dalle leggende religiose che l'hanno vista terreno di sbarco e della Maddalena e della Veronica. È interessante questo nuovo elemento perché andrà a determinare un'inclinazione della cultura cavalleresca di omaggio alla donna, che vedrà la fusione di elementi propri pagani e profani ad altri invece sacro religiosi. Vedremo in seguito come ciò sia stato possibile e gli effetti prodotti.

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[18:45, 25/4/2023] Sicoli Ippolita: Sull'onda di un'alleanza antica, Inghilterra e Francia a confronto

Lancillotto è forse la figura cavalleresca che più di tutte riaggancia i miti arturiani alla Passione e morte di Gesù, consegnandoci un'idea diversa di fede. Il ciclo epico di Artù, come abbiamo avuto già modo di vedere, è tutto improntato sui richiami alla figura di Gesù rappresentato come Colui che ha vinto ogni conflitto e ha realizzato sulla terra un regno di pace. Sembra quasi che questa chiave di lettura interpretativa tenda a banalizzare la figura di Artù. La mia intenzione è in realtà quella di mostrare come a più latitudini e sull'onda di un respiro mondiale ci fosse anticamente e risalente a un tempo non precisamente databile, un'esigenza di verità che ponesse l'umanità nelle condizioni di scavalcare l'Età del Ferro e delle Guerre forse da poco iniziata. È questa un'esigenza generale che cogliamo analizzando la mitologia più antica di culture diversissime e lontanissime tra loro.
La figura di Lancellotto (da lancia) è quella che apre e inaugura una nuova umanità. Apre e chiude un ciclo cosmico portando il mondo sul baratro di nuovi fermenti spirituali che guardano alla disgregazione dei precedenti.
Il tradimento inferto a re Artù diventa il tradimento del mondo rivolto a Gesù. Il fatto amoroso in sé è l'incidente che fa cadere la fiducia su cui si ergeva il grande ceppo di alleanze. Ginevra ( dal gaelico: fantasma bianco) assume quindi le fattezze di un incidente dai connotati misteriosi che fa precipitare la grande costruzione di pace. Come già successo con Elena di Troia, la donna rappresenta nella sua forza spirituale la contingenza terrena che fa crollare ogni principio superiore. In riferimento al mondo celtico da cui si è sviluppato il mito, rappresenta il passaggio dalla spiritualità druidica a una nuova spiritualità costretta a scendere a compromessi con la Storia.
Proprio intorno a questo si avvita la differenza tra le culture angliche e franche. Le prime porteranno avanti il concetto di una spiritualità più magica che reinterpreterà secondo i propri canoni il Cristianesimo entrando in contrasto col potere decisionale della Chiesa. Altro il discorso della Francia che sposa la visione della religione cristiana anche come costume sociale, proponendoci un'immagine della donna virtuosa e sottomessa ai precetti di fede. La spiegazione di questo atteggiamento in contrasto con quello britannico risiede probabilmente nei rapporti sicuramente più stretti della Francia con la Chiesa, che ha permesso alla prima di adattarsi ai contenuti della seconda.

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[11:59, 26/4/2023] Sicoli Ippolita: Il sale e la spada oltre le apparenze

Anche il sale è presente in natura in forma di cristallo e il luccichio del mare lo si deve in parte alla presenza di cristalli di sale. Il ribaltamento delle due immensità di cielo e mare lo si deve proprio alla capacità della luce di splendere tra le onde, dando l'impressione in pieno giorno che il mare sia un universo di astri. Tale capovolgimento è vissuto soprattutto tra i popoli nordici perché l'immensità del cielo prepara a visioni di paesaggi cangianti che si riflettono nelle acque.
La percezione che le stelle abbiano arti lunghi ci accosta alla conoscenza dell'ambiente marino. La stella marina vive sui fondali e se ne sta aggrappata ad essi con i suoi arti, consolidando da tempi immemori la convinzione che mare e cielo siano in una corrispondenza stretta e non solo sul piano delle immagini. La luna e le maree non hanno fatto che confermare questa impressione intuitiva. La luna nella sua sfericità si rende responsabile, in particolare in determinate aree del globo protese verso l'estremo Nord, dell'innalzamento o dell'abbassamento delle acque marine. Britannia e Normandia sono tra queste aree e al fenomeno delle maree si deve a Mont Saint Michel la ierofanica presenza di San Michele. Il mare funge da elemento simmetrico che separa quanto appare vicino e la lancia che trafigge il cielo sulla sommità della guglia della cattedrale, in realtà fora la profondità della terra e s'inabissa in fondo al mare associato per la sua instabilità e irrequietezza al regno degli Inferi.
Se il cielo mostra nonostante il gioco delle nubi a volte davvero feroce, una sua visione interpretabile che si presta al calcolo e alla previsione, il mare è inscindibile dalla terra perché anche lì tutto è instabile. La spada di San Michele che punta verso il cielo in realtà sortisce il suo effetto all'incontrario, ribaltando la veridicità delle immagini e puntando sul riflesso quale verità.
Il mondo al contrario è la percezione dei maghi e di coloro che non si lasciano intrappolare dalle apparenze. Se nella realtà apparente la spada punta verso l'Alto, il suo scopo è quello di punire chi sta sotto e Mont Saint Michel ci pone in questa prospettiva dipanando ogni realistica illusione.

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[12:17, 26/4/2023] Sicoli Ippolita: Dalla lancia alla spada. Il nemico e l'uomo nell'arte della guerra

Se il senso della spada è nella lotta, quello della lancia è proprio nell'uccisione, trapassando il corpo. Entrambe le associamo al raggio del sole da cui la freccia che uccide le tenebre. Lancia e spada non sono che le evoluzioni della freccia che però aprono a nuove verità.
Il lancio è quanto di più antico l'uomo abbia sperimentato per provvedere all'approvvigionamento di cibo. Il confronto con gli animali di grossa taglia lo ha posto nella condizione di preferire al combattimento una vittoria più sicura, con meno dispendio di forze, giocando d'astuzia. Appostarsi su rocce alte e nascoste è servito a monitorare il paesaggio circostante e a calibrare le proprie possibilità di sfida. Le schegge appuntite di ossidiana prima e di metallo dopo gli hanno permesso di valutare l'obiettivo sulla base della velocità di spostamento dello stesso e della distanza a favore del proprio personale intervento che aveva come altro asso nella manica il rapporto velocità distanza del proprio arnese di caccia. La lancia difficilmente mancava il bersaglio e alla giusta distanza braccava la preda, senza lasciarle margini di sopravvivenza.
Se la lancia serviva a centrare come bersaglio l'animale, la spada ha rappresentato il passaggio dall'uomo animale all'uomo uomo. La spada è diventata di per sé mezzo di confronto dinamico e combattivo tra esseri alla pari, legando l'abilità nell'uso delle armi a un processo di evoluzione che si è espresso anche nel raggiungimento di traguardo estetici. Con la spada si inizia a parlare di arte del combattimento, anche se le strategie di guerra più antiche contemplano un raffronto a due anche con la lancia e questo soprattutto nelle tribù aborigene africane e oceaniche. I balli di combattimento affinano l'arte da guerra e si uniscono alle dimostrazioni di virilità a loro volta connesse con i riti di passaggio dall'età infantile all'adolescenza.

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[13:59, 27/4/2023] Sicoli Ippolita: La storia e la Verità. La lancia e la spada

La lancia era anticamente un mezzo di conquista imposta. La lancia più di una freccia era uno strumento di potere e non solo perché allo scopo di trafiggere. Scagliata contro un obiettivo terreno, definiva la proprietà del luogo e si ergeva a pilastro o menhir. La lancia di Longino associata a questo discorso rivela il cambio di rotta delle civiltà più evolute che da quel momento in poi si sarebbero edificate sul Cristianesimo. La lancia che trafigge il corpo di Gesù assume il significato di pilastro composto dell'elemento acqua femminile e dell'elemento sangue maschile. La coppa di Giuseppe di Arimatea che raccoglie il sangue colante dalla croce getta le basi a una nuova umanità in cui la nuova progenie di Cristo si sarebbe realizzata nella storia. La leggenda vuole che Giuseppe di Arimatea e Maddalena gravida del figlio di Gesù sarebbero spiaggiati in Provenza a bordo di una loro barca guidata dal vento e dal destino. Di fatalità proprio non si potrebbe parlare perché in ogni mito o leggenda tutto obbedisce a un percorso preciso. La Provenza era all'epoca il centro dell'Occidente in cui si combinavano elementi di diverse culture, anche araba e mediorientale, che lì trovavano plauso. Successivamente, con l'avvento dei Normanni Svevi sarebbe diventato il Sud Italia il centro del mondo e anche sotto il profilo umanistico e filosofico.
La fedeltà assegnata alla stirpe di Cristo attraverso la lancia verrà poi significativamente sostituita dalla spada di Lancellotto e dal tradimento perpetrato ai danni di re Artù. Se la lancia rappresentava il potere indiscusso, la spada rappresenta il dominio terreno. La lancia viene sostituita dalla spada attraverso il mito della spada nella roccia sorretto da un eloquente messaggio di predestinazione. La spada richiede un'adeguata formazione militare in cui l'apprendista diventa il nuovo maestro d'armi. Questo comporta l'ingresso in una nuova civiltà in cui il giuramento di fedeltà conta più della vita stessa. Se Maddalena è colei tramite la quale si realizza una nuova stirpe celeste sulla terra, Ginevra, la moglie traditrice di re Artù è colei che distrugge l'armonia terrena e porta alla distruzione dell'antica civiltà celtica che sulla donna aveva investito il suo potere sacro spirituale.
La corruzione amorosa getterà un'ombra sul cavalierato al suo nascere. La presa di coscienza che non può esserci giustizia terrena se non dietro un severo codice spirituale e religioso al quale il buon cavaliere deve uniformarsi. È così che il Medioevo partendo da miti e leggende imposta la propria identità che vedrà nel combattimento con la spada l'unione di quanto distrutto da Lancellotto e allo stesso tempo la separazione con la lancia di quanto di pagano era stato realizzato fino alla divulgazione del Vangelo.

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[14:23, 27/4/2023] Sicoli Ippolita: Il mito di Maria Maddalena tra tradizione druidica e Cristianesimo

Colpisce il comportamento nei Vangeli della Maddalena. Costei è la donna che riconosce in Gesù lo sposo spirituale della camera nuziale gnostica a cui aspergere di unguenti i piedi. Se da un lato quindi svuota i vasetti di lozioni profumate, dall'altro è colei che riempie la coppa del proprio ventre per fare spazio al figlio di Gesù. Proprio su questo doppio filo si gioca la narrazione orale e mitologica del Medioevo che recupera all'interno del suo sacro immaginario la figura del lago o pozzo gentilizio da cui si diramano quattro ruscelli o torrenti. La Maddalena diviene la figura più rinomata dell'Alto Medioevo al punto da fare ombra allo stesso Gesù. È colei che unisce l'antica spiritualità celtica e druidica alla sopraggiunta fede cristiana. Potremmo definirla più che una figura storica la nuova necessità alchemica di riprendere il filo interrotto con la Sapienza antica.
Non è un caso difatti che parallelamente alla figura della Maddalena in Francia si riconsideri l'antico San Michele che con la spada trionfa sul drago Lucifero. La Maddalena diventa di fatto colei che rappresenta l'antica spiritualità di Madre Terra però rieducata attraverso la luce di Gesù che la completa e le dà un nuovo inizio.
Non può esserci la Maddalena se non in relazione alla Parola dei Vangeli e questo spiega la grande operazione del Cristianesimo applicata sulla primitiva sapienza druidica. Là dove Maria Maddalena appare da sola, e in Francia in diversi luoghi, si vuole trasmettere la sua indipendenza luminosa e spirituale che non ha bisogno dell'intervento di Gesù per completarsi. È la terra primordiale che vanta una sua millenaria tradizione poi confluita nelle due varianti di Artemide e Diana. Designa la capacità della donna di saper gestire il suo regno. In tal prospettiva la spada nella roccia diviene la sintesi iconica di una nuova discendenza preannunciatasi col mito arturiano e poi concretizzatasi con la venuta del Cristo. La spada è quindi la croce che compartecipando dell'elemento maschile e femminile sarà in grado di comprendere e redimere la terra governata dalle forze primigenie femminili di cui Maddalena è la depositaria.

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[20:01, 28/4/2023] Sicoli Ippolita: Il valore del sale nel mondo antico

Siamo soliti attribuire il velo a una condizione di leggerezza. Un velo di dolcezza .. . Un velo di zucchero... Ma mai usiamo dire "un velo di sale", più appropriato suona "uno strato di sale". Effettivamente il sale lo attribuiamo a uno stato di pesantezza. La stessa acqua risulta pesante se salata. Pensiamo ad esempio all'effetto che il sale determina nel Mar Morto dove alta è la concentrazione del minerale. Fauna e flora quasi assenti e la facilità con cui si resta a galla rendono noto a tutti già dall'antichità quello specchio d'acqua. Parallelamente si attribuiva il sale ai luoghi spogli e privi di vita come le superfici desertiche. Il sale inaridisce, secca e uccide, eppure si è reso fondamentale nella conservazione di spezie e alimenti.
Per gli antichi popoli mediorientali la conservazione non era solo finalizzata al presente ma anche al tramandamento di usi e costumi, così come di tradizioni e moniti. A tale scopo negli antichi testi non solo ebraici si ricorreva al fattore punizione di risposta a un mancato adempimento divino. Spesso era proprio Dio a punire se non si rispettava la legge da lui trasferita al popolo. Il sale era pertanto espressione di quella condizione di rigore a cui si vedeva costretta l'umanità a seguito della cacciata di Adamo ed Eva. La condizione del lavoro associato alla fatica era consequenziale alla perdita del Paradiso Terrestre. Il lavoro implica sudore e sofferenza evidenziati dal sale che l'organismo rigetta. Il sudore sulla fronte è un'immagine che richiama il senso della fatica spesso mal ripagato dagli eventi avversi della Natura.
L'aver fatto del sale da nemico a elemento di grande utilità, ha rappresentato una grande conquista nel cammino culturale dell'uomo che ha potuto attraversare il deserto portandosi dietro il necessario per sopravvivere, alimentandosi così con giudizio, compiendo grandi spostamenti.
Il sale è stato fondamentale nell'evoluzione, da determinare un salto di qualità nella vita di tutti i giorni. Non è un caso che Sale in inglese si dica Salt (per noi "salto") e che in italiano Sale richiami Sole in associazione al sudore.
Anticamente il sale si vendeva in once. La statua di sale è un'immagine che ci deriva dal passo della Genesi in cui la moglie di Lot scappando da Sodoma, viene trasformata per punizione in una statua di sale. Il sale è il passato che chi viaggia nel deserto non dovrebbe mai voltarsi a guardare, per non lasciarsi sopraffare dalla paura e dalla nostalgia. È l'elemento che ostacola l'obiettivo. Per chi viaggiava nel deserto il sale rappresentava l'ostacolo nella riuscita dell'intento. La paura di restare secchi spingeva i nomadi a non indietreggiare e a guardare verso il domani. I grandi commercianti di sale partivano e giunti a destinazione si arricchivano senza rimanere intrappolati dai miraggi che sono causati dal sale sotto l'azione del sole.
Se le civiltà delle alte latitudini erano abituate al confronto col ghiaccio che da nemico è diventato mezzo di forza, nelle aree desertiche il ghiaccio era sostituito dal sale, una minaccia alla vita. Se la moglie di Lot fosse vissuta ad esempio sul mar Baltico, anziché in una statua di sale, sarebbe stato trasformato in una statua di ghiaccio. L'effetto sarebbe stato lo stesso.
Questo episodio della Bibbia si è impresso nell'immaginarjo dell'epoca, compiendo arditi giri. "A Lot of" indica una quantità considerevole in rapporto all'unità di riferimento. Lot è anche la parte terminale del nome Lancelot, ma vedremo a tal proposito quali strade ha preso questo termine.

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[09:52, 29/4/2023] Sicoli Ippolita: Lancellotto, la lancia e la terra

Il verbo "coprire" anticamente aveva un significato preciso. Indicava una figura protetta dal dio che però si nasconde e mantiene il suo sacro riserbo. È questo il significato di "cielo" in riferimento alle entità superiori e forse anche di "celta". Quanto è trasparente mantiene le sue proprietà di magia e mistero.
Lo stesso discorso applicato a "Lot" ci immette nella sacra stirpe di Abramo. Egli è difatti "coperto" ossia preservato da Dio. Se il sale come componente alchemico preserva e purifica, come strumento di disappunto e punizione divina congela la moglie di Lot che ha disubbidito al comando divino di non voltarsi verso Sodoma. Questa è la città della putredine spirituale che si manifesta attraverso rapporti sessuali sconci. Sodomizzare significa di fatto spingere l'altra persona a rapporti contro natura.
È da notare come da primordiali definizioni la donna fosse la causa della scissione sessuale come disgiunzione da Dio. Il sale non solo inchioda la moglie di Lot ma la purifica, trasformandola in simulacro di condanna definitiva. La moglie di Lot diventa ad ogni effetto l'effigie di una punizione che deve rimanere immortale. Di una punizione quindi esemplare che si è resa memorabile anche attraverso la trasmissione di cultura in cultura.
"A lot" espressione anglosassone richiama la quantità eccessiva di sale che si trova in natura. Lot però nell'antico anglico era una variante di "Lanza, lanzo" ossia "landa, terra". Lancellotto potrebbe essere quindi l'unione di lancia e lanza in un tempo molto antico in cui la proprietà terriera era fondamentale e designava nobiltà e potere. Era usanza nell'Alto Medioevo ma già da prima, premiare il valoroso soldato assegnandogli un territorio che era di proprietà del signore feudatario. La nobiltà feudale d'Oltralpe si è costruita intorno a questi processi di concessione. Nel caso di Lancellotto, lancia e terra ricreano un nuovo equilibrio interrotto dal tradimento con Ginevra. Egli dà di fatto avvio a un nuovo tempo e a un nuovo ordine che dalla spada nella roccia recupera l'antico dominio della lancia che trafigge la terra. È un voler comunicare che gli antichi archetipi variando nel tempo si riconfermano suggerendo verità assolute. È quanto avviene alla lancia che, pur venendo superata in campo militare dal combattimento addestrato con la spada, trasferisce il suo ambito di azione all'antichità pregressa in cui indicava presa di dominio. Tale significato viene conservato in tempo medievale quando, nei duri conflitti tra eserciti nemici, alla lancia era collegato il vessillo del signore a cui faceva capo l'esercito. La lancia conficcata al suolo e collegata a un'estremità dal drappo con lo stemma siglava la fine della battaglia e il passaggio dall'uno all'altro signore, oppure la riconferma dello stesso.

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[11:43, 29/4/2023] Sicoli Ippolita: La sepoltura e l'importanza dell'identità. Dante e i testi sacri

L'associazione terra, luogo privato adibito alla sepoltura è molto antica. Avere un luogo nella proprietà di famiglia dove riporre salme o urne era un'ambizione ben comprensibile dell'uomo antico. Le fosse comuni erano luoghi mal tutelati dove finivano le salme di nullatenenti e di chiunque non fosse stato capace di lasciare un segno nella società, né tantomeno un ramo genetico a cui la collettività potesse richiamarsi. Seppellire il defunto nel proprio agro significava preservarne l'identità oltraggiata dal fuoco una volta sopraggiunta la conversione al Cristianesimo. La cremazione in passato si era mostrata utile al fine di evitare odori sgradevoli e infezioni dovute alla putrefazione dei corpi. Gesù con la Resurrezione ha introdotto l'importanza di preservare anche il corpo oltre all'anima del trapassato, come avviene in vita. Un contenitore sano è atto a conservare e custodire un'anima pulita ed è quanto anche San Paolo predicò in riferimento alla Resurrezione di Cristo e alle nuove teorie trasferitesi in seguito nella pratica, da Egli suggerite.
La salvezza del corpo oltreché dell'anima è un elemento che contraddistingue la separazione tra Paradiso e Inferno e proprio su questo tema insiste anche la suddivisione dantesca nei tre gironi. La visione dell'Inferno come luogo di dannazione stabilita dalle fiamme divoratrici e non catartiche, di chi quindi è stato condannato da Dio a patire per l'eternità, tiene conto dell'antica iconografia delle fosse comuni spesso date alle fiamme allo scopo di mantenere pulito l'ambiente. Nel Medioevo si riapplico' questa usanza in tempo di epidemie, per impedire alle infezioni di propagarsi.
Un argomento che Dante solleva e che raramente è stato preso in considerazione è proprio il senso di radice e di identità connesso alla salvezza delle anime. Il riferimento a un ramo famigliare di cui protrarre tradizione e buon nome era un tema effettivo molto avvertito nel Medioevo e Dante lo recupera convertendolo in tema teologico e cristologico, recuperando insieme quanto era proprio della religione del patriarcato ebraico ripreso dalla nuova fede giudaico cristiana. L'appartenenza è sacra e in Dante viene sottolineata anche dall'episodio di Ulisse che per Dante rappresenta la conoscenza che spinge l'uomo oltre se stesso. Ulisse però, avendo salde le proprie radici può dal limite estremo tornare in patria. Figlio di Laerte e Anticlea, Ulisse ha in sé la radice della propria identificazione e questo si congiunge al discorso della radice famigliare. Non dimentichiamo che Dante nonostante la sua originalità e le sue ampie vedute è un conservatore che tiene molto alla classicità quale culla delle origini filosofiche e linguistiche. La Chiesa dell'Alto Medioevo teneva di buon conto la provenienza della Sacra Famiglia in rapporto alle stirpi ebraiche. Il patriarcato si concentra proprio su questi indizi di inestimabile importanza che aiutano a delineare il profilo dei genitori di Gesù e in particolare di Maria che viene così innalzata da donna comune a Madre di Dio. Ella proveniva difatti dalla stirpe pura di Israele che viene tracciata con la definizione "figlia della radice di Jesse", nonché della casa di Davide.

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[14:00, 29/4/2023] Sicoli Ippolita: Dal grano e dal tumulo, il culto della rinascita

Da sempre sepolcro e grano sono associati alla nuova vita. Anche laddove l'aldilà non viene contemplato, la rinascita non è assente anche se rimane concentrata sulla dimensione terrena. Il grano che germina, cresce e diventa spiga, da qui cambia colore virando dal verde al giallo, sottoponendosi alla falce del contadino, esprime la voracità del tempo che distrugge, e al tempo stesso il ceppo che si sviluppa a partire dal nuovo seme. Nella spiga ritroviamo espresso il concetto di famiglia che si sviluppa lungo la direttrice dello stelo. Con Gesù e attraverso il gesto di spezzare il pane il concetto di famiglia si espande, ma lo sparpagliamento non è motivo di disgregazione, ma di ampliamento. La famiglia di Gesù comprende tutti i credenti e quanti collaborano alla vigna del Signore.
Nell'antica Roma i cereali erano invece relativi alle grandi famiglie gentilizie che si protraevani dal passato, ciascuna designata da una precisa spiga. La macinazione dei cereali e la conversione delle farine in pane rappresentavano il passaggio necessario dalla materia prima all'alimento base che designava il suolo sacro della famiglia gentilizia. Questo spiega il grande rispetto della Roma patriarcale rivolto alla dea Demetra nonché alla dea Diana in perfetta relazione con la dimensione natura e col senso di mistero inviolabile che la anima e col quale si faceva coincidere il fato.
La dea Eco, ninfa delle Montagne, entra in relazione con la divinità Diana per l'ambiente Natura in cui esse si formano e vivono. Eco disperde la voce lasciandosi intuire ma non vedere. Diana è la preda sfuggente che trova riparo nelle grotte. È così che Artemide Diana diviene anche espressione dell'aspetto sfuggente della vita che attraverso la morte recupera la propria coscienza e imperturbabile potenza, assicurando l'infinito sulla terra. In tale prospettiva è visto il grano associato a Demetra. La vitalità della Natura nella sua massima espressione è espressa attraverso le forme piene e rotonde che negli organi sessuali maschile e femminile trovano riscontro. La floridita' della terra rientra in questo discorso, trovando nella tumulazione la trasposizione della fecondità sessuale che attraverso la terra prepara a una nuova vita. Quanto appare rotondo apre quindi a prospettive nuove e felici. "Tumulo" non designa solo il sepolcro nella grotta o collina ma la collina stessa inizialmente coltivata a grano, che assicura prosperità. La forma richiama le rotondità delle mammelle che assicurano sostentamento. Collegandomi a questo, la tuma in calabrese indica la forma di formaggio morbido detto anche "primo sale". Sempre in Calabria la tumminata indica l'appezzamento di terra fertile da coltivare. Inizialmente indicava la terra adibita alla coltivazione del grano.

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[22:18, 29/4/2023] Sicoli Ippolita: Il campo di grano e le porte solstiziali

Al campo di grano corrisponde il campo di stelle. La terra di giugno che ha ricevuto la mietitura del grano, è pronta ad accogliere ad agosto la caduta delle stelle, lasciando intendere la fecondazione dall'alto che produrrà i nuovi frutti in autunno.
I due solstizi a differenza di quanto accade agli Equinozi, non si sovrappongono idealmente e cromaticamente. I due equinozi sembrano interscambiarsi i frutti e riflettono la logica degli equilibri assunta dal Rinascimento. Ma se vogliamo cogliere l'aspetto magico del non visibile, che abbraccia terra e cielo, dobbiamo ricorrere alle due porte solstiziali delle quali
la superiore è il coronamento del.lunho processo di apprendimento durato tutto l'anno.
Quando Psiche entra nel giardino di Eros, viene sopraffatta dall'aspetto invisibile del suo uomo. In realtà a dominare il cuore di Psiche non è la vivacità di Amore, ma le sue zone in ombra che sono relative alle dimensioni solstiziali. Amore e Psiche possiamo leggerlo come il trionfo della magia propria dell'amore, chiusa nel suo mistero. È quanto accade in estate quando l'abbaglio feroce del sole offusca i tratti più profondi e nascosti di chi amiamo, preparandoci alla fine delle cosiddette avventure col sopraggiungere dell'autunno. Ecco quindi l'autunno suggerirci l'autorità del buio sullo sfavillio sgargiante della sensualità. È lo specchio della primavera che da esso trarrà i suoi profitti futuri. Ma prima sarà necessario risalire tra le stelle e ardere tra le braci azzurre del cielo. Ogni forma di vita matura tra i grani celesti e nulla si ha o si raccoglie che non provenga da lassù. Ecco la saggezza della fine dell'anno fare da contrappunto al suo estremo solstiziale di giugno, quando la frenesia dell'estate ci fa disperdere tra le emozioni della pelle. Alle braci del mondo di sotto, passionale, corrisponde nel solstizio invernale il regno delle altezze siderali che brillano di ghiaccio e di autore boreali. Alla dispersione del solstizio d'estate corrisponde lo sparpagliamento di occhi che ci vegliano da lassù e ci indicano la retta via nel gelido inverno.

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[09:20, 30/4/2023] Sicoli Ippolita: Lancellotto, cavaliere della spada e del lago

Lago significa "luogo della luce". Nella sua circolarità ed espansione in orizzontale rimanda al simbolismo femminile. Il lago come la luna riflette la luminosità di sole e stelle. La sua profondità ingannevole lo lega al simbolismo del pozzo, ma a differenza di questo, il lago possiede una sua forza vitale che esprime attraverso flora e fauna. I laghi da sempre promanano fascino e bellezza e anche per questo anticamente erano associati all'immaginario femminile.
Un personaggio che al lago è collegato e che ne esprime la potenza è Viviana la dama del lago che adottò Lancellotto figlio di Elena e di un re tradito. Lancellotto a seguito di queste correlazioni esprime la difesa della stabilità nel mutamento. Il nome Viviana rimanda all'aspetto vitale nonché primitivo del lago.
Il tradimento sembra essere connaturato al destino di Lancellotto che le innumerevoli tradizioni hanno considerato un personaggio composito a cui è stato sovrapposto Longino. L'idea del lago sembra rimandare alla radice autoctona del mito di Lancellotto, strettamente connessa all'ambientazione bretone. I laghi sono la parte visibile del cielo il cui aspetto magico è ascoso dalle nebbie a creare l'effetto di vaghezza e sospensione nel tempo e nello spazio. È quanto accade ad Avalon, la patria delle vicende arturiane che mescolano tra loro elementi di vari orizzonti culturali che conferiscono ulteriore valore ai tramandamenti orali. La stessa madre di Lancellotto, regina Elena, lascia trasparire elementi che vedono all'antica regina di Troia sovrapporsi l'immagine sacra della madre di Costantino che conservo' la reliquia della croce di Gesù. Lancellotto si conferma ancora una volta cavaliere della spada che vede incrociare nella sua rappresentazione paganesimo e Cristianesimo, fedeltà e tradimento. La spada è quindi riflesso di luce ma anche apertura sordida verso il cambiamento che nella logica dell'uomo antico e che ritroviamo espressa nei miti, necessita del tradimento per imporre un nuovo ordine. In rapporto al Cristianesimo ma non solo, la figura di Lancellotto apre a scenari sconvolgenti che tirano in ballo in primo luogo la Chiesa e le sue nefandezze, ma anche l'effetto spesso deleterio che eserciteranno su una stabilità precaria le contaminazioni future, mettendo in bilico l'aderenza ai sistemi di fede precostituiti.
I miti arturiani ci insegnano quindi a vedere non solo lungo la linea di un tempo indefinito, ma a spaziare in lungo e in largo, tenendo conto della profondità nascosta e limacciosa che è l'anima del lago. La figura del veggente druido o del cantore cieco Omero viene traslata dalla narrazione confusa, a volte e contorta, incarnandosi in ogni ascoltatore o lettore che si scopre a sua volta non solo spettatore, ma parte in causa del futuro dell'opera.

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[17:47, 30/4/2023] Sicoli Ippolita: Il rapimento della furia omicida da Shakespeare in poi

Quello del rapimento è un elemento diffuso della Mitologia e dei racconti degli Dei. Rapimento la cui radice etimologica ritroviamo in Raptus e in Strappo è un momento che sfugge al controllo della ragione. Il raptus suicida ed omicida sono una componente fondamentale delle tragedie che danno quindi una direzione diversa ai miti preesistenti. È interessante a tal riguardo l'uso che fa Shakespeare del trionfo dell'irrazionale nell'ordine precostituito della trama, in un epoca in cui, come abbiamo già avuto modo di osservare, l'attenzione all'uso oculato della ragione anche nell'arte stava per essere intiepidito dal sopraggiunto interesse per la magia e l'alchimia messe a tacere duramente nei secoli precedenti anche per volontà della Chiesa.
In Shakespeare il tema dell'omicidio incontra la storia e qui diventa nell'immediatezza del gesto efferato l'istante in cui l'uomo si sottrae al volere di un destino preordinato. Si fa chiaro il profilo che la Magia assumerà nel Seicento allorquando l'uomo non si ritroverà catapultato nell'abisso di un'incoscienza propugnata dagli dèi, bensì agente di una serie di interconnessioni che permeano la Natura tutta e il Cosmo. L'uomo è attore della magia, vero. Ma quale uomo??
Siamo soliti attribuire la complessità dell'individuo alla crisi del Positivismo ottocentesco. In realtà, già sul finire del Cinquecento, di pari passo alle grandi scoperte tecnologiche e delle terre sconosciute, insorge uno studio dell'uomo che tiene conto di tanti elementi correlati tra loro e che attingono a nature diverse. Esiste l'anima, l'intuizione, la percezione del mondo filtrata da vari punti di osservazione e da più sensibilità inanellati tra loro, e altro ancora. A ben guardare questa complessità era stata già intuita da Leonardo e scandagliata geometricamente attraverso l'immagine della stella a cinque punte che compare dall'Uomo Vitruviano.
Che cos'è la stella se non un assemblaggio di materiale magmatico che sprigiona energia sottoforma di luce? È disordine che attraverso la lente di Galileo perverrà come un corpo distinto nell'universo, scandito da fasci luminosi. L'uomo rifletterà quindi tra materia e apparenza ma ci vorrà il secolo successivo e la filosofia di Kant per comprendere la differenza tra quanto letto dai sensi e quanto invece consta di un'inconfutabile realtà che prenderà il nome di noumeno.

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[09:20, 1/5/2023] Sicoli Ippolita: Elena e la trasposizione astrale dei miti

È dei miti obbedire alla logica degli stravolgimenti. Il raptus è l'elemento scioccante che devia il corso della storia e si manifesta sottoforma di rapimento o di omicidio. Il rapimento di Elena insieme al ratto di Proserpina sono gli episodi più diffusi. Seguono il rapimento del fuoco da parte di Prometeo e il ratto delle Sabine.
A proposito del rapimento di Elena, il mito sembra inclinare la narrazione di eventi successivi. Elena viene così ad essere riscattata dagli episodi tristi divenendo la regina che opera la grande rivoluzione della conversione al Cristianesimo. Elena madre di Costantino è colei che aprirà le strade della fede e con l'editto di Costantino avrà fine la persecuzione dei Cristiani.
I miti inclinano la storia e non sono i fatterelli che una certa corrente ideologica avrebbe e continuerebbe a lasciar intendere, mostrandosi irriverente verso la cultura dei tramandamenti orali gestiti dal popolo ignorante. Se i miti indirizzano la coscienza interiore inclinando le sorti della storia, non è corretto dire il contrario. Questo perché i miti poggiano sulle immagini primitive, ossia gli archetipi, che conferiscono stabilità alle culture. Gli archetipi nella loro semplicità sono veicoli di trasmissione della verità. Anche Jung che si mostra alquanto scettico a riguardo del destino mostra un atteggiamento di apertura nei confronti di quello che definiamo volontà di popolo poggiata sull'indirizzo convertito dai miti.
La forzatura e l'imposizione della cieca volontà umana avviene con la tragedia, allorquando l'omicidio viene inteso come il gesto arbitrario dell'uomo che rivendica una sua autonomia di pensiero, subito affossata dalla presenza di un istinto mortale altresì definito Moira. Atropo è quindi colei che sconvolge e tagliando la tela, spezza il cammino fluido della narrazione.
Altra cosa è la morte nel mito. O anche il rapimento. Il carattere pedagogico del mito passa attraverso questo ingrediente che consente alla storia di prendere la piega necessaria, affinché il suo valore altisonante travalichi i tempi e s'imponga il messaggio.
La regina Elena diventa nei cicli arturiani la madre naturale di Lancellotto che le viene sottratto dalla dama del lago. E non potrebbe essere altrimenti dal momento che, secondo un filone del mito arturiano, la dama è colei che estrae dal lago la spada destinata ad Artù.
Il lago non è la roccia. È la fluidità della storia in cui si avvicendano ribaltandosi nei ruoli, vittoriosi e sconfitti. È scritto nel lago che il regno di pace di re Artù non avrà vita eterna perché nulla del lago è eterno. Questa visione spinge i contenuti in una prospettiva che dimora tra le stelle, lì dove tutto ruota nella sua legge di stabilità. La tavola rotonda è la ruota delle costellazioni dello zodiaco che si rispecchia nei fluidi della terra dove tutto però è soggetto ai cambiamenti. Lo stesso discorso del piano astrale convertito in riflesso sulla terra lo ritroviamo a proposito della Gerusalemme Celeste divenuta punto di riferimento di una fede intramontabile.

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[18:08, 1/5/2023] Sicoli Ippolita: Il lago e l'acqua marina nella comprensione del mondo interiore. Lancellotto e la sensibilità celtica

L'elemento acqua è distintivo delle persone sensibili. Tutti siamo fatti prevalentemente di acqua, ma chi spicca in sensibilità ha una particolare propensione al pianto e alla commozione. Riteniamo le lacrime lo sfogo della sofferenza o di uno stato di disagio interiore. In realtà con le lacrime cerchiamo appiglio alla nostra primitiva certezza che è il regno acquatico, del mare in particolare. Il mare è la culla del nostro rinvenimento in questa esistenza. È tumulto e fa del mutamento la sua logica di appartenenza. Sentire l'aderenza al mare, ritrovarsi in esso o comunque richiamarlo a sé come la propria madre che in momenti per altri inspiegabili sembra soccorrerci e comprenderci, non è un controsenso. È cercare di riportare a sé quella stabilità che ha come legge e ordine il mutamento. Si dice pertanto che il mare è maestro di vita. Esso insegna infatti a vedere nel cambiamento la legge di ogni forma di vita.
Quando parliamo di legge e dottrina ci riferiamo a una serie di teorie elaborate da un ordine mentale che esprime l'ordine dell'oggetto discusso. Il mare è mutamento e nel mutamento ci offre la sua stabilità e non potrebbe che essere così, altrimenti non esisterebbe più. E infatti, quanto contempliamo, tutti i corpi celesti e non ultimo la terra, presenta una dinamicità che obbedisce ai cicli di rivoluzione e sulla base di questi l'uomo, rapportandosi al mare, ha stabilito convergenze e dialoghi. Sembrerebbe un paradosso ma così non è, se pensiamo che quanto chiamiamo madre archetipica o ancestrale, rientra perfettamente nella configurazione del mare. Madre si richiama a "mare", così Maria che nel Rosario definiamo "Stella Maris".
Ritornando a Lancillotto, egli rapito dalla dama del lago, rinasce con la consapevolezza di questo particolare legame con l'acqua. Sulla base di questo non dovrebbe sorprendere l'elemento del tradimento che non è assolutamente congetturato. Il lago è acqua dolce, e la passione per Ginevra, per quanto lui potesse cercare di frenarla, viene alimentata dal cuore di giorno in giorno. Il destino del padre, il re tradito, si abbatte sul cavaliere che però non conosce l'inganno del mare. Solo la bellezza dolce, per quanto misteriosa, del lago.
Nonostante il mare abbracci la Gran Bretagna e ne abbia influenzato il corso storico, il lago entra a pieno titolo nel ciclo dei miti arturiani, a conferire la dimensione di specchio sospeso che riflette la volontà celeste. Avalon, la valle chiara in riferimento a Parsifal ci immergono in un paesaggio incantato, reso ancora più suggestivo dal manto di nebbie. Al di sotto del velo trasudato dall'acqua dolce che s'innalza in volute di fumo fluttuante c'è il lago che sovrasta il fondale su cui si adagia altra vita. La percezione cosmogonica che ci trasmette l'epica arturiana è di più mondi composti a strati, l'uno sovrapposto agli altri, che a mano a mano che si sale, diventano sempre più rarefatti e imperscrutabili come imperscrutabile è la somma verità. Alla luce di questo, non potremmo che cogliere l'appartenenza dei fantastici miti al mondo celtico che ha fatto della terra la sposa del cielo e la sua magnifica vestale.

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[22:56, 1/5/2023] Sicoli Ippolita: La dama del lago e il concetto di destino

Secondo una tradizione parallela a quella di Viviana, la dama del lago di chiama Nimue. Questo nome è molto significativo perché riporta alla radice di "numen: numeno (Dio)" e di nous: intelletto, così come di nave: naus- neos in greco. A questa radice si aggiunge quella germanica Aue: acqua. La sintesi delle due radici dà luogo proprio a "dea dell'acqua". Per comprendere questa definizione dobbiamo ricondurci al valore divino che le antiche tradizioni sapienziali, e tra queste la celtica, conferivano a re e regine. Tale connotato ha portato alla coincidenza presso il mondo egizio della figura del faraone e di quella del sommo sacerdote.
La dama dell'acqua ci riporta alla mente altri miti che hanno come riferimento l'elemento acqua, quasi ci fosse un unico filo conduttore che avrebbe dato vita a risvolti diversi che a loro volta avrebbero tenuto conto del fattore creatività innestatosi sul ceppo archetipico primitivo.
Riconducendoci al mito dell'arca, Noè è colui che dà luogo a un nuovo incominciamento dopo la distruzione del diluvio. Arca da Archè significa proprio "principio". Se il lago è lo specchio del cielo luminoso, il mare è il tumulto ingovernabile spesso associato a divinità maschili come Poseidone o Oceano. Alla forza fisica del mare il lago contrappone la profondità emotiva e la forza spirituale che caratterizzano la donna. Nimue sulla base di quanto detto è colei che rafforza gli equilibri di pace all'interno del regno di Uther, affidando la spada che emerge dagli abissi del lago ad Artù. Il principio è lo stesso di quello su cui è impostato il racconto biblico, ma non solo, del diluvio universale. La figura della dama del lago, per quanto misteriosa sia, ammorbidisce i contenuti propri del racconto dell'arca. Il principio di base che contempla la distruzione necessaria a un nuovo ordine viene smussato dalla figura della dama, consegnando ai miti arturiani una veste enigmatica e più psicologica. La psiche è la profondità resa insondabile dalla ragione. E proprio in tale luce va interpretato il tradimento di Lancellotto con Ginevra che può essere se non compreso, comunque colto tramite un approccio di tipo sentimentale, perché non sono coinvolti interessi materiali. È qui il punto tragico reso ancora più toccante dal fatto che si rende necessario in quanto guidato dal cuore e quindi non ostacolabile. Solo la legge del cuore può porre fine a una grande realtà come appunto il regno di Artù determinato dalla collimazione del destino con il valore dei sentimenti. È importante cogliere questo connubio perché le romanze medievali e l'epica dei cavalieri antichi saranno incentrate proprio su questo nodo portante e grande influenza avranno sulla visione di tragedia proposta da Shakespeare attraverso le sue opere. Se nella tragedia greca la Moira Atropo interviene per svuotare l'uomo dei suoi limiti e trasporlo con l'abbaglio feroce del raptus nella dimensione divina, nel mondo celtico ma anche germanico e scandinavo il dissidio si compie nell'uomo e per questo dall'esterno diviene insindacabile. Il valore dell'uomo si misura da come egli stesso affronta i suoi sentimenti che proprio perché ne inclinano la direzione, lo rendono nella sua umanità vero e quindi divino. Quanto più l'uomo è uomo, tanto più si erge a eroe divino. Posizione questa ben diversa rispetto a quella del mondo greco in cui la divinità è disgiunta dall'uomo e il destino si intromette dall'esterno.

[23:12, 1/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/Fm4Mcctdbu8J4KzR9 

 

 

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[09:16, 2/5/2023] Sicoli Ippolita: I cicli epici arturiani tra Cosmogonie e Medioevo

Che ci sia un'attinenza tra il ciclo epico arturiano e il mondo ebraico persiano lo testimoniano i richiami etimologici presenti nei nomi dei cavalieri e non solo. Lo stesso figlio di Lancillotto, Galahad ( valoroso, puro) riprende il nome di un personaggio biblico, Galad. In ogni cavaliere riecheggia il riferimento alla spada nella roccia e ogni cavaliere apre pagine su altri episodi che riguardano la sua vita. La stratificazione della narrazione a cui avevo già fatto riferimento in precedenza, incontra la struttura circolare relativa ad ogni specifico mito che ruota attorno alla famosa spada. Ciò conferma l'impostazione cosmogonica dei cicli arturiani in cui risplende la magia del sole e il suo ascondimento. Il richiamo al sole sarebbe presente già nel nome Somerset, contea confinante con i luoghi di ambientazione epica. L'andamento circolare dei poemi arturiani combacia con la definizione di ciclo anche al plurale, esprimendo il chiaro riferimento ai cicli cosmici ed eonici.
C'è il sospetto che dietro queste figure di cavalieri si nascondano le schiere di entità angeliche di diversa provenienza che avrebbero trovato in una figura divina la soluzione ad ogni loro conflitto derivante dalla diversa origine. Sembrerebbe questa teoria un azzardo, ma a ben guardare, a proposito degli scontri tra diverse forze celesti ci sono chiari riferimenti nelle teogonie più antiche e non ultimo in quella di Esiodo.
La purezza sottolineata in rapporto a Parsifal e a Galahad tiene conto del tema della discendenza dinastica diretta e pura, motivo questo che ritroviamo ad esempio nel mondo ebraico e al quale si contrappone tra tradimenti e vicende parallele la teogonia greco romane.
Il tradimento nel mito arturiano trova la sua espletazione nel sentimento di disincanto a cui va incontro la realtà terrena di contro a quella celeste. È quanto ritroviamo per altre vie espresso nell'episodio della Caduta di Adamo ed Eva. La spada di Excalibur apre a svariate domande relative ai diversi significati di Giustizia proprio nel Medioevo in cui forte era la cultura di una coscienza arbitraria individuale e in cui ogni cavaliere era il dominatore indiscusso del proprio regno. La circolarità del feudo tradita dalla forma quadrata del castello ricalca la necessità di un ordine che rispecchi quello delle potenze superiori celesti. I tradimenti ascoltati dalla voce dei poeti bardi nelle corti bretoni e normanne sottolineavano la linea di sangue aristocratica di cui godevano i cavalieri del tempo ed erano quindi occasione per ribadire la loro nobiltà.
In fondo il Medioevo non è che un confronto continuo tra quanto attiene alla dimensione terrena e quanto attiene ai valori sacri che riportano all'eternità celeste. Avvertire questo confronto speculare è degli animi sensibili di contro alla volgata popolare impegnata da questioni ben più pratiche e di sopravvivenza.

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[11:22, 2/5/2023] Sicoli Ippolita: Il pianto estatico dell'addio. Dalla spada di Excalibur al Santo Graal

I poemi cavallereschi sono imperniati attorno al sentimento di nostalgia. Esiste la nostalgia di chi ha conosciuto e vorrebbe ritornare a quel luogo adorato, la nostalgia del luogo natio e la nostalgia come impronta dolorosa di quanto avvertito e non ancora incontrato.
La pace è una condizione che nasce dall'incontro e l'incontro apre alla conoscenza. Sulla base di questo principio non possiamo che considerare i miti arturiani nella loro consequenzialità che dalla spada porta al calice. La spada esprime la padronanza della conoscenza conseguita attraverso l'incontro tra il piano della lama, verticale e divino e il piano dell'elsa, orizzontale e ctonio. Il passaggio successivo vede la separazione dei due piani che corrisponde al tramonto del regno di Artù a causa del tradimento di Lancellotto con la regina Ginevra. È la fine dell'era teogonia e cosmogonica druidica quindi pagana e l'innesto del Cristianesimo ad opera dei padri missionari che si spinsero ben oltre la Manica, tra questi San Patrizio e Colombano. Il secondo porta impresso nel nome l'intenzione di promuovere la Parola di Cristo in forma di pace, senza distruggere la cultura preesistente e autoctona. Tutto un altro discorso rispetto a quanto dal Seicento verrà realizzato dai Gesuiti nel Sud America.
L'evangelizzazione determina uno stacco deciso tra i cavalieri e la tavola rotonda. La tavola rotonda di chiude con la fine del regno di Artù e grande risalto viene dato alla figura di Parsifal e alla sua erranza iniziatica che ha come protagonista l'incontro col Graal. L'ambientazione ci trasferisce dai territori britannici a quelli germanici che verranno decantati da Wagner nelle sue opere liriche.
All'incontro tra i due regni rappresentati dalla spada Excalibur che conferisce potenza ( e non abuso di potere) ad Artù, si sostituiscono le varie avventure di Parsifal, il viaggiatore che necessita di maturare attraverso le sue esperienze e di ritrovare se stesso.
Per quanto l'innesto del Cristianesimo, stando a quanto ci riporta la storia, sia avvenuto non in modo cruento e drammatico, sicuramente nella popolazione grande sarà stato il sentimento di disorientamento. Parsifal incarna questo sentimento nella sua puerile semplicità.
I simboli richiedono tempo e ricerca interiore per affermarsi sul piano collettivo e il viaggio di Parsifal lo esprime chiaramente.
La visione del Graal diviene quindi la proiezione esterna di una conquista interiore che esprime l'evoluzione dalla spiritualità celtica e l'ingresso nel Medioevo cristiano. L'interesse abbandona il territorio degli Angli e si sposta in quello sassone e germanico più strettamente connesso con la sopraggiunta cristianità. Il regno celtico nelle sue variegate suddivisioni sopravviverà alimentato da un'arcana nostalgia che si ritrova riflessa spiccatamente nelle melodie dei musici e dei bardi di allora. L'arpa celtica nella sua suggestione sognante è il cigno di Viviana, la dama del lago che fluttua lentamente sulle placide acque del suo lago, senza mai eclissarsi.

[11:24, 2/5/2023] Sicoli Ippolita: https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Flartedeipazzi.files.wordpress.com%2F2017%2F08%2Fparsifal-visione-vaso.jpg&tbnid=frJwMSEXvyORtM&vet=1&imgrefurl=https%3A%2F%2Flartedeipazzi.blog%2F2017%2F08%2F10%2Fil-nome-delleroe-del-graal%2F&docid=w5fLwacnOliUKM&w=320&h=420&hl=it-IT&source=sh%2Fx%2Fim 

 

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[20:02, 2/5/2023] Sicoli Ippolita: L'eco e il canto dei monti. Come il suono costruisce l'immagine

La dama del lago potrebbe essere nella tradizione mitologica greca una Naiade, ossia una ninfa dell'acqua. Le ninfe preesistono agli dei perché fonti primitive di vita. Insieme alle Naiadi troviamo le Driadi o ninfe delle foreste (da notare l'attinenza etimologica con Druidi) e le Oreadi, le ninfe dei monti, tra queste spicca Eco.
Come ci comunica l'analisi etimologica del termine Oreadi, le montagne parlano, sono luoghi di preghiera e di canto. In merito a quest'ultimo riferimento, mi vengono in mente i cori alpini. Tutto questo è racchiuso nelle impressioni che desta l'eco, personifica nell'Oreade più importante, anche in riferimento al mito di Narciso.
Esiste la bellezza della voce e la suadenza che essa esprime, e l'eco ne è l'evidenza. La voce crea l'immagine e la montagna che canta lascia vibrare in chi l'ascolta corde di emozioni altissime. Nell'eco converge tutto. Il suono delle cascate di aria che lasciano stormire le fronde, il mormorio placido e sommesso dell'acqua che scorre o precipita fragorosamente dal dirupo, così come le voci umane che tintinnano argentine come di fanciulli dispersi nell'immensità della natura. La montagna non lascia soli perché avvolge nei suoi misteri che vedono nel loro essere protagonista la spiritualità femminile.
La voce nella sua sensualità attrae chi si protende verso l'apertura e la ricerca dell'altro. La voce determina le relazioni, è invito a scoprire l'altro. La voce non basta mai a sé stessa e vive per ricercare l'altro a cui trasferirsi attraverso l'ascolto. L'immagine invece, si risolve in sé e non tende a raggiungere. Rimbalza su se stessa e non costruisce perché non ricerca il dialogo. È quanto il mito di Eco e Narciso ci rimbalzano a distanza di secoli.
Per quanto le divinità classiche inducano a pensare il contrario, esse vengono concepite in funzione dell'uomo. Parlano, a volte si mostrano, comunicano con l'uomo enucleandosi dalla loro bellezza che sconfina in svariate forme. L'uomo invece, nello specifico Narciso, vive sé stesso in un rapporto egoico che recide la complessità del tutto. L'uomo non è assoluto ma si comporta da tale e ciò accade dal momento in cui scopre la propria immagine e crea un assolo distinto dal Tutto, con essa.
L'animale a differenza dell'uomo non ha coscienza della propria immagine, nonostante ci siano esemplari che riescono ad attribuire a sé stessi l'immagine riflessa. Avere coscienza della propria immagine è ben altro dal percepire i confini del proprio raggio d'azione relazionato alla forma che include anche la consapevolezza della propria estensione corporea. Al limite del corpo fa da contrappunto l'infinito dell'immaginazione che si esprime anche attraverso l'immagine che di noi rimbalziamo negli altri.

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[08:46, 3/5/2023] Sicoli Ippolita: La Ninfa tra primitivita' e bellezza. Dalla Natura al Cosmo

La morbosità è una forma di attaccamento alla vita ma anche la sua negazione. Abnegazione è annullare se stessi. È questo in parte un processo primitivo a cui la vita ricorre per affermare se stessa nella sua evoluzione.
Ninfa significa "fanciulla" ma anche "sposa". La sposa è la fanciulla cresciuta che si prepara a diventare donna. Gli dei sopraggiunti a queste entità primitive ma al tempo stesso raffinate hanno ostacolato il processo di realizzazione di queste, imponendosi ad esse e regolamentando il loro destino.
Con la tragedia che è espressione artistica del compimento del sacrificio, la Moira Atropo riporta alla primitivita' la cultura dell'uomo e questa primitivita' è contenuta nell'immagine della capra, animale rurale a cui si richiama nell'aspetto il fauno. A differenza di costui però, le Ninfe più delle Moire sono creature raffinate e invitanti, in grado di sedurre persino gli dei. Rappresentano in ciò lo slancio estetico racchiuso nella spiritualità femminile. La donna crea se stessa e creandosi si ricrea, alleggerendo il mondo e conferendo ad esso una veste di bellezza. Teniamo però presente che per gli antichi la bellezza non era sottrazione alla Natura spontanea ma cura di essa attraverso l'evidenziazione dei particolari più interessanti, colti dalla sensibilità spirituale.
Lo iato bellezza esteriore e bellezza interiore ha sempre affascinato l'uomo sin dall'antichità più remota e a questa profonda lacerazione l'uomo antico rispondeva riportandosi al variegato mondo della Natura in cui nulla è superfluo e tutto è posto nella dovuta misura.
Il popolo egizio è forse quello che anticamente si è posto l'obiettivo di astrarsi dalla Natura terrena per riprendere il filo interrotto col Cosmo. Notiamo bene che per gli antichi Universo e Natura erano separati e con origini diverse. Il primo obbedisce alle leggi del cielo che è elemento maschile, la seconda a quelle della terra che è assimilata alla donna. Il mondo egizio credeva nella coscienza cosmica che governa il tutto e la vita sulla terra. Proveniamo dal Cielo Nut che era entità femminile concepita tale in rapporto alla filiazione degli astri, gemme preziose che ne compongono il manto. Era quindi intenzione dei faraoni già nell'aspetto comunicare questa appartenenza al regno delle stelle con una cura esagerata del corpo che prevedeva una serie di monili e ornamenti non finalizzati a sé stessi, ma tesi a comunicare la provenienza divina, cioè astrale.

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[10:36, 3/5/2023] Sicoli Ippolita: Dalle Ninfe ai Preraffaelliti. La donna e la naturalità ancestrale

La dea Nut ci riporta all'essenza del femminile. Gli astri che lei partorisce di continuo sono i suoi figli e le sue gemme preziose. L'associazione gioiello figlio ci riporta al mondo romano e in particolare all'espressione di Cornelia figlia di Publio Scipione che applicò una riforma assolutamente stravolgente per quei tempi, in favore dei plebei. Ella disse proprio che i suoi gioielli erano i figli. Pronunciò questa frase al cospetto di una donna patrizia.
Gli Egizi utilizzavano filamenti di oro nel vestiario degli aristocratici sulla base di una netta classificazione e sociale, e innanzitutto nella cura dell'immagine di faraoni e consorti. I fili dorati erano considerati la via di riavvicinamento al regno degli astri in cui si sarebbero ritrovati dopo la morte. Nut esprime quindi rinascita e fertilità, quest'ultima evidenziata dal simbolo della giovenca gravida che la contraddistingue.
Il termine "ninfomane" è a mio avviso inappropriato perché ferisce la dignità spirituale delle Ninfe. Esso fa riferimento alla frenetica attività della vita nell'affermare sé stessa. Alle Ninfe e alla loro semplicità regale si richiamano i Preraffaelliti che s'impegnano a divulgare quella femminilità a rischio in un momento storico critico, di forte avanzamento della tecnologia e d'innovazione industriale. La grazia che le contraddistingue viene riproposta attraverso suggestioni di richiamo gotico che rafforzano la spiritualità arcana delle Ninfe. Spesso i soggetti femminili preraffaelliti sono proposti in modo estremamente raffinato e agghindati di monili in contrasto con l'opulenza borghese e artificiosa. Ciò che è primitivo e spontaneo non è indicativo di sciatteria ed è quanto il Neogotico della Belle Epoque e i pittori dell'epoca, tra questi Mucha, vanno sostenendo. Essi ripropongono tra gli attributi della femminilità quello di creare offrendo la vita, principio questo trasferito anche sul piano dell'arte e dell'estetica. Capiamo quindi quanto al contrario di Raffaello che in modo sublime e attraverso livelli di tecnica straordinari abbia dato una definizione religiosa e al tempo stesso realistica della donna, i Preraffaelliti pongano al primo posto la femminilità nella sua trasognante e ancestrale magia.

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[22:17, 3/5/2023] Sicoli Ippolita: Lo specchio e la dimensione del narcisista

Chi si specchia di concentra solo su se stesso. Si colloca al centro di un mondo solo suo e che non esiste. È quanto caratterizza il narcisista il cui peggior difetto è quello di mancare di apertura verso il prossimo e scendendo in profondità, di empatia.
Lo specchio toglie valore alle parole perché manca il dialogo. Il dialogo con sé stessi ha senso nel momento in cui esprime un racconto di riflessioni sul mondo. Nel momento in cui l'io riflette, costruisce una tessitura con la realtà che si converte in espressione artistica. Chi riflette guardandosi allo specchio conferisce a questo una profondità che include altri mondi fittizi o reali che ampliano la sua prospettiva e ridimensionano l'ego.
Il lago al centro dell'Eden alimentato da quattro fiumi è in funzione del reale. Dio specchiandosi nel lago, riflette su se stesso e crea quanto prima non esisteva. I quattro fiumi esprimono l'ampliamento dello spazio sulla base della concretizzazione della volontà divina, nonché il trasferimento di Dio e delle sue idee nella creazione.
La volontà è azione e creazione. Non esiste creazione finalizzata a sé stessi e che precluda la possibilità di uno scambio.
La riflessione di Dio che nel nulla agisce è un dialogo con la prospettiva di sé stesso svincolata dalla propria forma. Su queste basi potremmo dedurre che l'uomo è la concentrazione della volontà enucleata da Dio. Ciò rende l'uomo agente libero e in quanto tale, infinito.
Il limite del narcisista partendo da queste basi è quello di concentrarsi su sé stesso e di escludere quanto non contempli la sua immagine. La vita è continua creazione e continua fonte di ricreazione. L'uomo creando si ricrea e diviene signore dello spazio e del tempo. In tal prospettiva lo specchio si erge a giudice del suo operato. Nel narcisista tutto questo manca. Di conseguenza è un individuo finito che con conosce espansione. Lo specchio è la sua dimensione che lo illude di esistere e gli procura la morte.

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[09:18, 4/5/2023] Sicoli Ippolita: La Ninfa e la dolcezza dei luoghi. Dalla tela della luce alla tragedia

La riflessione senza contenuto non ha valore. È delle ninfe congiungere bellezza esteriore a fascino interiore, comunicandoci anche, a distanza di millenni, che il vero è legato alla verità che uno ha dentro e sa esternare. Vi sono persone vestite di una semplicità stupefacente che pure esalano un profumo tale da inebriare e da condurci in luoghi lontani che sono propri della loro stupefacente anima. La semplicità, l'umiltà sono luoghi. I posti vergini partoriti durante la creazione.
Chi è legato al vero comunica le parole proferite lontano nel tempo, all'alba del mondo. Se volessimo entrare nella spiritualità dell'uomo antico, scopriremmo che sono i luoghi magnifici, che esalano magia, a essere convertiti nella leggerezza di ninfe e fate rivestite degli arabeschi fluttuanti della luce.
La luce esprime e disegna. È incanto e canto nel momento in cui si rende un tutt'uno col trasporto magico di un luogo. Ha la sua tela lucente e in base a questo la tela costruita dal ragno è stata trasposta nell'immaginario simbolico femminile. Vi sono donne altamente egocentriche e concentrate su se stesse da divenire calamite pungenti. La tela del ragno allora esprime non i giochi della purezza della luce calata nella bellezza del creato che esalta con i toni iridescenti, ma è il contrasto che irretisce e cattura. La tela allora si rende rete ed è quanto nella mitologia le aracnidi rappresentano.
Trasponendo questo discorso alle Moire, Atropo, colei che taglia il filo della vita, è anche colei che determina l'uscita dalla finzione del mondo resa possibile attraverso il rituale del sacrificio che dà spunto alla tragedia. La morte non è mai un prodigio per nessuno e si rende offerta necessaria nel momento in cui viene incanalata attraverso una serie di riti nei culti. Il culto santifica e converte l'esperienza individuale in sunto collettivo che permette sul piano energetico la crescita spirituale della comunità. È questo il principio fondamentale alla base della tragedia che prende piede il Grecia attraverso la formazione delle microrealta' delle polis. L'individualismo diviene una minaccia allo spirito comunitario dell'agorà e di tutta la costruzione sociale e urbanistica greca. L'inserimento del rito sacrificale all'interno del culto si rende quindi necessario e su questa base fiorisce il Cristianesimo fondato sulla figura del Cristo, l'Unto fiorito sulle spoglie storiche di Gesù.

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[18:33, 4/5/2023] Sicoli Ippolita: Lo spicchio e l'intero nell'apprendimento dal Paleolitico al Mesolitico

Guardiamo e osserviamo quanto carpisce la nostra attenzione stimolata da un oggetto in evoluzione. Osservare vuol dire cogliere le trasformazioni che si compiono fuori di noi e che si ripercuotono nella nostra interiorità. Da sempre l'uomo come qualsiasi animale è interessato al movimento perché egli per primo si è formato ed è maturato grazie alla conoscenza del proprio corpo sollecitato dal movimento. Il primo livello nella produzione artistica è stato quello di riportare nella fissità un particolare della creazione che è affascinante proprio perché soggetta a stimoli continui di mutamento. La riproduzione di un particolare ha rappresentato per l'uomo antico la soglia magica tramite cui addentrarsi nel mistero dell'oggetto inquadrato che è un tassello del mosaico intero della Natura.
La Natura è infinita come infinito è il Cosmo e questa infinitudine è data non tanto dalle grandezze (larghezza, lunghezza e profondità) ma dalla successione continua di vita e morte che costituiscono la vita stessa. Quando parliamo di "vita" contempliamo l'esistenza per come essa appare, escludendo l'avvicendarsi dei due momenti integranti e opposti di vita e di morte.
L'uomo antico si è sempre dovuto confrontare con i suoi limiti sensoriali a iniziare da quello della vista. In rapporto alla vista c'è un frutto che sembra fatto apposta per suggerire all'uomo la propria connaturata attitudine che è quella di poter guardare un oggetto frontalmente o di lato e non indietro. La vista che avviene secondo queste direzioni ha obbligato l'uomo ad avanzare verso nuove mete e nuovi orizzonti che di pari passo gli hanno ricordato i suoi limiti di creatura finita. L'arancia è composta di spicchi e ogni spicchio compone con gli altri il frutto intero. La conoscenza dell'uomo si è mossa sulla via degli spicchi (spigoli, dal latino) che parimenti hanno educato l'uomo a osservare spingendosi dagli angoli verso l'interno dell'oggetto inquadrato. In questa direzione si è passati dall'osservazione sommaria del territorio, utile ai fini della caccia, all'osservazione del particolare al fine di studiare e apprendere. Questo passaggio è avvenuto nella fase di transizione dal Paleolitico al Neolitico, chiamata Mesolitico o periodo dei coglitori. Ed è proprio in questa fase intermedia che l'uomo ha incominciato a immagazzinare dati e a diventare "colto". Spicchio e Spiga hanno la stessa origine etimologica che si ricollega da Spiculum (spigolo) a Specere: guardare.
L'uomo dopo l'episodio della Caduta è scivolato alla periferia di Dio e questo gli ha comportato il fatto di allontanarsi dalla centralità del Sé che tutto ha al suo interno concentrato. La sapienza è la concentrazione dell'universo e l'uomo tramite l'osservazione di spigoli e forme composite ha dovuto reimparare, ossia riassumere in sé quanto aveva perduto. Ciò azionando dapprima la memoria e poi, affinando la sensibilità tramite la manualità e l'estetica, l'attività del ricordare.

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[08:55, 5/5/2023] Sicoli Ippolita: La luce e lo specchio dal Romanticismo al Novecento

Lo specchio riflette solo quanto viene da esso inquadrato. Una porzione del tutto. Da qui il legame spicchio specchio. L'animale è calato nella dimensione del tutto rappresentata dalla complessità della Natura e difficilmente riconosce la propria immagine riflessa. Difficilmente astrae se stesso dal tutto e se riesce in questa operazione, non presta grande importanza. È difatti tipico degli animali giocare con la propria immagine percepita come imitazione del proprio corpo.
La Natura è il cerchio, il Cosmo è la sfera. La sfera è in tutto pieno che ha una sua profondità. Al contrario, il cerchio è l'abbraccio con una profondità immaginabile e non da tutti intuibile. La sfera è indice di perfezione come anche il cerchio e la profondità l'attribuiamo alla spiritualità. Nella coscienza archetipica quanto più il soggetto si astrae dalla sua concretezza, tanto più acquista una sua pregnanza spirituale. La Natura è spirito, si arriverà vla dire nel Romanticismo qualificando l'aspetto magico della Natura che esprime una sua volontà indipendente e autonoma. Questo aprirà le porte a nuove percezioni secondo le quali la Natura sarà rapportata a un labirinto misterioso che contiene miriadi di svariati labirinti abitati da forze sconosciute che influenzano la psiche umana. Sarà solo nel secolo del Novecento che si comprenderà che la Natura è l'aspetto concreto della Psiche umana che sfugge al controllo della razionalità, esprimendo l'inconscio. I mostri che l'uomo intravedeva nella Natura non sono che aspetti del proprio inconscio non portati alla luce della coscienza e questa teoria non farà che ribaltare il concetto di specchio. La riflessione quindi, sarà un effetto determinato dalla luce che si sparpaglia sugli oggetti e questo non è che un elemento che riscontriamo nella pittura dell'Art Nouveau. L'ombra dunque non è qualcosa di diverso dalla luce ma la superficie che da essa non è stata ancora raggiunta. Se la luce inonda è perché esiste una risposta da parte dell'oggetto invaso che sembra dunque sospeso nel tutto. Non può esserci specchio senza la luce e la leggerezza della luce viene trasferita nella sua complessità sottoforma di leggiadria dalle correnti pittoriche a cavallo tra Ottocento e Novecento. Queste si affermeranno di contro al sentimento di puro estetismo o al filone gotico concentrato esclusivamente sull'aspetto del buio, come questo fosse un'entità separata e terribile.

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[09:53, 5/5/2023] Sicoli Ippolita: Il Medioevo e Ginevra. Il carattere della donna oltre la bellezza

Il tradimento di Ginevra c'insegna a non dare nulla per scontato, a non adagiarci sugli affetti trascurandoli per gli impegni di lavoro o altro. Ginevra in questo riflette non solo la condizione delle domine medievali in attesa del ritorno del.loro uomo nell'Eden prezioso che era il castello, ma anche delle donne di oggigiorno e di qualsiasi epoca.
Ginevra ( Fantasma Bianco) è la tiepida carezza della luna che offre e la sua presenza nella notte buia. È il sorriso delle giovani consorti che vedranno presto il cavaliere partire per lontane e sanguinose battaglie. È una figura dolce ma audace, anche forse tenera nella durezza del suo tradimento. Il comportamento di Ginevra diviene tema dei poemi cavallereschi dell'Alto Medioevo. Viene illustrata e celebrata nelle austere dimore, e qui trasposta sul piano onirico. La celebrazione recide il carattere peccaminoso del tradimento lasciando aleggiare la leggiadria onirica del tema ripresentato di volta in volta con eleganza e raffinatezza impeccabili.
La donna diviene oggetto d'ispirazione sovrumana, isola di sogni felici per il cavaliere di ritorno dagli stenti della guerra. In presenza del suo uomo deve incantare, mostrandosi propensa al corteggiamento di altri uomini. Sembra un paradosso se teniamo conto dell'epoca in cui ciò avveniva e ciò dovrebbe indurci a riflettere sulle varie interpretazioni ingannevoli forniteci fino ad oggi sul Medioevo. Più ammirata e celebrata dai cantori di corte in corte era la donna e più la fama del domino cresceva. Era una forma se vogliamo questa di propaganda politica, che è perdurata ben oltre e continua a esistere seppur con la raggiunta indipendenza femminile che presso alcune monarchie va imponendosi. Oggi le donne dinastiche di alto rango (principesse, duchesse e regine) contribuiscono a mantenere alto il livello culturale della famiglia di provenienza, partecipando ad associazioni di beneficenza o interessandosi di questioni umanitarie e ambientali. Lady Diana ha contribuito senz'altro in questa metamorfosi del ruolo della donna nella casa reale, seppur svincolandosi troppo dagli antichi protocolli di corte. Compiendo un passo indietro e trasferendoci alla monarchia nell'Ottocento e ad ancor prima, vediamo che la donna si mostrava disponibile ad andare incontro alle esigenze di corte nella stipulazione di nuove alleanze o come mediatrice per rafforzare il consenso del popolo. Elisabetta di Ungheria in questo fu straordinaria. Proseguendo lungo la stessa linea tematica la figura di Ginevra dipinta nel suo destino come "fantasma bianco" rappresenta il ruolo cruciale della dama nella vita e funzionalità di un regno. La sua è una figura descritta insipidamente nell'aspetto e ciò è finalizzato a condurci al ruolo concreto esercitato dalla donna non interpretabile come sterile statuina, bensì capace di condizionare le sorti di un regno. La raffinatezza, i modi, la cultura soverchiano il semplice carattere di bellezza e questo è un tratto del Medioevo ripreso poi da Dante a proposito di Beatrice, che oggigiorno dovrebbe indurci a profonde riflessioni.

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[10:20, 8/5/2023] Sicoli Ippolita: L'oralità narrativa e la fluidità dei miti arturiani

Ci sono persone che sprigionano un magnetismo di appartenenza che viene messo in risalto dalla narrazione di determinati miti.
Su Ginevra e Lancillotto si potrebbero scrivere infiniti saggi nonché romanzi, perché tanti sono i contenuti che i due personaggi richiamano e stimolano. Non ultimo il senso di appartenenza che analizzeremo in seguito.
Una peculiarità che contraddistingue i miti arturiani e li differenzia da quelli classici riguarda i temi presenti nella trama e le miriadi di versioni fornite e agevolate proprio dalla velocità di trasmissione orale. Ne emerge una configurazione della lingua e del suo uso completamente diversa e che ha determinato uno iato tra le due tipologie di mito, comportando riflessioni diametralmente opposte a riguardo della funzione della lingua.
L'adozione di una funzionalità deterministica contraddistingue la realtà mediterranea e greco romana nello specifico, indirizzando il concetto di destino in un unico senso. Ne deriva un uso pragmatico della finzione didattica non solo dei temi trattati ma della lingua in sé. Una metodologia che indirizzerà agli studi filologici del Rinascimento. La lingua è dei dotti, di contro alla visione anglo germanica che considera la lingua nei suoi attributi magici attraverso il dono delle Rune. Tale visione sorpassa inizialmente l'organizzazione classista tipica del quadro sociale secondo le tradizioni culturali mediterranee, salvaguardando la dignità del patrimonio orale. Ne consegue che i capovolgimenti narrativi nella nostra cultura saranno introdotti dalla tragedia che è già presente nell'assetto magico del mito anglo germanico. Il profluvio delle versioni orali ha reso fluida la narrazione epica arturiana in cui troviamo i personaggi rimbalzare da un ruolo all'altro tra virtù e cattiveria, dando vita a figure dai risvolti diversi e a rapporti famigliari da fraterni a genitoriali. È la conseguenza di una impostazione semantica relativa di stampo femminile che ha non a caso come riferimento l'acqua e sulla quale ritorneremo in successive dissertazioni.

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[13:30, 8/5/2023] Sicoli Ippolita: Morgana, la fata nera e il volto oscuro di Afrodite

Le dinamiche della memoria collettiva sono strane quanto affascinanti. Qui in Calabria dove la terra è friabile e nulla sembra durare a lungo, comportamenti e culti si sono radicati come un fiume che fluisce sotto l'imprevedibilità della terra.
Occorre coraggio a resistere, ma qui il coraggio non si vede perché è incastonato nella fierezza della roccia che risalta sui suoli argillosi. L'acqua qui ha plasmato cattedrali di fango indurito dal sole, pinnacoli e arcate magiche, così come animali preistorici e profili di giganti. L'acqua scorre e fluendo strappa brandelli di vita che confluiscono nella pancia del mare. Passa e strappa salvando la filigrana preziosa che tiene in vita le trame dei racconti, di quel c'era una volta che noi respiriamo ancora nel fiato della memoria di arcane guide.
Altrove l'acqua è stata non tumultuoso rovesciamento, ma anche placida armonia riconducendo al risveglio quanto vi dimora in superficie. Un canto in sordina che percorre fianchi mai troppo ripidi e quindi smussati e affusolati di dolci colline preparate a raccontare al cielo e alla terra.
Nulla sarebbe la mitologia arturiana senza la presenza dell'acqua mai stanca di perdurare e vitalità lenta e parsimoniosa che culla e non trascina via. L'arpa che si rifà all'immagine austera e regale del cigno non scaccia via l'ululato sordo dei flauti agresti di un capriccioso Pan che s'insinua con una nota maligna nello spartito sacro della Natura. Ed è da questo incontro che riverbera sul manto del vento che le discordanze hanno dato vita a nuove armonie riflesse nelle trame dei miti. L'acqua amalgama e restituisce alla vita legami sottesi. Come nelle profondità del cielo, le valli di laghi e mari restituiscono rapporti di sorellanza e fratellanza che ci riportano al mistero dell'Uno nella placenta della dea Madre. Tutto è acqua e fluido scorrere nell'imperturbabilita' dei miti e a questo principio sembra ricondurci nella sua essenza verde trasparente la dama del lago.
Di contro troviamo Morgana ( Morgan o Morgahus) che nel nome rivendica la struttura ossea della roccia e la sua resistenza all'abbraccio armonico dell'acqua. Sorellastra di Artù e secondo alcune versioni madre di Mordred, figliastro di Artù, è colei che sancirà la fine del regno di pace e la morte di Artù.
Mordred ha la stessa radice Rt di Brus Brotos: morte in greco. Morgana la cui origine nel nome ci riporta a Murex da cui Murgia, è l'aspetto della roccia inselvatichita dal sale marino che corrode e incide un'impronta amara nel corso della storia. È il tragico che irrompe nella sequenza placida della narrazione orale, stabilendone il macabro senso e l'uscita dal ciclo dell'ordine che si esprime nella pace. Morgana è l'ostacolo, la fata nera. Per altri è la seducente sorella di Artù e per altri ancora, la dama del lago. La ritroviamo nel mondo greco nelle vesti di Afrodite nata da una conchiglia e di una bellezza stordente e nefasta. Venere, dea dell'amore, è colei che partorisce Eros e punisce selvaggiamente Psiche. È l'elemento che si scrosta dall'acqua che rappresenta ancora più per il mondo celtico la radice di appartenenza dell' identità di un popolo. Morgana è la piramide che sovrasta dopo il diluvio e pungola il cielo, lasciandolo sanguinare e differenziando nelle diverse stirpi animiche gli individui sulla terra. Kronos che evira Urano e dal cui sangue sarebbe nata Afrodite non è che l'alter ego della stessa che anticipa nel mondo classico il sopraggiungere della tragedia. Questa versione non è stata ascoltata e lo stesso Esiodo che nella sua Teogonia introduce la nascita della tragedia, la lascia in sospeso.
Morgana è la Venere celtica primitiva e oltraggiosa resa evidente dalla conchiglia Murex sottoforma di fossile presente in Puglia. Tanti sono gli elementi geologici e paesaggistici che rapportano la Puglia all'Inghilterra. E la presenza di Murex Morgana che troneggia sullo sfondo interiore del tempo.

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[14:24, 8/5/2023] Sicoli Ippolita: All'alba dei grandi conflitti, la fine di re Artù e la distruzione dell'Impero Romano

Solo l'amore grande sa imporsi al destino ma le conseguenze possono essere catastrofiche. La spada emerge dall'acqua che è l'equivalente simbolico della terra e porta alla rottura del sistema di equilibrio e di pace. Un'altra spada magica, quella di Mordred, sotto l'incantesimo delle forze oscure della madre Morgana, siglerà la morte di Artù e la distruzione del suo regno. La discordia che la spada introdurrà, può essere storicamente legata alle varie incursioni romane che portarono al declino del mondo celtico primigenio. Il mito arturiano può essere quindi interpretato in questa luce. Lo stesso Artù può nascondere nella sua immagine un valoroso guerriero romano che avrebbe sconfitto in una sanguinosa battaglia proprio nei pressi di Avalon dove oggi sorge Glastonbury, l'esercito celta.
Tutto questo in età romana antecedente al Cristianesimo. Le incursioni barbariche che determinano lo sgretolamento dell'Impero Romano introducendo il Medioevo, sarebbero la risposta a seguito di lunghi periodi di incursioni da parte proprio dei dominatori latini. Potremmo quindi dire che alla caduta di re Artù corrisponde la fine dell'Impero Romano, ma ancora più giusto sarebbe vedere il crollo di Roma a seguito dell'espansione verso Nord, oltre il Rubicone. Espandersi significa finalizzare le proprie attenzioni ed energie alle imprese militari, penalizzando la cura dell'ordine interno ai propri territori. Roma è franata non tanto per le spinte esterne che hanno compromesso la struttura culturale identitaria, perché, diciamo la verità, Roma ha sempre puntato al di là del periodo Augusteo a conquistare, più che a salvaguardare un'identità che non ha mai considerato adeguatamente in quanto attinta dalla tradizione ellenica. L'impero è caduto perché non ha saputo tutelarsi e questo a seguito di una sempre maggiore latitanza di un potere centrale. La burocrazia ha guardato all'ingresso dei tributi che hanno piegato economicamente le province romane, non ultime Israele e Palestina. L'episodio di Cleopatra ha evidenziato pienamente quelle che erano le fragilità di Roma. Assorbire culture esterne al fine di rafforzarsi non è mai stata una strategia politica vincente. Sarebbe vero invece il contrario. Ed è quanto la coalizione tra tutte le tribù celtiche, che troviamo ben rappresentata sottoforma di mito, dimostra di aver saputo realizzare tramite la figura di re Artù che ha dato inizio allo spirito monarchico inglese. Il rispetto delle identità di ciascuna tribù è stato possibile in quanto si riconoscevano tutte nella stessa origine rappresentata sotto il profilo archetipico dall'elemento acqua. È quanto è mancato a noi. Il Mediterraneo è sempre stato un guazzabuglio di microrealta' etniche e culturali che ha determinato la fioritura e una varietà altresì spropositata di esempi di riferimento, compromettendo l'integrità di ogni impero. Il mondo al di là delle Alpi e che dovremmo considerare come la vera Europa, in riferimento a Regno Unito, Francia, Germania e Paesi Scandinavi, ha avuto un'identità più marcata che ha reso ogni popolo per quanto in conflitto con i propri simili nemici nella lotta del potere, prezioso alleato di contro alle invasioni romane. Le incursioni barbariche che di verificarono agli albori del Medioevo andrebbero rivisitate come la risposta univoca dei popoli nordici contro Roma. La mitologia esprime il carattere unico
di quei popoli, pur ciascuno caratterizzato da proprie peculiarità. Il ciclo epico arturiano è la culla di tanti miti che da qui germoglieranno e che non vedranno più le terre propriamente celtiche al centro, ma di sposteranno verso Nord Est, investendo prima la Germania e poi la cultura scandinava. Al centro di questo poliedrico fiore respira l'immagine sacra della Runa a cui fare riferimento per poter cogliere la spiritualità che promana non solo dai miti celtici ma anche norreni e finnici.

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Impronte di bellezza. Afrodite e la nascita dal mare

La bellezza costa fatica e sofferenza perché si imponga a sé stessa, e come tutto è sottomessa al tempo.
Secondo alcune tradizioni teogoniche tra le più antiche, Crono e i Titani sarebbero antecedenti agli dei. La brutalità e la bruttura anche fisica che li contraddistingue riportano indietro l'uomo nella sua scala evoluzionistica. Crono è figlio del Cielo, Urano, ma pressato dal volere della madre lo evira. Dietro questo gesto di una brutalità primitiva, si nasconde la volontà di dare vita alla bellezza affinché conservi il suo carattere di forza, perdurando nelle ere geologiche e cosmiche. Il cielo è il tiranno maschio, ma nel gesto crudele subito nasconde il suo aspetto femminile. Questo racconto teogonico recupera l'arcaica tradizione cosmogonica che fa di Urano l'artefice di ogni cosa, legandosi al tempo.
Nel racconto esiodeo Crono non scompare. È mordace e violento e lascia la sua impronta nella nascita di Afrodite che rappresenta la totalità della bellezza secondo il Pensiero greco. Il colore inflitto al padre Cielo crea il guscio protettivo della conchiglia che la tiene costretta al suo interno, fino a quando non emerge e trionfa nella libertà. Questo succede nella versione teogonica successiva. In quella originaria, Afrodite nasce dalle acque dall'incontro del liquido seminale di Urano con la spuma del mare e questo carattere di fluidità le resta dentro, associandola alle Ninfe e alle sirene. Nonché nella dama del lago.
Afrodite nel nome porta impressa la sua origine travagliata ma al tempo stesso affascinante, congiungendo sangue a bellezza che sono i due attributi dei naviganti e degli eroi greci.
La bellezza sopravvive e vince sul tripudio di vita e morte che caratterizza i popoli conquistatori. Si conserva nelle ere, nonostante gli sconquassi imposti dal destino. Diviene la conchiglia che teneramente ma anche tenacemente si aggrappa alla roccia. L'elemento dolore che unisce la vita alla morte è una componente della bellezza la cui anima sanguina sempre. È da notare che per gli uomini arcaici i liquidi della procreazione maschile e femminile sono considerati l'anima da trasmettere attraverso la conservazione della specie.
La perla, l'elemento prezioso che la valva cura al suo interno, è il miracolo che la bellezza unita alla gentilezza e alla nobiltà d'animo compie. Livellare e smussare attraverso la sofferenza è una grande prova di coraggio e di amore oltreché per sé stessi verso gli altri. È il dono più grande che si possa lasciare anche in memoria. La perla è il Cosmo che la bellezza attraverso il principio di armonia, al suo interno conserva e tutela.

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[18:23, 9/5/2023] Sicoli Ippolita: Atena e il Logos come governo del mondo

Atena significa "senza morte". L'idea è quella della sopravvivenza della cultura fondata sulla saggezza, ben oltre i cancelli della morte. La saggezza incontra la temperanza e dà luogo all'armonia e questa costruzione di pensiero la troviamo rappresentata nelle Tre Grazie sulle quali si concentra il mondo rinascimentale.
Atena nasce dalla testa di Zeus e ciò dice molto della bellezza costruita sul fattore pensiero e quindi, non effluvio spontaneo dell'anima, ma cura ed elaborazione. La bellezza è filtrata dalla ragione ed è quanto il Rinascimento erediterà e si fregerà di trasmettere attraverso il suo vastissimo repertorio immaginifico e artistico. L'idea del trasporto spontaneo nel mondo greco è molto avversata se non punita dagli dèi. Persino l'amore, da uno studio attento dei miti e sottoposto al calcolo che indirizza e finalizza ogni rapporto. Il dio che si abbandona al trasporto dei sensi viene poi punito e severamente all'interno dell'Olimpo. Il concetto di fondo è che ogni passo dell'uomo dev'essere calibrato dal filtro dell'intelletto che smussa gli angoli e riporta alla figura della sfera.
Non essendoci angoli, nella sfera non esistono ombre. È la rappresentazione del cielo che proietta sulla terra le sue impronte. Come il mare le proietta sul fondale. La sfera è il parto dell'intelletto e questo spiega la ragione del globo che troviamo scolpito in alcune statue sul palmo della mano di Atena.
La saggezza regge il mondo e il Cristianesimo attraverso la tradizione del Logos recupererà questa immagine riferendola al Cristo Redentore che regge il globo con la croce in esso conficcata. I Logos è il Verbo che crea e governa il mondo. La croce dal taglio alto evidenzia la potenza di un intelletto superiore che governa e armonizza tutte le cose.
Tanti sono gli elementi che dall'occhiazzurra Atena sono confluiti nel Cristianesimo. Gesù con la Resurrezione è il Cristo che sconfigge la tenebra e rientra nel Principio Divino. Qui la differenza dalla dea Atena che svela la volontà di Zeus con la sua capacità chiarificatrice. Gesù è il mistero che resta insoluto sulle questioni del Padre. Nasce dal grembo di Maria discendendo da Dio e a Costui fa ritorno rinchiudendosi nel suo mistero.

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[08:48, 10/5/2023] Sicoli Ippolita: La maternità e il determinismo della Bellezza nel mondo greco

La Bellezza di una donna si completa con la maternità. Nella sfericità del ventre ella ritrova la ragione per cui è stata creata ed è proprio l'adempimento di questa ragione a completarla. La Bellezza è completezza e non coronamento. È adempimento e compiutezza, ragion per cui in ogni cultura la maternità è glorificata.
Oggi siamo abituati agli elogi vuoti di consistenza. Alle adulazioni che sono altro rispetto al sentimento di devozione riconosciuto verso il dio.
I gioielli sono i figli di una donna, la gioia maggiore perché vera con dentro un'anima. La gioia è esaltazione di un momento e i figli erano concepiti come il passaggio da una fase di germoglio a una di completamento. Questo passaggio è ben evidenziato nel fiore giglio che unisce in rapporto al sapore e all'espletamento della maternità la gioia al figlio. Il simbolo fallico al centro del fiore riporta all'atto che si compie nella donna e che porta al germoglio della nuova vita. Il giglio è anche simbolo di fede perché in rapporto al Cristianesimo la fertilità diviene il seme della Parola di Gesù che cade nel terreno buono e porta frutto.
Nel mondo greco la saggezza del pensiero prevarica la bellezza in sé. Tutto discende da esso e la bellezza è rappresentazione della struttura del pensiero. Ciò prevede un'architettura del pensiero convincente ed armoniosa che crei nella bellezza un rapporto di consequenzialità. La bellezza si determina e determina e ciò spiega la ragione per cui la dea Afrodite evolve in dea dell'amore. Ritornando a quanto detto nel precedente articolo dobbiamo tenere conto del fattore determinismo che connota il pensiero greco dalla sua nascita e che si compie nel passaggio dal Kaos al Cosmos. La bellezza va incanalata in un discorso di evoluzione narrativa che le attribuisca un senso. Di contro a questa visione deterministica abbiamo l'immediatezza epifanica legata alla figura di Dioniso, immediatezza istintuale che si manifesta attraverso la brutalità. Interessante è in riferimento a questo termine l'attinenza con la radice di Brus Brotos: morte. La morte è l'uccisione dell'armonia che edifica e governa la vita.

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Il più grande poeta attuale Franco Arminio, campano, scrive della Calabria:

"Amo l’Italia armena, l’Italia antica, amo la Calabria, il paesaggio non confezionato, la faccia di chi cammina nel secolo sbagliato.
Amo la Calabria a Palmi un po’ algerina, finlandese sulla Sila. Amo il mare che si getta nel treno, i pesci sull’asfalto, le case parcheggiate anche negli occhi dei gabbiani.
Non conosco una terra più sensuale, un disordine più esemplare, una grazia più oltraggiata.
Questa non è una regione, è un altare"
(Lo scrittore poeta campano Franco Arminio)

In foto la spiaggia presso "Petra Mulinu" (Pietro Vito)

14:45

 

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[19:16, 14/5/2023] Sicoli Ippolita: Il Simbolo tra induzione, compensazione e linguaggio creativo

La Natura comunica la sua unità e integrità attraverso il gioco di richiami che viene percepito dall'uomo. Qui si espleta la ricerca di risoluzione del molteplice nell'Uno attraverso il metodo speculativo induttivo che porta il particolare a riassumere il tutto e a ricondurlo al Principio Primo. Nell'ambito del funzionamento dell'intelletto e dell'elaborazione del pensiero, potremmo definire la via tracciata dal particolare, attraverso il processo che conduce alla formulazione della legge che però tiene conto delle particolarità sfuggenti rese attraverso la definizione di eccezioni.
La convergenza nella trama di rapporti che tiene coeso il tutto espresso in natura, viene attraverso i meccanismi dell'intelletto resa possibile con il processo di speculazione inteso non come asettica attività del
La ragione, ma come azione riflettente e assorbente del ragionamento sulla Natura stessa che viene scandagliata attraverso l'unione di ragione e anima. Il simbolo che riproduce in forma iconica aspetti della natura attraverso l'utilizzo dell'estetica che espleta il suo fattore creativo, instaura un rapporto analitico ed altresì emozionale tra l'uomo e l'ambiente sulla base delle percezioni sensoriali e spirituali che lo traslano dal particolare alla dimensione assoluta. Il simbolo parla attraverso l'universalità del linguaggio sacro che si particolarizza nelle varie culture. La speculazione sterile, filosofica si fa quindi ricerca di relazioni sotto il profilo animico che rimbalzano nell'interiorità dell'individuo.
Un esempio florido ci viene fornito proprio dal simbolo del Tao. Le due gocce riconducono all'elemento acqua. Parimenti sono germi o semi alla base della grande architettura biologica della Natura. Il cerchio conduce alla dimensione armonica della Natura e del Cosmo introducendoci nell'ambito dell'osservazione del mondo dal quale è stato estrapolato il particolare essenziale e ricondotto a una visione totalitaria e superiore. L'effetto di incastro animico tra i due semi opposti e divergenti è dato proprio dalla parte allungata che definisce l'illusione di una goccia che protendendosi dall'una verso l'altra suggerisce l'uroboro che racchiude in sé la sfera delle esperienze terrene.
Un simbolo richiama l'altro e attraverso questo si perfeziona arricchendosi. È in questo anche il suo carattere divergente rispetto ai risultati dei processi di definizione puramente logici. La perfezione secondo la via razionale è sottrazione. Togliere fino a ridurre ai minimi termini l'oggetto in osservazione. Il Sacro espresso attraverso il Simbolo compie un'operazione di arricchimento che ricorrendo al linguaggio estetico, porta l'uomo a riflettersi nella bellezza del Creato che si risolve nel minimalismo del Simbolo stesso. È questa l'operazione che si compie nel Sacro. Quanto compare scarno e senza accessori aggiunti, in realtà investe la bellezza del tutto. Parimenti è vero anche il contrario. Prendiamo ad esempio l'arte indù dall'aspetto barocco o la sontuosità di alcuni totem. Da qui l'abbondanza inserisce l'uomo a imboccare una caverna che lo farà sfociare in una dimensione diversa rispetto a quella iniziale. Ciò che è piccolo conduce al grande e viceversa, in una composizione armonica della verità che introduce al mistero dell'Assoluto.

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[21:15, 14/5/2023] Sicoli Ippolita: La creatività tra rappresentazione e dinamiche del linguaggio

La creatività è donna. Essa molte volte è la cerniera che raccorda i conflitti. Si esprime sottoforma di prodigio nel momento in cui sortisce l'effetto anche terapeutico di introdurre l'armonia, partendo da forti scissioni interiori. A ben guardare, anche la Natura è creativa. Dai forti cataclismi accadono nuovi mondi con nuove sorgenti di vita.
Proprio per la forte relazione tra la creatività e il femminino, l'espressività artistica è incentrata sulla rappresentazione della donna. Potremmo dire che nell'universo ancestrale l'arte è una forma di resurrezione della donna dal limbo del suo mistero che si esprime in oscurità.
La rappresentazione dell'utero rinvenuto sottoforma di incisione in diversi luoghi del mondo e che risale agli albori della civiltà umana esprime l'esigenza dell'uomo di celebrare la forte spinta alla vita, intesa da diverse angolazioni. L'impulso, altro dall'istinto, all'evoluzione è un moto interiore sul momento non decifrabile, ossia non razionalizzabile. L'uomo passa attraverso la donna sempre anche inconsciamente, in ogni circostanza per rigenerarsi e la rigenerazione si compie attraverso la traslazione all'esterno delle sue emozioni, prima che queste vengano formulate e ordinate in pensiero.
Tutto nasce dal Kaos e questo si palesa anche attraverso i primi segni di civiltà lasciati dall'uomo. I graffiti, le pitture rupestri sembrano emergere su tagli e rughe naturali della pietra senza alcuna richiesta di conferma che implichi il giudizio su risultato e tecnica. Sono l'ABC del linguaggio che cerca una sua modulazione da far sfociare nel linguaggio verbale. L'immediatezza dell'immagine appartiene al verbo interiore femminile, prima che questo enucleandosi desse luogo alla molteplice varietà del reale, infondendovi la necessità del confronto.
Dalla creatività si passa alla comunicazione e il verbo si fa parola. La comunicazione implica il giudizio che a sua volta determina la settorialita'. Il concetto di razza passa anche attraverso le dinamiche del linguaggio. Non è difatti escluso che la famiglia di appartenenza non abbia poi determinato la sua estensione in razza grazie al forte stimolo di accomunamento infuso dal linguaggio. Questo processo risulta ben chiaro da studi fatti sui primati. La diversificazione in ceppi differenti e razze nelle specie animali è stata seguita dalla diversificazione del linguaggio non tanto mimico e gestuale, quanto orale. Da tale prospettiva possiamo evincere che il linguaggio per emissione di suoni è il passo successivo rispetto a quello dell'enucleazione delle forme. Qui siamo ancora nell'ambito dell'origine associata alla creazione femminile. Il passo finale ed espositivo sarà determinato dalla fuoriuscita del Verbo che incontrando la luce determinerà l'approccio all'osservazione del mondo su basi che cercheranno il raffronto e il riconoscimento del proprio simile tra individui diversi. Da qui il passaggio dalla famiglia alla comunità di appartenenza.

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[19:07, 10/5/2023] Sicoli Ippolita: Le sorti della Tragedia. Lo scontro tra la morte primitiva e il destino di morte

L'intelletto e la psiche trionfano sulla morte e questo trionfo è dimostrato dall'evoluzione tramite la narrazione. Il Logos è il principio e il Logos determina il tempo che nella concezione del mondo greco non è cancellazione dei passi precedenti, ma necessità scaturita nell'ottica del divenire. Anche il tempo quindi, obbedisce a una logica escatologica e questo lo si evidenzia attraverso il determinismo che pregna e conferisce solidità a tutta l'impalcatura del pensiero greco. Come dice il termine stesso "Pensiero: tutto vi è dentro" e questa forma di concentrazione è determinata dalla sfera e dal disco. L'apertura dà quindi luogo al tempo come evoluzione e l'eternità confluisce nel sentimento collettivo che prevarica l'uomo singolo. È in questo sentimento collettivo che il Mito trova la sua ragion d'essere, stabilendo una sequenza di trame che tengono in piedi la struttura elaborata e ben ragionata del tutto.
Il Mito è il racconto degli dei che si misurano con la Storia creata dall'uomo e dalle sue scelte. Tramite il Mito gli dei entrano nella Storia e da essa di astraggono dando luogo a un movimento che lascia all'uomo le redini di ciò che noi definiamo destino. Nella Tragedia l'irrazionale interviene con furore a detronizzare gli dei che si trovano a dover incrociare nella loro vulnerabilità il percorso dell'uomo. È il crollo della costruzione deterministica del Pensiero. Il mondo greco è costretto a dover fare i conti con l'imprevedibile mano del fato che spezza d'incanto quanto progettato dall'uomo con l'ausilio degli dei, scaraventandolo verso prospettive non considerate. Il caso allora chiama in causa l'uomo stesso ad uscire dalle proprie trincee umane e ad investire forza e coraggio verso una nuova forma di realizzazione che lo veda uscire da un ordine prestabilito ed entrare nel labirinto.
Ogni uomo è chiamato a bruciare se stesso in luogo di una prospettiva che amplifichi gli orizzonti dello spirito ed è quanto attraverso la tragedia si concretizza. È nel teatro e non più nei palazzi che la nuova arte si compie e ridisegna uno spazio sacro che rende l'uomo nella sfida con sé stesso non più eroe ma dio.
Atropo quindi è colei che spezza il filo con l'incanto del mondo finito e sbilancia l'uomo verso un vuoto a cui egli attribuirà il sorgere di una nuova luce. E tramite questa nuova luce si verifica la sconfitta della brutalità che lega il pensiero alla visione di una morte figlia della Natura ancestrale e grottesca.
È curioso come alla diffusione della tragedia si accompagni a Roma la comparsa di lottatori e gladiatori che di esibiscono nelle arene al cospetto del popolo e delle autorità regnanti. Schiavi ma anche bottini umani di guerra, così come acerrimi traditori vengono esposti al ludibrio delle folle che sfogano nel sangue visto versare le loro tribolazioni e frustrazioni. Il meccanismo è simile a quello che si verifica durante lo svolgimento di una tragedia, ma qui a differenza, alla morte fisica non segue alcuna maschera che divinizza. I gladiatori e coloro che si battono con i leoni denudano la morte nella sua famelica e bestiale brutalità. Nessun premio li attende alla fine se non le urla di trionfo delle folle che attraverso questo spettacolo indecoroso di vedono liberarsi dei fardelli sociali. Qui la catarsi non è superamento dell'uomo tramite l'uomo e le sue azioni, ma la prostrazione alla morte che uccide o risparmia. È la lotta tra la morte, come concetto primordiale, e la Moira Atropo ed è proprio su questo scontro che andrà a inserirsi la figura di Cristo che eserciterà il suo carisma attraverso la salvezza che non guarda al ceto ma ai contenuti interiori.
Il Colosseo a Roma sancirà un nuovo inizio. Dietro la spettacolarizzazione si affaccia una nuova coscienza di punizione che però sortisce l'effetto di beatitudine tra le sfere di Dio. È la sconfitta non solo della morte brutale ma anche della stessa Moira Atropo ad opera della Resurrezione che attende i martiri cristiani. La coscienza nuova pervade tutti ed è l'inizio di quanto l'autorità imperiale non vede ma di cui avverte una forza straordinaria che piano piano s'imporra' su tutti, trascinandoli oltre la curva del tempo. Preparando la nuova età dello spirito che si configurerà attraverso il Medioevo.

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[09:30, 11/5/2023] Sicoli Ippolita: La Parola illuminata e il getto divino. La potenza del Logos nel mondo greco

Il mito precede la tragedia. Con la tragedia si attua il passaggio dalla narrazione o dall'ascolto, all'azione. L'azione è stimolata dal pensiero e ciò implica in campo bellico la messa a punto di una strategia programmatica ed è quanto la dea Atena incarna nella sua austera nonché complessa figura.
La narrazione è del mito che conferisce alla parola un grande potere che troviamo ben espresso dal Logos. Il Logos è luce come rivela la derivazione etimologica e la Luce è data dall'espressione della Parola che ha in sé infiniti racconti che sta al filosofo saper decifrare e al sapiente invece, cogliere per via intuitiva. La filosofia nel mondo greco scalza la Sapienza attraverso uno studio meticoloso del ragionamento al servizio della Parola che non è colta come getto divino.
Nulla esiste nel mondo greco che non sia riportabile alla luce, unendo così al discorso della coscienza una forma di esplorazione per via razionale. Se per le culture adiacenti non esiste una forma di realtà assoluta che sia coglibile attraverso l'indagine esplorativa dell'intelletto, nel mondo greco invece c'è e ciò fa prendere una posizione netta, distinguendo quanto è giusto da quanto invece non lo è. Questa presa di posizione comporta l'affermazione dell'arte oratoria che evolve in Sofistica. L'arte oratoria non è soltanto celebrazione del convincimento, ma innanzitutto convincimento di radice pragmatica perché fondato sui fatti e i fatti s'impongono scandagliando per vie razionali l'episodio. E a priori il concetto di verità che viene ad essere filtrato dall'ottica della Storia. Storico è un fatto che abbia e mostri delle conseguenze tangibili e in questo il ruolo di plasmazione che è insito nella Parola ( da qui il Verbo che crea). Il fatto ha una sua forma concreta e viene celebrato attraverso l'Arte plastica o comunque figurativa. Il fatto si radica nel presente e determina strascichi nel futuro attraverso le vie della divulgazione e quelle tecniche diplomatiche. L'oggettività del fatto è resa da uno studio attento e resocontato dell'accadimento che viene riportato alla luce e comunicato senza alcuna zona d'ombra. È quanto attiene alla storiografia tucididea fondata non per altro sullo studio della dialettica che porta al confronto zone opposte del discorso, di ombra e di luce, facendo emergere con l'ausilio delle seconde la verità incontrovertibile.

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[11:27, 11/5/2023] Sicoli Ippolita: La caverna e il Signore nascosto. La luce della conoscenza da Platone alla tragedia

Il periodo della Grecia Attica è stato florido sotto ogni profilo, non ultimo delle arti insieme alla filosofia e all'oratoria. Un'altra figura di spicco in ambito storiografico è quella di Senofonte che si sofferma sulle minoranze linguistiche preparando l'avvento dell'Ellenismo che decreterà la fine della cultura greca autoctona.
Un esempio dell'importanza di portare alla luce quanto giace nell'ombra della coscienza è fornito proprio dalla dualistica contrapposizione di Ade a Persefone e dal mito che li definisce. Persefone può essere interpretata non solo come l'aspetto dinamico del divenire che forgia la Natura, ma anche come il volto visibile di Ade, il Signore nascosto, altro dall'orco brutale che vive rintanato nella sua caverna.
Per il mondo greco una cosa è la caverna, un'altra è la dimensione sotterranea. La caverna che trova spazio in un mito tra i più significativi di Platone è riservata a chi non comprende ed è chiuso nella sua cecità. Da premettere che in una cultura concepita sulla potenza del Logos, la cecità è legata alla brutalità bestiale e primitiva che impedisce all'uomo di evolversi e di raggiungere la saggezza. La saggezza non è un qualcosa che si indossa ma che si acquisisce, ed è di contro all'ignoranza. Su queste basi riconosciamo l'influenza del maestro Socrate sul discepolo Platone. La saggezza è la conoscenza che toglie l'uomo dalle tenebre. Non è un rapimento, il rapimento lo troviamo in rapporto al raptus dionisiaco che si esprime anche nella fulminazione passionale. È interessante a proposito di questo contenuto cogliere un riavvicinamento tra la figura di Ade e quella di Dioniso, entrambi signori. Ade è l'aspetto in ombra di Dioniso, che aspetta di maturare in teofania e si esprime attraverso l'azione di Persefone che risale in superficie, portando in sé l'eco di Ade. Possiamo in base a questo comprendere l'importanza della ninfa, creatura primordiale come i Titani ma in opposizione a questi, antecedente alla struttura teogonica dell'Olimpo come i Titani, ma al contrario di questi dolce e raffinata al punto da essere avversata da Afrodite. Eco è il cuore pulsante dell'amore tenuto in vita attraverso le vie segrete e inconsce dei richiami che viviamo dentro di noi attraverso i ricordi e i sentimenti di nostalgia.
La vera patria non è che quella che stimola in noi il sentimento di nostalgia per un luogo recondito e presiedente il tempo e in questo forte è il rapporto con Foscolo e col Neoclassicismo alla base del sentimento romantico.
Ade è il signore del labirinto ancora inserito in una prospettiva narrativa tipica del Mito. Il labirinto inserito all'interno della visione armonica del cerchio e della sfera ben rappresentati dalla figura fresca e vitale di Persefone che per sei mesi all'anno ritorna alla Natura soprastante.
La caverna è invece quanto è legato nella sua primitivita' alla struttura della tragedia. È di coloro che non avvertono la necessità di spingersi all'interno del labirinto della conoscenza e non accettano la morte come passo sostanziale all'evoluzione che prevede una fine e la consequenziale rinascita al di fuori del ciclo naturale. È l'ignoranza abietta che condiziona da sempre anche gli accadimenti storici.

[11:28, 11/5/2023] Sicoli Ippolita: https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Flamenteemeravigliosa.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2017%2F04%2Fmito-della-caverna-uomini-escono.jpg&tbnid=yvtmdlx5zMQ9MM&vet=1&imgrefurl=https%3A%2F%2Flamenteemeravigliosa.it%2Fil-mito-della-caverna-di-platone-la-dualita-della-nostra-realta%2F&docid=X-SQ1-3CNAEX8M&w=570&h=370&hl=it-IT&source=sh%2Fx%2Fim

 

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[18:32, 11/5/2023] Sicoli Ippolita: Da Eco a Psiche. L'amore oltre la morte

In ultima analisi potremmo dire che la tragedia riporta l'uomo alle sue basi spirituali di Sapienza di contro alla Conoscenza al centro delle disquisizioni e dissertazioni filosofiche.
Se il mito di Narciso diviene espletamento di una condizione riferita all'uomo nel passaggio dall'Ottocento al Novecento, Eco diviene in una nuova contestualizzazione, espressione del suadente richiamo della nostalgia quale riferimento della patria d'origine. È il vento esterno che consola e libera l'uomo romantico dalle angosce del presente, per tuffarlo nel mondo delle sue idealità.
All'acqua in quanto elemento pulsante, si riferisce la nascita di Afrodite incardinando la poesia dell'amore alla morte dei due amanti, durante l'atto sessuale. È curioso come la vita sgorghi dall'assenza dell'ego e su questo concetto va a innestarsi l'elemento tragico dell'amore. La vista è associata all'ego che nella luce definisce e riconosce. Psiche che non può vedere Amore è l'espressione dei labirinti interiori che vivono aggrappati all'idea del sogno che sull'altro hanno costruito. Non conosceremo mai chi amiamo nel profondo, ma neanche ci deve importare. Importa invece, come siamo noi persone singole con chi amiamo. L'altro diviene il tramite attraverso cui esprimere la parte migliore di noi ed è quanto si realizza attraverso l'amore. Ecco pertanto, il sentimento amoroso essere di accesso all'esperienza più intima che la persona possa vivere e non solo in rapporto alla denudazione fisica a cui l'amore stesso ci conduce. La nudità diviene rappresentazione di quel sentimento di libertà che porta i due innamorati ad espandersi reciprocamente l'uno incontrando l'altro. Attraverso la nudità si ritrova la luce e nell'espansione attraverso di essa l'amore vince la morte. Ecco pertanto l'importanza di unire sempre e in ogni caso all'atto sessuale l'amore più alto e consapevole. Quando ciò accade, al piacere non si associa la dissoluzione ma l'espansione e una forma di rinascita oltre il corpo.

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[07:45, 12/5/2023] Sicoli Ippolita: Estasi ed Eros, la vertigine del vuoto

L'ombra si nasconde nella capacità che mostriamo nel comprendere la parola che alimenta un discorso. L'uomo prima di tutto ha iniziato a comunicare tramite gesti e la sua comunicazione primitiva era mossa da esigenze primarie. L'evoluzione del pensiero ha poi richiesto l'evoluzione di altri mezzi espressivi, primo tra questi la parola. È anche vero però il contrario, ossia che la parola ha alimentato il pensiero, dando accesso nella pronuncia e nell'ascolto a branche segrete dell'essere.
Come tutto, anche la parola si sviluppa dal buio che trova nel vuoto la sua espressione più eclatante. Il vuoto ci sovrasta e il vuoto è sotto di noi e proprio il vuoto che ha definito il limite della comunicazione verbale ma non solo, ha spinto l'uomo verso l'estasi estetica. Questa la ritroviamo presente nel pensiero greco correlata molto spesso alla dimensione dell'Eros. L'estasi è espansione, è ricerca dell'ineffabile. È potenziamento dell'essere finito che sfiora Dio e in lui si cala. Non potrebbe essere altrimenti e l'incontro tra le due sfere di Estasi ed Eros ci è dato proprio dalla teofania di Dioniso. L'Estetica collegata all'Estasi trova espressione nella tragedia, allorquando la morte assurge a via di iniziazione divina.
Nella poiesi del racconto, Dioniso lo ritroviamo presente in altri miti e in altre figure mitologiche, divenendo al tempo stesso principio e fine. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che attraverso di lui si compie esaustivamente l'intero ventaglio di possibilità e di esperienze umane. Egli è il Nato due volte e il figlio dello Splendente, ossia Zeus. Chi è come Dio è Dio e questo è un principio che ritroviamo all'alba del linguaggio archetipico delle civiltà più antiche. Il confronto speculare è di via alla conoscenza dell'identità ed è quanto contraddistingue le religioni arcaiche indopersiane poi confluite nell'Ebraismo. San Michele Arcangelo si richiama a questo principio mostrando un volto di Dio nella sua fisicità respinto dalle comunità ebraiche. Ciò apre la strada ad altre comprensioni. Ossia al rapporto etimologico tra Dio e il Due. Il doppio volto di Dio è un principio che ritroviamo presente nel bacino indoiranico ed ereditato dall'Ebraismo attraverso l'immagine di un dio punitivo e di un dio clemente.
Da tenere a mente che gli aspetti ancestrali e primitivi della definizione di dio, il mondo greco li ha ereditato dall'Asia Minore e in particolare dalla Tracia. Dioniso ha di fatto posto l'uomo greco dinanzi al dissidio tra un dio che è luce e un dio meno evoluto che è ombra e ferocia. I due aspetti si risolvono nell'immagine dello scatto tagliente e recisivo che corrisponde alla spada. La spada divide, ma la spada determina il tramite di riconciliazione. È la via che ritroviamo presente nella particella greca "dia" tra le più usate e determinante nella lingua greca perché apre a svariate immagini, nonché a molteplici contenuti.

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[18:34, 12/5/2023] Sicoli Ippolita: I Notturni romantici. Dall'arche' primordiale al risveglio del sentimento collettivo

Il Notturno col mare agitato sovrastato dalla luna piena adornata di nubi è un classico dell'arte romantica. Che si tratti di un'immagine estesa nella sua profonda orizzontalità o di una rappresentazione del sublime, è di introduzione a una dimensione magica. È una triade stupenda il mare spumeggiante con la luna tonda e le nubi, che nella sua elementarità colpisce e sembra omaggiare la donna quale radice del tutto.
È della semplicità quale rituale riproposizione di un'arcana memoria, sconfinare nella fertilità. Il movimento secondo l'ottica del finalismo romantico è in funzione di una dimensione illuminante che completi il senso dell'esistenza. Il senso è la sintesi della realizzazione nell'incontro con l'obiettivo raggiunto, a coronamento dell'esperienza esistenziale. La realizzazione si compie procedendo oltre se stessi ed è questo un tema che dalla visione dell'eroe tipicamente romantica e risorgimentale nello specifico, aprirà all'esistenzialismo del Superuomo che si espleta attraverso il pensiero nicciano.
Il tema della realizzazione è per il Romanticismo l'evidenza della sconfitta della ragione rapportata all'ego. Alla filosofia come guida esplorativa che porta l'uomo a maturare una visione correlativa al reale (è quanto ad esempio ritroviamo nell'Illuminismo di Kant), si sostituisce pian pianino, a iniziare dalla fine del Settecento, un interesse che prevarica l'io circoscritto e investe dapprima la Natura e poi la collettività. L'osservazione della Natura conduce all'ampliamento degli orizzonti della stessa, introducendo l'uomo in un orgasmico sentimento di estetica travolgenza che non può essere confinata all'individuo stesso. La contemplazione della Natura comporta una sorta di vertigine che spinge l'uomo ad addentrarsi nel tunnel della retrospezione, in cui procedere fino alla radice del tutto a monte di ogni definizione o forma. E ad arrestarsi lì dove ogni realtà era placenta e spuma di sé stessa.
In questo cammino all'indietro secondo l'orologio del tempo si coglie l'aspetto dionisiaco che caratterizza l'insorgenza dell'estetica del Sublime e il superamento attraverso la compiutezza dello stesso, del Neoclassicismo. La ricerca dell'armonia che riconduce alla sorgente sferica del femminile pone il Romanticismo in un rapporto di felice e florida corrispondenza con il sentimento apollineo. Questo è la superficie evinta dalla dolcezza delle forme a cui si accede da un figurativo preciso e distinto. A ben guardare però, i dipinti romantici hanno la capacità di aprire agli orizzonti del mistero, risvegliando la partecipazione comune al senso della Natura non come spettatrice o contorno ma come forza vitale che proietta se stessa sull'uomo e al suo interno. Si apre quindi a una forte considerazione di fratellanza per questo senso comune e collettivo che si risveglia e che porta l'uomo romantico a spinte di empatia fortissime che in Italia assumeranno valenza storico politica attraverso il Risorgimento. È l'accensione attraverso una nuova estetica di quello che definiamo "sentimento collettivo". Di un'Estetica che si fa bellezza ma che è in primo luogo enunciazione di un'esigenza che si traduce in afflato ma anche in esaltazione di ritorno dell'uomo al magma primitivo. Si spiega così l'indistinto notturno della foresta o il manto di nubi che si addensa sul mare impetuoso.

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[18:52, 12/5/2023] Sicoli Ippolita: Giano, Eco e la tana del sole

Giano è un dio che nasce da una visione dualistica e raffrontata attraverso l'immagine dello specchio. È l'assemblaggio in un volto unico dei due aspetti contrastanti del dio supremo, quello apollineo e quello dionisiaco. È un dio che ha radici primitive e che vedremo, ci riporta al culto dell'albero. Un dio che si è nel tempo evoluto in concetto. Come spesso accade, prima fiorisce il sentimento e tale sentimento plasma l'idea come concetto che viene poi tradotta in forma. Assistiamo a questo processo a proposito dell'iconografia sacra riproducente le varie divinità primitive.
Il sentimento ci lega all'origine, all'apeiron che ritroviamo espressa nell'immagine dell'utero della primitiva Grande Madre. L'utero è la prima immagine che proietta l'uomo verso una dimensione di sacralità e la prima immagine scalfita dalla cultura odierna che ricerca la fluidità e il nulla.
L'utero è ingresso e uscita. Esplorazione di ogni mondo. Prima è nato l'utero e poi la donna e poi ancora l'uomo. L'utero è l'enucleazione di dio che sorge all'alba e si ritira al tramonto. È la tana del sole. E qui, nell'alba e nel tramonto, nella loro ritualità ciclica ritroviamo espressa e compiuta l'immagine di Eco che fonde da elemento di congiunzione dei due momenti.
Eco compare come sentimento velato nella visione ciclica storica di Giovanbattista Vico. È il filo puro e conduttore. È parimenti Arianna che porge il filo a Minosse nel labirinto. È la garanzia della giusta sequenza che avvertiamo nell'anima. È il sentimento di nostalgia che richiama e guida e a cui s'ispira il Romanticismo. È proprio grazie all'Ottocento romantico che viene recuperato il bifrontismo di Giano come effigie di una non esautorata compiutezza, ma quale rappresentazione che sintetizza l'arcano della Natura. L'albero scisso lungo la direttrice del tronco tra estate e inverno, riassume il ciclo del tempo e ci riporta alla sensibilità estetica celtica. La chioma offre il doppio volto che trova nella raffigurazione la risoluzione stessa del doppio, introducendo a una poetica ermetica e sognante. Giano è nell'uno e nel suo fattore di potenza che si esprime in crescita e apertura alle possibilità che trovino o no nella loro variegata moltitudine, risposta in una esemplare realizzazione. Entra qui quindi in gioco la componente destino non come variabile ma come certezza, a riversare nella concretezza del reale quanto era vero sul piano di una platonica e uranica idealità.

[18:50, 12/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/zSruMVvuP3siHG1T7

 

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Il Romanticismo. La predestinazione e il finalismo eroico

Dobbiamo tenere conto di un fattore, ossia che la Natura per il mondo romantico ottocentesco non è risolutiva in sé, ma apre ad altre prospettive. Qui viene ad espletarsi il carattere iniziatico e animico della Natura e il sentimento romantico che si spinge oltre la realtà storica circolare e si proietta nelle esigenze future. Il Romanticismo lo potremmo quindi intendere un percorso sentimentale che prepara alla conservazione e alla realizzazione dell'identità individuale e di popolo, sforando la didattica storica e introducendosi in qualità di "spirito", nei meandri nascosti della predestinazione.
Tutto ciò che esula dal regime strettamente circolare e balza nella dimensione dell'essere incontra inevitabilmente passato e futuro conciliandoli e in tale prospettiva viene ad affermarsi nel Romanticismo il valore del percorso iniziatico in termini non solo cavallereschi, che porta l'uomo a riconsiderare la figura di Giano nella sua bivalenza accordata di presente e futuro nel carattere bifronte. Il Romanticismo nel suo aspetto tragico va ben oltre il doppio volto di Giano e abbraccia l'identità assoluta. In questo un ruolo forte gioca la progettazione come base ad Agni azione umana che va a sposare attraverso la via pratica di un'etica d'impostazione kantiana, la concretezza raggiungibile nel futuro. Proiettarsi nel futuro significa educarsi alla realizzazione del progetto, affinché giunga a compimento. E anche lì dove non dovesse il processo di concretizzazione attuarsi, resta in piedi il principio di predestinazione che compie l'uomo oltre la Storia, nella dimensione dell'eternità. In questo l'uomo dimostra di non essere solo un'entità storica che si compie all'interno della Storia. Egli è anche altro e l'inafferrabile. È alito vero, alito puro che assorbe e fa proprie le energie dell'Universo che lo inclinano e determinano.
Una cosa è la Storia, altro è la volontà cosmica e in questo il Romanticismo inglese e germanico trovano il compimento nella realizzazione iniziatica che porta l'uomo a intraprendere il sentiero oltre se stesso. Questa visione eroica la ritroviamo nei circuiti iniziatici massonici di carattere risorgimentale. Qui da noi il finalismo iniziatico si riconduce al Mito e alla sua tempra storica, affinché l'uomo metta al servizio della sua realtà anche politica il suo carattere eroico.

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[20:42, 13/5/2023] Sicoli Ippolita: L'autorità della domina e il Sacro Femminile

Attribuiamo il ruolo battagliero e di guerrafondaio all'uomo, ma questa convinzione rientra più in un discorso di sovrastrutture culturali che archetipico. A ben guardare, infatti, il ruolo di fomentazione di lacerazioni profonde e dissidi è radicato nella donna. Forse perché è colei che genera e che è a diretto contatto con la prole e col dominio domestico. Non a caso "donna" deriva dalla stessa radice di "dominio". La donna è colei alla quale anche all'interno dei castelli spettava la prima e l'ultima parola su tutto. L'idea della donna sottomessa è vera ma in relazione ai contenuti esterni al proprio ambiente di pertinenza.
Il senso di contatto animico col proprio habitat è alla base della cultura che lega la donna al gatto per antonomasia legato alla dimensione della casa che considera il proprio territorio.
La definizione di donna battagliera la ritroviamo proprio nella definizione di madre che dona la vita e altresì la morte. Ella è motivo di equilibrio e tramite, quindi "ponte". Da qui, in relazione al pontefice e alla casta sacerdotale, alla donna spetta lo scettro della sacralità. Dobbiamo però tenere conto di un fattore, ossia dell'attribuzione delle redini di equilibri alla donna in un un'età successiva rispetto a quella ancestrale di cui resta memoria attraverso l'immagine della strega. La dea Rea estremamente reattiva e vendicativa, è colei che stabilisce rapporti falsi pur di averla vinta. Anche all'interno della consolidata struttura teistica dell'Olimpo, la donna rappresentata da Era anagramma di Rea, risulta essere gelosa, orgogliosa e punitiva, in competizione con chi le vuole soffiare il primato, specie se donna. Era Giunone è la totalità delle espressioni femminili che trova luogo e spazio in modo dettagliato in ciascun cado con un proprio racconto mitologico, nelle dee in successione. I rapporti incestuosi che trovano luogo nelle tragedie greche sono ispirati dall'istintualita' femminile e difatti nella mitologia popolare orchi, streghe ed entità malefiche discendono dal regno ctonio femminile.
Gli esempi di triade femminile non devono trarre in inganno. Il triangolo matriarcale di contro a quello maschile in successione di autorità dal primo all'ultimo, considera la stessa donna nelle sue fasi evolutive. Nella Trinità cristiana che racchiude e interpreta le triadi maschili il Padre è l'autorità del Principio che enuclea particolarizzandosi in esse le altre due persone distinte nelle quali confluisce.

[20:45, 13/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/ooeqxMKAN4nCVWzn9

 

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[21:14, 13/5/2023] Sicoli Ippolita: La bellezza e la sensualità di Eco e Psiche a confronto con la primitivita' femminile

L'amore che sfocia nelle unioni nuziali è sempre stato il tramite per la donna, prima che per l'uomo, di raggiungere i propri obiettivi di dominio. La determinazione, lo studio attento e meticoloso di ogni movimento che ritroviamo nell'animale ctonio per definizione, il serpente e ancor più nel coccodrillo, sono distintivi della cultura primitiva femminile che proprio a partire da questi animali ha riconosciuto la propria identità e raggiunto la propria consapevolezza. Non è un caso difatti che i riferimenti più violenti alla femminilità siano stati concepiti proprio nelle aree del bacino mediorientale dove vita facile trovano gli animali più primitivi. Non dobbiamo credere però che altrove le cose stessero in modo totalmente differente. Se non erano i riferimenti agli animali ctoni a creare e determinare queste correlazioni, era la dimensione misteriosa della grotta e delle cavità sotterranee. In relazione a ciò troviamo Morgana che rappresenta nel tratteggio che ci rende lo studio analitico dell'etimologia del nome, il fossile del mollusco Murex impresso nella roccia. Morgana è l'eco dell'attaccamento triviale che persiste nelle ere antropiche, ben evidenziato dalla resistenza alla Natura stessa che l'ha determinata e alla morte. Questa natura di roccia viene conservata dalla stessa Afrodite che non ammette in molti miti il ruolo di perdente. Lei ha l'aspetto ancestrale e seducente di Era che combatte finanche con l'entità che l'ha preceduta, la ninfa dei monti Eco. Costei rappresenta il volto munifico di Era, la donna buona e umile che riesce a sedurre proprio perché in possesso delle più nobili qualità. È la nascita della femminilità dalle arcane viscere ctonie, che ha dato luogo alla suggestione della bellezza congiunta all'attività creativa della donna non esclusivamente dedita alla procreazione figliare.
Eco semina il suo fascino e raccoglie consensi. Parimenti ad Eco nel ruolo di donna, ritroviamo Psiche, la farfalla che nella sua leggerezza intenerisce. È l'anima che dalla rozzezza primitiva si è involata raggiungendo livelli celestiali, fino a possedere le ali come il dio messaggero e Amore. La resistenza di Venere collega costei alla dimensione della seduzione mortale e primitiva che riscontriamo in Morgana. Il tessuto molle del mollusco è l'anima passata ad altri stadi successivi e alla dimensione della luce che le è propria e che l'ha sottratta al tempo e alla sua avarizia. Il mollusco è parimenti il bozzolo che evolve in crisalide e poi in farfalla, mentre l'involucro diviene corazza.
La bellezza senza empatia e sostanza interiore decade e abbruttisce tra le rughe della pietra sfarinata dal vento e dal sole. Diviene polvere, mentre l'anima e la sua bellezza transitano altrove per trionfare eterne.

[22:15, 13/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/htWqBi6Sz91nfgqQ6

 

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[09:26, 14/5/2023] Sicoli Ippolita: Determinismo e finalismo, e il ruolo della parola

La mamma, l'abbraccio di Dio in terra. La mamma è la patria fattasi amore, è il desiderio a cui bramano i Romantici quando si riconoscono nello sguardo di chi scelgono. L'abbraccio è il confine che spalanca alla vita e i più sensibili lo riconoscono nella Natura.
L'amore che nell'etimologia ritroviamo nella parola mamma, spiega il determinismo freddo del mondo, inclinandolo verso il finalismo che illustra la presenza di Dio in tutte le cose animate. L'amore è intreccio della terra col cielo e lo troviamo nel nome Roma come forza e sentimento, presenza della madre di arcana memoria rappresentata dalla lupa che nutre i suoi figli. La lupa congiunge la notte del mistero esistenziale al celeste compimento che lascia la sua impronta sottoforma di destino in tutte le cose.
Per quanto gli antichi Romani fossero pragmatici e poco inclini al lato sentimentale della vita, la forza si misurava costantemente col caso, il vero fattore determinante di ogni conquista o sconfitta. La tragedia a Roma arriva smussata dal forte interesse rivolto alla retorica e all'arte oratoria che porta il Romano a confrontarsi costantemente con gli aspetti chiari e concreti della vita.
Il mistero viene ad essere surclassato dall'eloquenza della parola che determina, crea e distrugge, rinvigorendo l'immagine di chi la possiede. Il Logos è altro. È l'Archè. Per i Romani esiste la parola che supera e di tanto il principio indiscutibile della Giustizia, determinando gli intrighi di potere che ben conosciamo per tramite delle narrazioni storiche.
Proprio sull'immagine costruita sulla Parola e l'esito propagandistico sortito insisterà la politica dittatoriale anche del futuro più lontano, prendendo esempio dalla Romanità. Napoleone e non ultimo Mussolini faranno riferimento all'impeto ponderato da un giusto utilizzo dell'immagine in tono imperiale, accompagnato da un'oratoria che ne dipinge la potenza storica e metastorica.
Resta in piedi dall'antichità in poi il legame parola immagine, la prima sempre più lontana dalle suo primigenio valore divino. Il binomio sopra riportato ha influenzato l'interpretazione giudaico cristiana dell'origine del Cosmo, indirizzandola verso il pensiero gnostico.

[09:30, 14/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/6VNjQAt42GnWMUJZA

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[11:10, 15/5/2023] Sicoli Ippolita: L'esistenzialismo di Munch sul filo del destino

Grazie all'eco verbale o di esperienze passate nel presente l'uomo riesce a rientrare in sé stesso, a concepire e partorire altro. Così facendo, egli evolve. L'eco, in tale prospettiva è rientro e uscita. Quindi, ponte. È quanto tiene in vita la narrazione nella sua lineare continuità e fa sì che l'uomo scopra e realizzi il proprio destino. Conoscere il proprio destino è degli eroi guidati in tempo addietro a compiere se stessi, portando a maturazione la loro coscienza. Il significato di destino è proprio questo, portare a maturazione se stessi e stabilire una linea di continuità dalla nascita, nel fluire nel tempo. E proprio a questo principio si ricongiunge il senso del mito che invoglia l'uomo antico a determinarsi attraverso il proprio destino, scavalcando il potere del fato.
È giusto a questo punto fare un distinguo tra fato e destino. Il fato è quanto già stabilito e proferito anticipatamente. Esso trova collocazione all'interno del concetto di specie, particolarizzandosi nelle peculiari affinità che stabiliscono il raggruppamento in razza e famiglia. Il destino tocca l'individuo e proprio su questo la cultura attuale va a incidere deprivando il singolo della sua capacità di realizzazione. L'uomo che porta alla luce se stesso traccia il proprio sentiero e lo segue. Nella realtà sociale odierna e fluida esiste l'oceano che non conosce strade e ciò rende l'individuo alquanto vulnerabile, nonché incapace di formarsi da solo. Occorre una lucida responsabilità per compiere questa operazione ed è ciò che oggi manca insieme alla volontà che ne è la conseguenza. Si è dominio altrui oggigiorno, e gli altri, chi comanda, stabilisce il destino dell'individuo, nonché della comunità di appartenenza.
In merito a quanto detto, grandi rivelazioni ci comunica l'Urlo di Munch il quale ci presenta presenta attraverso la sua opera dati di un'attualità sconvolgente che aprono a interessanti riflessioni.
L'uomo fluido appartiene alla presa di coscienza del passaggio dall'Ottocento al Novecento e procede, tuffandosi nel presente, nonostante l'Esistenzialismo nicciano avesse richiamato alla solidità della sostanza. La bocca che lancia l'urlo è una voragine nella roccia metamorfica che rimanda alla vagina primordiale che inghiotte e prepara a una nuova vita. L'urlo si fa avviso di una sconfessione importante da parte dell'uomo moderno che va incontro a una drastica rottura col proprio ancestrale passato che è la condizione di passaggio dall'indistinto al regno della coscienza. L'uomo secondo Munch va perdendo questo riferimento importante che lo raccorda con l'origine del tutto. Si verifica un'apostrofazione drammatica e sincopatica nel corso esperienziale che rende l'uomo attuale una spiga nel vento.
Al di là della necessità che l'artista avverte di lanciare l'urlo come sfogo e ribellione, c'è la volontà di scuotere per riprendere il filo interrotto con la propria coscienza che intanto va facendosi strada nella"immaginario collettivo come flusso che determina il tempo interiore. In Munch si avverte la forte discrepanza tra l'uomo figlio di una borghesia che va imprenditorializzandosi e l'uomo romantico che attraverso la Natura va riscoprendo la narrazione tra l'origine e il presente, narrazione attraverso cui sbrogliare la matassa del destino.
La tribalita' di Munch è un sentimento che si fa strada agli inizi del Novecento e che dall'Esistenzialismo artistico pittorico condurrà al Dadaismo, incontrando la necessità di ricostruire un alfabeto ancestrale che aiuti l'uomo a recuperare la condizione di purezza e istintualità perduta.

[11:13, 15/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/Vwc2grnzNAv4gw6c8 

 

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[19:28, 15/5/2023] Sicoli Ippolita: Il destino e la realizzazione iniziatica. Il Romanticismo e l'individualita' dei mondi semplici

È del mito greco considerare il destino il risultato del connubio tra l'agire di propria scelta e l'intervento degli dei. Il destino allora ha una sua valenza che si misura con la Storia e attraverso l'operato dell'eroe la indirizza. Se gli interventi degli dei partendo dal singolo inclinano il corso della Storia, nella tragedia accade il contrario, puntando essa il riflettore sulla vita del singolo fortemente intrecciata col momento storico e alla società del suo tempo. L'individualita' che con la tragedia acquista respiro è un elemento caratteristico del periodo romantico interessato alla salvaguardia e allo studio delle monoculture e dei dialetti. L'interesse per le realtà minori è una forma di tutela verso la invasività capitalistica che tende a smembrare e a soffocare le piccole comunità rurali. Il Verismo cercherà di dare voce e tono a questi piccoli mondi che nelle loro mille contraddizioni e tra le loro innumerevoli difficoltà cercano di sopravvivere. È anche questo il ruolo svolto dal Verismo e in seguito, un secolo dopo, dal Neorealismo che anche attraverso Pavese ci riconduce agli ambienti pressoché intatti della fatica e altresì della bellezza delle piccole comunità rurali. Il mondo contadino reclama conservazione e aiuto e conforto perché nulla all'interno si è mai compiuto o è bastato riscattato. Il compiersi è dell'individuo in relazione al Sacro . È dell'iniziazione individuale che si finalizza attraverso la tragedia.
Il mondo della Natura attraverso l'osservazione e la partecipazione ad ogni momento delle fasi di crescita delle piante e del raccolto lascia sempre in sospeso la dimensione del privato. È accoglienza e festa tra le lacrime. Nella Natura respira qualcos'altro che è dell'esigenza dei più sensibili raggiungere, uscendo dal cerchio del Mito. È proprio quanto Dioniso suggerisce e invita a realizzare. In forma più convincente e meglio verbalmente testimoniato è quanto ci hanno lasciato la morte e Resurrezione di Cristo. Costui ci ha aiutato a comprendere quanto limitato nella sua infinitudine sia il regno magico della Natura e la necessità dei giusti di doverlo lasciare attraverso la fessura nella grande porta. Perché è nel Padre e nella luce che illumina il Cosmo la meta di chi ha in sé il respiro del Sacro.

[19:30, 15/5/2023] Sicoli Ippolita: https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fwww.ildialogodimonza.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2016%2F10%2Fmillet-spigolatrici.jpg&tbnid=dlbfWbIPunKgcM&vet=1&imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.ildialogodimonza.it%2Fjean-francois-millet-pittore-dei-contadini%2F&docid=iliHDVg0wl-WPM&w=500&h=357&itg=1&hl=it-IT&source=sh%2Fx%2Fim 

 

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[08:45, 16/5/2023] Sicoli Ippolita: La donna e la differenza di genere all'alba della civiltà

È della donna felice abbandonare i suoi labirinti e intraprendere la via del sentiero che riconosce proprio.
È sicuramente conseguente di uno stile di vita diverso da quello dell'uomo, agli albori della civiltà, la determinazione della marcata differenza tra uomo e donna, la seconda dedita alla casa e alla famiglia. La struttura del labirinto è del cacciatore che s'inoltra per boschi e monti in cerca di prede e spesso non riesce a tornare più a casa. Il branco dei cacciatori poi si è evoluto in senso di cameratismo, conservando l'importanza di muoversi in gruppo. Questo ha sicuramente condizionato l'evoluzione sul piano della sensibilità nell'uomo che ha imparato a sentire la differenza tra chi è compagno e chi è invece avversario. Questo a differenza del comportamento della donna pronta a soccorrere e ad ascoltare chiunque sia in difficoltà. Lo spirito caritatevole ed empatico della donna emerge proprio nelle condizioni di guerra, quando si protende verso l'assistenza altrui. Non dimentichiamo i sacrifici delle crocerossine durante la Prima Guerra Mondiale nell'assistere e consolare i feriti. È sicuramente questo l'aspetto più nobile della donna del Novecento insieme alla scelta di quante abbracciarono la collaborazione come spie antinaziste, rimettendoci spesso la vita, al fine di salvare intere famiglie di ebrei dai campi di concentramento. E questo sentimento di dedizione tutto femminile deriva in buona parte dalla riscoperta della Natura nei suoi aspetti primitiva, coltivata in età romantica
Non dobbiamo purtuttavia pensare che questo sentimento di empatia e caritatevole sia sempre stato una costante del genere femminile. Inizialmente, la differenza di genere era pressoché inesistente e anche le donne contribuivano al procacciamento del cibo. Alla distinzione ha contribuito senz'altro l'urgenza di un'organizzazione famigliare anche a seguito dell'osservazione delle altre famiglie animali dedite alla conservazione della specie. La femmina che allatta altri cuccioli di altre famiglie animali oggi ci scuote nel profondo, ma un tempo avrà rappresentato la normalità e stabilito la tendenza alla frattura tra il maschio e la femmina e poi tra cultura patriarcale e cultura matriarcale.
La lupa che allatta Romolo e Remo tende a riferire l'appartenenza nonché la derivazione della tradizione dell'antica Roma non tanto dai pastori ma da un popolo guerriero. È questa l'immagine predatrice che Roma ha teso anticamente a comunicare al mondo conosciuto. E questa è l'immagine che ha sancito la demarcazione della linea di confine tra la cultura patriarcale e quella matriarcale, stabilendo per la donna il ruolo di focolare domestico.

[08:47, 16/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/v74NuNeNeC4JYpWdA 

 

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La Dea Madre e la Madre cristiana nel sentimento romantico

Oggi suscita scalpore l'immagine della femmina umana che allatta cuccioli di animali. In realtà, questo avrà costituito non dico la normalità, in età tribale, ma di certo non avrà rappresentato l'eccezione. La donna si sente madre della Natura e lo è effettivamente. Un principio questo che ha nobilitato anche l'immagine della Madonna nel momento in cui Gesù dalla croce l'ha insignita del titolo di Madre dell'Umanita', riponendosi sulla linea della spiritualità matriarcale. Il Romanticismo riaccoglie questo principio traslando la Madonna dalla sua maternità riferita all'umanità, alla maternità di ogni forma vivente. Recupera così la primordiale autorità della Dea Madre, rinserendola in una nuova e nostalgica visione che si fa interprete della cultura nord europea pagana. A questo punto è necessario porre un distinguo che risalta spontaneamente, tra il Romanticismo italiano e quello anglogermanico e scandinavo. Da noi forte è il sentimento cristiano sovraimpostato attraverso la Madonna alla figura femminile ancestrale della Grande Madre. Ciò inclina la letteratura di poeti e narratori credenti a difesa dello spirito caritatevole e di soccorso dei sofferenti, proprio della Madre di Dio, che risuona ad esempio nel Manzoni attraverso il tratteggio del personaggio di Lucia. L'ateismo religioso che contraddistingue Leopardi fa sì che egli si concentri, pur mantenendo una sua posizione razionale, su una visione ancestrale della Dea Madre che risuona attraverso il duplice aspetto di bellezza e consolazione, ma anche di inspiegabile crudeltà. Proprio su quest'ultimo aspetto che viene ben inserito nella formazione e rappresentazione delle donne della narrativa romantica d'oltralpe, significativamente sottolineandone il fascino, sarà emblematico di una controtendenza, tutt'altro che spiritualista, tesa a indagare tra i misteri della Natura e sul concetto di specie.
Resta l'immagine del cerchio legato alla dimensione femminile, ben espletato dal gesto dell'abbraccio che circuisce ma a volte spietatamente soffoca. Il cerchio non conosce spigoli, né differenze di sorta. La Madre è la patria nascosta e sepolta che emerge dalla pittura evocativa e originale di Segantini.

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[14:28, 16/5/2023] Sicoli Ippolita: Il Sacro Femminile nel tempo dell'attesa

L' essere umano spesso sostiene il contrario, che sia il figlio, il giglio, il dono per ogni madre. O forse si tratta di un interscambio di doni tra il figlio e la madre, in parità. È affascinante come in passato la giustizia significasse e tutelasse il concetto più vero, poi superato dal trionfo della modernità, del senso del dono. Ciò che comporta un prezzo altissimo non può essere chiamato dono. Eppure, le donne dell'antichità erano in grado di portare a termine la fioritura del proprio giglio tra stenti e sofferenze. Il grembiule che tanto racconta di storie di sudore e sfinimenti ricorda alla donna la ragione del suo essere, che consiste nel portare a compimento ogni fatica, di far sorgere la gioia e la vita dal dolore, spesso dalla morte. L'idea che congiunge la vita alla morte, quest'ultima intesa come conclusione di un percorso invisibile di cui non si ha più ricordo né consapevolezza, a volte era reale in quanto visibile. Moriva la pianta e il frutto che sgusciava da grembo assorbiva il nettare della madre offertasi in sacrificio per mettere al mondo la sua vita interna. Le figure ancestrali che governavano il focolare domestico, i Lari, erano inizialmente gli spiriti delle madri che avevano perso la vita partorendo.
Il fine ultimo è quello di creare e custodire quanto si è dato alla vita, non solo i propri figli. Qualunque cosa abbia visto la luce e in apparenza sembra creata dal nulla, ha una sua valenza sacra che merita di essere preservata. È quanto accomuna Arte e Natura.
Sedersi di fronte al camino acceso significa in silenzio celebrare il rito della purezza che porta alla nascita di una nuova vita. Il grembo è il tutto pieno che contiene in potenza la vita. È il sottobosco che porta a lievitazione i germi prima che sbuchino dalla terra. Era delle contadine sedere davanti al fuoco con le mani in grembo. Rappresentavano il riposo dopo la fatica della giornata trascorsa per i campi. Così come il rispetto verso il tempo dell'attesa che richiede il concepimento della nuova vita nel grembo della terra, così come nel grembo materno.
"Così come Dio vuole" è un'espressione tipica del mondo rurale che tiene conto dell'attesa mai tradita da Dio e che porta al suo compimento in chi ha fede.
Nell'immagine della Santissima Concezione di Maria, la Madonna ha il ventre rigonfio, riproponendo la raffigurazione della fertilità della Dea Madre. Le mani congiunte sotto il seno stimolano il raccoglimento e il riposo non come tempo morto ma di pausa, che prevede la preghiera di accompagnamento a ciò che sta per compiersi. Il grembiule o senale ricorda quest'attesa. L'indumento veniva riposto sulla massa a lievitazione, ricordando il prodigio sacro della vita che si compie al di sotto. La trasformazione non è morte ma vita nella vita. Il senale è l'eco della maternità che tiene compagnia a Gesù nel sepolcro e lo ricopre, preparandolo a sgusciare oltre la morte. Il senale, il grembiule sono sacri, perché sacra è ogni forma di vita e la forma della vita, qui e altrove. Anche nella Resurrezione rimane l'impronta della Madre dal cui ventre sguscia la vita. Anche il passaggio nell'aldilà prevede il rientro nell'utero femminile. Ogni imboccatura e ogni uscita conservano questa presenza che non è sterile ricordo o meccanica memoria, ma presenza e benedizione. Ciò spiega la natura androgenica degli angeli e la presenza dell'angelo davanti al sepolcro ad annunciare la Resurrezione di Gesù nel Cristo.
Il grembiule e il senale riferiscono a questa presenza che accompagna la vita di ogni forma di vita, di qualsiasi specie e animale e vegetale. Il senale da "seno" riporta alle mammelle che nutrono il piccolo, il neonato e lo preparano nel vigore alla crescita futura. Il latte si fa nettare di sacralità e parla il linguaggio della dea Madre e dell'eternità del Padre oltre il Cielo. Il grembiule è riferito al grembo della terra che avvolge universalmente la vita che viene poi portata alla luce.

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Il vaso di Pandora e il Femminile ancestrale

Attraverso il Verbo Dio crea le forme e ad ogni forma imprime il proprio carattere. Questo termine ha la stessa radice di Carato e Caratura in quanto Dio, imprimendo la forma, stabilisce l'inclinazione dell'evoluzione, nel caso degli organismi animali anche sul piano spirituale. Il fato è la congiunzione tra la fase intrauterina dell'apeiron primordiale e l'inclinazione progettata e poi infusa dalla Creazione. Il concetto di ordine ascritto a discorso religioso considera la nuova impronta che Dio conferisce a ogni canonico che intraprenderà la via dei voti o del sacerdozio.
Attraverso la Parola Dio si enuclea dall'antetempore e prende forma maschile. La predestinazione risale alla fase primitiva che è quella intrauterina. Essendo questa fase anteriore a ogni percorso, è qui che opera la dimensione del fato che in quasi tutte le culture, non solo quelle relative alle nostre latitudini, assume volto femminile. Il fato è l'emissione della vagina che non a caso ricorda anche sotto il profilo erotico le labbra.
A tale proposito il vaso di Pandora che contiene tutti i doni esprime la fase intrauterina che precede l'alba della creazione. I doni contenuti nel vaso vanno dati in previsione della forma che individualizzera' il Kaos che conoscerà il taglio delle forme. Il rovesciamento del vaso che rappresenta il grande utero primordiale determinerà lo spargimento dei doni che però attraverso la fase successiva dell'ordinamento per forma, non cadranno a casaccio.
La parola dono in greco "doron" risulta neutra perché anteriore alla suddivisione per forma e alla scansione del Creato sulla base di essa. Il termine Doron contiene al suo interno il riferimento all'oro che rimanda al processo della Creazione tramite il Verbo con cui Dio si enuclea, rivelando il suo volto nella creazione.
Il vaso di Pandora è un mito ascrivibile a quanto è alla base della Cosmogonia e della Teogonia, ossia al nulla ancestrale. È stato successivamente reinterpretato in un'ottica patriarcale e legato all'Olimpo di Zeus. Nella nuova versione il vaso contiene tutti i mali che per la sbadataggine di Pandora, la donna archetipica, verranno sparsi nel mondo. Di Pandora nel mito rivisto e che nella prima versione si rintraccia nelle culture più antiche, rimane in vita il nome "Pandora: tutti i doni".

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[08:03, 17/5/2023] Sicoli Ippolita: La Maddalena, dal vaso di Pandora al Nuovo Adamo

Il mito di Pandora ha un significato sul piano non solo culturale ma soprattutto emozionale, davvero forte. Esprime il surclassamento compiuto della tradizione relativa alla Dea Madre operata dal forte condizionamento imposto dalla subentrata tradizione patriarcale come rivelazione della luce nel suo potere tagliente, di spada. È quanto si è verificato anche nel mondo ebraico con la sopraggiunta tradizione relativa al Dio degli Eserciti. La figura di Gesù in tale prospettiva assume un carattere fondamentale di riconciliazione e tale posizione da lui seguita e incarnata viene rappresentata attraverso l'episodio della Maddalena che gli profuma i piedi.
Se c'è un'accusa mossa verso la donna da che mondo è mondo, questa è di essere una meretrice. La vecchia interpretazione poi giustamente abolita del personaggio della Maddalena, ha fatto coincidere costei con la Peccatrice. La tradizione patriarcale ha difatti piegato il valore della donna macchiandolo di infamie infondate. Vendersi è stata una necessità o una scelta perpetrata anticamente non solo dalla donna, ma anche dall'uomo, da costui per vie diverse. La donna è ricorsa alla vendita del suo corpo e della sua bellezza, l'uomo della propria forza e coraggio attraverso l'arruolamento come soldato ( che deriva da "soldo").
La figura della Maddalena si allinea a quella della primordiale Gaia e rappresenta il riscatto della condizione femminile. Ben più importante e significativo è l'altro messaggio che l'episodio legato a Maria Maddalena esprime. Ossia, la sacralità del ventre che custodisce la vita. Il vaso di Pandora, rappresentazione simbolica del ventre, contiene i mali che lei sbadatamente rovescia e disperde tra gli uomini, quasi come sei i doni della vita per sua colpa divenissero maledetti. La sacralità del ventre viene recuperata attraverso l'immagine di Maria Madre di Dio e di Maria Maddalena, ricongiungendo la dignità e la santità della donna all'antica Dea Madre. La vita è un dono e profuma di sacralità. La vita è un dono che la Maddalena offre a Gesù attraverso gli unguenti profumati, impartendo una forte lezione di vita di un valore profondamente etico a quante, in ogni tempo del passato ma ancora oggi, abbandonano il proprio figlio al destino perché macchiato di una relazione impura.
Gesù è il Cristo e contiene nel nome il riferimento alla sacralità dell'unzione ricevuta dal Padre. È il Cristo, ossia l'Unto. È questa un'informazione che porta a una riscossa del figlio in quanto unione degli opposti e riappacificazione dell'antica Diade, il Due. Ogni figlio è benedetto a prescindere, e ciò incute profonde riflessioni rivolte non solo al passato e alla diffusa usanza di maledire o considerare maledette le stirpi avverse alla propria. Si rende invito a riinterpretare e in un certo senso correggere l'atteggiamento di un Dio arrabbiato che caccia Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre, ripercuotendo l'odio sulla loro generazione che sarebbe l'intera umanità. Questo forte gesto viene in parte ricorretto attraverso Abramo che riceve con il riferimento alle stelle della sua progenie la benedizione di Dio. Dopo la discendenza di Abramo, troviamo menzionata nel Vecchio Testamento la discendenza dalla Casa di Davide che però pone un distinguo tra la linea di pura israelita e quella acquisita.
La Maddalena santifica Gesù e lo riconosce il Figlio di Dio. Egli è di fatto il Nuovo Adamo che riunisce sotto il suo nome tutti i popoli della terra, oltrepassando ogni forma di frattura e di discriminazione.

[08:06, 17/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/BVAxF8eX69fMWtus7 

 

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La donna e la via della riconciliazione

È della donna cucire, ricongiungere, risolvere buchi e strappi, così vincere il tempo della discordia. Il figlio che nutre nel suo ventre è di per sé risoluzione sapiente degli opposti. Il grembo materno è di fatto un laboratorio alchemico che permette alla vita di trionfare sulle lacerazioni.
La via della riconciliazione è quella del dolore a cui la donna è preparata attraverso l'ingresso nella pubertà, che comporta l'inizio del tempo mestruale. È un ingresso obbligato che le viene suggerito dalla Natura e dal Creato attraverso il rito dello spuntare del giorno che si compie ogni mattina all'alba e che comporta la lacerazione delle tenebre. Il sole è il Figlio Benedetto a cui si richiamano i maschi umani per valore e fulgore. Il sole è Mitra che nasce da una vergine in una grotta lungo le rive del Gange in territorio indoiranico.
Il sole è il figlio perfetto che sorge dalla notte e prepara al tempo del guerriero che fa di un uomo un vero uomo. Se la sofferenza è una componente naturale della donna, dall'uomo viene acquisita tramite i riti di passaggio, tra questi il più diffuso è la circoncisione attraverso cui all'uomo viene fatta vivere l'esperienza del sangue che caratterizza la donna nel passaggio dall'infanzia alla pubertà. Il taglio indica e suggerisce totalità e completezza e autorizza l'uomo ad ergersi al di sopra della donna all'interno della comunità. È un rito primitivo e tribale che nella società ebraica veniva eseguito sul maschio neonato per separarlo dall'influenza materna e per affidarlo all'autorità di Adonai.
Nelle donne, ma in taluni casi anche agli uomini e per ragioni diverse, delle società primitive viene tuttora eseguita l'infibulazione e per diversi scopi, non ultimo quello di fare acquisire la consapevolezza della sofferenza anche fisica come dato contraddistintivo della sua natura femminile. Serve anche a vincolarla alla tradizione secondo cui le spetta la sottomissione all'uomo tramite fedeltà e ubbidienza. È delle società tribali considerare la sofferenza la via alla sottomissione di quelli che sono i principi e le leggi veicolate da una tradizione che non ammette cambiamenti e che si trasmette inflessibile grazie alla repressione del genere femminile.

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[20:55, 17/5/2023] Sicoli Ippolita: Dal Regno della Madre al Regno del Padre. L'androgino e la via di mezzo

Laconcisione varia anche per età da cultura a cultura. Viene solitamente eseguita nei primi giorni di vita. All'ottavo secondo la tradizione ebraica. Interessante è il principio che corrisponde pressoché in tutte le culture. Un principio che ha radici ancestrali e che ritroviamo consolidato in mito nella cultura greca. Esso rappresenta e comporta una seconda rinascita.
Il tema del nato due volte lo associamo alla figura di Dioniso ma è esplicativo di ogni rito di passaggio. L'affrancamento dalla dimensione ctonia e materna avviene tramite i riti di passaggio, da noi quello Battesimale che viene compiuto a bambini e bambine, indifferentemente. Entrambi i generi vengono tolti simbolicamente all'autorità spirituale della Madre e fatti rinascere sotto l'autorità anche protettiva del Padre.
Anticamente il Battesimo avveniva in modo molto violento rispetto ad oggi. Il neonato veniva immerso totalmente nell'acqua e qui sballottato simulando la condizione dell'annegamento, una forma di choc psichico che implica il concetto di morte alla vita terrena e di nuovo inizio nella dimensione del Cielo. Veniva fatta vivere al piccolo la stessa condizione vissuta dall'umanità durante il diluvio universale che aveva di fatto azzerato quanto esisteva in precedenza. I germi o le gocce del simbolo del Tao fanno riferimento a questo passaggio drastico che avrebbe reimpostato tutte le creature, incluse quelle umane, dalle loro componenti atomiche, genetiche e cellulari. Forte è ancora il ruolo del Battesimo come rito di introduzione dei grandi culti iniziatici.
Se la donna e abbiamo nella nostra tradizione cristiana l'esempio sublime della figura di Maria, è preposta all'unione e all'accoglienza, attraverso la circoncisione viene fatta vivere dal neonato l'esperienza della via di mezzo o androgenica preparatoria alla rinascita sotto l'autorità del Padre. Dall'unità ottenuta dall'unione delle due tracce, femminile e maschile per tramite del ventre della donna, un laboratorio di sintesi alchemica, si passa allo stadio successivo che da noi viene riconfermato dal sacramento della Cresima. La figura del Cristo protagonista della Cresima fa riferimento all'unzione che lo consacra Figlio del Padre, generato per emissione diretta di Costui. La figura androgenica di Gesù viene poi convertita attraverso l'episodio di morte e Resurrezione, in figura totalmente celeste, appartenente al Regno del Padre.
Interessante è lo stadio intermedio che rende il credente compartecipe delle due nature femminile e maschile. La scansione delle età dello spirito in ogni creatura umana passa di fatto attraverso il numero tre. Tre sono le dimensioni dei regimi archetipici. Esiste il regno della Madre, il regno del Figlio che è compartecipe di entrambi i Regni femminile e maschile, e in ultimo, il Regno del Padre che implica l'uscita dalla dimensione del Creato.
Nelle scuole iniziatiche questa scansione è molto più netta di quanto appaia all'interno del percorso di formazione religioso. La conquista della luce scandito dalla religione passa attraverso precetti di fede che hanno un risvolto morale assolutamente sorpassato dai veri e propri percorsi iniziatici. Ne consegue che mentre per il credente osservante la vita oltre la morte dipende strettamente da quanto è stato realizzato e in bene sulla Terra, per l'adepto dipende dall'acquisizione della coscienza interiore portata alla ribalta grazie al percorso iniziatico. Questo si mostra ostico e necessariamente, per fare sì che la luce sia di fatto una conquista interiore.

[20:57, 17/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/xbGaf5kM3ozF9fgPA

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[09:27, 18/5/2023] Sicoli Ippolita: L'Arte come evoluzione della coscienza animica. Dalla Patria alla Casa

Il concetto di Patria è frutto dell'evoluzione spirituale dell'uomo. Si definisce nel solco della maturità spirituale quanto si sgancia assumendo un indirizzo verticale, da un attaccamento puramente istintuale e legato alla genetica della specie. Si verifica allora una trasfigurazione degli oggetti più usuali che porta a una traslazione nel regime della Verità di quanto si considera necessario alla conservazione della specie.
La patria di appartenenza nella sua ricerca interiore implica necessariamente una impostazione ai fini estetici del dialogo tra l'Io animico e il Mondo. Ossia un passaggio dal realismo concreto a una idealità che ha ripercussioni sulla sensitività e sulla sensibilità.
L'Arte è figlia e altresì elevazione sul piano della sensibilità con cui trovare la chiave e la ragione dell'inspiegabilita' dell'esistenza e di tutto, anche sul piano cosmico. E in ultimo è la cura al male di vivere. A questa conclusione ha portato un'elevazione labirintica della parola non più come simbolo ma come significazione, ossia segno. L'oralità è sfociata nell'oratoria definendo marcatamente il confine tra Sapienza e Filosofia. Più l'uomo si lascia ingarbugliare dal labirinto di parole, più trova difficile ricondursi alla Verità. La speculazione filosofica agendo su un piano di Pensiero, si è concentrata sui riflessi del mondo e non sul suo Principio.
Nel Paleolitico medio l'uomo ha sentito la necessità di ricorrere al linguaggio estetico per celebrare a fini propiziatori il sole quale realtà superiore. Il sole contiene già in sé la luce, rivelandoci la bellezza. Il sole determina i luoghi e lo splendore del mondo perché sorgente naturale di luce. L'uomo ha ricercato la luce vivendo nella profondità della grotta a riparo dalle bestie feroci e ha maturato e ha legato a sé il buio all'infelicità di una vita compressa, riscaldata dal sole in terra, il fuoco.
Attraverso il passaggio dalla percezione di necessità di specie al sentimento di Bellezza egli ha avuto modo di concentrarsi sul rapporto individuo spazio e di considerare quest'ultimo non più solo un riparo, ma il santuario della sua coscienza in evoluzione. L'Arte rupestre, seppur rudimentale gli ha consentito di marcare il luogo che lo accoglieva che è stato identificato come luogo sacro, da qui proprietà animica, ossia casa. La casa è la cosa. È l'indefinibile tangibile. È l'infinito concentrato in chi siamo. Tempio e casa inizialmente erano tutt'uno, così come la rosa è la cosa non definibile,ma in espansione dal suo centro.

[09:30, 18/5/2023] Sicoli Ippolita: https://www.tgtourism.tv/wp-content/uploads/2017/09/Bhimbetka-India.jpg 

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[11:21, 18/5/2023] Sicoli Ippolita: Il senso del Bello e l'uomo divino. Dai luoghi dell'appartenenza all'orientamento del caso

L'Arte nasce dalla volontà di riflettere nel mondo il senso del bello acceso dalla creazione stessa. La necessità dell'esperienza estetica nasce come sentimento che attraverso la resa artistica ricerca la sua espressione personale maturata nel tempo in stile.
L'accensione dello spirito estetico porta anche alla maturazione di un conseguenza molto importante che si esprime nell'orientamento in ciascun individuo di un proprio senso di responsabilità. Cosa s'intende per responsabilità nell'uomo arcaico? Significa avere in potenza la capacità di poter indirizzare il corso della propria esistenza e in questo ruolo grande impulso ha ricevuto la maturazione del senso del bello che lo ha portato a riconoscere un luogo come radice. Da qui il passaggio dal rifugio abitativo a vera e propria casa. Ed è proprio in questo periodo di passaggio che nascono i primi esempi di mito.
Dio attraverso il sole opera magie e trasmette all'uomo il suo calore. Il fuoco rende l'uomo consapevole della propria personale capacità di compiere prodigi e di poter intervenire sulla Natura senza alterarla, semplicemente esaltandone qualità e bellezza. Incomincia a conoscere anche l'ordine naturale degli elementi e attraverso le sue capacità coglie la possibilità di poterle orientare, traendone vantaggi per la comunità di appartenenza.
È con lo sviluppo del pensiero che l'uomo incomincia a maturare il concetto di distinzione tra il sé e gli altri suddivisi sulla base del senso di appartenenza.
Il principio ispiratore della conoscenza è mosso dall'attività speculare azionata dalla luce che si riflette su pareti e innanzitutto sui liquidi. Da qui si spiega come nelle Cosmogonie più antiche il Cielo è al principio. Alle acque superiori, eteree, seguono quelle inferiori del mare. In ultimo la terra. Al cielo è legato l'elemento fuoco che rappresenta l'ingegno creativo che alimenta tutte le cose e l'intelligenza umana.
Il caso attraverso il rapporto animico che l'uomo instaura con la propria casa, slitta di dominio e s'identifica in potenzialità. L'uomo incomincia a distinguere l'appartenenza dalla proprietà. La casa è il luogo di appartenenza in cui egli dà sfogo alla propria identità trasferendo attraverso la selezione degli oggetti da creare, se stesso in ogni angolo del suo ambiente.
L'uomo attraverso questo rapporto intimo con la casa percepisce Dio dentro di sé, Dio che si esprime nella capacità di orientare la sorte.
Nella società fluida odierna attraverso la volontà che tende ad esprimersi in azione politica ideologica tesa a eliminare il senso di appartenenza tra gli individui persone e tra l'uomo e le cose da lui scelte in base a un rapporto animico con esse, si vuole eliminare il senso di padronanza e di responsabilità dell'uomo nella conduzione della propria vita. Si vuole privare l'uomo delle sue capacità gestionali, azzerando a partire dalla percezione della bellezza e dal conseguente estro creativo, i suoi principi o agenti sensibili che lo rendono artefice del proprio disegno esistenziale. L'uomo burattino e senza meta è la distruzione dell'uomo persona. È colui che vaga e che fa del suo vagare l'unica ragione di vita perché non ha mete dentro se stesso. È un vaso vuoto, privo di ogni consistenza.

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[09:50, 19/5/2023] Sicoli Ippolita: Atena, Dioniso e i figli della luce

Testa vuol dire Vaso e la testa mediante l'uso dell'intelletto può orientare le vele del destino e può imporsi al caso che agisce senza una coscienza specifica. È questo che l'uomo greco considera, prima che subentri l'età della tragedia dal 700 a.C in poi, che conduce all'Ellenismo. Le testimonianze della Magna Grecia ci fanno vivere il passaggio dal mondo greco antico all'insorgere del periodo più florido culturale e artistico del mondo greco, che ultima con la nascita della Tragedia.
Testa vuol dire Vaso. Essa contiene la sostanza intesa come capacità di affrontare al meglio le circostanze e orientarle a proprio favore. Dalla testa di Zeus nasce Atena a cui i Greci fanno corrispondere il simbolo teriomorfo della civetta. La civetta scruta nella notte. Studia e aspetta immobile prima di compiere un'azione che avviene dopo che abbia ponderato bene rischi e vantaggi. È una creatura lunare, sempre però in rapporto alla luce del regime maschile incarnato da Zeus. È sole e luna insieme, ed è capace di andare oltre gli stessi per la sua avvedutezza che esprime la luce del pensiero con cui programmare e gestire anche gli scontri bellici.
Nel mondo egizio, ma sul piano ben più intuitivo, in corrispondenza della civetta troviamo il gatto. La sensibilità del gatto si tramuta in astuzia capace di prendere il sopravvento sul caso e le forze avverse, facendo leva sull'agilità che nel caso di questo felino si esprime non in durezza ma in leggiadra armonia. Due mondi diversi tra loro quello greco ed egizio che si ripercuotono ciascuno a proprio modo sulla considerazione della Natura, traendone significativi insegnamenti. Per i Greci la Natura è oggetto di studio, ma permane in essa la componente sacra ed enigmatica che viene omaggiata attraverso gli ordini architettonici con cui scolpiscono i capitelli dei templi.
A differenza di Atena, Dioniso nasce per la seconda volta dalla coscia di Zeus, riconducendo il mondo greco alla culla archetipica delle civiltà più importanti del mondo antico. La coscia è a metà strada tra la testa e i piedi e questo dato sottolinea il valore androgenico di Dioniso che porta avanti l'impronta femminile di unione di ogni lacerazione. All'immagine di Dioniso, il Signore a cui diverse divinità fanno riferimento prima di quelle greche, ad esempio l'Adon fenicio e l'Adonai ebraico, si riconducono i riti arcaici di passaggio, tra questi ritroviamo la circoncisione. Attraverso la circoncisione il neonato viene slegato dalla madre e affidato alla responsabilità del Padre. Diviene da creatura ctonia, creatura figlia della luce.

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[18:42, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: Dal Verbo, il nome e il tempo nella poiesi del Reale

Il nome è il Verbo. Attraverso il verbo Dio crea e attraverso il nome Dio ci riporta a Lui. Il nome è nostro e attraverso il nome Dio ci richiama a Lui. Che vuol dire richiamare? Vuol dire stabilire un collegamento tra noi e Lui, tra tutte le cose e Lui, cose chiamate a seguire l'ordine da Lui stabilito e che è innanzitutto dentro di Lui.
Il nome era già prima che le cose si rivelassero. Era nella condizione delle stesse in potenza. Per questo le cose sono dentro di Lui all'origine e si determinano col pensiero. Determinarsi vuol dire assumere una forma e una collocazione nella creazione. Il rapporto di accentramento è tipico della spiritualità femminile. La figura materna che esprime questo rapporto attraverso il sentimento, è la figura accentratrice e perno attorno a cui ruota l'unità famigliare. Venuta a cadere la mamma, la famiglia si disgrega. Al padre il ruolo di assicurare con l'inseminazione la discendenza e il fabbisogno di ogni membro della famiglia.
Dio fece l'uomo e la donna e li chiamò Adamo ed Eva. Il passato remoto ci trasferisce in un tempo imprecisato che permane con i contenuti della narrazione, nell'eternità. Apre all'eternità che è la dimensione di Dio. Creare e fare coincidono. Dio fa, agisce ed imprime sé stesso nel mondo. È quanto a ben guardare compie il creativo, l'artista. La dimensione dell'eternità è sottolineata dalla dimensione del sogno nelle tradizioni sciamaniche. Qui il sogno riconduce all'enucleazione del reale che esprime il passaggio dal divino femminile al divino maschile. La concretezza di questo passaggio espresso attraverso la poiesi del reale, la cultura greca la rende perfettamente tramite l'uso dell'aoristo, il tempo ritenuto più importante perché fissa un punto nel vago passato. Questo punto segna il momento da cui inizierà a correre il tempo storico che è anche il tempo dell'intelletto. L'aoristo più che un tempo, rappresenta un aspetto del tempo. Della preistoria della Cosmogonia che si determina per volere del Verbo. Verbo e Verga anticamente si corrispondevano. Nelle civiltà dei patriarchi, la più importante è quella ebraica, attraverso la verga l'uomo incideva il segno della sua presenza nel suolo. Non importava se questo fosse terra o sabbia, incideva e segnava con la verga e tutti avrebbero visto perché intorno a lui, e avrebbero testimoniato. L'azione compiuta dalla verga viene traslata dall'aspetto verbale dell'aoristo (il migliore, da "Aristos") che corrisponde nello Svastika al punto centrale da dove la creazione ha inizio, ruotando in senso orario intorno al suo fulcro, il punto. Ruotando all'infinito come una girandola, crea il tempo e crea i colori che sono la definizione del tempo.

[18:43, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/RCHGL8oBHmWwXAog9

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[18:43, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: Il nome e la rottura del cerchio

Vaso vuole dire "testa" e nella testa abbiamo i veri contenuti che sono le immagini. Prima di essere materia, le immagini sono contenuti veri ed eterni che fanno dell'uomo un essere creatore. Noi siamo Dio è una frase che trova spazio nelle Grandi Iniziazioni già arcaiche. Nel momento in cui l'uomo scopre in sé questa forma di potenza, deve tenersela cara e non rivelarla perché la parola da sé ha il potere di allontanare questo stato di fatto. Compito del pensiero è quello di convertire in realtà l'immagine, attraverso l'operazione pragmatica che compie in ambito fenomenico.
Il nome anticamente aveva poteri che oggi abbiamo dimenticato. Nasceva come benedizione che attraverso il nome stesso sortiva effetti profetici e indirizzava il futuro del bambino. In realtà, attraverso il nome, l'autorità su chi il neonato sarebbe diventato era dei genitori che avevano selezionato il nome. La tradizione di tramandare attraverso figli e nipoti i nomi dei genitori e dei nonni si è rivelata pericolosamente condizionante. Figli e nipoti hanno difatti ereditato aspetti psicologici e stati mentali che i loro omonimi in precedenza non erano riusciti a risolvere. La mente crea le situazioni e certe situazioni tramite l'ereditarietà del nome si sono di fatto ripetute nelle generazioni, senza giungere mai a una soluzione. Ciò fino a quando non subentra una personalità talmente forte, da spezzare il cerchio del destino. Queste personalità forti anticamente, ma anche oggi, erano rappresentate da chi aveva deciso di prendere parte a culti iniziatici. Attraverso i riti iniziatici l'uomo scopre chi è e nel tempo, dietro suggerimento del suo maestro, identifica il suo vero nome che è diverso da quello anagrafico. Forte del secondo nome che ha valore magico e carattere ovviamente simbolico iniziatico, l'uomo riesce a gestire con padronanza il suo destino, a scoprirsi creatore di sé stesso e a inclinare l'indirizzo della propria vita. Il nome racchiude l'essere, il Noumeno e il nome proprio che non è quello scelto dai genitori, riconduce l'uomo a Dio. Su queste basi comprendiamo bene che l'ignorante è colui che non conosce se stesso e consente agli altri di agire indirettamente attraverso la forza del nome fittizio, anagrafico.
A tal proposito va detto che nel IV sec.a.C., nell'Atene periclea, Socrate parlò di ignoranza legandola alla mancata conoscenza di sé stessi. Questo è un dato importante che va legato alla protagonista della cultura psichica dell'uomo in quel periodo, che è la Moira Atropo indicativa del destino di morte. Attraverso il nome l'uomo si riscatta dall'ignoranza che trova posto nella profanità alla quale muore tramite il percorso tragico e labirintico dell'iniziazione e, riscattandosi dai suoi limiti, trionfa in Dio.

[18:43, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/XqcNUGXeuTxm1ZtT7

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[18:44, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: Leopardi e la luna

L'oro offusca, fa perdere l'equilibrio alla ragione. La luce del sole è l'oro del cielo e, nonostante le mille insidie, gli antichi pellegrini preferivano mettersi in viaggio nella luce obliqua dell'imbrunire o nelle notti di luna piena. La luna a differenza del sole si presta a svariate situazioni, anche perché non è fissa. Assume vari volti e varie sembianze a seconda delle fasi. Noi moderni abituati alla luce artificiale non riusciamo più a orientarci liberamente alla luce della luna che comunque è importante. Le leggende, le storie popolari incupiscono il volto della luna e ne offuscano la magia, facendola apparire nemica del raziocinio e amica se non ispiratrice di una magia spettrale. In realtà l'uomo antico sfruttava la presenza della luna anche per finalità di ordine pratico e concreto. Non dimentichiamo che il primo calendario che l'uomo abbia conosciuto è stato quello lunare al quale attribuire la scansione della vita religiosa. Come ho già in precedenza detto, "Culto", "cultura" e "coltura" si sono sviluppate di pari passo grazie alla funzione dell'osservazione che ha attivato quella della riflessione e del confronto. Al di là delle notti insonni per chi è affollato da tristi o pesanti pensieri, le notti illuminate dalla luna favoriscono la concentrazione e la riflessione dei pensieri più morbidi che necessitano di essere chiarificati prima di trovare collocazione all'interno dell'anima, o di passare al setaccio della memoria. La luna è ricordo e soffusa memoria che riaffiora dalle soffici volute della dimenticanza. È il faro che irradia la luce della ragionevolezza che spinge alla meditazione. È la lanterna di chi ha finito di consumare la candela sulla scrivania, mentre legge o studia. Lo studio notturno è proprio di chi è in bilico tra l'apprendimento e lo stato sognante attraverso cui si gustano le emozioni. È guida e passo danzante che fa assaporare il lato interno alle cose.
Leopardi scriveva e leggeva di notte e la luna era la sta compagna che di lasciava intravedere attraverso i battenti della finestra, aiutandolo a seguire il filo oltre la narrazione stessa, compiuta. La luna ci porta a comprendere che non c'è episodio o capitolo o disciplina che possa considerarsi veramente finito. Essa pungola l'anima dolcemente come fa un sentimento d'amore, il più terso e vero, e ci porta con piacere a rigirare la lama nella piaga, perché quel dolore ci riconduce a chi amiamo. Sa essere perfida e ingannatrice la luna, ma anche materna perché quel dolore c'insegna tanto e a perdonare i nostri limiti. È questo l'aspetto che suggeriscono le opere più romantiche di Leopardi il quale si confronta con la natura matrigna e poco materna della Natura.
La luna ci fa diventare sognatori e filosofi sognanti, questa la definizione forse più appropriata di Leopardi che infinito più del suo componimento che porta questo nome, cammina dentro di noi, suggerendoci altro ben oltre le sue parole. La luna di Leopardi è vestale ispiratrice e sorgente di luce bianca che permette di fare chiarezza tra filari fitti di pensieri. La solitudine del disco lunare sembra acquisire un senso nel momento in cui si misura con la solitudine del poeta che a lei si rapporta quale fosse un' amica o fonte di consolazione di una Natura in fondo tragica. Dimmi, che fai luna in ciel? È un dialogo fittizio che appare più un'interrogazione filtrata dalla logica che in Leopardi non vuole arretrare e che cerca di trovare soluzioni lì dove la mancata fede lascia voragini. Le macchie lunari dunque appaiono i crateri di un rapporto religioso mancato che gli impedisce di trovare risposte attingendo dal comparto sacro. Sacra è la Natura perché eterna e non perché magnanima, e qui Leopardi apre a noi la possibilità di penetrare nella spiritualità mai adeguatamente scandagliata delle tradizioni pagane, per le quali al bello si confà il suo doppio e tutto ciò che è Dio non è solo squisitamente bello e perfetto. Leopardi non lo sa, ma ha aperto a nuove analisi e a nuove perlustrazioni della fede proprio attraverso il soave e laconico volto lunare sul quale ha ripetutamente indugiato. È la severa maestra durante l'interrogazione, che non fa sconti e promuove chi attraverso di lei si è radicato in sé stesso, finendo col portare alla luce più risposte che domande, senza averne piena consapevolezza. Proprio in questo consta il significato della vera fede. Nel raggiungere un grado di consapevolezza mai sospettato, e che ci lascia alla sprovvista di noi stessi. Alquanto ingenui verso la sostanza di cui siamo fatti.

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[18:45, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: La governante nell'Inghilterra vittoriana e la macchia di arcigna signora

In inglese serva di dice Maid. Headmaid designa la governante. "Maid" indica inizialmente la fanciulla e lo colleghiamo al carattere impertinente e ingestibile della stessa. Maid si collega difatti a Mad:matto inteso spesso come sfuggente alle regole, quindi impertinente.
Per quanto Maid alcuni lo colleghino a Mother, la relazione tra i due non convince in quanto la madre è la donna compiuta che ha operato dentro di sé una scelta. Inizialmente Vergine in inglese era Maid proprio perché la donna in quella fase di vita è espressione della forma androgenica che la caratterizza fino a prima della pubertà. La vergine sappiamo essere nelle culture arcaiche l'ancella e forse alla lontana Maid e Madonna trovano, anche se non sotto il profilo etimologico, una loro relazione.
Mermaid è la Sirena che per sua natura risulta essere un simbolo per metà figura femminile e per metà pesce. La sua doppia natura le attribuisce sfuggenza e mistero, a volte perfidia specie alle nostre latitudini. La Headmaid è la governante anziana, a capo della servitù. Spesso era in partenza una giovane serva che scopriva nel tempo la sua vocazione al servizio della famiglia, da qui il suo valore ieratico. A differenza delle altre giovani serve che spesso prendevano la loro strada il più delle volte sposandosi, la governante anziana era vista secondo la tradizione popolare come la zitella attempata o l'arcigna signora. Era forse la negata maternità a obbligarla a questa opinione che ci riporta a un tempo in cui la maternità era il grande obiettivo esistenziale della donna.
L'immagine dell'arcigna governante si diffonde soprattutto nell'Ottocento vittoriano, in un 'Inghilterra in cui lo spirito imperialista alimenta anche a seguito delle teorie darwiniane, le teorie xenofobe a difesa del proprio popolo. Siamo portati a ritenere l'Inghilterra all'avanguardia delle teorie democratiche in senso lato. In realtà, proprio il liberismo anglosassone, porta avanti teorie di razza che poi, successivamente verranno acquisite da un Hitler giovane e molto vicino alle teorie dei circoli londinesi a sostegno delle teorie razziali. Il trascorso epico celtico e germanico foraggera' i presupposti delle nuove teorie sulla superiorità della razza nordica sulle altre. Oggi il termine "razza" è messo al bando a seguito della Seconda Guerra Mondiale e delle politiche naziste, ma persiste nel linguaggio del liberalismo democratico la volontà di sfruttare il Sud del mondo per arricchire i grandi capitalisti e le loro società bancarie

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[18:46, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: La figura della governante, ancella e antica signora

Quella della governante è un'ombra antica, fluttuante nel tempo. È il respiro sacro nella sua rigida figura, che alimenta il fascino dei patrizi caseggiati.
Una governante non scompariva mai. Lasciava la sua impronta all'interno della dimora in cui aveva operato e nei racconti di chi vi aveva vissuto, anche dopo la sua morte.
Eseguiva algida e non esprimeva quasi mai pensieri e giudizi, a meno che non le venisse richiesto esplicitamente. Era il simbolo di un'obbedienza che racchiudeva in sé riferimenti a una tradizione remota che si appellava al sacro. Era insieme, spirito devoto ed esempio di efficienza. Mai serva, spesso e alle nostre latitudini, ancella.
Disponeva le cameriere che aveva o ciascuna il proprio compito e con grande severità controllava il loro operato a tal punto che il buon nome di una famiglia veniva spesso legato all'efficienza e al contegno della governante. Ella consacrava la propria esistenza al suo lavoro che eseguiva con rigore e distacco.
Il palazzo ottocentesco ricalca l'aspetto del castello medievale. All'interno la gestione deve riproporre l'immagine dell'ordine sacro imposto da Dio al mondo. Alla governante spettava l'altero compito di sorvegliare che tutto fosse conforme alle regole e ciò la rendeva figura pragmatica e al tempo stesso ieratica al pari delle antiche ancelle. Era il simbolo dell'autorità domestica che sorpassava il ruolo rappresentato dalla stessa signora di casa. In lei si intrecciano i richiami alle antiche divinità protettrici, alle anime dei predecessori che avevano abitato a palazzo e l'immagine di massima dedizione al suo padrone, ruolo che anticamente era proprio dell'ancella, costei umile ma dignitosa, confidente in tutto del suo signore.
Alla governante è legata anche l'immagine della Madonna quale personaggio in ombra che in realtà rappresenta la luce della casa. Alle nostre latitudini spesso sorgevano relazioni d'amore tenute segrete tra il padrone di casa e la governante specie se giovane. Altresì succedeva che la governante si preoccupasse di trovare a chi affidare la tutela del bambino concepito da una relazione segreta tra la padrona di casa e un altro uomo, spesso costui lo stalliere o il guardacaccia all'interno della proprietà. Proprio perché depositaria dei grandi segreti dinastici e misteriosamente silenziosa, è proprio perché confusa con l'anima eterna della casa, alla governante spesso affidavano doti medianiche.
Nei Paesi d'oltralpe il ruolo della governante era molto più rigoroso che da noi. Presso le famiglie altolocate si accedeva tramite la raccomandazione di persone di fiducia. Succedeva però anche che fosse la serva personale della signora a maturare nel tempo questo ruolo. Da noi le acque erano un po' più confuse e spesso la figura della governante era rappresentata dalla serva nutrice.
In Inghilterra e in Germania i protocolli sulla gestione della proprietà venivano rispettati in modo più severo. A maggior ragione presso le famiglie di alto rango nobiliare. La governante era una persona che aveva acquisito piena fiducia dall'inizio perché lei stessa cresciuta e invecchiata all'interno della casa. Materna all'occorrenza, era colei che precettori e precettrici dovevano tenere in gran conto nel seguire educazione e istruzione dei rampolli di famiglia.

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[18:47, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: L'Ottocento romantico. La figura della governante e il racconto segreto della casa

È della donna esprimere, mantenendosi invisibile. Così è stato fin dalla notte dei tempi, abituando l'uomo a scoprire voci nel nulla e a superare il concetto di realtà dinamica per raggiungere il cuore assoluto di ogni cosa che respira in fondo al tunnel. L'invisibilità non deve trarre in inganno sul fatto che la donna non esistesse. Tutt'altro. Espressione degli aspetti enigmatici e silenziosi delle grandi governanti è il silenzio frusciante che la accompagnava con passi impercettibili e altrettanto solidi all'interno delle grandi dimore signorili. A lei il compito di effettiva autorità nella gestione della casa, di preservarne nel tempo le vestigia anche a stemma decaduto o sepolto. Era così soprattutto nell'Ottocento quando l'interno dei prestigiosi caseggiati vedeva scorrere lungo le pareti interne la presenza dei ritratti dei personaggi più autorevoli e rappresentativi della linea dinastica patriarcale, dai suoi albori. La governante conosceva vizi e prestigio della casa, e senza esprimere giudizi, manteneva ogni cosa in sé, serbandola in silenzio. La casa era la piccola città feudale che si trascinava intatta nel diluvio del tempo, assumendo i sacri connotati dell'arca. Questo nonostante il frequente fallimento dei proprietari e la vergogna spesso seguita a fatti criminosi che li vedevano coinvolti a volte senza riscontri concreti. La governante era al servizio della casa e dell'onore che si nascondeva dietro la cieca ubbidienza ai precetti della buona educazione osservata dai padroni. Aveva visto nascere i nuovi pargoli e vedere crollare i vecchi rami della potente dinastia di cui si rendeva testimone obiettiva. Più che una domestica, la figura della governante è un simbolo vivente di una tradizione che stenta a scomparire, così come è l'incarnazione di una memoria storica che nei tempi successivi avrebbe trovato collocazione nei libri.
Nell'Ottocento la cultura romantica si protrae ben oltre i suoi orizzonti visibili, superando e di molto la soglia del Novecento. I bambini erano concepiti come una fonte di ricchezza da tramandare nel futuro, perché destinatari di quel patrimonio che non sarebbe andato perduto. In verità, ben poco oltre l'Ottocento è andato conservato. Il secolo XIX è stato per molti versi tragico, contraddistinto da forti cadute e dissipazioni di denaro e proprietà da plotoni di nobili viziosi e incapaci di gestire e sapersi gestire. Espressione di un travaglio generazionale che consta all'interno dello stesso secolo di diversi momenti di passaggio da un mondo all'altro, nei quali alla distruzione non sempre corrispondeva un cambio di guardia convincente e destinato a perdurare.

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[18:48, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: Pittura e Petto, la relazione nascosta

Testa significa Vaso e i genitali maschili suggeriscono la doppia via di genere maschile e femminile. I testicoli sono i vasi di raccolta dei semi che, secondo la tradizione primitiva, vengono selezionati dalla donna che li riceve, pertanto è lei la responsabile, secondo l'uomo arcaico, del genere del nascituro. La scienza ha di fatto smentito ma ancora nel Sud del mondo prevale questa convinzione.
Gli stereotipi culturali dipingono le società, ma spesso accade che le convinzioni rimaste in piedi per secoli se non millenni vengano di fatto smentite dalla verità. La realtà consta di diverse facce e non sempre quella manifesta corrisponde alla realtà e non sempre la realtà corrisponde alla verità.
I primi esempi di graffiti e pittura rupestre suggeriscono l'importanza dell'uomo di riprodurre il mondo da lui percepito, sulla base dell'esperienza acquisita. Quanto più si sono espanse le frontiere del suo rapporto sul mondo, tanto più elaborate si sono fatte le impressioni sullo stesso, nonché il bagaglio di esperienze accumulato. Guardare in faccia le cose si traduce nell'urgenza di rappresentare quanto compreso, perché verificato dall'esperienza. Da qui la ragione per cui i primi uomini della linea sapiens, esperti cacciatori, hanno avvertito la necessità di dipingere il loro volto per suggerire l'interazione col mondo circostante e altresì il grado di comprensione raggiunto sullo stesso. Le prime analisi l'uomo ha sentito il bisogno di rappresentarle e mostrarle alla sua comunità nonché all'ambiente. Da qui la suddivisione sulla base dell'esperienza e delle qualità pragmatiche dei vari componenti all'interno della comunità.
La sacralità dei segni tracciati col colore ottenuto da elementari pigmenti è stata suggerita anche dal sole che al suo risveglio inonda e bacia sul volto ogni creatura. Il legame tra Petto e Pittura è sottolineato dal fatto che il petto è la parte del corpo più prorompente e che sottolinea anche la virilità. Così come la pittura in primis è esposizione, linguaggio e simbolo.

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[18:49, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: La donna strega e la donna massaia. L'antica sapienza della tradizione druidica

La donna ha creato la Natura e la Natura ha trasmesso alla donna la capacità di disporne per scopi di vitale importanza. La Natura ha permesso alla donna di accedere ai suoi misteri attraverso la conoscenza delle proprietà delle piante e l'uso nelle opportune quantità. Qualità e quantità sono alla base delle prime ricette medicamentose ricavate dalle piante e dagli estratti naturali. La donna sacerdotessa era colei che si avvicinava con premura alla Natura e alle entità magiche che la vegliavano affinché non venisse deturpata lesa. La donna sacerdotessa, la donna maga portano avanti l'aspetto ermetico della Natura trasferito nelle preziose ricette curative. La donna fatina di casa, la massaia dedita ai fornelli, è la versione antica della maga nel tempo profanata dalla modernità, che però ha mantenuto il suo ruolo di autorità del focolare domestico. La cosiddetta cucina della nonna, antica e saporita teneva conto di tanti piccoli fattori come quello del tempo di riposo per gli alimenti a base di lievito e farina. L'arte gastronomica si è costruita sui piccoli passi delle donne che ci hanno preceduti e che avevano appreso anche dall'esperienza piccoli segreti che sono propri della chimica degli alimenti trasferiti nella pratica quotidiana. Gli abbinamenti dei sapori, i giusti aromi con i quali valorizzare un piatto di carne, il giusto dosaggio del miele da sciogliere al vapore o direttamente nelle tisane e non ultimo, saper mescolare le creme per farle addensare. Saper mescolare nel verso giusto e con l'arnese adatto era un'altra importante informazione appresa dall'antica tradizione magico erboristica.
I druidi, i sacerdoti dell'antico mondo celtico erano in stretta connessione col mondo femminile. Lo stesso Merlino un'antica tradizione vuole che avesse appreso la conoscenza del mago, quella alchemica, dalla donna che lo aveva allevato. Dietro questa immagine si nasconde il contatto diretto del druidismo con la natura che si riconosce in un territorio geografico ben preciso. Ogni popolo è legato come la pianta tramite le radici al territorio che lo accoglie e gli dà sostentamento. Il senso di libertà che respiriamo attraverso la lettura appassionata di antiche tradizioni nordiche ci rivela il contatto diretto tra uomo e territorio e proprio questo rapporto stretto e altrettanto intimistico ha conferito ai popoli d'Oltralpe di svilupparsi nel tempo, senza dimenticare o tralasciare il bagaglio culturale che il legame con i boschi ha loro trasmesso.

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[18:50, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: La casa, la cosa e il caso. Da Pandora alla Maddalena

La casa è il luogo in cui il caso sembra non avere potere. Lì tutto è in ordine e sistemato secondo la volontà di chi la vive e ci vive. La casa è la mente, la casa è il corpo. Lì tutto è predisposto a dovere anche in base alla comodità. La casa è il luogo in cui si costruisce la vita e che vede sistemata ogni cosa nel giusto posto e non a casaccio, così come i quattro elementi della Natura.
La casa è la dimensione della donna che la gestisce e di cui ha il pieno controllo. Parimenti, come della casa, la donna ha il pieno controllo del caso. Il dono della premeditazione è della donna che ha già anticamente meritato l'attributo di astuta. Alla donna è stato riconosciuto il potere di tenere le redini della definizione di genere della prole. Da lei difatti dipendeva se la nuova creatura nascesse maschio o femmina. Questo perché si credeva che alla donna spettasse l'origine e l'evoluzione della gravidanza dal suo concepimento. Peccato però che al di fuori del suo dominio, la casa, la donna perdesse l'autorità del suo potere. La figura della maga e quella della strega compensano i limiti della donna comune, a tal punto da essere viste anche superiori in termini di potere a Dio stesso. Questo accomuna le culture pagane al Cristianesimo e a qualsiasi forma di fede e rivelano come le superstizioni che hanno camminato nel tempo fiancheggiate e supportate dalla trasmissione orale, non siano che il decadimento di quella sacralità di cui è stata di fatto spodestata la donna dalla sopraggiunta tradizione patriarcale.
Il vaso fa riferimento alla testa così come al ventre della donna che accorda e cuce in sé gli opposti. È gentile, premurosa, quanto spietata e avida calcolatrice. Nel vaso ogni cosa è disposta nel modo giusto affinché nulla vada perduto ad esempio delle conserve alimentari, o vada ad esempio dimenticato. Conservare per poi ritrovare è della donna antica. Le vecchie nonne conservavano gli spiccioli in luoghi nascosti e introvabili, da poi regalare al caro nipotino.
Delle donne è l'attività del recupero che tanto va di moda oggi. È la creatività dal risvolto anche pratico che si evidenzia nella difficoltà emotiva di vedere morire gli oggetti più cari e preziosi. Gli artisti sono un po' tutti inclini all'animo femminile.
Il fato, la profezia si esprimono innanzitutto per bocca della donna che ha l'autorità sul caso. La sua parola orienta la specie e la stirpe e imprime alle cose il giusto verso perché sua espressione è la Natura. È la custode dei segreti dell'esistenza, ragion per cui non le sono concessi errori. La sbadataggine di Pandora è imperdonabile e pone la donna al di sotto dell'autorità maschile che la controlla anche tramite l'affibbiamento di colpe spesso ingiustificate.
Maria Maddalena riscatta la posizione difficile in cui è stata messa la donna con Pandora. La Maddalena ha cura del suo vaso che contiene il sangue vivo di Gesù, il suo sposo. Il vaso della Maddalena è il suo ventre che ospita il figlio del Maestro che darà vita alla stirpe dei Merovingi. È questa la leggenda che si diffuse in territorio di Provenza in cui elementi tradizionali pagani si fusero con la sopraggiunta fede cristiana, contribuendo così a determinare le basi del Medioevo.

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[18:51, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: Atena, Dioniso e i figli della luce

Testa vuol dire Vaso e la testa mediante l'uso dell'intelletto può orientare le vele del destino e può imporsi al caso che agisce senza una coscienza specifica. È questo che l'uomo greco considera, prima che subentri l'età della tragedia dal 700 a.C in poi, che conduce all'Ellenismo. Le testimonianze della Magna Grecia ci fanno vivere il passaggio dal mondo greco antico all'insorgere del periodo più florido culturale e artistico del mondo greco, che ultima con la nascita della Tragedia.
Testa vuol dire Vaso. Essa contiene la sostanza intesa come capacità di affrontare al meglio le circostanze e orientarle a proprio favore. Dalla testa di Zeus nasce Atena a cui i Greci fanno corrispondere il simbolo teriomorfo della civetta. La civetta scruta nella notte. Studia e aspetta immobile prima di compiere un'azione che avviene dopo che abbia ponderato bene rischi e vantaggi. È una creatura lunare, sempre però in rapporto alla luce del regime maschile incarnato da Zeus. È sole e luna insieme, ed è capace di andare oltre gli stessi per la sua avvedutezza che esprime la luce del pensiero con cui programmare e gestire anche gli scontri bellici.
Nel mondo egizio, ma sul piano ben più intuitivo, in corrispondenza della civetta troviamo il gatto. La sensibilità del gatto si tramuta in astuzia capace di prendere il sopravvento sul caso e le forze avverse, facendo leva sull'agilità che nel caso di questo felino si esprime non in durezza ma in leggiadra armonia. Due mondi diversi tra loro quello greco ed egizio che si ripercuotono ciascuno a proprio modo sulla considerazione della Natura, traendone significativi insegnamenti. Per i Greci la Natura è oggetto di studio, ma permane in essa la componente sacra ed enigmatica che viene omaggiata attraverso gli ordini architettonici con cui scolpiscono i capitelli dei templi.
A differenza di Atena, Dioniso nasce per la seconda volta dalla coscia di Zeus, riconducendo il mondo greco alla culla archetipica delle civiltà più importanti del mondo antico. La coscia è a metà strada tra la testa e i piedi e questo dato sottolinea il valore androgenico di Dioniso che porta avanti l'impronta femminile di unione di ogni lacerazione. All'immagine di Dioniso, il Signore a cui diverse divinità fanno riferimento prima di quelle greche, ad esempio l'Adon fenicio e l'Adonai ebraico, si riconducono i riti arcaici di passaggio, tra questi ritroviamo la circoncisione. Attraverso la circoncisione il neonato viene slegato dalla madre e affidato alla responsabilità del Padre. Diviene da creatura ctonia, creatura figlia della luce.

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[18:52, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: Il senso del Bello e l'uomo divino. Dai luoghi dell'appartenenza all'orientamento del caso

L'Arte nasce dalla volontà di riflettere nel mondo il senso del bello acceso dalla creazione stessa. La necessità dell'esperienza estetica nasce come sentimento che attraverso la resa artistica ricerca la sua espressione personale maturata nel tempo in stile.
L'accensione dello spirito estetico porta anche alla maturazione di un conseguenza molto importante che si esprime nell'orientamento in ciascun individuo di un proprio senso di responsabilità. Cosa s'intende per responsabilità nell'uomo arcaico? Significa avere in potenza la capacità di poter indirizzare il corso della propria esistenza e in questo ruolo grande impulso ha ricevuto la maturazione del senso del bello che lo ha portato a riconoscere un luogo come radice. Da qui il passaggio dal rifugio abitativo a vera e propria casa. Ed è proprio in questo periodo di passaggio che nascono i primi esempi di mito.
Dio attraverso il sole opera magie e trasmette all'uomo il suo calore. Il fuoco rende l'uomo consapevole della propria personale capacità di compiere prodigi e di poter intervenire sulla Natura senza alterarla, semplicemente esaltandone qualità e bellezza. Incomincia a conoscere anche l'ordine naturale degli elementi e attraverso le sue capacità coglie la possibilità di poterle orientare, traendone vantaggi per la comunità di appartenenza.
È con lo sviluppo del pensiero che l'uomo incomincia a maturare il concetto di distinzione tra il sé e gli altri suddivisi sulla base del senso di appartenenza.
Il principio ispiratore della conoscenza è mosso dall'attività speculare azionata dalla luce che si riflette su pareti e innanzitutto sui liquidi. Da qui si spiega come nelle Cosmogonie più antiche il Cielo è al principio. Alle acque superiori, eteree, seguono quelle inferiori del mare. In ultimo la terra. Al cielo è legato l'elemento fuoco che rappresenta l'ingegno creativo che alimenta tutte le cose e l'intelligenza umana.
Il caso attraverso il rapporto animico che l'uomo instaura con la propria casa, slitta di dominio e s'identifica in potenzialità. L'uomo incomincia a distinguere l'appartenenza dalla proprietà. La casa è il luogo di appartenenza in cui egli dà sfogo alla propria identità trasferendo attraverso la selezione degli oggetti da creare, se stesso in ogni angolo del suo ambiente.
L'uomo attraverso questo rapporto intimo con la casa percepisce Dio dentro di sé, Dio che si esprime nella capacità di orientare la sorte.
Nella società fluida odierna attraverso la volontà che tende ad esprimersi in azione politica ideologica tesa a eliminare il senso di appartenenza tra gli individui persone e tra l'uomo e le cose da lui scelte in base a un rapporto animico con esse, si vuole eliminare il senso di padronanza e di responsabilità dell'uomo nella conduzione della propria vita. Si vuole privare l'uomo delle sue capacità gestionali, azzerando a partire dalla percezione della bellezza e dal conseguente estro creativo, i suoi principi o agenti sensibili che lo rendono artefice del proprio disegno esistenziale. L'uomo burattino e senza meta è la distruzione dell'uomo persona. È colui che vaga e che fa del suo vagare l'unica ragione di vita perché non ha mete dentro se stesso. È un vaso vuoto, privo di ogni consistenza.

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[18:53, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: L'Arte come evoluzione della coscienza animica. Dalla Patria alla Casa

Il concetto di Patria è frutto dell'evoluzione spirituale dell'uomo. Si definisce nel solco della maturità spirituale quanto si sgancia assumendo un indirizzo verticale, da un attaccamento puramente istintuale e legato alla genetica della specie. Si verifica allora una trasfigurazione degli oggetti più usuali che porta a una traslazione nel regime della Verità di quanto si considera necessario alla conservazione della specie.
La patria di appartenenza nella sua ricerca interiore implica necessariamente una impostazione ai fini estetici del dialogo tra l'Io animico e il Mondo. Ossia un passaggio dal realismo concreto a una idealità che ha ripercussioni sulla sensitività e sulla sensibilità.
L'Arte è figlia e altresì elevazione sul piano della sensibilità con cui trovare la chiave e la ragione dell'inspiegabilita' dell'esistenza e di tutto, anche sul piano cosmico. E in ultimo è la cura al male di vivere. A questa conclusione ha portato un'elevazione labirintica della parola non più come simbolo ma come significazione, ossia segno. L'oralità è sfociata nell'oratoria definendo marcatamente il confine tra Sapienza e Filosofia. Più l'uomo si lascia ingarbugliare dal labirinto di parole, più trova difficile ricondursi alla Verità. La speculazione filosofica agendo su un piano di Pensiero, si è concentrata sui riflessi del mondo e non sul suo Principio.
Nel Paleolitico medio l'uomo ha sentito la necessità di ricorrere al linguaggio estetico per celebrare a fini propiziatori il sole quale realtà superiore. Il sole contiene già in sé la luce, rivelandoci la bellezza. Il sole determina i luoghi e lo splendore del mondo perché sorgente naturale di luce. L'uomo ha ricercato la luce vivendo nella profondità della grotta a riparo dalle bestie feroci e ha maturato e ha legato a sé il buio all'infelicità di una vita compressa, riscaldata dal sole in terra, il fuoco.
Attraverso il passaggio dalla percezione di necessità di specie al sentimento di Bellezza egli ha avuto modo di concentrarsi sul rapporto individuo spazio e di considerare quest'ultimo non più solo un riparo, ma il santuario della sua coscienza in evoluzione. L'Arte rupestre, seppur rudimentale gli ha consentito di marcare il luogo che lo accoglieva che è stato identificato come luogo sacro, da qui proprietà animica, ossia casa. La casa è la cosa. È l'indefinibile tangibile. È l'infinito concentrato in chi siamo. Tempio e casa inizialmente erano tutt'uno, così come la rosa è la cosa non definibile,ma in espansione dal suo centro.

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[18:54, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: Dal re pescatore alla figura del mago

Il pensiero ha un peso e ciò che ha un peso pende. Propendere significa "pendere verso" un contenuto. Il pensiero ha un peso e attraverso di esso ha luogo il processo secondo il quale l'immagine si trasferisce nella creazione e assume concretezza, forma. La forma era già nell'immagine da Platone intesa come idea archetipica ed è curioso come il primo esempio di vaso sia stato il bacino del mare. Ancora oggi per indicare i bacini che raccolgono grosse portate di acqua usiamo il termine Invasi.
Dio crea nell'iperuranio che si riflette in forma fluida nel mare. Risalire dalle acque in superficie equivale a discendere dal cielo e in questa operazione di risalita si esplica il carattere di verginità intesa come purezza della donna. A proposito di questa operazione di risalita, troviamo una corrispondenza con il Purgatorio dantesco. Le anime del Purgatorio risalgono e ritornano alla luce dalle tenebre, attraverso il pentimento e la preghiera. Un grande contributo in questa operazione la fornivano le preghiere dei parenti, recitate a pagamento dietro richiesta esplicita della Chiesa.
L'espressione "rottura delle acque" a cui segue la nascita della nuova creatura rimanda alla forma che viene alla luce e ci riporta all'archetipo della vita che emerge dagli abissi. L'origine del tempo è sui fondali che corrisponde al tetto dell'utero femminile.
Le prime forme di vita degli oceani avevano un aspetto curioso che si confà ai primi suppellettili e utensili creati dall'uomo. Ciò suggerisce un collegamento tra il mondo delle acque superiori, il cielo e quello delle acque inferiori: gli oceani. Nelle vecchie cartografie cosmogoniche è sottolineata la linea di demarcazione che separa cielo e mare, come fosse l'orizzonte speculare. La terra elabora le forme primitive cadute dal cielo sottoforma di idea e pescate dall'acqua. Capiamo da qui quanto fosse antica e ancestrale la figura del re pescatore e in rapporto a ciò, assolutamente ieratica. Il re pescatore è connesso all'immagine del pastore della Chiesa che riscatta le anime dal Purgatorio. Parallelamente alle immagini simboliche del mare troviamo quelle celesti. Il tuono è l'idea platonica fattasi pesante e che viene materializzata dall'idea in sé, esplosione di energia resa attraverso il lampo. L'antico mago era colui che incamerava l'energia del Cosmo e attraverso la mediazione della volontà esercitata sul pensiero, la rendeva materica. Ancora adesso nell'Italia meridionale e in Calabria nello specifico, si associano i tuoni alla caduta dei massi dal cielo. Nella cultura rurale ai massi sono state fatte corrispondere successivamente le patate, alla base della moderna tradizione contadina.
Tornando alla relazione lampo tuono nella figura del mago, il secondo termine interpreta l'invenzione concreta creata dal nulla e guidata dall'ingegno divino. Questo processo trova posto nella figura del fumetto di Archimede attraverso l'immagine della lampadina accesa.

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[18:55, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: Il re pescatore e il risveglio nella luce della Maddalena

Attraverso il nome, Dio ci chiama alla vita. E lo fa addormentandoci nelle ore di sonno notturne e risvegliandoci dai sogni che lasciano un sapore di cose taciute, rimaste dentro di noi. Il sogno è il momento in cui l'uomo scopre il dono della creazione che gli ha lasciato come eco profonda o impronta di vita la donna madre segreta o Grande Madre da cui ha origine il tutto. La vita è un dono e come tale va letto il regno del mare, il vaso gigante ricolmo di quanto troverà in noi una definizione.
La definizione è nelle cose ma innanzitutto dentro di noi che le alimentiamo in quanto messi divini, fatti a immagine e somiglianza di Dio. Cosa significa questa espressione? Significa che Dio ci ha lasciato l'eco del sogno come rivelazione del tutto creato e come porta socchiusa attraverso cui collegarci a lui e alla Grande Dea.
Nel passaggio dal vaso o coppa al calice troviamo il re pescatore che plasma nella luce le immagini informi archetipiche presenti nell'inconscio. L'associazione mare inconscio è antichissima e l'inconscio è il linguaggio primitivo da cui ha avuto luogo la creazione come pura idea, a un piano astrale. Platone colloca questa fase nell'iperuranio che è la dimensione dell'eterno presente con cui il demiurgo agisce nella creazione. Il male trasfigurato dalla luce si converte in bene e in tale prospettiva andrebbe rivisto il mito di Pandora in cui la protagonista è la donna archetipica e non dea perché dimora nell'oscurità dell'inconscio.
Il nome è la conseguenza della rivelazione nella luce. Chiamandoci, Dio determina l'ordine. Il re pescatore che ritroviamo nell'episodio della ricerca del Graal è una figura ambigua perché scalza la notte della Dea. È una figura in realtà androgina perché in stretta relazione con i tesori del mare che aspettano di conoscere la luce. È il dio della trasformazione o della conversione delle immagini pure e astrali in forme concrete. È una figura che soggiace ai miti e che indica il passaggio dal regno ctonio a quello diairetico della luce divina. È colui che ci separa dalla notte archetipica per affidarci alla luce divina. È colui attraverso cui si compie la Rivelazione del mondo e pertanto è associato alla figura di Gesù e alla nuova rinascita che si compie in Europa attraverso l'abbandono dei culti pagani e con il simbolo del Graal. È anche colui che lega l'immagine di seduzione femminile ancestrale veicolata dalla Maddalena alla figura della nuova era rappresentata dal Cristo Risorto che ricolloca le cose del mondo nell'ottica dell'ordine divino. La Maddalena segue il risveglio da sacerdotessa antica a madre dei nuovi viventi, acquisendo di fatto il titolo di Nuova Eva al fianco del Nuovo Adamo che è Gesù il Cristo Risorto.

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[18:55, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: La sopportazione della donna e il legame con l'acqua

All'acqua è legata l'essenza della vita e il suo principio primo. l'Archè che sopravvive a tutte le trasformazioni che l'acqua imprime e che l'acqua subisce. La capacità di sopportazione dell'acqua quasi fosse un organismo pensante, è legata alla sua struttura non tanto dinamica quanto elastica che le permette di adattarsi ad ogni forma e situazione. Si comprime e si espande suggerendo l'idea di spazio. Alla stessa idea si rapporta la notte legata all'acqua e alla vita e alla morte. Quindi all'arche' femminile.
È della donna reggere la struttura del mondo e del Cosmo. Ciò trova conferma nelle Cariatidi e nella tradizione trasferita nel Sud Italia e di derivazione afro e mediorientale che vede le donne trasportare sul capo ceste e pesi. Il sacrificio delle donne che si manifesta nella sottomissione all'autorità maschile, presso alcune civiltà particolarmente avvertita, dipende proprio dalla facile adattabilità delle donne alla fluidità della vita, a cui invece è negato l'uomo. Comprimere la donna ha significato nelle epoche restringere gli orizzonti di tutti e presto l'uomo con le tristi conseguenze ha dovuto fare i conti.
L'elemento che collega il gatto all'acqua e alla donna è proprio quello dell'elasticità e della fluidità che rende il suddetto animale parente stretto della notte. La dea Bastet è una divinità notturna e ha in sé i segreti della vita e della morte. All'acqua così come alla vita è legato il dio Giano che apre e conclude il cerchio dell'anno. Il cerchio è il simbolo anche dell'acqua e in esso inizio e fine coincidono. Togliere l'acqua da una parte e versarla dall'altra significa concludere un percorso in un luogo e iniziarlo altrove. La presenza dell'acqua inclina la vita e la rende l'elemento più potente che ci sia in natura. La costellazione dell'Acquario a cui si rapportano i miti di Ganimede e Deucalione è l'evidenza dell'interscambio tra i due mondi di acque celesti superiori e di quelle terrestri inferiori. All'acqua è legato il mito del diluvio universale che conclude un ciclo e ne inizia un altro. Ecco pertanto ad essa riservato il simbolo della chiave legato alla donna che ha in sé il potere della conoscenza degli elementi e quello sacerdotale al servizio dei misteri che governano la Natura e la vita.

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[18:56, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: L'acqua e le sue evoluzioni nell'arte del Rinascimento

È dei grandi artisti percepire il legame con l'acqua che si trasmuta in leggerezza. Coglierla a un piano ideale e intravederne la presenza nelle pieghe della dura pietra da modellare. L'acqua come il fuoco che la estingue è un sentimento più che un elemento. È la base della nostra natura umana che da essa si è innalzata, conservandone memoria nelle spirali della conchiglia.
L'evoluzione del pensiero nell'uomo passa attraverso l'acqua rappresentata dal dio Ea nel mondo babilonese. Ea è il principio dell'informe e dell'indefinito che ci riporta alla nostra origine liqueforme e marina. Assume una sua struttura assorbendo l'aria, nella figura della divinità superiore femminile nel mondo greco, attraverso Era.
Il legame tra l'acqua e il mondo ordinato del Rinascimento è forte e passa attraverso l'arte che è come se usasse una particolare chiave espressiva con l'intento di decodificare l'acqua. Abbiamo già detto che il simbolo della chiave è femminile nei più grandi misteri divini che vedono la donna sacerdotessa e sovrana, perché signora della Natura e degli elementi. Cosa diversa invece nel linguaggio erotico dove la chiave è simbolo maschile associato alla spada tagliente, eretta che penetra nella giusta serratura, stabilendo il nesso di possesso e proprietà con la donna. È questo un nesso marcato e molto pericoloso che vede la donna deprivata della sua sacra autorità e collocata al piano di oggetto. Da qui il verbo volgare e deplorevole usato dagli uomini, "chiavare" una donna. È interessante il legame del Verbo divino (con cui Dio chiama a sé le cose create) col nome attraverso cui Dio si traspone nel Creato. Così determina il fattore di sostanza, in quanto si trasferisce attraverso il nome nelle cose create. La libertà di Dio che si manifesta in creatività trasla nell'uomo e questa operazione riporta Dio ad Ea, la potenza dell'acqua che scolpisce le cose.
Questo principio rientra nel Rinascimento attraverso l'azione plastica dell'artista che opera sulla pietra e sul marmo. Col Neoplatonismo, la nuova scuola accademica che unisce all'estro e alla genialità dell'artista l'educazione allo stile secondo quelli che erano i principi greci, riesuma il valore della fluidità dell'acqua. L'acqua è libera e libera, parimenti ingabbia. Crescere in virtù significa purificarsi con l'acqua ed emergere dalla stessa. L'acqua che avvolge l'uomo è vista come l'ignoranza che confonde la realtà e la mente che riflette su di essa. L'uomo deve risorgere dalle acque e conquistare la nitidezza del pensiero. Emergere dalle acque significa da un lato legarsi allo splendore di Dio Creatore, dall'altro meritare l'affrancamento da Lui e guadagnare la propria libertà creatrice. Una conquista questa che deve per gli artisti passare necessariamente attraverso lo studio severo delle accademie dove ogni discepolo impara il linguaggio delle cose e ad agire sugli elementi, quindi a creare.
Il rapporto tra l'artista e gli elementi diventa particolarmente intenso tra il Cinquecento e il Seicento quando la filosofia Ermetica che si fonda sul Neoplatonismo incrocia l'antica sapienza alchemica alla quale si appassionano molti artisti.

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[18:57, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: Il principio dell'acqua e la felicità. Evoluzioni dall'antichità al Rinascimento

È dal legame con l'acqua che deriva la nostra empatia, ossia la capacità di sapersi immedesimare nell'altro e di sentire nella propria pelle la drammaticità di chi ci è di fronte. Raramente l'empatia si misura con gli stati di gioia perché la gioia è del momento in cui emerge la forma. L'empatia è sconfitta dell'ego che riflette sulla forma pensante. È dell'individuo che si astrae dal tutto. Se la felicità è legata a una condizione perdurante, la gioia è l'incontro con la luce che trionfa. È la scintilla a cui segue l'eclissi . La felicità è la normalità di chi ignora di essere forma separata dal tutto. È la condizione di aggregazione e fusione che vive ordinariamente l'acqua in cui ogni molecola è legata all'altra. La felicità è perduranza nel dinamismo e non astrazione dell'attimo, ed è quanto si vive nella condizione astrale. L'attrazione qui è rivolta verso il centro che è Dio intorno a cui tutto ruota. Egli esercita una forza centripeta che ritroviamo espressa dal sistema solare e dalla rotazione dei pianeti intorno al sole. Ogni pianeta compie anche un movimento di rivoluzione su sé stesso ed è in questo che si manifesta la libertà che comunque viene sempre e in ogni caso impressa sottoforma di forza da Dio rappresentato dal sole. Questo ci porta a credere che la libertà non ci sgancia da Dio, altrimenti scade nel libertinaggio. Parimenti la felicità è data dalla lontana che trova la sua chiave di risoluzione nel legame che comunque vince sulla lontananza stessa. È quanto da' luogo a immagini inspiegabili senza la comprensione dell'anima e che ci portano a una condizione di perdurante tranquillità in spinta verso l'alto.
La gioia è del naufrago che emergendo dagli abissi incontra la luce.
La felicità che dipende dalla lontananza vicinanza con Dio è alla base dell'estro creativo e tra tutti i simboli quello che più rende questo concetto è lo Swastika. Nella sua rappresentazione primitiva lo troviamo sotto forma di punto da cui si dipartono i raggi a ricciolo che sarebbero propriamente lo Jod ebraico da cui l'angligermanico God.
Il Rinascimento riflette sul senso di appartenenza trasfuso nell'empatia e alla condizione di felicità fa corrispondere l'ebbrezza della gioia. La severità di studi e riflessioni su metodi e stili porta l'uomo ad agire sul piano dell'intelletto, considerando l'essere nella forma individuale che ricerca il fattore di armonia con gli altri, ben ponderato e raggiunto dagli studi ereditati e conseguiti. L'artista è innanzitutto il pensatore e questa condizione è di chi nuota verso la superficie. In tale ottica la gioia prende il sopravvento sulla felicità e il simbolo che meglio descrive questa condizione è proprio la spirale della chiocciola che suggerisce la spinta verso l'alto come evoluzione dal regno fluido dell'indistinto. L'architettura rinascimentale splende di esempi legati alla resa plastica del concetto elicoideo che si evidenzia proprio nello srotolamento della chiocciola dal suo centro che resta in basso e dalla sequenza di gradini verso l'alto. Questa forma di scala fa altresì corrispondere il dentro, la centralità ferma della sostanza, nel sotto, suggerendo i principi dell'evoluzione in chiave scientifica.

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[18:58, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: Il Romanticismo e il confronto con gli altri tempi

La scala a chiocciola del Bernini è sicuramente l'esempio architettonico più convincente che inaugura il Seicento. Esprime nella sua semplicità traguardi di uno studio illuminato, operato sulla natura nel Cinquecento e che porta a eccezionali conclusioni e nuove aperture grazie all'apporto di menti come quelle di Bruno, Telesio e Campanella. Da loro lo slittamento dell'argomento Natura dallo scientismo rinascimentale e accademico al nuovo interesse per la donna e i simboli che più la interpretano.
A dire il vero l'Ermetismo non è mai stato surclassato dal Rinascimento. È la forma di approccio preliminare, nonostante l'impronta neoplatonica, a subire uno slittamento di analisi, arrivando a contemplare l'approccio irrazionale e illuminato di contro a quello intuitivo ed emozionale del Medioevo. Da qui la corrispondenza intervallata tra Medioevo e Romanticismo e del Rinascimento con l'Illuminismo. Troveremo questa corrispondenza rappresentata nei pavimenti massonici nell'alternanza bianco nero, che esprime anche tanto altro. Sono forme espressive di un raccordo epocale che daranno luogo ad esempi virtuosi nell'ambito delle elaborazioni nuove, musicali, a ridosso del Romanticismo e che riguarderanno le suonate al pianoforte.
La forte sintesi che compie il Romanticismo è sicuramente consequenziale al suo carattere di completezza che non scalza nulla delle epoche trascorse. Queste si ritrovano in uno stato di armonia per nulla forzata, interpretata a chiare note dalla musica di pianoforte e dal passaggio nella danza dal minuetto al valzer. Il valzer riassume quanto vissuto sentimentalmente dal Romanticismo incalzante e che si riconduce alle epoche precedenti. Il ritmo dolce e marciante che si ritrova nelle Valchirie wagneriane ci pone a confronto diretto con il recupero della mitologia popolare vissuta anche in termini di confronto tra le varie culture in esame.
La coppia durante il valzer ruota intorno a un proprio perno e gli abiti della donna ampi grazie all'utilizzo del cerchio alla base, riportano al recupero della corrispondenza donna circonferenza e donna sfera. Ruotare insieme e ruotare intorno è questo che rappresenta il valzer, spingendo verso l'apertura dell'uomo a nuove comprensioni che hanno senso perché ispirate dalla Natura. La Natura è culla dell'empatia che va coltivata attraverso il culto di popolo. Il tema del naufrago, già trattato da me nei precedenti articoli, viene affrontato ad ampio raggio. Il naufrago ei pellegrino smarrito. È colui che riaffiora ma non si sgancia dal legame con l'acqua, cosa che si evince attraverso la scala elicoidale di espressione rinascimentale. La contrapposizione mare luce non esiste secondo il pensiero romantico. Ad essa si sostituisce la narrazione che porta alla luce l'uomo stesso con tutto il suo percorso in ombra che però lo lega alla Natura. Gli studi su di questa non vengono annullati ma congiunti ad un discorso di spirito assoluto che abbraccia ogni forma di esistenza e che trova precise connotazioni di anima in chi è armato di forte fede.
La Natura è riflesso della volontà di Dio che la adopera per lanciare messaggi all'uomo. La Natura è biblica in tal senso, perché mezzo con cui Dio lancia segnali all'uomo. I temporali violenti descritti molto bene nella narrativa romantica inglese e tedesca, il mare tempestoso sono preludio di eventi tragici che poi troveranno manifestazione. La Natura è la culla di Dio che su di essa si erge non con l'autorità di chi vuole manovrarla, cosa che accadrà dalla fine dell'Ottocento in poi grazie anche alle teorie darwiniane che apriranno l'uomo alle possibilità di intervento nefasto sulla Natura. Al contrario, per Dio la Natura è l'alfabeto con cui comunicare all'uomo. È quanto risulta anche da una lettura attenta della peste descritta dal Manzoni, a cui segue il sole. La processione che invoca la pioggia inviata grazie alle preghiere rivolte a San Carlo Borromeo, sono un chiaro riferimento alla potenza di Dio. Ritorna a proposito degli eventi estremi raccontati nella narrazione romantica la riconnessione col primo alfabeto divino, runico tramite cui Dio parla con le entità sacre sacerdotali. La Natura va indagata e interrogata con le doti dell'anima e non solo con l'intelletto scientista. È questo il nodo che non trova sbocco nel Romanticismo filoilluministico italiano, in particolare in quello di Leopardi.

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[18:58, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: Il Valzer, fermenti di agonia e nuovi orizzonti

Valzer dal tedesco, significa proprio "rotolare strusciando" accordando il fruscio della stoffa femminile sul pavimento al movimento di rotazione. Si raccorda proprio al cono in superficie della trottola che sorge dalle acque di un trascorso mitologico sommerso.
La trottola è un gioco molto antico che ha insegnato ai giovani il difficile equilibrio per chi ha interrotto il legame con le viscere culturali che conservano l'origine. La trottola traballa. S'inclina, ma grazie allo slancio di rotazione impresso dall'uomo, resta in piedi. È un gioco che si diffonde nel Neolitico ed è pertanto connesso alla prima cultura agricola in cui fioriscono i miti. La trottola suggerisce la tradizione della filatura al telaio tramite la crocchia e altresì lo strumento rotante, il tornio, con cui l'uomo raggiunge livelli di perfezione nella creazione dei vasi di terracotta.
Il valzer nasce negli ambienti rurali del Seicento ma diventa protagonista dei balli di corte grazie anche alla sua introduzione presso la corte di Versailles ad opera della regina Maria Antonietta. Costei lo considerava rivoluzionario di contro al minuetto lezioso e schematicamente rigido. Il valzer subisce straordinarie trasformazioni presso le grandi corti europee che lo assumeranno come vessillo della dolce vita che lì si respirava, divenendo simbolo della MittelEuropa sotto l'Impero Austro Ungarico.
Ad ascoltarlo sovvengono le atmosfere gioiose e sfarzose delle corti d'Asburgo che proprio nell'Ottocento raggiunsero il massimo splendore, dominando e influenzando la cultura ottocentesca romantica. La Principessa Sissi lo adorava e celebri sono i suoi raffinati quanto precisi giri di ballo all'inizio del fidanzamento col promesso sposo Francesco Giuseppe d'Asburgo. Proprio grazie alla forte spinta dell'Imperatrice Elisabetta esso arrivò in Italia estendendosi tra i vari stati che la comprendevano da Nord a Sud. È così che si diffuse, accompagnando i moti risorgimentali di una Milano insofferente verso il dominio austriaco. In lungo e in largo il Valzer come genere musicale e ballo accorda i sentimenti di allora proprio perché dall'impronta genuina agreste e rivoluzionaria al contempo. Lo ritroviamo nei prestigiosi salotti danzanti viennesi e parimenti presso gli ambienti che osannano i fermenti di indipendenza nei nostri circoli frequentati da una nobiltà che non vuole lo straniero in casa. Il patriottico Verdi lo utilizzerà nelle sue più suggestive arie liriche, tra queste nella celebre "Libiam nei lieti calici" della Traviata. Qui una frivola Violetta sfida la morte a suon di musica danzata.
Il Valzer accompagna il secolo dell'Ottocento dall'inizio al suo tramonto che coincide con la Scapigliatura milanese a inaugurare il.nuobo mondo decadentista. Unisce nell'ebbrezza dei calici di vino e champagne i sentimenti della campagna nostalgica di un passato avviato verso il crepuscolo finale, dalla forte spinta della seconda Età Industriale e dalla fatiscenza che si respira negli ambienti aristocratici, del bel mondo che li rappresenta. A condurre il finale tragico dell'Ottocento è in Italia proprio il Risorgimento che si concluderà con l'Unificazione dei vari stati sotto la tirannia piemontese della Casa Savoia. Il Sud verghiano rimane attaccato ai privilegi di un sistema feudale che stenta a morire e di cui il Gattopardo delinea i tratti pervasi di struggente malinconia e decadenza. Qui, in un'Italia che sorge e che cade a pezzi, il valzer accorda note di un sapore amaro ed egoisticamente nostalgico. È questa una delle scene simbolo di un'epoca tormentata che riguarda la Sicilia ma che tocca tutto l'antico Regno Borbonico delle Due Sicilie e che viene degnamente riproposta da Luchino Visconti nel suo Gattopardo. Il valzer in abito bianco che danza Angelica interpretata da una straordinaria Claudia Cardinale segna un'epoca che il cinema a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta ha saputo fedelmente trasporre e rispettosamente raccontare.

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[20:50, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: Il Romanticismo tra euforia e frammentazione politica

Il Romanticismo è un'epoca in costante bilico tra la vita e la morte. Gli eccessi si rivelano frutto di una configurazione sociale che non ha risolto i suoi conflitti. Al duro lavoro dei contadini corrisponde l'agiatezza leggera dei primi industriali e dei ricchi borghesi, e soprattutto di una classe aristocratica ancora dominante. Nonostante i grossi moti insurrezionali specie da noi vedessero impegnate un po' tutte le classi sociali, gli aristocratici si concedevano vizi e spregiudicate fughe spesso esagerate rispetto alle loro reali possibilità.
Il teatro era un luogo dove fare sfoggio di ricchezza e in cui esercitare il proprio fascino al fine non solo di stimolare l'interesse pubblico con la propria ostentata presenza, ma anche di stringere nuove alleanze economiche e politiche. I salotti all'interno dello stabile del teatro erano luoghi non solo di civettuola frivolezza specie per le donne, ma anche ambienti in cui ritrovarsi e ritrovare vecchie conoscenze al presente utili. Si arrivava in carrozza e stridente era l'immagine di tanto sfarzo controbilanciata da poveri venditori di rose e di trovatelli che vendevano cioccolatini e piccoli dolcetti in cambio di qualche spicciolo.
Il teatro nell'Ottocento non dobbiamo considerarlo come quello del nostro presente. Era il luogo del dentro e del fuori. Dell'ebbrezza dei facinorosi e sconsiderata di chi poteva permettersi il lusso di accedervi di contro alla stragrande maggioranza della popolazione che ne era tagliata fuori. I più coraggiosi attendevano vicino alle scale notizie fugaci o di ricevere un briciolo di attenzione dai privilegiati dal facile accesso. Se la calca del popolo era tanta, veniva subito dispersa dai gendarmi.
Nessun secolo come quello dell'Ottocento conosce un cosi variegato tessuto sociale pregno di significativa partecipazione alla vita non solo politica, innanzitutto emozionale. Il quarto stato diventa sempre più compatto e organizzato e del tutto intenzionato a reclamare i suoi diritti. Tra questi un salario ragionevole, l'assistenza sanitaria e un alloggio che non fosse un misero pertugio. Anche le richieste di alfabetizzazione scolastica si fanno più corali, grazie anche al forte contributo di autori sensibili all'argomento come proprio il Manzoni.
C'è da tenere in grande considerazione riguardo a quest'ultimo tema il forte coinvolgimento nei libretti della lirica italiana, di quel sentimento di popolo che accompagna il Risorgimento e porterà alla conclusione del processo di unificazione. Nonostante anche in Verdi le ambientazioni delle opere riguardino per la maggiore l'alta società, il sentimento di unità nazionale e di unità di popolo soggiace alle opere dal carattere eroico e patriottico. Da qui l'esigenza dell'istruzione mossa soprattutto dalla nuova borghesia che reclama un clima di rivolte e di riforme che non lasci indietro gli ultimi. A parte la cosiddetta aristocrazia illuminata, lo scontro tra borghesia e consolidata nobiltà si farà molto acceso in Italia e ostacolerà i processi di unificazione resi difficili anche dalla conformazione geografica della Penisola e dalla sua forma allungata in verticale. Le ragioni della nobiltà conservatrice siciliana saranno opposte a quelle dell'aristocrazia del Lombardo Veneto divenuta rampante a seguito delle politiche cavouriane, del tutto interessata a svincolarsi all'autoritarismo austriaco. In questo quadro così frammentato dell'Italia possiamo ben comprendere quanto arduo sia stato mettere insieme brandelli e territori dai percorsi e dai presenti storici tanto disomogenei che riflettono istanze e ragioni diversissime tra loro. Gli Austriaci al Nord, i Borbone e i Francesi con Murat, il cognato del grande Napoleone, al Sud. Il popolo più di quanto non abbia fatto durante la Rivoluzione Francese, contravvenendo ingenuamente ai propri interessi, influenzerà da ignaro protagonista gli eventi storici e la Piemontesizzazione che determinerà i primi esempi di lager come quello di Finestrelle.

Inizio--------------------------------

[20:55, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: Il Romanticismo tra euforia e frammentazione politica.

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Piazza_della_Scala_Milano

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[20:56, 24/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/AXwPduaNtUkPm3db8

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[08:04, 25/5/2023] Sicoli Ippolita: L'acqua nel modello di fluidità romantico

La musica nell'Ottocento, le arie liriche abbattono trionfano sulle barriere sociali. Sono fiumi che irrompono e che orientano l'impensabile. Il teatro rimane arroccato nella sua dimensione di severa corte, ma la musica stravince e si diffonde dappertutto. Le venditrici di fiori per strada, la servetta che fa avanti e dietro dalle cucine alle sale dei palazzi, la contadina nei campi... Tutti intonano quanto la musica di quel tempo sussurra o urla al cuore. È l'illusione di sentirsi parte di un tutto. Ma questa illusione ha basi vere.
La fluidità dell'epoca romantica non dobbiamo affatto rapportarla alla nostra. Era una fluidità ancestrale e riconducibile alle molecole dell'acqua che si abbracciano inestricabilmente. Il popolo è un'onda che fa sempre più rumore e spaventa, tenuto a bada al Sud dalle leggi feudali dei nuovi baroni che agiscono nel piccolo tramite la figura pressante del massaro. L'acqua è l'archetipo femminile che suggerisce stati di felicità in un'epoca turbata dal quadro politico sociale. La Natura è la solidità dell'acqua che esercita la sua forza magnetica attraverso l'astro lunare. La luna è il polo di attrazione visivo, e l'orientamento tra i marosi del tempo.
Lo stato di fibrillazione in cui versa l'uomo romantico è quell'euforia di chi spreme l'uva nei tini e anche di chi prepara o si prepara alla guerra. Tutto è concesso nella rivendicazione di una libertà che spetta di diritto e mai ottenuta. Anche scendere alle mani o riusare pali e bastoni. Le barricate delle Cinque giornate di Milano ce ne forniscono un'accurata testimonianza. Si è parte di un tutto in questo destino liberatorio che supera fratture e pareti.
L'acqua rimanda a uno stato di comunità in cui la forza del popolo si riconosce. C'è un'impronta arcaica, ancestrale che guarda oltre lo smarrimento di chi ha perso tutto, anche il nome e rivisita il mondo come fosse appena nato. Il tema del naufrago va visto in questa prospettiva. Del profano battesimo di chi si ricolloca lontano da ogni definizione e si riscopre figlio di una natura non ancora sedata o violentata e che a volte appare tormentata. Come Mosè nel fiume, l'uomo romantico ha il suo destino nell'anima e collabora alla spinta degli eventi perché ha in sé la legge del giusto e del Vero. Più che ai tempi della Rivoluzione Francese largamente pilotata dal clero e da una buona parte di aristocratici che rivendicavano il loro potere sedato dal re Luigi XVI, l'Ottocento vede scendere in campo tutti, universalmente, inclusi donne e ragazzini. L'esultanza del popolo è specchio di un attivismo dalle radici profonde. Le donne , regine o alte aristocratiche, parlano al popolo al fianco dei mariti, rendendosi partecipe di proclami e propagande, e lanciando un nuovo modello di femminilità che ritornerà utile nella propaganda dittatoriale del Novecento.

[08:07, 25/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/kwoPx16qMZgbf9jk8

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[09:30, 25/5/2023] Sicoli Ippolita: La conchiglia e la scala nell'Ermetismo Rinascimentale

Il processo di emancipazione femminile è stato lento e graduale. Nonostante si pensi il contrario e si cerchi di fare pressione affinché prenda sempre più piede l'erronea convinzione, l'emancipazione della donna non è una conquista del Novecento ma affonda in radici lontane. La riqualificazione della donna è alla base del processo di emancipazione che prende piede nel momento in cui ella comprende di avere in sé una autorità connaturata. È la donna e la femmina di ogni specie a garantire la nascita nel mondo e nella Natura. Natura è legato al termine Nascita e la Natura è l'energia femminile diversificatasi negli elementi. Da qui l'energia femminile a tutela delle singole specie animali e rappresentate nello specifico dalle divinità femminili. Lo spirito femminile è posto a rappresentare e a tutelare le singole specie. Lo fa difendendole dall'amalgama della fluidità primordiale. Il fato in natura inclina l'evoluzione delle specie e la protegge. Un esempio è proprio fornito dalla dea Bastet che rappresenta la forza felina del gatto del quale ha inclinato i fattori di potenza. È la dea gatto che estrapola dalla notte e dalla sua condizione primordiale la specie del Gatto nel quale la T riconduce insieme alla T di Bastet all'alveo primitivo della notte. Gli animali vivono secondo la loro natura sulla impronta della quale inclinano il loro singolo destino. Ogni animale è un singolo elemento della specie che attraverso di esso si particolarizza. L'identità del Gatto è l'identità della specie, ma al di là di questo esiste il gatto come animale singolo a cui l'uomo arcaico guarda con affetto e dedizione. E anche venerazione.
Più l'uomo si evolve, più vede negli animali e nella Natura il riferimento al Sacro principio connaturato nella vita. Questa caratteristica rende sul piano dei riferimenti al Sacro le culture pagane, politeiste, molto più attente e presenti all'energia divina e alle sue manifestazioni, rispetto alle tradizioni religiose monoteiste.
Con quanto detto si confronta il Romanticismo e prima ancora il Rinascimento neoplatonico che si esprime nell'arte figurativa e scultorea attraverso il legame della donna alla sua simbologia primitiva. La Nascita di Venere di Botticelli è l'esempio più pertinente a riguardo della Bellezza congiunta alla forma che separa la donna dall'indistinto primordiale. La bellezza si connota di dettagli che estrapolano il singolo dal tutto, ma permane il cordone ombelicale che traspone il singolo esempio alla dimensione fluida del siero ancestrale. La Venere di Botticelli si erge bella e fiera nella sua ieratica nudità, consapevole di essere regina nella Natura. È la capostipite di tutte le divinità e la sua bellezza mite e di una sensualità non appariscente si trasmuta in Amore. È una Venere, quella di Botticelli, per nulla altezzosa o prepotente come la vorrebbero invece i miti classici. Non è la dominatrice, ma esprime con tenerezza l'autorevolezza interiore della donna fanciulla che è comunque madre.
Come per la scala a chiocciola di Sangallo, poi di Bernini, la chiocciola esprime lo srotolamento dall'origine di ogni creatura nel suo percorso evoluzionistico. Si cresce innanzitutto nell'anima e la biologia segue questo percorso di ascesa. Come per le porte che aprono e altresì chiudono, le scale compiono nel contempo la funzione di dirigere verso l'alto portando dietro il riferimento a gradini più bassi. Salire significa ricollegarsi e avere l'opportunità di farlo interiormente e con coscienza, all'origine. Il sotto corrisponde al dentro secondo la filosofia Ermetica ed è quanto il Rinascimento ci riconsegna nei suoi esempi più alti e simbolici.

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[11:12, 25/5/2023] Sicoli Ippolita: L'Estetica del Sublime e la fierezza dell'eroe romantico

La fierezza ci collega alle fiere, gli animali feroci, ossia a una condizione di naturale autenticità. Il collegamento a fiera (mercato gioioso) è dato dal fatto che nelle fiere si esponevano e si mettevano in vendita gli animali. Il tema della fierezza è legato a quello degli eroi in Mitologia. Lo studio attento della Mitologia perpetrato durante il Romanticismo porta all'adattamento della fierezza nell'attualità ottocentesca, legandola alla storia. Se oggi misuriamo un evento storico sulla base di una cronaca vericistica, nel Romanticismo ogni evento era di per sé storico perché sormontato su sentimenti idilliaci e veri. All'appurazione storica di ogni episodio attraverso la valutazione scientista, il Romanticismo vero sostituisce il racconto epico perché sorretto da basi vere in quanto legato alla primitivita' dell'uomo e al concetto di Natura. L'uomo è tutt'uno con l'acqua al principio e dall'acqua sorge la Natura nelle sue molteplici diversificazioni. Quindi, l'uomo e la Natura sono la stessa cosa, si compenetrano. Questo sentimento scatena l'equivalenza uomo: infinito che schiaccia la finitudine fisica dell'uomo, portandolo all'ennesima potenza attraverso lo slancio del Sublime. Teniamo conto però di un fattore. Dato il forte legame dell'uomo romantico con le basi primitive dell'indistinto acqueo, il Sublime si considera lo schiacciamento di ogni forma finita e l'assorbimento nell'indistinto primordiale. È una forma di regressione che fa coincidere l'oltre con il primitivo o antetempore. Questa dimensione che precede e che dà al tempo la partenza è lo spirito vero della Natura e il Romanticismo lo conquista attraverso le discipline esoteriche che lo portano a ricollegarsi alla Filosofia Ermetica molto seguita nei Paesi Nordici e britannici d'impostazione celtica. È quanto ammiriamo attraverso le opere dei grandi romantici inglesi e per via più epica in quelli tedeschi.
La fierezza è il sentimento antico che corrisponde alla selezione della specie che porta determinati popoli a ergersi sugli altri. È questa la via del Superuomo guidato dalla spiritualità epica tipicamente germanica coltivata anche da Wagner. La fierezza alla base dell'estetica del Sublime riconduce l'uomo all'impronta di seducente bellezza impressa dall'episodio del Diluvio Universale. Il Sublime travolge e risucchia in un'esperienza assolutamente tragica di trasmutazione dell'essere che nella filosofia romantica tedesca si riconduce all'episodio della rivelazione graalica dinanzi all'umile Parsifal. La fierezza nasce nell'uomo semplice e non è individuale ma di raccordo del singolo alla comunità di appartenenza che ha saputo coltivate in lui questo slancio verso l'Assoluto. Attraverso il Graal al risucchio del mare indistinto si fa corrispondere l'assorbimento nella luce che fa degli eroi i nuovi dei di riferimento e tutela della propria stirpe o popolo. Ingannevole è il passaggio da questi contenuti epico simbolici ai dati biologici che vanno ad azionare i meccanismi della superiorità di razza. Frazer con i suoi studi antropologici non farà che agevolare questo processo di inversione culturale, favorendo i germi della xenofobia nazista novecentesca.

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[09:28, 26/5/2023] Sicoli Ippolita: Il tempo segreto e il tempo magico, in Età Romantica

Quello che sale scende anche. Ciò che chiude apre. La cantina, il suo sapore antico accompagnano la fluidità del tempo che scorre come un fiume nella vita. Il tempo non è un fattore distaccato ma la sostanza della vita che riemerge a sprazzi in squarci di rivelazione. È quanto l'uomo romantico crede e per lui il ricordo non è antecedente rispetto al presente, ma una forma di rivelazione che traspone indietro nel tempo ed è in funzione del presente. Il passato diventa tangibile attraverso il ricordo che ristabilisce l'ordine delle cose e regola sul piano affettivo i rapporti. È quanto ancora persiste e trova collocazione estremamente poetica, del mondo antico rurale.
Siamo soliti credere che il naif e il realismo suggeriscano le stesse forme di espressività, in quanto motivati da medesimi stati dell'essere. Così non è perché in naif ci invita e ricalca una condizione di magica applicazione dell'uomo sulla realtà. Nasce in abbinamento al realismo fiammingo nel Seicento e si diffonde a seguito dei duri anni della peste. Ripropone una quotidianità serena ormai sfuggita di mano e in quella quotidianità l'uomo si immedesima riscoprendo cose taciute perché non ancora rivelate. Una condizione di riposo ancestrale dagli affanni del mondo. E' quanto nella mente delirante troverà posto in Van Gogh non a caso definito, almeno per quanto designa i primi anni di produzione artistica, il grande pittore olandese sempre più afflitto dalle sue problematiche esistenziali e patologiche.
L'infinito scorre nell'uomo secondo il pensiero romantico, e di riflesso le espressioni artistiche che lo accompagnano. L'infinito è la scala che sale e scende e grande suggestione determinerà la donna che frusciando si muove lungo le grandi scalinate di palazzo, o al contrario in riferimento alle contadine, che salgono e scendono tra soffitta e cantina. Cambiano gli ambienti ma, nonostante l'altezzosità imposta dall'educazione aristocratica, la signora conserva in sé e se ne fa interprete l'arcano mistero della natura, che rivela durante le selvagge cavalcate o nei momenti alquanto intimi in cui si spoglia al lume di candela. Spiare diventa una necessità all'Interno dei grandi caseggiati a seguito di quel sentimento corale negato nel concreto e a cui intendono rapportarsi serve e domestiche. La servetta che spia attraverso il buco della serratura, la governante sciocca che esegue la stessa azione sono riflesso di un bisogno costante e sognante di sentirsi parte di un tutto anche nella misera realtà.

[09:32, 26/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/HhSddizhoydxCuMX6

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[18:58, 26/5/2023] Sicoli Ippolita: Leopardi nel dissidio drammatico tra Pensiero e Infinito

Il Romanticismo è il tempo degli incroci e della devozione. Del sentimento collettivo e dell'estrapolazione del singolo nell'affermazione del proprio destino. I due binari s'intrecciano inestricabilmente o procedono di pari passo. Il fiume s'identifica spesso nella corrente di afflato unanime in cui si getta il singolo. La piena è condanna o rivalsa dell'individuo che riesce ad affermare il proprio io. In questo contesto l'eroicità del soggetto incontra la realizzazione del destino e il soverchiamento di esso. In Italia l'incalzante borghesia sorretta da una cultura che si misura ma non intende patteggiare con la storia istituzionalizzata al servizio dei potenti, fa dipendere dal singolo il destino del popolo e al contempo l'eroicità del singolo dal sentimento collettivo. Più selvaggio e dalle istanze più animiche è il Romanticismo europeo di respiro nordico in cui la Natura domina gli istinti virtuosi del soggetto, riconducendolo nell'alveo del sentimento collettivo. È qui che in pittura troviamo gli esempi più alti. La Natura col suo spirito infinito entra nell'uomo e dà luogo a esempi di bellezza lunare e misteriosa a proposito della donna, altrimenti di incontrollabile ma spigolosa tenacia.
La pittura italiana si assopisce all'ombra dei grandi pittori d'Oltralpe ma l'anelito di libertà e di indomabile selvatichezza penetra nelle poesie a sfondo naturalistico tra le cui righe verseggia la filosofia del Leopardi. È nella poesia italiana neoclassica e sepolcrale prima, leopardiana dopo che i toni di infinito si fanno più marcati.
La poesia di Leopardi è pittorica, intensamente pittorica nella rappresentazione di stati d'animo dipinti dalla Natura che traduce le espressioni libere, di espansione della cassa spirituale dell'uomo. Essa ci fa andare al di là e al di dentro di noi stessi, scavando come fa l'acqua nella roccia.
Perché pittorica? La ragione riposa nel fatto che ci traspone al di là di noi stessi e nel contempo al di dentro di noi stessi, esercitando una doppia forza, di sganciamento e di risoluzione nel più profondo sé. Dio sembra diluirsi negli impeti e nelle manifestazioni della Natura e la gioia risiede nel saper cogliere nella presenza tragica di improvvisi sconvolgimenti un senso superiore da cui essi traggono origine e che imprime il suo significato all'esistenza di ogni cosa. La drammaticità idilliaca di Leopardi sta nell'impossibilità dell'uomo di opporsi e che si limita quindi a leggere e ad ascoltare chiedendo aiuto e la chiave giusta per entrare nell'inspiegabile, a colei, la Natura, che è artefice di ogni enigma. La poesia di Leopardi dà un volto alle parole che risuonano di pregnante classicità, rimanendo astri distanti dal concetto di Verbo. Esse pulsano della luce del Pensiero, trasferendo all'esterno sensazioni ed emozioni che a volte rotolano libere, raggiungendo oltre spasmi di dolori un nascosto compimento. Le parole vergate sconfinano dal controllo di una rigorosa destrezza come fa un ruscello che si lanci nel mare in un odoroso e adorante tuffo.

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[09:02, 27/5/2023] Sicoli Ippolita: L'uomo senza nome e la forza sul destino

Pensare alla continuità del tempo, è anche riconoscersi parte di un tutt'uno. L'impiego di stoffe e ricami e pizzi nell'Ottocento, per quanto contenuto rispetto a quello del Seicento e Settecento, ha anche questo significato. Ossia di trama costruita in cui inserire la propria dimensione in relazione a quella degli altri. Vige il principio che più stoffa si utilizza e di trame pregiate, più il proprio ruolo assume significati di grande importanza all'interno del presente e sulla linea che collega il passato al futuro. Il caso che piomba addosso attraverso un evento crudele e nefasto è la morte di un proprio caro che purtuttavia non disperde il valore del ricordo la cui impronta rimane attraverso la successione e le scelte fatte dagli eredi. Il bene e il male che anche sotto la forma di scelte si fronteggiano nell'individuo, attraverso lo stesso trovano la loro risoluzione. Il fulmine che si abbatte sulla casa e assume un ruolo significativo nell'immaginario gotico romantico, recupera l'antico simbolo del fulmine che si abbatte sulla quercia a testimoniare l'incombere violento del cielo sulla Natura. Come nel Medioevo, anche in Età Romantica cielo e terra sono separati. È questo l'Archè al fondamento delle primitive mitologie e che finisce col confluite anche secoli e millenni dopo, caratterizzando Medioevo e Romanticismo.
Il tema del naufrago è al centro della liricità anglosassone e in esso respirano gli antichi naufragi di guerreri ed eroi trascorsi. Non dobbiamo quindi credere che l'Odissea e l'Iliade siano dei casi mitologici unici. Vincere il proprio destino è quanto accomuna ogni eroe antico. Concepire la vita come un susseguirsi di morti e rinascite è tipico della concezione iniziatica rappresentata dal dio Giano. A ogni morte corrisponde una rinascita e il superamento del destino pronunciato dal fato è dell'eroe che sconfigge sé stesso per perpetrarsi nei miti.
Il Romanticismo vede l'uomo e la donna come potenti lottatori nell'anima e nel corpo. Il dolore quindi acquista un senso profondo alla luce del cambiamento. Il naufrago che dimentica il proprio nome, spesso un nobile di un lontano casato, rappresenta l'esigenza dell'individuo di rinnovarsi individualmente senza ogni sorta di condizionamenti pregressi. Sarà il presente nuovo a ricondurlo al passato inteso come radice dell'uomo albero, per scoprire che la vita è una linea che scorre dall'infinito per poi sfociare in un altro infinito.

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[09:35, 27/5/2023] Sicoli Ippolita: Il Romanticismo italiano e le sorti del Novecento

La pittura romantica italiana è meno tenebrosa e tormentosa. Brilla di scene popolari in cui la dimensione collettiva è posta in primo piano. L'esigenza di unificazione sposa i principi di libertà e fratellanza della Rivoluzione Francese ed è fiduciosa verso l'azione dell'uomo poggiata su sacri ideali. La luce dell'Illuminismo fa da sfondo al tema dell'eroicita' che non sarà tipicamente ottocentesco, ma influenzerà e nettamente il ventennio fascista. Il pragmatismo italiana purtuttavia offuscherà la ricerca di una realtà congiunta al mito come accadrà invece nella Germania di Hitler dove il mito creerà uno scollamento tra il tenore di vita dei gerarchi tedeschi e il popolo. Da noi il mito serve a ricalcare l'immagine di un'Italia ancora fresca che vuole al pari delle altre nazioni leader in Europa avviare una sua forma di imperialismo coloniale. Non dobbiamo però credere che il colonialismo di Mussolini sia stato tanto crudele al pari di quello olandese o anche di quello inglese. Diverse sono le ragioni e i principi alla base dell'Imperialismo del Duce a cui il merito di aver riposto l'attenzione sulla coscienza e sul senso di responsabilità dell'individuo a cui il Romanticismo italiano non aveva dato serie risposte. È il mancato collegamento tra popolo e rivoltosi intellettuali ad aver deciso le sorti fallimentari dei moti mazziniani, in un tempo in cui era un tema urgente solo per i pochi colti illuminati il problema della lingua e dell'alfabetizzazione. Se il processo di Unificazione incontrerà possenti muri e sarà seguito da spargimenti di sangue è perché alla base non c'era una coscienza a livello capillare. È frastornante il passaggio dai singoli staterelli fermi ancora a un antico impianto feudale, ad eccezione di quello sardo piemontese il cui ruolo di Cavour si era mostrato decisivo per un rinnovamento totale. Il popolo si trova conteso dal padrone di turno e la mitologia ricorre a una narrazione molto spesso falsificatrice e utile ai singoli scopi. Sulla base di questo si comprendono le strategie politiche e sociali degli inizi del nuovo secolo e la connessione tra Mussolini e Hitler. Il primo sicuramente più colto, il secondo più visionario e trascinante. Il Romanticismo respira in Italia attraverso il culto delle radici ripreso da Mussolini e la spinta verso una politica coloniale antitetica rispetto alle nuove esigenze europee. Ciò non toglie il forte slancio alla modernità che Mussolini seppe infondere anche attraverso la propaganda futurista.

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[14:10, 27/5/2023] Sicoli Ippolita: Il processo di unificazione e il problema della lingua

La fera è l'animale selvatico. In Fera respira la radice di Futuro che mantiene vivo il rapporto con lo stato di selvatichezza primigenio. Non dobbiamo purtuttavia associare il carattere primitivo delle fere alla cattiveria che è comunque un sentimento, anche se negativo. La selvatichezza è lo stato verginale che abbraccia la creatura animale, anche l'uomo, prima che incontri la luce. Con la luce e lo sviluppo della vista c'è l'evoluzione dell'intelletto che differenzia l'uomo dall'animale. l'Illuminismo è visto come il trionfo della luce nella giungla delle discriminazioni e disuguaglianze sociali. Credere che con l'Illuminismo tutto abbia trovato la giusta collocazione nel nome della giustizia, è un errore e lo è a maggior ragione da noi. Un grave limite in Italia lo ha costituito la complessità della lingua. Il volgare medievale inserito da Dante nei componimenti colti non deve fare illudere che la nostra lingua abbia superato i confini della sua aristocraticita'. L'uso limitato del corretto italiano alle classi privilegiate dipende non solo dalla frammentarietà del territorio italiano ma anche dalla scarsa scolarizzazione che ha di fatto reso ancora più inaccessibile il corretto italiano. La frammentarietà territoriale ha di fatto agevolato la divulgazione delle lingue locali e dei dialetti, contrastando il processo di unificazione.
L'unificazione della lingua è stato il duro ostacolo a cui ha dovuto guardare la neonazione Italia. Il grosso ostacolo che la giovane Italia ha incontrato durante il processo di unificazione è stato proprio quello della lingua, sollevato come questione già in partenza negli anni Trenta dell'Ottocento dagli ambienti vicini a Mazzini, nonché dalla Carboneria e da un illuminato (per quanto fosse nel solco del Romanticismo letterario italiano) Manzoni.
Non c'è stata mai la vera volontà, se non da parte di esigui gruppi di intellettuali, qui in Italia, di unificare e divulgare la lingua. L'opposizione dura l'hanno riservata i ricchi aristocratici prima e l'aristocrazia nascente borghese dopo, temendo di perdere terreno e prestigio. Un ruolo in tutto questo discorso lo ha svolto la Chiesa al servizio dei potenti, del tutto decisa a protrarre l'uso del latino durante i riti e le funzioni religiose.
Il problema della lingua è stato decisivo nel fallimento dei moti mazziniani. Spesso si parla di mancato rapporto tra i Mazziniani e il popolo lasciato al di fuori. In realtà la volontà di estromettere il popolo a proposito degli obiettivi della Carboneria non c'era. Si è verificato nel momento in cui è mancato il giusto referente a cui rapportarsi e a cui esprimere le finalità che proprio il popolo avrebbero aiutato col processo di svecchiamento e di costruzione dell'Italia. Questo insormontabile scoglio della lingua si è ripresentato nel Novecento e il Neorealismo lo ha evidenziato in letteratura e nel Cinema, in particolare. Quanto oggi viene concepito come una risorsa della varietà di fermenti culturali sorti sulla disomogeneità nazionale, si è in effetti rivelato un grosso limite. Il Nord è andato avanti anche grazie all'imponente discorso di scolarizzazione già avviato da Cavour, il Sud è rimasto indietro. Oggi, nonostante la televisione abbia nei decenni scorsi contributo a diffondere la lingua italiana, il problema della conoscenza della lingua deve confrontarsi con un nuovo limite, ossia con l'abuso di inglesismi che di fatto hanno invaso, soprattutto in ambito economico commerciale, la nostra lingua. È questo l'ennesimo tentativo di controllo da parte di una forza straniera che ha piegato e condizionato l'Italia da sempre e che ha agevolato, non dimentichiamo, l'Unità d'Italia per i propri interessi. Ha contribuito a condizionare l'economia e la cultura italiane, estromettendo di fatto gli ultimi sempre in aumento da noi e in controtendenza rispetto alle politiche di progresso civile e sociale. L'imbarbarimento dell'italiano che stiamo vivendo e di cui molti si mostrano ignari, è una nuova forma di potere che riflette i nuovi meccanismi di assoggettamento di cui pochi purtroppo sono consapevoli.

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[21:02, 27/5/2023] Sicoli Ippolita: Il Romanticismo e il godimento dell'Assoluto

L'attimo è la sospensione nel tempo che fugge. Può essere un sassolino o una farfalla che volteggia nell'aria, librandosi in una danza alata. L'attimo è ciò che rapisce e rende l'uomo immortale. Non potrebbe esserci il sublime senza la compenetrazione con esso che esalta l'uomo attraverso l'attimo.
L'uomo antico si ricongiungeva a Dio sotto forma di preghiera attraverso l'offerta ai piedi dell'altare di succhi e bevande. Il suono b è un suono labiale che porta l'uomo a degustare in maniera figurata gli attimi di gioia attraverso la metafora delle labbra. Si assaggia e si degusta tramite le labbra che sono una forma gentile di avvicinamento anche al corpo desiderato, al corpo dell'amato. L'umore che umetta le labbra è delicato e rimanda alla sostanza divina che sembra danzare tra le papille gustative, rimbalzando sul tempo e sconfinando nell'eternità.
Sorseggiare l'altro nei riti d'amore erotico significa congiungere il.proprio sé al divino che alberga in lui. È un incedere di grazia verso Dio che si compie nell'incontro con chi amiamo. È una forma di venerazione che rendeva i preliminari erotici alquanto fondamentali presso le grandi corti antiche in cui il re si sentiva se non Dio il suo rappresentante in terra. Libagione, libare, libidine e anche librare con la R della vibrazione che rende l'idea di un aleggiare nell'aria sorgono tutti dalla stessa idea latente convertita in immagine archetipica. E trasportano l'idea che l'uomo si compia per mezzo dell'aria nell'avvicinamento a Dio.
Bere tra tutti i bisogni è quello che più suggerisce la ricerca di Dio e l'incontro con lui, perché il fluido di per sé avvicina all'aria. Abbiamo visto il legame in precedenza tra acqua e aria e proprio il librarsi sull'acqua a cui induce l'ebbrezza da vino e non solo suggerisce il senso di libertà la cui parola si ricongiunge alle succitate.
L'ebbrezza è un vento che trasporta in alto in una successione di attimi che rapiscono l'uomo dal tempo e lo calano in uno stato di gioia. È quanto vive l'uomo romantico assetato, anzi bramoso di un infinito che gli viene negato dall'aspetto solido della vita. Questa condizione viene rappresentata molto bene attraverso le espressioni cantate dell'aria della Traviata "Libiam", un'aria festosa che anticipa il precipitare in un destino di morte per Violetta.

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[21:34, 27/5/2023] Sicoli Ippolita: Il Novecento romantico e l'assenza di Dio

Dire che con il Romanticismo si riattualizza il mito è ammettere una verità parziale. Non è il mito in sé che interessa, ma la sacralità che lo pervade e che va recuperata in un momento storico e culturale molto delicato, immediatamente successivo all'Illuminismo. Pertanto, è come se si assistesse a un continuo discendere di Dio nello spirito umano, attraverso le arti e innanzitutto le rivelazioni della Natura. Non deve sorprenderci quindi che ad esempio gli episodi legati alle apparizioni di Lourdes accadano proprio in periodo romantico. Quelle successive legate a Fatima e le altre ancora più vicine a noi sembrano prolungare questo contatto che solo i più sensibili finiscono con l'avvertire dentro e premere nell'anima anche a volte in modo ingannevolmente errato e che porterà a tragiche conclusioni. È quanto si verifica con ha dittatura di Hitler forse l'ultimo romantico, una definizione questa che nasconde anche un aspetto spregevole per le scelte politiche assurde e meschine da lui attuate. Voler cercare di mantenere viva a tutti i costi la presenza di Dio nel proprio popolo ad ogni costo è stato come violentare la libertà di Dio. Non è l'uomo a costringere Dio a restargli vicino. È semmai l'uomo che deve edificare se stesso al punto da avvicinarsi a Lui il più possibile. Ed è questa un'operazione che tenterà di insegnare e porgere anni dopo la liberazione americana Padre Pio, agendo in particolare sugli umili che sanno chiedere e non pretendere attraverso la fede e la preghiera.
Sono gli anni del boom economico e del Sessantotto che andrà e in negativo a controbilanciarlo.
In Hitler vagheggia il respiro di un'epoca che è tramontata desolatamente. Lo si può comprendere il suo bisogno ma non le scelte derivate. L'errore di questo suo anelare è stato quello di non considerare i mezzi arbitrari con cui si è voluto ricondurre Dio agli uomini. La nostalgia romantica attraverso la rivisitazione degli antichi miti germanici non ha tenuto conto del fattore linguaggio antico con cui Dio comunicava con l'uomo sacro. Il linguaggio delle Rune che seppur agognato, nel Novecento non trovava più alcuna collocazione. In un mondo fratturato in più punti dalle leggi della superiorità razziale di alcuni popoli a discapito di altri. È anche il concetto di popolo ad essere cambiato, designando nel nuovo tempo la stragrande maggioranza della nazione Germania che annaspava per vivere e che necessitava di risposte concrete.

[21:36, 27/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/D15AnLcTX941VMwV6

 

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[09:03, 28/5/2023] Sicoli Ippolita: Il Decadentismo e la guida delle stelle

Il termine Decadentismo va a designare una forma di decadenza spirituale dell'uomo che precipita nuovamente alla periferia di Dio. Questo dopo il tentativo in parte riuscito in Età Romantica attraverso la mediazione delle Arti, di ricucire l'antico strappo Uomo Dio per tramite del Mito. La nostalgia dell'uomo decadentista va intesa non come sentimento di protensione verso le antiche radici, bensì verso un indefinibile luogo in cui purificare le mancanze dell'anima. L'uomo si sente vuoto e smarrito, dominato dal nonsenso. In questa triste e mortificante realtà trova un significato di doloroso ricongiungimento alla patria e matria nostalgica l'ascolto del valzer a cui si riconducono i gerarchi nazisti, ammorbati da una putrida malinconia. Se l'uomo del Romanticismo si riconosceva nell'asimmetrica e poliedrica manifestazione della Natura, l'uomo del Decadentismo avverte un distacco da tutto che gli fa perdere i riferimenti col Sé. Occorre stabilire una nuova narrativa del mito attraverso cui ricostruire sé stesso ed è quanto tenta di fare Joyce con il suo Ulisse.
L'ebbrezza assaporata dai Crepuscolari e dagli Esteti di fine Ottocento si converte tra gli Scapigliati e i cosiddetti Poeti Maledetti in ricerca di una compensazione al vuoto esistenziale. Sia ben chiaro, questo processo non è rapido ma si sviluppa col procedere delle nuove esigenze socioeconomiche che portano l'uomo a svincolarsi dalla Natura e a tuffarsi nell'artificiosità frivola degli ambienti urbani. Nascono così le metropoli nella concezione moderna e il cielo si fa sempre più distante adombrato dagli addensamenti nerastri del fumo che fuoriesce dalle ciminiere.
La Tosca di Puccini portata in scena per la prima volta nel 1900 illustra seppur in forma di ottocentesco idillio lo scollamento dell'uomo e della sua realtà interiore da quanto è in seno alla Natura e ancora esprime il suo canto. Lo iato si farà sempre maggiore e porterà l'uomo nella spinta verso nuovi punti di riferimento alla Prima Guerra Mondiale.
L'aria Nessun Dorma con l'attacco iniziale che pone l'attenzione sul cielo stellato, ripresenta l'incomprensibilità che abbiamo già visto in Leopardi, dell'uomo sensibile che si sente abbandonato dalla Natura. Il processo che si va instaurando a fine Ottocento è l'opposto. La Natura è quanto di ancora immacolato in un mondo sempre più torbido, esiste. È la specularità riflessiva tra il fuori e dentro che manca, l'ancestrale e ieratica corrispondenza animica, per cui l'uomo si sente sganciato dall'Assoluto. Si ritrova solo sotto inspiegabili grappoli di stelle, nella sua drammaticità e in balia del caso.

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[18:47, 28/5/2023] Sicoli Ippolita: Dalla luna alle stelle nel passaggio dal Romanticismo all'alba del nuovo secolo

Se il Romanticismo è caratterizzato da un forte afflato verso la luna, nel Novecento si riscoprono le stelle e il loro antico fulgore. Abbiamo incontrato la luna con Leopardi, al centro di un dialogo fittizio perché è il poeta a porre le domande e a darsi risposte che non giungono. La luna, che sia essa lampada notturna e metafora dei lumi della ragione che trionfano sulla tenebra dell'ignoranza razionale, o anche, il volto a cui rivolgere la propria solitudine e la soglia, la finestra del cielo sull'umanità terrena. Al di qua della luna abita il tempo e per gradi si procede, dalla materia più alta e affine allo spirito, a quella più bassa e pesante degli esseri bruti e totalmente presi da una condizione di selvaggio istinto. La luna è il volto della Madonna che da semplice e umile donna ha conosciuto e vissuto i misteri della sacralità. È sacra e poi santa. La seconda in merito all'acquisizione della fede cristiana. La prima è la forza ancestrale che incontriamo nella fecondità della Natura interpretata dalle primigenie dee pagane. La sacralità della luna respira nei miti che vedono il tempo attraverso il calendario lunare una dimensione sacra e giusta da onorare nei suoi vari momenti ad anello. È la forza della Natura a ispirare i miti e il perfetto inserimento dell'uomo in essi, che sa attraverso il tempo rendersi il più proficuo possibile nelle sue molteplici forme di creatività e virtuosità.
Questo processo si è rotto e siamo nel Novecento. Il tempo è arido, consuma e in esso opera il destino ineffabile che coincide e questo è un dato nuovo, con l'inafferrabilità del mondo. L'uomo moderno non comprende in quale tunnel si stia addentrando e avverte i pericoli di un forte disorientamento.
Non è la paura della morte a ucciderlo, ma di una vita a cui non sa porre le giuste domande e che pertanto non gli fornisce adeguate risposte.
All'artificiosità del mondo corrisponde una Natura sempre più slegata. Scompare la luna che a tratti ritorna nel confronto uomo tempo e uomo dimensione del Sé, come in Magritte. Al suo posto fioriscono le stelle che si riferiscono a un percorso tragico. Dal mito alla tragedia e a inaugurare una nuova epoca partita da lontano, ci sono i percorsi iniziatici che vedrebbero lo scavalcamento delle religioni tradizionali e il sincretismo tra le espressioni sacre più autentiche che accorcerebbero le distanze del mondo tra le diverse culture capitali. La Teosofia apre a un nuovo modo di respirare la spiritualità in un'epoca di perdita di quelli che erano i punti di riferimento basilari del sentimento ieratico più autentico. Ecco pertanto il cielo stellato che compare solcato da onde e sfere turbinose nelle opere di Van Gogh. Cielo e mare cercano d'incontrarsi nell'uomo che ne ha smarrito le tracce primordiali. Il secondo si metaforizza sempre più nella vita rocambolesca dell'uomo che sempre più tende a rifugiarsi nel sogno artificializzato anch'esso dall'abuso di alcool e oppiacei. Di contro al mare, il cielo che appare un grande drappo oltre cui respira la verità delle stelle che si protende verso l'uomo e arriva sulla terra agonizzante nel gioco moderno delle finzioni.


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[21:11, 28/5/2023] Sicoli Ippolita: Magritte, la pittura della rivelazione

Dio è il Sé e attraverso il Sé l'uomo domina il destino. È quanto la Tragedia intesa come percorso iniziatico vuole insegnare all'uomo. Il dio greco non è che una trasposizione sul piano dell' infinito delle qualità negative e positive dell'uomo. La tragedia arriverà a giustificare la vera potenza dell'uomo, seppur circoscritta nel tempo di una vita, che soverchia gli dei e raggiunge la Luce, il vero principio da cui tutto discende.
Già con le varie peripezie che sono costretti a vivere attraverso i Nostoi, gli eroi, Ulisse in primis, dimostrano di essere i veri trionfatori sulla vita stessa, oltrepassando il concetto di Mito relativo ai singoli episodi e marcando il terreno del metafisico che è proprio della Tragedia.
Nei Nostoi troviamo i riferimenti ai labirinti esistenziali che rendono l'uomo eroe nella storia. Il metastorico è dato dalla riproposizione continua e ripetuta nel corso delle epoche del mito stesso. L'Iliade nella prospettiva non mitologica ma di vera tragedia, si ricolloca nel Novecento grazie a Joyce che straordinariamente e in una proiezione unica, eleva l'uomo all'antico significato di sacro attraverso l'esperienza di Epifania che altro non è se non la rivelazione dell'essere che squarcia il sipario della contingenza e dell'apparenza. È molto teatrale Joyce, in senso soprattutto metafisico, e altrettanto metafisico, a mio avviso più che surrealistico, appare il repertorio di Magritte.
La Metafisica è il nettare dell'esperienza simbolica. Nella Metafisica che secondo i rigidi schemi accademici è collocata successivamente al Surrealismo, gli oggetti comuni vengono balzati su un piano di veridicità attraverso la delineazione compiuta dei contorni. Le figure non sono collocate sul piano della realistica quotidianità, ma sul piano della verità che rende possibile l'incontro di un essere con un altro essere e di un essere con la sostanza. Il Noumeno appare suggerito dalla relazione tra gli oggetti proposti.
La Metafisica è rivelazione. Magritte nel tessuto sociale devastato dal relativismo si lascia cogliere da istanti epifanici di rivelazione e li offre al mondo. La Natura riappare nuova e lucida per effetto della luce che lui dipinge accuratamente allo scopo di proporre una nuova quanto archetipica lettura della realtà, in relazione alla verità ormai sfilacciata.
Il volo, la luna, lo specchio sono immagini archetipiche che lui usa come fossero concetti compiuti con i quali tracciare all'uomo un percorso che lo elevi dal piano di una contingenza illusoria. La luna compare nel cielo ed è la rivelazione che ritorna a trovare l'uomo che supera il confinamento della vita come teatro e si affaccia su quel dono sovrano sospeso nel tempo, che lo richiama all'essenza delle cose. La luna è un volto eterno e disadorno di contro alle sagome nere di uomini ben vestiti da illustri borghesi anonimi. L'abito non fa il monaco ma in Magritte l'abito scuro con la bombetta diventa rappresentativo della classe borghese che ha tutto da cancellare del suo percorso nuovo e altresì tutto da imparare dal confronto con la regina degli archetipi, la luna che è posata in alto.
L'insegnante e non il maestro. C'è una marcata differenza tra i due. L'insegnante opera nel mondo relativistico dei segni e si esprime con l'alfabeto corrente allo scopo di erudire. Il maestro è una figura simbolica. Forma internamente, e l'uomo ha bisogno di simboli e di ricondursi alla via degli stessi. Il maestro per questa via è colui che aiuta i discepoli, non gli alunni, a formarsi interiormente. L'insegnante e non il maestro, perché il primo è una figura nuova, di estrazione borghese. Cupa e fatua, di una regalità fittizia che sottosta slegata, all'austera ieraticità della luna.


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[18:26, 29/5/2023] Sicoli Ippolita: L'arte e l'attimo sospeso nei contrasti di Primo Novecento

Il valzer nello sgretolamento nel mondo novecentesco dei vecchi valori romantici rimbalza nei cuori nostalgici lo strascico prossimo al tramonto anche'esso, degli abiti da donna sul pavimento. È un'ultima eco questa, che presto verrà tagliata fuori da un modello di donna sempre più pratica, che necessita di abiti sempre più corti. È curioso come il Jazz che attraverso l'origine neanche tanto remota degli Spirituals cantati dai braccianti di colore nelle piantagioni di cotone nel continente americano, diventi la musica degli attimi carpiti nella scorrevolezza di una vita flaccida, dominata dalla ricerca di un bello effimero.
Il valzer è l'ultimo grido della MittelEuropa prima che questa venga soffocata dalle sorti che le soffiano incontro dai venti oltreoceano. In un'epoca che ha bisogno di riacquisire connotati di verità rivolgendosi alle forme più lontane di cultura e spiritualità lasciate in eredità dagli ultimi esempi di secolare imperialismo, il valzer suona come la malinconia dei perdenti, gli ultimi martiri di un fanatismo etnorazziale che non conosce meriti, solo sconfitti. È di chi ha perso tutto. L'onore di patria e la vita dei propri cari assassinati o spirati nei campi di concentramento.
L'idillio delle stelle assume quindi l'aroma bruciato della decadenza e diviene fallimentare cercare di mantenersi a galla attraverso la fatiscenza di quanto vuole cadere. L'oro, il luccichio delle stelle di Klimt che ricopre i suoi corpi di donna rendendole antiche vestali ha di contraltare un sempre più ricercato e affermato Monet che ricostruisce il legame terracqueo attraverso le sue ninfee. Non si vede la radice, le piante fioriscono come un miracolo operato nella scintilla di un attimo e sono attimi sbocciati di felicità nel nonsenso quotidiano. Allo sfarfallio di luci e raggi notturni di Van Gogh e di paesaggi brulicanti nella luce resa liquida e festosa dall'impressionismo di prima generazione, fa da contrappunto lo stato comatoso delle metropoli immerse nel torpore delle nebbie che cancellano i colori e tolgono ogni definizione di identità. Mondi diversi attraverso l'arte rivisitano l'acqua e la condizione che essa rivive di riabilitazione slegata da ogni connessione archetipica, attraverso il cieco sguardo dell'uomo.


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[23:02, 29/5/2023] Sicoli Ippolita: La Bellezza e la centralità di Dio

C'è sempre un perché dietro gli episodi inspiegabili che determinano il mito. Le eccezioni sono anche altro rispetto a quanto non riflette il corso ordinato di un racconto. Sono altro dalla svolta che conferisce il caso. Il caso è la casa a muoverlo, parte da dentro e si afferma per volontà della donna che è l'anima della casa. Il caso è la scure che si abbatte attraverso il fulmine di Zeus selvaggio che prende in prestito la rabbia funesta della donna. La disobbedienza è donna perché non rispetta la posizione tagliente della spada. Nell'acqua anche i raggi più potenti si eclissano ed emerge il torbido uniforme che scorre nella corrente.
La bellezza è degli dei perché la bellezza abbraccia l'ordine dell'armonia in tutto. È poesia, canto, musica e pittura la bellezza e ciò che non le si confà è il disprezzo che spinge alla metamorfosi. È il trionfo dell'invisibile che stravolge e insegna, come accade anche a proposito di Gesù Cristo che viene schernito da uomo qualunque e poi risplende, insegnando dalla croce più di quanto non avesse fatto in vita. È proprio vero che è il Figlio di Dio, pronuncia uno dei centurioni a guardia della croce. E poi la conferma da parte della Natura, l'urlo straziato della Dea Madre per tutto quel dolore ingiustamente inferto. E la morte che sigla il passaggio da un'epoca ad un'altra. Si scatena il putiferio all'ora nona, facendo rivivere il terrore del diluvio universale che mandò a soqquadro la terra divenuta a tratti lucenti per la pioggia accesa dai lampi scoccati nel cielo nero.
La vera bellezza è l'eternità che profuma di trionfo sulla morte e ha il potere di cambiare all'indietro il percorso di una narrazione, affidando il ruolo di primo, di divinità ed eroe a chi all'inizio non era che l'ultimo degli ultimi.
Se nella commedia il ribaltamento dei ruoli è in chiave sociale, nella tragedia esiste solo Dio e la centralità dell'uomo a cui il compito di sconfiggere sé stesso, spesso proiezione di un dio esterno. Quanto è esterno all'uomo che questo sia un diavolo, un angelo e Dio stesso non può essere che un nemico, perché appare l'altro. È questo l'insegnamento che Gesù ci ha dato. Riportate quanto è fuori al di dentro di voi. Per scoprire che il Sé è solo luce e l'avversario e chi è in noi e non trova posto nella luce. Gesù è venuto al mondo per ricucire lo strappo perché inizialmente tutto era in Dio e Dio era nell'uomo. Allora forse, l'espansione dell'Universo non è stata che la conseguenza di un evento accaduto, di un franamento interiore che ha portato l'uomo a precipitare lontano da sé stesso.
Ogni accadimento è un incidente che ha in serbo una conseguenza inaspettata secondo la finitudine dell'uomo, e bellissima. Nel caso della dilatazione dell'Universo, gli spazi vuoti, le sacche di tenebra non serviranno che ad alimentare l'esigenza di ritorno a Dio, attraverso le varie forme di bellezza e di arte intentate dall'uomo.


[23:07, 29/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/xpmJVoQnT1B1xMEf9

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[09:50, 30/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/LQsCispM1yz5KLcU6

[11:00, 30/5/2023] Sicoli Ippolita: Il Dio punitivo e il Dio buono

Tutto quello che compare al di fuori dell'uomo è l'avversario. Dio è nell'uomo perché da Lui deriva il mondo e lo stato di felicità che dovrebbe essere la costante dell'esistenza. Nonostante questo principio l'Ebraismo, a seguito dell'episodio della Caduta, colloca Dio separato dall'uomo e con virtù che covano all'interno di Lui un sentimento di vendetta e punizione. Distinguere ciò che è di Dio e quanto non lo è diviene difficile per l'Ebraismo che nonostante cerchi di ricondurre l'uomo alla centralità di Dio, deve fare i conti con il libero arbitrio e e il limite finito delle cose.
L'immagine ripropone il concetto di limite e finito. La finitudine dell'immagine è data dai contorni che la estrapolano dal tutto. Dio è Infinito e l'immagine non potrebbe contenerlo né tantomeno rappresentarlo. È forza ed energia dalla doppia valenza di bene e distruzione e il secondo in rapporto all'agire e al pensiero umano. In questo si compie il principio di giustizia divina che distrugge quanto nell'uomo è conseguente alla sua finitudine e quindi sotto l'autorità dell'ego che ha determinato la Caduta.
Se nelle culture orientali la bellezza comprende quanto è al di sopra dell'uomo e collocato come magnificenza, la spiritualità cetica e norrena guardano alla bontà in riferimento alla Madre primordiale che dona la vita. Si soffermano sulla radice del principio che ha dato luogo alla vita per tramite del fluido primordiale. Alla potenza divina insita come principio fondamentale nelle culture del bacino mediorientale, al concetto di bellezza che caratterizza le tradizioni dell'Estremo Oriente, il ceppo nord europeo sostituisce come criterio di base in merito alle loro divinità, la bontà. Dalla stessa radice di Jod deriva anche Good, buono.

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[11:39, 30/5/2023] Sicoli Ippolita: L'alfabeto dei fiori e delle stelle e la comunicazione con Dio

Dio ha mandato il suo unico Figlio per azzerare lo spazio tra Lui e noi. Lo spazio ha determinato da un lato il potenziamento delle facoltà sapienziali nell'uomo che scavando in sé stesso è riuscito ad andare in profondità e a ricongiungersi a Dio, Alfa e Omega. Dall'altro ha creato equivoci e storture all'immagine qualitativa di Dio. Di tutto l'alfabeto greco le due lettere che si rapportano al Verbo sono proprio le due estreme. Le lettere all'interno portano a Dio o allontanano a seconda di come vengano usate, se come segno e quindi orientano verso l'ampliamento della conoscenza, o come simbolo, all'opposto restringono i canali della ragione e ampliano quelli intuitivo emozionali.
Le lettere con riferimento magico ritualistico sono proprie del linguaggio runico. Alle nostre latitudini questo discorso non c'è. Le lettere possono o non possono avere senso compiuto, ma in relazione alla magia sono state abbinate ai simboli degli elementi nel linguaggio alchemico. Il discorso magico runico è stato integrato dalla cultura pittorica primo Novecento che ha ricercato un approccio magico per ricollegare l'uomo alla primordialita' sfuggente che contiene le basi del Sacro. È questo un approccio suggerito dalla duplicità dell'acqua che scorre o che invece ristagna come nebbia. Già in Monet ritroviamo attraverso le ninfee la volontà di riagganciare i fiori sospesi dall'acqua alle stelle che costellano il cielo. Un allacciamento che deriva dall'avvicinamento alla spiritualità orientale in voga in quegli anni.
La simmetria speculare cielo acqua è delle antiche religioni che riemergono e si riaffacciano da un burrascoso passato grazie all'interesse per gli scavi archeologici e alle successive scoperte e grazie alla ricerca di un comune denominatore che le abbracci a seguito anche del fiorire delle scuole iniziatiche teosofiche. L'uomo è sospeso tra i due infiniti. Il fiore assume lo sbocciò del momento di gioia lì dove c'era solo assenza. La gioia e il dolore vengono annullati dalla percezione dell'essere che si ritrova in sé e questo, seppur in barlumi di momenti, cancella il nonsenso della vita. L'essenza è in ciò che compare e visita l'uomo nell'immediato e occorre essere vigili e consapevoli degli incontri col vero che pure accadono e si rivelano. Questo principio confligge con quanto muove l'utilizzo delle droghe e dell'assenzio le cui assunzioni ingabbiano e ottenebrano tanti tra i più emozionanti artisti Primo Novecento, incapaci di rinunciare ai fumi di un'ebbrezza costrittiva.


[11:40, 30/5/2023] Sicoli Ippolita: https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fwww.parigirando.com%2Fwp-content%2Fuploads%2F2020%2F10%2Fninfee-monet.jpg&tbnid=178PQSmRYkWSKM&vet=1&imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.parigirando.com%2Fninfee-monet-storia-analisi-dipinto%2F&docid=JYclYqw0Q-3uPM&w=1920&h=1271&hl=it-IT&source=sh%2Fx%2Fim%2F4

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Cristo e il sacro albero

Se c'è un simbolo che rappresenta il Cristo nella Sua Passione è l'albero. Il Cristo sofferente che sente su di sé il soffio della morte a cui abbandonarsi come prima salvezza, lo paragoniamo all'albero vigoroso che cede ai colpi degli anni. La barba, i rovi di spine tra i quali spunteranno le rose per chi gli ha creduto sono l'immagine della Primavera meno incantata e fiabesca sicuramente, ma che forse lascia corrispondere al paesaggio che cambia i sentimenti di fervida fede.
Il Cristo richiama Cripto, chiuso ed enigmatico. È il labirinto della fede che si fa arduo da percorrere per chi è legato alla cultura della corteccia e della materia e non sente il trasporto per la profondità. Cristo è il Sacro Legno che sorregge la struttura del mondo dalle radici. La croce è l'impalcatura oltre cui brilla il cielo con tutti gli astri godibili, ciascuno al proprio posto, in un ordine che da qui nessuno può contemplare e in cui ciascuno non soffoca l'altro.
Il soffio e la sofferenza in Cristo si appartengono e sono la dimensione del Sacro legno che si lascia sballottare e scalfire dal vento che sia docile zefiro o scioccante tempesta. Il soffio è l'ultimo respiro dell'inverno crudele che Gesù sotto il sole e a ridosso della Pasqua ebraica ha vissuto sulla sua pelle. Egli è il passaggio e a seguire, l'aria vibratile e leggiadra della Primavera sarà il lieto annunzio della vita che non ci abbandona e prosegue la sua via nell'estate che si tuffa giù dalla sua china, in prossimità dell'autunno. Come l'albero che se non viene tagliato o bruciato persiste per ere di lunghi tempi, Cristo rimane tra noi nella sua obbedienza che va oltre la morte, a meno che noi non gli voltiamo le spalle. È un albero duro a morire che ci dona sempre la speranza di nuovi e freschi germogli che irridono la nostra stanchezza di vivere.
A vedere il Cristo nelle sue più reali icone di sofferenza sopportata e avvilente percepiamo l'urlo dell'inverno che ci segue come una sordida eco. È la porta spalancata nella corteccia che ci chiede di entrare sempre in noi stessi, per ritrovarci attraverso il dolore e la costanza nonostante tutto di una felicità che sta a noi fare nostra. Incute sentimenti di paura la morte e la sofferenza che la porta in trono. Impressiona Gesù agonizzante sulla croce, una maschera di dolore che soffia via il fresco alito di primavera. Resta con noi insieme alla salvezza come l'impronta della ricerca del vero al di là di paure e suggestioni, che ci lega alla terra antica, sepolta e al cielo che rivendica la sua astrale bellezza.

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[19:51, 30/5/2023] Sicoli Ippolita: La barba e i baffi dalla saggezza all'erotismo

La barba si dice contenga più germi del pelo del cane. Questo da ultimi studi fatti e riportati dalla Scienza. Eppure un tempo baffi e barba conferivano bellezza oltreché prestigio e quell'accento di virilità in più alla figura d'uomo. Anche nell'Ottocento la barba completava l'immagine di uomo di valore secondo quelli che erano i criteri dell'epoca. L'uomo barbuto lo troviamo soprattutto nella prima metà dell'Ottocento a voler contrastare i principi che da sé s'imporranno di ascesa borghese. Pensiamo alla figura ad esempio di Camillo Benso Conte di Cavour che seppur animato da idee moderniste, voleva trasmettere l'autorità dell'alto lignaggio da cui proveniva. La figura dell'uomo barbuto ci connette con l'idea di primitiva saggezza. La barba la ritroviamo presente nell'uomo primitivo a stretto contatto con la Natura, che attraverso barba e capelli lunghi si sentiva parte del regno selvaggio nel quale cercava di mimetizzarsi per meglio cacciare.
Nella barba ritroviamo l'impronta di richiamo all'albero e all'animale selvatico che non si fa dominare. Nell'uomo suggerisce l'idea di una mente florida e al tempo stesso libera, che ha raggiunto livelli ragguardevoli di saggezza come ad esempio nel filosofo. In Grecia la barba era dell'uomo formato nella sua virilità. Virilità e saggezza andavano di pari passo in una cultura che riteneva la palestra e l'attività ginnica di accompagnamento nella formazione di una mente sottile.
La barba è del dio vittorioso e anche dell'eroe vigoroso che non teme niente e nessuno. Ricorda all'uomo l'importanza del mito e della cultura indigena mitologica che lo riporta al culto delle origini e della dea madre non governata dalla luce del cielo.
La virilità suggerisce la prestanza erotica. Sotto questo aspetto incide la presenza dei baffi che si richiamano alla peluria del triangolo pubico femminile. La peluria del Delta femminile la ritroviamo cantata e celebrata in poesia tramite l'immagine metaforica del cespuglio odoroso di miele. È il luogo proibito, infestato di api che ne sorvegliano l'accesso. L'ape in questo si raccorda al linguaggio erotico divino che pullula di ebbrezza. Il cespuglio è anche il luogo della deposizione del neonato primitivo o del cucciolo animale. È il luogo selvatico da associare all'origine primordiale, quindi sacra.


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Il volto di Gesù Cristo di Piero Tridente eseguito con colori acrilici. Per l'articolo Cristo e il Sacro Albero.

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[23:16, 30/5/2023] Sicoli Ippolita: Eroe ed Eros nella primitivita' perduta

Il Novecento sembra navigare sotto al mare alla ricerca di un'origine e di un'identità perdute. Il sommergibile di contro al dirigibile, per quanto entrambi mezzi di guerra, obbedisce a questa ambizione che trova posto nelle forme pittoriche impressioniste. L'acqua è ciò che sta alla nostra base e quindi all'inizio della scala dell'evoluzione e indietro, alla radice del tempo.
Bisogna guardare indietro e sotto di noi per cogliere l'essenza del passato, tramite cui trasporci nel futuro. Abbiamo visto la barba e i baffi esprimere la virilità nell'uomo. Il cespuglio è il letto caldo che accoglie l'uomo che rinasce attraverso l'atto amoroso ed erotico. La covata sono i frutti dell'atto amoroso e trova posto sulla paglia che si rende da cespuglio attraente, coppa. Così Gesù Bambino che è adagiato sulla paglia della mangiatoia richiama al matrimonio in verità non ancora consumato tra Maria e Giuseppe e al corpo che si renderà cibo di salvezza attraverso l'Eucarestia.
È forte la relazione eros cibo e la ritroviamo nella semplicità della vita rustica. I contadini fino a qualche decennio fa si appartavano tra i filari delle viti e consumavano la loro passione. Spesso l'unione accadeva nei fienili o nelle stalle, sulla paglia e la paglia era la rappresentazione più evoluta del cespuglio su cui si adagiava la coppia campestre. Consumata la passione i due innamorati spiluccavano pane e uova e grappoli di frutta che la donna aveva sistemato nel cestino o nel paniere. C'è stato un tempo dall'Ottocento fino agli anni Sessanta del Novecento in cui il pic nic era l'occasione per la coppietta di fuggire agli sguardi inopportuni e ritagliarsi nella natura un piccolo Eden.
Il cespuglio ritorna nella pittura legata ai miti agresti e alle feste bacchiche o in onore di Pan. Compaiono le Vergini, deliziose danzatrici in compagnia delle Ninfe, creature magiche preesistenti alle dee. Il Dio dell'ebbrezza giace tra gli arbusti invitando alla passione che è antecedente ad ogni giudizio di pudore e riporta alla radice della vita, congiunta a una felicità spontanea e avulsa dalle complicazioni. Le orecchie a punta, lo zufolo o il corno tra le mani o alla bocca sono un chiaro ritorno alla passione viscerale che scorre nella Natura. Barbetta caprina e baffi indicano l'androgino o essere primitivo che nel trasporto totale tra un uomo e una donna si ricompone, trasferendo la Diade al corpo astrale di congiunzione completa con l'Uno e nell'Uno.
L'eros e la sua conquista è un passo obbligato per il fanciullo che accede all'adolescenza. Non esiste guerriero corroborato che non sia anche abile conquistatore, mai lascivo seduttore. Solo vero eroe che combatte per i valori in cui crede e per l'onore di patria e famiglia da costruire. Eroe ed Eros anche nelle civiltà tribali, africane e amazzoniche come di qualsiasi altra parte nascosta e sconosciuta del mondo, sono congiunti. L'eroe è di fatto colui che santifica la vita. È colui che è disposto a sacrificarla e morendo conquista l'eternità che è anche dell'amore che affaccia sull'orizzonte oltre l'eros.

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[11:22, 31/5/2023] Sicoli Ippolita: God e il fantasma del dolore

Il dolore corrisponde al passato. Passerà! diciamo, quando attraversiamo un momento difficile. Passata la tempesta ci sentiamo risollevati e invincibili. È una forma di Resurrezione se vogliamo, che ci porta all'invincibilita' e a guardare la vita in altra prospettiva. L'evoluzione è costellata di chiodi e di percorsi tortuosi che ci conducono ad alzare lo sguardo al cielo e ad essere, dopo la caduta, a un passo dalla serenità completa, guadagnata duramente.
I periodi difficili lasciano segni che non sempre se ne vanno e non sempre ci cambiano nel profondo. Certo è che l'amarezza vissuta ci porta a guardare noi in quel lasso di tempo fortunatamente alle spalle, con occhi alquanto critici. Sembra che il dolore, la drammaticità di un momento ci travolge e ci faccia propri. Ci vediamo brutti, il dolore emerge nei tratti impressi di quelle foto vecchie e stentiamo a credere di essere riusciti a sorridere anche allora.
Il mostro è la sofferenza che mentre ci attraversa ci segna e ci rende ostili a chi ora siamo e a chi ci incontrava allora, tornato il sereno. È quanto ci comunica anche il passaggio di Gesù dalla crocifissione al Cristo Risorto. Il volto lavato dal riposo nel sepolcro, radioso di fresca primavera conserva i segni dei chiodi, ma il lungo sonno del passaggio ha tolto ogni altro segno che gli aveva deturpato il volto. Dio è luce ma anche lui è sgusciato dalla grotta della sofferenza. Se ci soffermiamo sul Cristo agonizzante, a un passo dalla morte, proviamo sconcerto e orrore che pure conserva una grande dignità. È la sofferenza sua a segnarci a maggior ragione per il fatto che associamo Dio alla luce, God all'oro Gold.
È con questo spirito che il passato sofferto dal dio secondo la concezione celto germanica nella sua evoluzione dal sofferto mondo terreno, lo porta a splendere nella luce. Pensiamo a Odino che contiene i riferimenti a Luce di Zeus Dios. Il capovolgimento tramite il frassino che gli permette di accedere alla visione del cielo e di convertire il proprio nome da Wotan (che rimanda alla radice di water: acqua, (dimensione ctonia primordiale) in Odino ( rivelazione della luce), permette a noi lettori del mito di vedere la traccia che in egli è rimasta, come fosse lo spaventoso fantasma del passato. Da qui Ghost, fantasma, in contrasto con God, il perno intorno a cui ruota la luce.


[14:09, 31/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/1WsZVWmCWxnVwPaB8

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[14:10, 31/5/2023] Sicoli Ippolita: Il Maestro Terribile e l'avversario nel confronto col proprio io

Nella Natura tutte le cose e tutti gli elementi primordiali sono legati da associazioni spaziotemporali che si traducono in riflessi immaginifici. Il mare estivo propone un interesse esempio con le nubi che torreggiano sull'orizzonte, come onde tumultuose che presagiscono piogge. Sono le torri a guardia del cielo che sganciano palle dalle bocche tuonanti dei loro cannoni.
Il contrasto tra il primo e il dopo nel presente si accende di un nuovo passo che spinge l'individuo verso la luce. È curioso come quanto attiene a una situazione ormai risolta venga da noi classificata in termini spazio temporali. Chi eravamo in quei frangenti lascia una sua eco che è il luogo lungo la pista a cui facciamo ritorno per confrontarci con lo sviluppo compiuto. Il nostro avversario, l'io dell'ultimo confronto, che rimane come termine di riferimento è un fantasma che risuona in noi o alle nostre spalle come ombra di luce. Il confronto col passato non dobbiamo mai dimenticarlo ma conservarlo in noi crescendo. Nello sviluppo spirituale concepito come una scala in verticale il nostro passato più vicino deve essere di stimolo verso un ulteriore passo verso la perfezione. Appartiene il gradino più in basso al nostro io profano che siamo riusciti a sconfiggere nell'ultima battaglia, grazie a cui siamo saliti spiritualmente di livello. Chi eravamo però ci guarda le spalle affinché non ci lasciamo sedurre nuovamente dalla materia e così non perdiamo quanto guadagnato. È il maestro terribile l'io sconfitto, o l'avversario, secondo le culture la prima iniziatico massonica, la seconda ebraica di riferimento.
È una costante ereditata durante il percorso di innalzamento nella conoscenza, rimasta insoluta, che scivola con noi nella corrente del tempo, quella di relazionare alle variabili spaziotemporali le nostre situazioni più difficili. Questa tendenza si esprime classificando in termini di tempo le nostre esperienze.
Passato in inglese si dice Past. Fantasma si dice Ghost. Il suono ST ci pone dinanzi a un confronto che è scontro tra chi eravamo e chi siamo. Il termine "contro" lo ritroviamo in inglese tradotto con Against in cui l'avverbio Again: "di nuovo" apre a un discorso mai definitivo e illustrativo dell'espressività gotico iniziatica che ha ispirato la Massoneria di Rito Scozzese. L'io profano va sconfitto di battaglia in battaglia, e la perfezione va rapportata all'individuo che sfida di continuo se stesso e si eleva a mano a mano che conquista ulteriori spiragli di luce.


[14:12, 31/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/pL91naUHwunV5ezq5

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[18:31, 31/5/2023] Sicoli Ippolita: Il significato di "passato" legato alla gastronomia contadina

Al termine "passato" si ricongiungono anche i preparati della gastronomia contadina. Abbiamo visto come l'eros e il cibo siano tra loro legati. Se l'eros è la dimensione passionale sottoposta ai capricci del tempo, sappiamo bene quanto effimera possa essere la passione, al regime del tempo è sottoposto anche il cibo.
La cucina tradizionale è complessa, oggi molto apprezzata perché genuina, ma difficile da attualizzare, se non fosse per i tempi di attesa indispensabili per ottenere un ottimo risultato, corrispondente al lavoro svolto e alle proprie aspettative.
Un arnese un tempo indispensabile era il mortaio diventato complementare ai vari strumenti di speziali e alchimisti. Nonché dei primi farmacisti. Pestare gli ingredienti e ridurli in poltiglia è di chi vuole abbinare il trito ottenuto a più preparati senza che i sapori dell'ingrediente iniziale sovrastino il piatto finale. Passare gli alimenti si rivelava una necessità in vista delle provviste invernali. La passata di pomodoro permetteva in una gastronomia legata a una vita semplice fatta di pochi sapori, di ritrovare il pomodoro con la sua allegria tutto l'anno. La passata d'uva, poi mostarda, il pesto genovese eccetera hanno iniziato a comparire sulle mensole delle prime credenze, portando l'uomo in modo gentile e industrioso a sfidare i sapori del tempo. Passare le verdure era il modo non solo per renderle disponibili tutto l'anno ma anche per evitare che i prodotti marcissero perché in abbondanza, in un'economia agricola a prevalente carattere di sussistenza. Attraverso il passato gli ingredienti di riconoscono a stento, resta l'atmosfera a livello salivare e gustativo di un tempo non nel presente disponibile. Questa antica e corroborata pratica gastronomica ha permesso e altresì prodotto un rapporto diverso col tempo trascorso. Il passato di verdure richiama una stagione della vita non più vivibile ma che al tempo stesso risuona a carattere di nostalgica memoria.
Siamo fatti anche di olfatto e gusto e attraverso questi sensi i primi che l'uomo abbia conosciuto, siamo riusciti a sviluppare la capacità di ritrovare o recuperare quanto sarebbe andato perduto.
Il passato di pomodoro, altresì detto salsa, ha accompagnato i nostri momenti di settembre quando ci si preparava all'autunno ma nello stesso tempo, non si era preparati a voltare le spalle all'estate che, in una vita fatta di semplici emozioni, tornava a visitarci, trovando spazio nel ricordo di scene delle vacanze da poco vissute.
L'antica tradizione della salsa ci poneva di fronte a una realtà di recupero che vinceva il luogo comune secondo cui tutto quanto è passato non torna e non serve più.


[19:17, 31/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/Ho7NnoqdNp5nLA7LA

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[19:18, 31/5/2023] Sicoli Ippolita: Il passato nell'oltre

I veri innamorati che sfidano il tempo anche con la passione si ringraziano ogni momento. E se non lo fanno a parole, usano i gesti e le proprie emozioni. La passata di verdure, di pomodoro soprattutto, ha carattere benaugurante. È promessa di fertilità e di passione eterna. Il pane col pomodoro, prelibatezza antica delle latitudini mediterranee, nasconde un significato erotico. Il pomodoro di per se' associa la gioia dello stare insieme alla passione che tra tanti lega due persone che si guardano e si riconoscono e s'incontrano con gli occhi, scegliendosi. Il pomodoro era il re delle calde tavolate contadine. Celebrato magnificamente da Neruda nella sua ode. Portava l'allegria sulla tavola imbandita e ancora oggi il ragù è il piatto che celebra la domenica e i giorni allegri condivisi con gli amici o trascorsi in famiglia.
Attraverso il passato la morte degli ortaggi s'incanalava nella vita che scorre attraverso il presente. L'idea del trito o della poltiglia è la stessa che lega il rito della cremazione alla morte e da qui alla vita. Attraverso la cremazione si ha la percezione che il defunto sia sempre presente, specie se le ceneri vengono raccolte in un'urna tenuta dal famigliare più intimo o dal coniuge, all'interno delle mura domestiche. Le ceneri purificano se usate come ingrediente nel bucato. La cenere disinfetta e lava, oppure è utile come fertilizzante.
Nel ciclo della vita rurale non si butta nulla e tutto ha un suo luogo dove poter essere reperito.
Il mortaio, come dice il termine, era il luogo della morte dell'ingrediente perché pigiato, tritato e mescolato con altre sostanze. La morte è la forza disgregatrice in opposizione alla vita che è forza aggregatrice. Non è possibile aggregare se non dopo aver scomposto gli elementi. Ragion per cui il mortaio trovava collocazione felice anche presso speziali, erboristi e farmacisti. È un arnese simbolo delle antiche tradizioni monastiche che attraverso la conoscenza antica, poi benedettina degli elementi naturali, permetteva di creare prodotti sani partendo da ingredienti primitivi. È quanto farà successivamente l'alchimista ponendo le basi alla farmacia moderna.
Ritornando al Faust di Goethe che prende spunto e reinterpreta un'antica storia medievale, l'alchimista stregone è colui che riprende gli elementi semplici disgregati, e li rielabora nella prospettiva di dare loro una nuova vita, rimanendo nell'ambito delle proprietà e leggi in seno alla Natura. Il passato quindi ha senso se capace di scrivere una nuova storia che, per quanto autonoma e unica, non sovverta i principi di base. Si chiamano di fatto principi le sostanze contenute negli elementi estrapolati, perché le base da cui si svilupperanno nuovi organismi e preparati.
Proprio nella logica del passato da reinserire in un nuovo programma di vita incontriamo nuovamente il fantasma che è quanto di noi resta, una volta trapassati non del tutto o meglio non in tutte le nostre parti scomposti, nel regno dell'aldilà. Il corpo è il nostro passato che nutrirà attraverso le azioni commesse il nostro nuovo viaggio dopo la morte. Le nostre azioni in vita sono fondanti la vita che ci aspetta oltre. Ragion per cui il fantasma Ghost è l'ombra di luce che ricalca il nostro passaggio sulla terra. Esso compare negli ambienti che più ci hanno rappresentato o ai quali eravamo maggiormente legati.


[19:21, 31/5/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/HhsNugyL3MiWjBG8A

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[09:14, 1/6/2023] Sicoli Ippolita: La casa come microcosmo e la percezione del tempo

I tempi di preparazione di una pietanza sono fondamentali, così come i tempi di attesa. Questi ultimi svolgono la loro funzione in particolare nella preparazione della massa e di vari tipi di pasta. Si parte dagli ingredienti di base: farina acqua e sale per poi arrivare al prodotto compiuto. Il lievito svolge la funzione di crescita dell'impasto e conferisce ulteriore significato nel procedimento dal prima al dopo. Come per il passato di verdure o per la salsa, nella massa o pasta gli ingredienti di base non sono più riconoscibili nella loro forma originaria. Si è ottenuto un prodotto nell'apparenza diverso dalle sue basi originarie. Tutto questo processo dalle origini alle conclusioni è racchiuso nel messaggio che ancora oggi comunica il termine "passato" contenuto in "pasta" e in "impasto". Il passato evolve e si trascina nel presente condizionando e ponendo le basi al futuro, tramite la produzione della pasta. Il termine pasta ha designato nello specifico, successivamente, gli elaborati da forno ma, per noi italiani, la pasta da primo piatto, la tradizionale pasta asciutta, che si distingue dalla pasta in brodo, caratteristica anche per i colori che celebrano quelli della nostra bandiera. Il bianco è della pasta, il rosso del sugo e il verde del basilico. Al pari della pizza Margherita.
La dimensione del tempo è posta dall'immagine della casa relazionata alla luna. In tale prospettiva si sviluppa la concezione che la casa sia il luogo dei rituali domestici, in cui ogni rituale prevede l'uso calibrato e rigoroso del tempo. Il tempo come misura è altro dal tempo che scorre al di fuori della casa e che obbedisce ai tempi della Natura. I tempi di maturazione del grano sono altri rispetto ai tempi che occorrono affinché la farina si tramuti in pasta. La Natura è l'indefinibile per l'uomo antico che pure si sente un elemento vitale all'interno della catena creata dalla stessa. Catena a più maglie disposta a mo' di reticolato. La finitudine dell'uomo lo ha però portato a mantenere in vita il senso di mistero che la natura promana e questo senso di mistero accende e si mantiene vivo nel Romanticismo.
Qui, il pendolo all'interno delle case lussuose o il canto del gallo che procede dall'aia e scandisce i momenti della vita del contadino, mettono in relazione l'uomo con l'idea che il tempo esterno sortisca effetti sulla base di coordinamenti e di azioni diversi dal tempo interno. L'interruzione della relazione tra interno ed esterno marca il destino dell'uomo nell'età dell'industrializzazione. Nell'era moderna il maggior fattore di scollamento dell'uomo dalla Natura è stato determinato proprio dall'alienazione dell'uomo dalla percezione del tempo. Questa forma di straniamento ha siglato l'inizio di un nuovo ritmo, diverso completamente da quello legato alla casa a sua volta in un rapporto osmotico con i tempi della Natura.


[09:16, 1/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/qhTqQZ6Js2fs7qf17

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[11:34, 1/6/2023] Sicoli Ippolita: Il fantasma e la brutalità del mostro. Quanto l'aspetto esteriore incide sui contenuti

Il fantasma è quanto resta del passaggio nella luce. Il fantasma rimane legato al suo passato che lo vincola e gli impedisce di librarsi nella luce, fino a divenire invisibile. È quanto non supera il processo di trasmutazione e di transustanziazione termine quest'ultimo in realtà esclusivo del rito dell'Eucarestia. il fantasma è però anche traccia di una rinascita che vede partecipi entrambi: buio e luce. È anch'esso una forma androginica che non è svaporata nella luce. Il fantasma è in effetti un corpo luminoso evanescente che ha mantenuto una sembianza umana, ma è inconsistente e spesso manca di profondità visiva. Pertanto è un lenzuolo che aleggia.
I fantasmi sono i credenti praticanti che si dissolvono, conclusa la funzione, nella luce che li attende all'uscita dalla chiesa.
Per quanto nel Romanticismo gotico e ancor prima nel Medioevo, il fantasma sia stato confuso col mostro, essi esprimono realtà diverse.
Il concetto di mostro si sdoppia già nel Seicento quando, attraverso l'alchimia, s'intuisce il potere che poi diverrà proprio della Scienza di dare vita a creature altre, deformi e brutali, estranee al Pantheon divino e titanico. I mostri di contrappongono ai fantasmi anche questi spaventosi perché legati all'immagine del mistero della Resurrezione e del telo del Cristo. Come già detto, il telo del Cristo e le varie reliquie sono la prova inconfutabile della storicità del Maestro e proprio perché la figura del Cristo appare una frontiera nuova spalancata sull'aldilà, alimenta perplessità e paura. Tutti seguendo la Parola dei Vangeli siamo potenziali fantasmi ed è quanto agita l'immaginario psichico del Medioevo cristiano.
Il mostro no, ha una vita a sé. È colui che fa corrispondere alla bruttezza esteriore quella dell'animo. Spesso il giudizio si rivela eccessivamente negativo per preparare l'uomo al confronto con il diverso che non riesce a trovare alcuna collocazione o alcuna spiegazione, perché sradicato totalmente dalle facolta' interpretative fondate sull'esperienza. Il mostro nasce mostro. È una creatura evidentemente non divina ma figlia degli Inferi. Questo presupposto ha fatto sì che sgorbi e deformi venissero perseguitati già in età antica in quelle culture, ad esempio la spartana, in cui la perfezione fisica suggeriva efficienza in tutti i settori dell'esperienza umana. Da quello dello scibile e intellettivo, a quello militare.
Gli storpi sono sempre stati bistrattati ed emarginati, solo dalla figura di Gesù considerati non come mostri ma come creature umane. Gesù li sanava, altrove in Oriente il loro destino era la strada dove attraverso la pena e la compassione suscitata negli altri, trovavano di che campare.
La Chiesa medievale li considerava figli del demonio che recupera in questo il suo aspetto culturale che lo vede derivare anche da Demos, come radice primitiva. È il popolo a decretare il rapporto tra storpio o mostro e demonio sulla base di leggende e dicerie popolari fondata a loro volta su un'ignorante profanità.

Immagine???? non in chat!!!

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[11:16, 2/6/2023] Sicoli Ippolita: Il tema della fiducia e della fede nel Romanticismo manzoniano

È la fiducia a spingere verso il cambiamento e la fiducia porta a rendersi eroi di sé stessi. La vita segna tutti ma c'è chi, nonostante le ferite, riesce a vincere se stesso e a portarsi in avanti.
In inglese il termine Trust designa la Fiducia. È un termine che contiene suoni forti e duri che abbiamo già trovato in Against: contro. Sembra un ossimoro l'etimo Trust in rapporto alla fiducia, ma a ben guardare così non è. La fiducia porta a lottare e a spingersi nella vita di contro a ogni limite che viene visto come prova da affrontare nella crescita.
Esiste la fiducia, Trust, ed esiste la fiducia come fede Faith. Gli Anglosassoni utilizzano entrambi i sostantivi in rapporto a quanto vogliono comunicare. C'è da dire però, che a differenza nostra che misuriamo ogni evenienza attraverso il filtro della ragione e viviamo in modo drammatico ogni passo verso un cambiamento di prospettiva, gli Anglosassoni partono da presupposti di positività. Questo diverso atteggiamento verso la vita deriva sicuramente da un approccio emozionale e sentimentale diverso nei confronti della vita stessa. La prospettiva di analisi da cui partono gli Anglosassoni pone l'uomo in relazione alla Natura di cui è un ingranaggio. L'individuo ha quindi un doppio valore e legato a sé stesso e legato all'universalità di cui è parte. E proprio questa maglia universale di cui è un un elemento imprescindibile e fondamentale gli dà sostegno e fiducia nel procedere.
Da noi è diverso. La forza dell'intelletto ci ha estrapolati dal tutto, spingendoci a remare da soli nella corrente della vita. Anche i miti classici, nonostante l'influsso condizionante degli dei, spingono a una lettura dell'eroe quale uomo solo contro tutti. Da una lettura attenta dell'Odissea si evince la crescita dell'eroe Ulisse che attraverso le dure prove costretto ad affrontare, ritorna alle sue origini e alla propria patria, cresciuto e maturato. È su questo modello che si snoda il racconto dell'ascesa borghese in Italia filtrata dal romantico e patriottico Manzoni. Il percorso in avanti di Renzo va a incrociarsi con le vicende storiche che ne mettono in risalto l'aspetto intellettivo e riflessivo. Si cresce non da soli ma in rapporto all'interazione con la realtà ed è questo il taglio che Manzoni conferisce al Romanticismo, taglio che prevede l'impegno politico e la partecipazione agli eventi del soggetto protagonista che rappresenta l'individuo del ceto borghese in via di formazione. Una lettura questa che porta il Manzoni a dissociarsi dall'ambientazione seicentesca propria de "I promessi sposi" e a trasporsi nell'Ottocento patriottico.
A differenza di Leopardi afflitto dal suo pessimismo cosmico, Manzoni vede attraverso la borghesia il riscatto del popolo italiano in un'Italia che deve ancora configurarsi in nazione. Dio è con il popolo, urla Mazzini, invitando tutti a prendere posizione combattiva contro lo straniero e a preparare il terreno a una coscienza di nazione. Il tema della fede si riaccende in Italia grazie anche a una lettura esegetica e filologica della Sacra Bibbia e dei Vangeli. Gesù opera all'interno della società del suo tempo e il suo è un impegno assolutamente anche politico e sociale che porta l'uomo a credere in sé stesso e ad avere parte attiva contro le disuguaglianze sociali. Sarà questo un tema cavalcato dal Comunismo postunitario che vedrà nel Cristianesimo il riscatto degli ultimi in un'Italia fortemente lacerata da disuguaglianze e discriminazioni.


[11:20, 2/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/pXakD9QyDpm9TNpQ6

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[09:15, 3/6/2023] Sicoli Ippolita: Fiducia e Fede nel Romanticismo inglese

Il termine trust in inglese c'invita a non perdere mai la fiducia e a guardare la vita con ottimismo. C'invita anche però ad avere la forza di guardare altrove se le situazioni ci procurano sofferenza. La consolazione, l'empatia se manca nel prossimo, riusciamo a trarle dalla Natura che è la Grande Madre. La Natura è spirito, per noi alle latitudini mediterranee diviene spirito pensante che ispira gli aggiustamenti sociali da perpetrare attraverso le lottare politiche. Il nostro Romanticismo va pertanto rivisto nella logica di un Illuminismo recalcitrante e che aspetta di essere convertito in fatto e il fatto è cambiamento.
Se la Natura è Madre alla cui docilità abbandonarsi e di cui osservarne con fascino l'impeto, per il Verismo è il destino condizionante l'uomo, che si riflette nelle scelte dell'individuo. Il carattere duro, aspro della Natura invita l'uomo a restare non per propria scelta ma perché così dev'essere e a ripetere quelli che sono i meccanismi di un ambiente che per quanto suggestivo, appare anche inospitale. La ruvidità di un territorio quale quello dei Malavoglia spinge a marcare esistenze conflittuali e a radicarsi come maledizione. Altri sono invece i sentimenti che ispira ad esempio la brughiera compartecipe dei disastri esistenziali, ad esempio di una giovane Tess, e che accompagna non da semplice sfondo, il drammatico svolgimento della narrazione.
Il dramma della borghesia italiana che non riesce a spuntarla se non a macchia di leopardo, è in parte sollevato dallo scollamento uomo Natura, quest'ultima relegata a occupare un posto di suggestività sociale. È il bosco del podere ereditato dalla famiglia blasonata, è il giardino del banchiere o del giovane industriale che ambisce a quell'agiatezza che è stata dell'aristocrazia storica e gentilizia.
Il termine Faith in Inghilterra assume particolari sfumature, declinando verso il Fato. È la fede che spinge da regioni inesplorate del proprio io e che ha assunto nella conversazione al Cristianesimo un particolare gemellaggio con la fede in Cristo. Fede è comunione, abbracciare un legame antico e nascosto che ha sede originariamente nella triade femminile celtica delle Tre Fate, corrispondente alla triade delle Moire o Parche. Forte è il sentire sacro pagano poi confluito in quello religioso cristiano.

[09:17, 3/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/napj2Qc7Yrnwzutt7

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[23:29, 3/6/2023] Sicoli Ippolita: Lo splendore delle lucciole nei luoghi del disincanto

La decadenza dell'epoca attuale si evidenzia nelle piccole cose. Nelle immagini di grande liricità che poi sono state travolte da contenuti degradanti, propri di questa epoca.
È consuetudine di ogni periodo storico, prima di traslare i termini verso nuovi contenuti, svuotarli di ogni riferimento originario, ricostruendo una nuova immagine di realtà. Nel tempo attuale il momento dello svuotamento preliminare ai nuovi contenuti è ancora in corso e procede di pari passo con i nuovi significati che vanno impossessandosi del vecchio lessico.
Abbiamo imparato il termine "vuoto" già dalla fine dell'Ottocento quando l'uomo incomincia a a perdere i punti di riferimento anche dentro di sé, ancore a cui appigliarsi per non sentirsi disorientato nella nuova modernità incalzante. Si viveva in bilico come i funamboli, figure ricorrenti del teatro di strada novecentesco, che emergevano dalle ombre di un Romanticismo che ancora all'interno di loro stessi ricercavano. Poi, dalla fine del Novecento, il baratro. Avvertiamo il disagio della nostra epoca farsi sempre più acuto, per la polverizzazione delle immagini poetiche correlate a termini ancora di uso corrente. Pensiamo ad esempio alle lucciole. È di questo periodo dell'anno vederle amoreggiare nell'aria, nel brusio della notte che le rende luminose come piccole stelle. Le lucciole, tenere fate ai bordi di casolari dormienti, la traccia della magia di opere antiche, che nel ventre della dea Madre ha il suo germoglio, hanno deposto la loro corona d'argento. Chi sono le lucciole oggi? Le ritroviamo nei corpi sbandati, sbagliati di quelle anime che ai bordi della notte vendono i loro involucri. I trans disperati sono loro. Senza nome tappezzano i marciapiedi di borgata, di quelle periferie dove dormivano i protagonisti di fiabe e leggende ora deserte, assorbite da una realtà che non ha cuore per la semplicità.
Un tempo nella ruralità viveva lo spirito della vita. Le fantasie erano il nobile volteggiare degli animi richiamati dagli sperduti oceani delle stelle. La Natura governava al riparo degli astri che inviavano segni dal tetto del cielo agli animi in cammino dei viandanti insonni. Oggi abbiamo dato corpo al significato dei sensi che distraggono dal contenuto profondo che proprio la semplicità faceva splendere. Quanti bambini riescono a emozionarsi alla luminosità delle stelle che danzano d'amore sul velluto dei campi? Un tempo si aspettava il declino della primavera per lasciarsi stordire dal delirio di inseguire le stelle aleggianti per i prati e tra i rami dei giganti dei boschi. La bruttura del mondo trova barriere insormontabili nella dolcezza di quegli occhi limpidi che hanno il Paradiso dentro al cuore. Non svegliate, non disturbate i sovrani abitanti delle fiabe! Sanno loro quando riaversi dal letargo. A noi il severo compito di accorciare i tempi del loro risveglio.

[23:35, 3/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/RDWWc4DYWKZukWrD9

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[10:04, 4/6/2023] Sicoli Ippolita: Il Romanticismo pittorico di Inghilterra e Germania a confronto. L'impeto eroico di Friedrich

I raggi, filamenti di cielo. Anche il mare ci ricorda che siamo solo di passaggio e altresì che siamo nati per esistere altrove, in quel luogo a cui si ispira la natura espressa attraverso l'Arte, a cui richiama il Cristo arboreo. È curioso come Albero nel suo aggettivo corrispondente abbandoni il riferimento all'alba, quasi questo fosse un soffio di vita da non pronunciare per non sospingerlo lontano dall'essere.
Esistono le immagini ed esiste la parola. Quest'ultima si sostanzia attraverso la figura dell'androgino divino, Gesù Cristo. L'albero della sofferenza si spoglia attraverso il riposo a seguito del dolore inflitto dai rami insecchiti e ispidi come spine. L'alba allora assurge a simbolo di rinascita in un'altra dimensione che è liberazione della forma vera.
Il concetto di albero legato alla dimensione della Natura lo contempliamo attraverso il Romanticismo in cui l'uomo si fa osservatore di una realtà che lo vede immerso e comunque non comprende le sue ragioni e i suoi patimenti. Dinanzi alla Natura si dispiegano i perché dell'uomo come foglie morte e inutili che troveranno il peso della loro efficenza attraverso l'arte e la poesia.
L'uomo si sente capito e compreso da un'oasi che trae ragione d'esistere da sé stessa. È quanto suggerisce il mondo anglosassone. Quando parliamo di Romanticismo bisogna purtuttavia porre un distinguo, onde evitare omologazioni devianti. Il mondo britannico conserva la sua impronta di pacatezza nelle rappresentazioni vitali della Natura, nonostante in Turner si ravvisi un taglio particolarmente introspettivo che attraverso le sfuriate di colore travalicano la forma oggettiva. È di fatti considerato il precursore dell'Impressionismo.
L'acqua che trasborda dai suoi argini marini si protende verso il cielo attraverso svolazzi di umore bianco che rendono palpitante la presenza di fantasmi o spettri a velare l'azzurro cielo.
Di altra impronta è il Romanticismo tedesco di Friedrich che matura in sé l'esperienza del Sublime. La pittura dell'artista esprime in maniera altisonante tra valli tenebrose ed eccessi di esaltazione quello che è propriamente l'impeto eroico germanico. Visionario e affetto da depressione, Friedrich riesce a riproporre luoghi che sono propriamente paesaggi filtrati dalla propria anima tormentata. Emerge qui il vero lavoro dell'artista che riflette dentro di sé quanto accade fuori, non in forma di pensiero ma di emozione suscitata e stimolata dalla Natura. In questa operazione il reale svela la sua natura e lascia con slancio epico emergere il Vero. È questo un lavoro che attraverso Friedrich lega la Natura all'esperienza particolare dell'uomo che si erge anche'esso a costruttore di Verità. È un tratto virtuoso questo che in Friedrich raggiunge livelli altissimi anche a seguito della sua esperienza pittorica che avviene sempre al chiuso, nel suo studio. I cieli sono specchio di una condizione di morte e di rinascita operata attraverso il dinamico scomporsi e rimodellamento della Natura, stabilendo così un ritmo che è di trionfo o mesto silenzio.
L'uomo compare in compagnia di suoi simili, inquadrando la spiritualità in un richiamo primitivo e composto verso il Sacro rimasto sul vago di macerie cadute, che si avverte in una musicalità lenta in sintonia con l'osservatore. L'arcano è il mondo intimo, appartato, altro rispetto all'Assoluto che si svolge nella Natura assurgendo a sorgente di vita e a motivo di devastazione.
L'uomo in sé stesso si ritrova e lascia andare il suo anelito artistico come i primi uomini all'interno della grotta. È lo spirito, regno di emozioni vissute, a pulsare infinito e a incidere il suo ritmo sulla tela del pittore. Non viviamo che nella condizione di trapasso in cui avvertiamo il peso di quanto ci sta lasciando e il primo vagito di quanto sorge. E in questo andare poetico si esprime l'impronta crepuscolare di slancio verso l'Infinito della maestria di Friedrich.

[10:06, 4/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/f8ByzYmzCHPmcK3g6

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[11:41, 5/6/2023] Sicoli Ippolita: L'ingenuità e la danza della luna in Età Romantica

L'ingenuità è una qualità in via d'estinzione. È caratteristica di una comunità che porta avanti prerogative che sono proprie dell'anima e del Sé. Più si è scollegati dal Sé e più si è maliziosi. Ingenuo significa di fatto colui che è nella condizione della propria genesi e quindi, puro. La purezza è una caratteristica che ritroviamo nelle persone ancorate all'origine. Viene meno e con una certa velocità nel passaggio dal mondo antico alla nuova era industriale di fine Ottocento. È di chi vive a stretto contatto col Mito. Se un tempo per le donne era un'oggettiva fonte di risorse, col tempo l'ingenuità è stata confusa col disadattamento ed è diventata un difetto a cui guardare con disprezzo. Già nella commedia dell'Arte l'ingenuo è caricaturizzato e portato all'estremo dal personaggio ingenuotto che ritroveremo slittare dal Seicento e nel passaggio attraverso il teatro di Goldoni settecentesco, nell'Ottocento e da qui al Novecento. Nel secolo scorso contraddistingue tramite il Decadentismo quegli artisti, in particolare pittori, che riscoprono il valore della primitivita' e la ripropongono attraverso l'espressione pittorica.
L'ingenuità è della luna che dal suo spiraglio sottile più di una falce abbozza un tenero sorriso rivolto a chi sa rivolgerle sguardo e parola dal proprio animo lindo. È la verginità della Natura che rende soave anche le contadine che si affacciano alla vita. La finestra assurge a ruolo di apertura nell'Ottocento, rivolta verso il mondo che è fuori e che per molti versi è legato a quanto accade dentro. Sono tante le immagini di fanciulle, anche verbali, che al mattino spalancano la loro finestra offrendosi all'innocenza del regno che non riserva tristi sorprese se non nel cerchio delle ingannevoli manifestazioni in seno alla Natura. La cattiveria è al di fuori di questo cerchio magico che ruota tra le stagioni e offre sempre manifestazioni nuove e purtuttavia rappresentative della stessa sostanza. La Natura è sorpresa ma anche dolore. Entrambe vanno accettate perché nello stesso meccanismo rientra l'uomo.
Il saluto che la fanciulla sognatrice rivolge alla luna come buonanotte è di serenità e richiamo rivolto alla cara amica dal volto delicato con cui si sente in forte sintonia. La donna romantica ottocentesca è per sua natura gentile e riservata. La rozzezza era una caratteristica delle orchesse o delle meretrici di strada, comunque personaggi anch'essi rintracciabili all'interno di miti e fiabe.
Il sole era visto come il grande dominatore che selvaggiamente collabora alla vita e da cui ricorrere ai ripari perché feroce e gagliardo. La tendenza a coprirsi il capo con cappelli o fazzoletti e a passeggiare con l'ombrellino aperto, ci porta a origliare nell'animo femminile e a socchiudere gli occhi per non oltraggiare la poetica semplicità della donna ottocentesca che sa essere anche femmina, raramente spudorata negli appartamenti privati.
Il candore, il pallore fulgido riconducono allo splendore lunare che tanto fa sussultare il cuore negli animi gentili. La ferocità mascolina viene smorzata da queste immagini che suggeriscono cura e creanza. Forte è l'affinità con la luna piena circondata spesso dalle trine di zuccherose nubi che riconducono al velo della sposa steso sul volto in luogo del rito nuziale e che a conclusione del quale viene sollevato con cura dal degno sposo. Tradizione questa riservata millenni prima alle donne greche che raramente esibivano il loro volto in pubblico, perpetrando così a lungo il fascino temibile della grazia femminile, che giustificava la sottomissione.

[11:48, 5/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/rhicQfH536LVfENb7

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[18:25, 5/6/2023] Sicoli Ippolita: La rosa e la luna. Iniziazione di una donna romantica

L'ingenuità è genuinità e pudore. La magia è negli occhi dei bambini e la magia è di chi guarda con stupore la vita. Le eroine romantiche sono per la maggiore ragazze cresciute, rimaste vergini nell'anima, nonostante il peso di scelte sbagliate. È difficile prendersela, arrabbiarsi con loro per i risvolti spiacevoli della trama che imbroglia su quali percorsi prendere a bivi obbligati. Tradita dal destino e delusa dalla vita, la bellezza delle storie che sono realmente storie, spesso tante su più livelli temporali, lava il dolore e per questo il fiore simbolo di ogni eroina è la rosa che per quanto pungente e corrosiva sia, deposita nell'animo bianco la scia del suo caldo profumo. Come le rose, le donne romantiche avvizziscono e se non per colpa delle intemperie della Natura, sotto la spinta di amarezze e delusioni che comunque le lasciano vibrare in eterno, senza che languiscano in una sordida fine. Ed ecco che proprio sul limitare della parola fine ti viene voglia di costruire un'altra vicenda parallela a quella narrata ma che ne stravolga a sorpresa il finale. È anche questo che affraterna la narrativa romantica e i Miti. La volontà di fare proseguire lungo altri sentieri il cammino esistenziale delle protagoniste. Ecate troneggia sullo sfondo a illuminare il loro procedere ed è la dea che oltre a Diana più anima lo spirito perpetuamente gagliardo o e tragico delle donne narrate.
Nessuna donna nel momento in cui viene narrata è più una qualunque. Fosse anche la contadina più misera o la cialtrona più sudicia. La penna è la rosa che le incalza a splendido fiore, rendendole ciascuna unica e straordinaria, proprio come ogni rosa che incanta la vista nel suo sogno particolare che suscita. È un seme che gorgoglia nell'anima di chi lo accoglie. E le accogliamo in noi queste donne semplici eroine, splendori teneri e ne sentiamo la pelle delicata, il tocco vellutato delle dita. L'odore del loro risveglio lo percepiamo in noi che ci nutriamo di loro e del loro racconto, fondendoci in loro a scoprirne il bianco petto.
Ed esplode la magia della Narrativa che è quella di accogliere, superando il rancore del giudizio.
La luna romantica diviene la Madonna del Consiglio. E come la luna e la rosa, pur visitando il cielo e la terra, sono uniche di volta in volta come un prezioso dono che incontra le mani giuste e come ciascun sorso di vita. Una luna e una rosa per ogni donna sporta dal davanzale per abbracciare la sera e i suoi tramonti. Alba e tramonto sono i momenti cruciali di ogni svolta e pur nel fremito dell'abbandono, nutrono il nostro spirito.

[18:29, 5/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/PfSz2DCp9vV4QXyV6

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[11:05, 6/6/2023] Sicoli Ippolita: Il sogno dell'innocenza. La luna dall'antichità agli Asburgo

L'ombrello nasce come simbolo solare. Le asticelle sono i raggi che si dipartono dal centro. Nonostante ciò, ha acquisito nel tempo innumerevoli significati. Congiuntamente al primo e originario, è stato utilizzato dall'imperatore giapponese come simbolo di prestigio sociale e sacerdotale. Era la copertura privilegiata di chi era in stretto contatto col Dio del Cosmo, il sole. La riservatezza degli Orientali risiede proprio nella concezione che chi è il primo non dev'essere visibile e su questo principio di eccessiva discrezione che tramuta in proibizione, ossia in visibilità negata ai comuni cittadini, intesi questi come profani, insiste l'immaginario simbolico anche cinese. I paraventi, l'utilizzo di veli trasparenti, la maschera che ricopre i volti imperiali e infine, la città proibita di Pechino maturano attorno a questo concetto.
L'ombrellino cinese che accompagna le fanciulle e le donne non riconduce al sole ma alla luminescenza della luna simbolo della fecondità femminile. Il cerone bianco spalmato sul volto delle nobili fanciulle ricalca il legame donna luna e ne sottolinea la rotondità del viso. E' del Taoismo l'associazione compensativo del dualismo bianco nero che insiste nella compresenza dei germi opposti, di ciò che è nascosto in quanto è manifesto e viceversa.
Il sole stordisce chi non è preparato a vederne il volto e pochi sono ammessi alla sua conoscenza. All'opposto, la luna tutti possono vederla ma a pochi è riservato intenderla.
La luna in Occidente riacquisisce la sua connotazione aristocratica e sacra nel Romanticismo. Il legame luna sposa è remoto, altrettanto remoto è il legame luna sogno di fanciulla. La pienezza della vita scorre tra le immagini sacre a cui viene ricondotto il nostro satellite. Che sia falce o completa, la luna suggerisce la pace dei sensi lontano dalla materialità. È la luce interiore che presiede al verbo e la ritroviamo nell'immagine della tana ricavata dal tronco del grande albero. È la soglia che immette nell'interiorità affinché la dispersione della luce non decentri totalmente le creature e l'uomo nello specifico. Il tronco è il raggio del sole allo zenith e in ciò si compie il significato dell'albero Cosmico di congiunzione tra le due dimensioni di terra e cielo. I rami sono le vie verso le molteplici dimensioni che troviamo nell'ascesa al Vero. Le foglie sono le specie annidate in ogni regno in una successione ritmica di vita e morte.
La luna che sovrasta l'albero ne tutela il ritmo biologico interno, se compare a falce lega l'albero al ciclo stagionale della natura.
Ritornando alla suggestione evocata dalla luna in Età Romantica, a seconda della posizione nel cielo, della forma e del colore assume particolari connotati. La falce a ridosso del tramonto suggerisce il legame con Venere e la ritroviamo nei ritratti a scopo celebrativo come quello dell'Imperatrice Elisabetta di Austria. Qui è proposto il legame tra l'avvenente Sissi e la dea Afrodite che suggerisce bellezza e fecondità. Gli Asburgo sono divenuti celebri per l'altisonanza d'impronta ieratica conferita alla loro superba dinastia. Il rigore a corte e la disciplina anche militare hanno celebrato un regno che nel suo declino trascinerà tutto l'Occidente marchiando il destino dell'alba del Novecento conteso tra nuova aristocrazia capitalistica e vecchia nobiltà senza più una sua connotazione sociale e politica.
L'abito di un rosa delicato, che nel dipinto del celebre ritrattista di regine e imperatrici compare, nella sua sontuosità lascia riverberare la morbida luce che con discrezione e altresì immenso fascino si diffonde ovunque. È il sogno di una innocente eternità ben rappresentato dalla florida capigliatura dell'Imperatrice Sissi che compare col volto lievemente flesso in un falso profilo che ne sottolinea pudore e magnificenza. Ella impersonifica la luna in crescita che promette una discendenza di eredi a rinfoltimento del regno. Rami forti e foglie turgide all'Impero degli Asburgo la cui espressione d'ordine era "Regnare per sempre,."

[11:07, 6/6/2023] Sicoli Ippolita: https://www.google.com/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fupload.wikimedia.org%2Fwikipedia%2Fcommons%2Fthumb%2F2%2F27%2FEmpress_Elisabeth_of_Austria.jpg%2F200px-Empress_Elisabeth_of_Austria.jpg&tbnid=ASPC_zQJuP1OKM&vet=1&imgrefurl=https%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FElisabetta_di_Baviera&docid=ohxrqzO7HzXkOM&w=200&h=250&hl=it-IT&source=sh%2Fx%2Fim%2F4

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[18:46, 6/6/2023] Sicoli Ippolita: La seduzione della luna nell'ispirazione romantica

L'ora del crepuscolo segna il momento dell'ascesa all'immortalità. La soglia magica è la luna a cui corrisponde l'incarnato perlaceo delle giovani donne. Il volto dolce e solenne che le rende venerabili agli occhi dell'uomo. La luna è sorella, amica, madre e sposa del poeta solitario e addormentato alle tribolazioni dell'esistenza.
Quando Leopardi si rivolge alla luna, ritrova in lei l'arcano presenza della dea che nella vita coniugale diviene la consorte da amare e riverire in pubblico. Fa sorridere al tempo d'oggi un simile sentimento e induce a sospettare che non fosse autentico, semplicemente inscritto nella ritualità delle buone maniere. Accadeva che nell'Ottocento la finzione s'insinuasse nella vita domestica così tanto lontana dai riferimenti che abbiamo oggi alla cosiddetta normalità. Dobbiamo purtuttavia pensare che la ritualità era la forma stessa che nascondeva la sostanza e questa sostanza era costituita dai sentimenti. In questo siede la magia di un'epoca che ancora oggi è capace di suggestionarci e che non a caso tanto posto trova nel Cinema attuale.
Il rito è la luna che bacia la collana di perle invogliando il sonno come distensione e serenità. La luna di sera che sospira tremula tra i beccheggi delle onde è già di per sé nella ritualità spirituale contemplazione di un ciclico avvicendamento di inizio e fine. Se vogliamo, non c'è chissà quale straordinaria varietà di temi nella pittura ottocentesca e anche questo suggerisce la ritualità insita in ogni espressione spirituale. Nell'essenziale che smorza i toni di straordinarie e appariscenti sontuosità si coglie una varietà di immagini che lasciano palpitare il cuore di sogni e di intime suggestioni. È simbolico Friedrich ma non solo lui. Pensiamo al ritratto di Elisabetta di Baviera e ai particolari già accennati che lo connotano. Gli alberi di lato al soggetto, sullo sfondo, che ci introducono ai ceppi dinastici rappresentativi di un'aristocrazia di alto rango. La figura dell'imperatrice è dipinta al centro spoglia di ogni orpello che la sottragga all'idea di purezza gentile prettamente romantica. E poi a totalizzare lo sguardo sullo sfondo baciato dal crepuscolo, la falce di luna che impreziosisce ogni dettaglio infondendo al dipinto la dignità di un'idea di fertile semplicità. Come nei sogni, l'opera ci restituisce un mondo pulito seppur contraddittorio, in cui i valori e i principi sono il sale e il motore della vita.

[18:47, 6/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/5CwTiKiiks4csKGi9

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[08:29, 7/6/2023] Sicoli Ippolita: Il cerchio e la capigliatura. Messaggi dalla civiltà

La vita ti segna e ti sogna. Più che essere noi a sognare è la vita a sognarci. È questo ribaltamento che porta a nuove costruzioni d'immagini sulle quali reimpostare se stessi. Tutto è un sogno e il Cosmo nasce dal sogno del primo Sciamano. Da qui l'Albero Cosmico con il tronco come asse o raggio dello zenit che mette in comunicazione terra e cielo. Il tronco suggerisce stabilità e la stabilità è frutto della centralità in sé stessi, a cui segue la condizione di felicità. La felicità ci porta e conduce e sospinge. Rende dinamico e leggero il nostro percorso esistenziale. È il tronco che ci eleva e l'amore è parte di questo sentimento che diviene condizione di vita.
C'è chi in amore sceglie di essere tronco, chi invece solo foglia. La foglia si stacca e vola via nel vento. Quanto si distacca dal tronco perisce ed è questo un principio che porta anche ad altre innumerevoli conseguenze. Ad esempio, al concepire la vita come un susseguirsi di pagine lanciate verso la dispersione. Accumulare allo scopo di disperdere è alla base della concezione egoistica del nostro tempo. Vivere per sé stessi escludendo ed eludendo gli altri che sono come ostacolo alla nostra realtà, rientra in un progetto distruttorio. Siamo lontani dal senso di servizio a cui ogni epoca in base ai suoi principi forgiava.
Non c'è sogno che veda sé stessi e non abbia altri come punti di riferimento, anche solo comparse e proprio da queste comparse traiamo notizie su di noi e di dove staremmo andando.
Essere equivale a orientarsi e in questo si fa marcato il significato del legame tra l'uomo e il firmamento. Nel labirinto c'è la scelta e la libertà di azione e spostamento preclusa invece in chi ha davanti a sé un unico sentiero. E proprio questo senso di libertà ha fatto proliferare le epoche passate. Ciò che è florido ha come riferimento il cerchio che rintracciamo anche nella corolla dei fiori e nell'immagine della chioma degli alberi che traccia un ampissimo cerchio quanto più rigoglioso esso è.
La chioma fluente è un dato espressivo del legame con la natura e le acconciature descrivono il contenimento di questo contatto filtrato e regolato dalla civiltà. Civiltà significa rispettare l'ordine di costumanze e leggi vagliate dall'uomo ma spesso proprio l'elevato grado di civiltà è responsabile del discostamento dell'uomo dalla Natura. È quanto si è verificato innanzitutto a proposito del maschio portato a dover fare i conti in Occidente con capigliature sempre più compresse. Proprio contro questa tendenza non semplicemente di pura moda si è scagliata la Scapigliatura milanese per condurre una battaglia culturale di contro agli schematismi dell'epoca.
La donna proprio perché legata alla Natura di cui è vivida espressione, è stata da tempi remoti educata a contenere, pur mantenendo la sua chioma lunga e folta, i capelli secondo elaborate acconciature. Sciogliere i capelli specchiandosi alla luce della luna lascia decantare la bellezza fertile della donna. È una concessione che la donna offre a sé stessa di ritrovarsi in un momento rituale di intimità liberatoria, lontana dagli sguardi indiscreti del mondo.

[08:31, 7/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/xi9GQs85bpjpS1wu5

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[11:19, 7/6/2023] Sicoli Ippolita: Il Novecento e l'inettitudine borghese

I rami frondosi agli alberi possenti, gremiti di foglie sono braccia che espandono e accolgono. Mettono in evidenza l'aspetto protettivo che la donna, per quanto madre premurosa e affettuosa sia, richiama e non sempre per pudore sa chiedere. La donna dell'Ottocento è restia a dichiararsi apertamente e si laascia andare al dialogo con la letteratura o epistolare. Era un secolo quello scorso in cui il galateo se non anche i dettami di corte, richiedeva riserbo e controllo che grazie all'intervento della Natura che incombeva fragorosamente nelle lunghe passeggiate a cavallo, smorzava. E se si era di ceto umile le occasioni per sfuggire all'autocontrollo imposto da una rigida educazione erano forse più ricorrenti.
Il cavallo montato dall'uomo o dalla dama alimentava una forte suggestione immaginativa ed emozionale. La criniera e la coda equine richiamavano all'anelito di libertà che sconfigge le regole. La donna ritrovava se stessa lasciando andare i suoi capelli liberi nel vento, mentre cavalcava. Le piaceva e cavalcare lo faceva con fierezza e gagliardia, impugnando le redini del cavallo che erano il viaggio della vita e il suo destino.
La macchina non ha sostituito il cavallo e da quando è subentrata all'animale da trasporto, ci dilapidati della libertà, fondamentale alla formazione di noi stessi e del pilotamento del destino. La macchina ci porta mentre il cavallo è chi lo conduce ad addestrarlo e a guidarlo, lasciando così incontrare attitudini e necessità proprie e dell'animale.
La fine dell'avanzata borghese ha inizio proprio con l'emancipazione sociale per opera della macchina che da un momento all'altro stimola e velocizza quel salto di classe dal ceto medio al capitalismo. Nel giro di un cinquantennio Manzoni e la propaganda a sostegno dell'ascesa borghese diventano un ricordo sfumato dal sapore di altri tempi. L'attivismo degli intellettuali borghesi e illuminati va in letargo, scaraventato ai margini da una società delirante in nome del progresso che fa recidere i ponti con la territorialità e le origini. Lo stesso Chaplin, per quanto fosse ipercritico sulla nuova dittatura capitalistica di contro ai vecchi sistemi autoritaristi, si considera un uomo cittadino del mondo. Questa sua affermazione è stata interpretata male, al giorno d'oggi in cui si sta varcando il confine del già pericoloso fluidismo sociale incontro al Transumanesimo. L'affermazione di Chaplin vuole sottolineare l'estraneità apartitica di chi non si riconosce nello stravolgimento sociopolitico che estremamente veloce sta investendo non solo il mondo Occidentale e l'America gonfiata dagli introiti dei tanti cittadini europei accorsi lì col miraggio di lauti guadagni. Il cittadino del mondo Primo Novecento non e' l'apolide odierno a sostegno di ONG e immigrazione, è colui che ha fede nei propri principi legati ai grandi temi romantici violentati dalla nuova società incombente.
Al crollo del vecchio mondo, con quali nuovi valori edificare la società? L'origine è stata violentata ma ancora si rintraccia nelle esigenze degli ultimi non raggiunti da un forsennato sistema liberale che le dittature di estrema Destra cercheranno di soffocare.
La luna, la genuinità lasciano campo libero alla maliziosa vita degli arrampicatori sociali nuovo stampo che mettono in ridicolo chi non si sente preparato ad accettare tutto questo. Charlotte, Stanlio e Olio e poi i protagonisti della mediocrità borghese che tanto scalpore fa nella letteratura nazionale ed estera, sono un dato per comprendere quanto stava avvenendo e a cui nessuno pensò di porre un argine prima che la follia incendiasse l'Occidente e l'Europa nello specifico.

[11:24, 7/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/4xQj9VRpt8mF626S9

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[18:48, 7/6/2023] Sicoli Ippolita: La donna e la luna attraverso l'iconografia dei tempi

La luna esprime la grazia femminile. Culla il sonno dell'eroe combattente che per qualche ora veleggerà nell'illusione di ritrovarsi tra le braccia dell'amata. Trasferisce nella pace di casa, chi è lontano. È l'eco di un richiamo troppo intimo per essere pronunciato alla luce del sole. È una ferita che sgorga bellezza e purifica. È l'estasi delle ore di sonno. Ma la luna è anche la rotondità perfetta per chi si lascia condurre dai sentimenti. È l'inclinazione al vero che ci astrae dalla vita caotica.
L'operato della luna all'interno di uno spirito fecondo viene traslato alla femminilità completa o acerba, racchiusa nel suo bozzolo di premurose cure. Bocciolo e Bozzolo ci parlano della tenera riservatezza che matura dall'interno e sono parenti etimologici di Bocca. Il boccale indica la sguaiatezza delle taverne dove rumorosi mercanti e contadini s'intrattenevano. La bocca è il cerchio delle labbra e sboccata è la donna volgare e senza riserbo, grossolana meretrice. Da sempre associamo la fecondità alla vagina timida e socchiusa, come un bocciolo di rose. I capelli a boccoli che si usavano dal Seicento in poi anche come parrucca sono spirali che ricordano l'ascesa spirituale a contatto con la donna. I boccoli riprendono la spirale che si avvita attorno a sé stessa. È l'innocenza della donna da trasferire negli anni e che diventa arma di seduzione.
Fino agli inizi dell'Ottocento gli uomini erano soliti portare i parrucchini con ai lati i boccoli che in questo caso esprimevano l'autorità dell'uomo associata alla virilità che ritroviamo suscitata dalle corna dei maschi di pecora a capo del gregge.
La virilità era espressione della verità mascolina che veniva sorretta e affinata dall'educazione e dai precetti aristocratici.
Se il boccolo nell'uomo rimanda al sole e alla spirale, nella donna riconduce al regno puerile in cui si forma la vera donna. L'educazione severa impartita già nell'infanzia preparava la donna a rendersi consapevole delle proprie armi di seduzione che passavano attraverso una ricerca minuziosa di simboli perpetrati di generazione in generazione. La rosa e il bocciolo, il colorito pallido con i due cerchietti rossi sulle gote. Questi in voga presso le donne aristocratiche del Seicento, richiamavano le ciliegie, altro simbolo fortemente erotico, associato alle labbra turgide di bocca e vagina. I nei neri applicati sulla cipria bianco latte lanciavano un indizio di studiata trasgressione che evidenziava l'emancipazione erotica della dama.
La ciliegia, la mela, la fragola occupano un posto di primo piano nell'erotismo vivace di Seicento e Settecento. La trasgressione si consuma di notte o tra i cespugli dei grandi giardini, e la luna diventa in rapporto alla donna amante un motivo iconografico ricorrente.
Come una corrente nascosta la rotondità del volto lunare attraversa i secoli soggiacendo alla corruzione torbida di costume. Cammina soavemente attraverso i secoli nel ventre dell'inconscio ritrovando la via della risalita in Età Romantica. Il volto perfetto della donna è quello che riprende la rotondità lunare. Il volto sferico ma non rozzo, limpido ed enigmatico a cui Leonardo nella Gioconda si riconduce, mettendo in evidenza attraverso la sfuggenza dello sguardo, l'impenetrabilità dell'animo femminile.
A ogni donna la sua luna. L'astro segue i moti dell'orologio interiore della donna e l'Arte ce lo fa rivivere attraverso un industrioso e corretto viaggio nella rivelazione dell'animo femminile.

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[14:54, 8/6/2023] Sicoli Ippolita: La luna e la grotta nella fertilità dello spirito

Ogni grotta è il cuore della terra. Così, ogni ventre in dolce attesa, è una grotta che ospiterà un nuovo cuore. La grotta prima ancora di essere rifugio, è la collocazione della nostra origine. È il luogo del concepimento e la tana del poeta. Se la società odierna c'impone il salto di determinati passaggi perché tutto è mosso dalla fretta di supporto a una mentalità arrivistica, altre erano le finalità della società fino agli inizi del Novecento. L'Ottocento conclude l'era antica secondo i principi di una società impostata sul rispetto dei ritmi naturali. Dal Novecento in poi l'uso della macchina inaugura l'era della tecnologia di anticamera a quella odierna, lobotomizzata.
Dall'esterno anticamente si procedeva verso l'interno, alla riconquista di sé stessi attraverso il rapporto con la propria intimità. Questo rivolgersi verso l'interno spiega la costruzione degli appartamenti le cui camere erano l'una dietro l'altra, osservando la configurazione di una serie di passaggi obbligati.
In questa immagine di casa ritroviamo la raffigurazione della caverna concepita secondo vari passaggi che orientano dall'esterno verso il limite più interno. Questa stessa struttura ci riporta alla dimensione intrauterina.
Le case più antiche dei centri storici medievali arroccati ciascuno sul proprio colle che culmina col castello, ripristinano al loro interno l'immagine della grotta o proprio della caverna. Sono abitazioni frugali, abitate anticamente nei paesi calabri a ridosso del mare, da vecchi pescatori. Al cunicolo che si snoda nel cuore del colle corrisponde il fondale del mare prospiciente la costa tirrenica, davvero molto profondo. In questi borghi la costruzione a caverna dell'interno delle abitazioni svolgeva anche una funzione difensiva, in caso di attacco dal mare dei popoli invasori. Ritroviamo quindi la funzione protettiva di grotte e caverne, le prime utili per trovare riparo dalle intemperie e in cui ripristinare il contatto con la propria intimità e spiritualità. Le seconde come nascondiglio e rifugio.
Il ventre della madre resta come simbolo del cantuccio a riparo della sofferenza. Slitta nel tempo e permane pur variando in relazione all'immagine archetipica.
La sacralità della madre è celebrata attraverso la natura in Età Romantica e viene riproposta attraverso lo studio camera del poeta. Qui costui si separa dal mondo fenomenico per ritrovare la propria intimità con lo spirito della Natura. La finestra che bucava le mura della camera di Leopardi, proiettava il poeta verso il firmamento che porta rappresentato l'alfabeto espressivo animico ed emozionale dell'uomo. In cielo si ritrova tutto ciò che la terra riflette e la falce di luna altro non è che il ventre rigonfio della Vergine offertasi in sacrificio nei riti sacri ancestrali, per assicurare a tutti noi in una linea di discendenza infinita la vita in questa vita. Il cielo è dono continuo e luogo in cui si risolve ogni dolore scaturito dal corpo in abbandono alla morte, durante ogni sacrificio. Le stelle sono le gocce di latte primordiale o gli occhi degli antenati che ci proteggono da lontano, congiungendo sottoforma di immagini allegoriche l'Alfa all'Omega. È feconda l'anima che si mostra capace di sortire secondo gli antichi schemi immaginifici quelle corrispondenze a cui ci invita la composizione del Creato e della Natura tutta. In essa si configurano su un piano materico le idee archetipiche generate in Alto.
Quanto detto nell'immediato ci viene trasferito attraverso l'immagine delle antiche vergini già dall'età classica raffigurate col ventre rigonfio. La vergine è promessa di floridezza. È la donna madre in divenire. La sposa sacra del cielo che durante i riti sacrificali ascende a Venere, abbandonando il corpo e divenendo anima protettrice per tutte le generazioni a seguire qui sulla terra.
Questa immagine viene trasferita nell'iconografia mariana primitiva e da qui nelle epoche successive, attraverso gli abiti stile impero cuciti per le gestanti nel Medioevo e oltre. Nell'Ottocento la Madonna si ripresenta a Lourdes con una veste stile impero a sottolineare la protezione del suo mantello divino partendo dalla sacralità della terra, ben evocata dalla grotta ventrale. La falce di luna rigonfia si connota quindi di ulteriori significati, introducendoci a una fertilità di tipo spirituale, affidata al cielo.

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[10:39, 9/6/2023] Sicoli Ippolita: La luna e il mondo, associazioni senza tempo

Associamo la luna quale misuratore del tempo ritualistico, al Kaos primordiale. La luna è legata all'acqua per il fenomeno delle maree, e alla luce fredda dell'oltretomba. Nonostante questi riferimenti più che giusti, dobbiamo altresì considerare che la luna obbedisce a un ordine che emerge dalla sua forma perfettamente sferica. È un globo perfetto, più di quanto non lo sia la terra. Conserva la sua luminosità rotonda anche quando è presente come spicchio o falce. La luna nera è il ritorno all'implosione e all'uscita dal Cosmo. La sua rotondità esprime il volto perfetto e la pienezza della donna nella condizione di gravidanza. "Gravidanza" da "grave: pesante" lega la donna alla forza di gravità che regola l'andamento delle maree e porta la donna antica a vivere la dimensione della famiglia insieme alle altre donne. È alla base del rapporto sororale che si sviluppava in Cina, al di là di ogni comprensione per noi Occidentale.
La casa è il centro e nella casa tutte le trame dei rapporti sono regolati e tenuti saldamente in vita dalla donna. Il gineceo era l'angolo riservato alla donna greca che lo condivideva con altre donne del suo ceppo parentale ma non solo. Nella Grecia arcaica era la parte più buia della casa, e in quanto tale richiamava la configurazione della tana o grotta.
La forza di gravità è accentratrice tramite la forza centripeta a cui si contrappone la forza centrifuga. La bellezza della donna anticamente era collegata alla capacità di saper monopolizzare sguardo e attenzione. La divinità della donna era in relazione alla luminosità della luna che conserva fascino e mistero. Solo in talune civiltà come ad esempio in quella celtica, il sole è legato alla divinità femminile, altrimenti per lo sparpagliamento dei raggi che impone un senso di dominio, è associato all'uomo.
La rotondità della luna si riflette nella rotondità del mondo in dialetto meridionale "munno o munn". Questa espressione si ritrova anche nell'antica voce indoeuropea da cui "Menes" l'antico etimo che designava la luna in Grecia. Moon ( luna in inglese) e Menes sono in stretto rapporto etimologico e in entrambi trova posto la definizione di Luna in relazione alla misurazione del tempo. È interessante questo concetto perché si lega a quello di ordine. Quanto è misurabile ha in sé una definizione di ordine che lo rende pulito. Mondo: (pulito) e Menes (misura) sono quindi tra loro collegati e ciò ci porta a trarre conseguenze importanti sull'opposto, il Kaos che si presenta sporco perché senza equilibri e non governato dall'interno. Da questa catena di concetti ricaviamo l'antica concezione del tempo inteso ad anello e determinato da una chiara e limpida successione di momenti in base alla quale si stabilisce il prima e il dopo. Gli antichi orologi e quelli tutt'oggi considerati classici conservano nella rotazione delle lancette la precisa scansione del tempo anulare. I nuovi orologi invece, riportano solo i numeri e slegano il presente da tutto il resto. Quanto detto spiega il motivo per cui per gli antichi guardare la luna significava riportare a sé stessi cicli di epoche remote dei quali si sentivano parte. Nella luna ogni passaggio non è mai superato, è parte della contemplazione emozionale spirituale che rende l'uomo profondo nell'anima.

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[18:28, 9/6/2023] Sicoli Ippolita: La luna da archetipo a dea

La gobba della luna calante indica la discesa verso la fine di quest'avventura terrena. Alla gobba della luna corrisponde la gobba della vecchiaia che avanza non solo per le donne. La luna infatti, è stato il primo strumento della misurazione del tempo e aveva lo sguardo puntato su ogni creatura abitasse e popolasse la terra. Non c'è elemento del nostro pianeta che ad essa non faccia riferimento, pietre e rocce incluse che per gli antichi delle primitive civiltà erano di provenienza lunare anche e non solo per il colore bianco e grigio.
Da sempre l'uomo sa che la luna è disabitata e non potrebbe essere altrimenti perché troppo impegnata sarebbe per farsi guardare e per orientare la vita sulla terra. La luna è sola ed è la patria della solitudine. Diviene così chimera o sogno per chi non si sente di questa realtà. Essendo di tutto e di tutti è in relazione con la Madre, divenendo quindi riferimento simbolico della Madonna gestante che ha visto trasferire su di sé la luce divina.
Alla falce di luna con la gobba a Levante si contrappone la gobba della fertilità che ruba le fanciulle all'infanzia. Questa luna è pertanto simbolo di vita e di evoluzione, al contrario dell'altra che indica il declino verso la morte. È codesta la falce della mietitura che compare come simbolo della Morte. Il grano è la vita al suo massimo splendore, che si appresta ad essere mietuta. La sua fine però non è definitiva perché esso come pianta si protrarrà nella specie. La falce di luna obbedisce quindi al Fato che attraverso il Verbo ha dato luogo di esistere alle specie viventi, inclinando e ciascuna verso il proprio fine, partendo dall'interno a cui corrisponde la vigilanza materna della luna nera.
Possiamo attraverso questo ultimo passaggio cogliere una relazione profonda tra la luna invisibile corrispondente alla donna in fase mestruale e l'ABC della Creazione in cui ogni cosa congiuntamente al suo Creatore è stata creata dall'interno. È la luna nuova, presente ma invisibile che esprime la creatività fertile della donna nell'arte e nella poesia. È la luna della spiritualità che ha bisogno di rivelarsi attraverso l'Arte ed è pertanto anche degli artisti maschi dal profondo richiamo intuitivo ed emozionale.
La luna piena è sorella e madre e al di là del discorso del fato e della specie, inclina l'espressività del poeta e dell'artista che la gusta e la onora con lo sguardo. È la madre della devozione naturale che tiene insieme tutti i tasselli del Creato, investendoli dell'armonia perduta. L'ateo Leopardi pregno di una forte sensibilità spirituale a lei si rivolge, esplorando con la sua luce sé stesso.
È la dama degli archetipi, lo spettro delle relazioni invisibili che a pochi, in base al grado di sensibilità di ciascuno, è dato cogliere. Proprio in quanto immagine primordiale è presente inaspettatamente nel Rinascimento che si confronta con la sensibilità della filosofia neoplatonica. La luna è l'idea perduta che sta all'ingegnoso pittore ritrovare scortato dai prodi argonauti per mare. Abbiamo visto come il Gotico (Art Got) possa richiamarsi già nell'etimo agli Argonauti, preparando all'avvento dell'Accademia Neoplatonica fondata dal filosofo Marsilio Ficino. Prima che Dea la luna è contemplata come idea che forgia i sentimenti più nobili della terra. È l'astro che riflette la luce del sole trasmutandola da oro in argento e illumina le strade della spiritualità. La luna è la valle dell'ombra a cui l'iniziato accede scortato dalla sua immagine presente nello spirito. È la cattedrale gotica che lascia filtrare la luce di Dio, il sole, falsandola perché possa in ciascun credente trovare la giusta espressione. In questo la cattedrale gotica diviene rappresentazione spirituale dell'atto d'amore tra uomo e donna, entrambi consapevoli di dare e creare donandosi vicendevolmente.

[18:33, 9/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/Qv2iSv4BTqSCW3ga7

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[19:17, 9/6/2023] Sicoli Ippolita: Dalla Luna alle stelle. Il firmamento negli esordi dell'Uomo

Gli alberi nudi e contorti nelle fredde notti di luna piena tracciano i contorni di una composita immagine archetipica. Questa costruisce una struttura emozionale che trova riscontro negli alberi come sculture di pietra lunare. Era opinione antica, che la terra fosse figlia della luna e ciò spiegava l'attrazione magnetica della luna esercitata su tutto il nostro pianeta e resa evidente dal fenomeno delle maree. L'Astrofisica attuale è intervenuta su questo tema, ipotizzando che la luna si sia formata a seguito dell'impatto tra il nostro pianeta e un altro corpo celeste sopraggiunto a velocità sostenuta. A seguito dell'impatto violento una buona parte della Terra si sarebbe staccata e avrebbe preso a girare attorno al pianeta madre organizzandosi e assumendo nel tempo forma rotonda. Così sarebbe nata la Luna costituita di rocce e metalli che sono presenti all'interno della nostra Terra. All'origine c'era la terra, poi si è formata la luna da una parte terrestre e una parte del pianeta d'impatto. È una teoria questa, che se accreditata, giustifica la relazione terra luna, ribaltando i ruoli delle due parti proprie della teoria che ha un unico ma importante valore sentimentale, elaborata in età arcaica.
Ogni astro è un volto che ci guarda e suggerisce qualcosa. Gli antichi dei erano i pianeti perché dell'uomo evoluto rispetto a quello primitivo è l'associazione sfera volto.
Ogni pianeta visibile e riconoscibile a occhio nudo è un volto perché ogni volto esprime la separazione dell'individuo come identità distinta dal tutto. È interessante questo passaggio perché esprime e spiega l'evoluzione del pensiero dell'uomo a partire dalla concezione del tempo trasfusa e materializzata proprio attraverso la presa di coscienza dell'identità che separa l'individuo dal tutto. È quanto viene espresso molto bene attraverso l'Episodio nella Caduta nel tempo e nello spazio alla periferia di Dio che ha per Ebrei e Cristiani come protagonisti Adamo ed Eva.
Guardare all'insù il firmamento notturno significa proprio perdersi lungo svariati percorsi che ci riportano indietro di ere, nel tempo. Significa guardare dentro noi stessi e riscoprire il cammino fatto dall'uomo a partire dai primordi della placenta universale. Se i pianeti suggeriscono per la forma rotonda ben definita, ciascuno un volto, le stelle con i filamenti di oro descrivono le prime trame di racconti. Sono l'incipit della tessitura dei Miti. I fasci di raggi siderali hanno ispirato le prime forme di tessitura affidando alle abili mani di donna l'incrocio prezioso di quanto è proprio della magia delle stelle a quanto è proprio della presenza della luna che incoraggia e segue la crescita delle piante da cui trarre i fili necessari. Le orlature e le filature in oro intrecciate alla stoffa ci parlano proprio di questo antico legame tra stelle e luna rintracciabile nella cosiddetta Mezzaluna Fertile, ossia l'Antica Mesopotamia, e anche nel vicino Egitto.

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[09:11, 10/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/Z5aAk3faUiVJuEfP9


[10:52, 10/6/2023] Sicoli Ippolita: Monna Lisa, varcando la soglia della luna

A rendere la luna un volto, contribuiscono i crateri e le macchie scuri. "Volto": volgersi verso e il verso a cui il volto si rivolge è quello della luce. Guardare l'altro significa orientare e condividere con l'altro la propria luce. Per gli esseri speciali questo equivale ad accendere l'illuminazione come opera di servizio. Anche gli animali guardano e si fanno guardare ma loro sono un tutt'uno con la coscienza, pertanto per gli animali usiamo l'espressione Faccia e non Volto. Esistono a proposito di questo, diversi livelli di sentire e sentire significa appartenere. Negli animali l'appartenenza alla specie che riflettono singolarmente, rappresenta il legame con l'origine. Discorso diverso per gli esseri umani per i quali al pensiero è affidato il libero arbitrio che sottrae all'inclinazione del fato che agisce all'interno della specie.
Il volto è di per sé percorso da ombre che, intese come turbamento, sta all'amore risolvere e cancellare. La luna nella sua austera solitudine resa anche dalla maculazione del volto, esprime la necessità dell'amore quale principio individuale e universale.
Ritornando al discorso della luna come idea archetipica, questa la ritroviamo in relazione alla donna nella parola "Monna" abbreviazione di "Madonna" nel Rinascimento. È questo un ulteriore passaggio che relaziona la gentildonna alla luna secondo la derivazione da Menes. Altresì riconduce la Luna Menes a Mondo, legando la madonna Monna ad entrambi. È un suggerimento questo indotto dall'opera di Leonardo, la Gioconda. A prescindere che si tratti o no del ritratto dell'artista, che in questo caso conterrebbe riferimenti marcati al tema dell'Androgino sostenuto dal Neoplatonismo, Monna Lisa ci induce a considerazioni importanti. Il volto tondo e aperto alla chiarezza suggerisce un volto di luna piena. Lo sguardo sfuggente rileva la condizione enigmatica della donna in relazione alla luna e al tempo. È indecifrabile, ma polarizza, elevandoci da un piano materico a quello spirituale. È l'ascesa al trono del cielo a cui invita il ritratto, partendo dal ricongiungimento col Sé.
Nessuno è capace di amare a fondo come l'uomo che ha a cuore l'elevazione al suo sé spirituale. È questo l'invito sfuggente che ci porge lo sguardo della Gioconda, colei che vive in una condizione di grazia e che attraverso i labirinti interiori vuole all'uomo suggerire i percorsi per raggiungerla. È quanto il Gotico come ordine architettonico intende operare, ponendo la donna quale elemento contrapposto capace di riflettere la luce del sole Dio. Solo tramite il confronto con l'opposto possiamo ascendere alla condizione di centralità in Dio che è condizione di grazia secondo la Chiesa, di felicità secondo la spiritualità universale iniziatica. Ecco pertanto il valore iniziatico del Gotico e il valore alchemico dell'argento associato ad Argo e al Gotico, indispensabile alla purificazione preliminare al ricongiungimento col Sé.
Il nome Gioconda riferisce allo stato di grazia, principio della Chiesa marcatamente presente nel Medioevo e nel Rinascimento, altresì alla felicità diversa dalla prosastica e profana gioia. La felicità è il risultato di un processo interiore che riporta alla centralità nell'origine, e quindi in Dio.

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[09:36, 11/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/o7Pi9GhsmN8K8PvBA


[11:07, 11/6/2023] Sicoli Ippolita: Leonardo, le ombre e i segreti del mondo

Il volto è la luna con le sue ombre. La Gioconda esprime molto bene l'enigmaticita' dell'animo umano legata all'ombra. L'ombra indica la caduta nel tempo e si regola sulla base dell'orientamento della luce e della sua efficacia. Nella centralità in Dio non può esserci ombra e la luna rappresenta proprio l'accesso dell'uomo alle sfere celesti più basse e relative alla sua caduta temporale.
Leonardo scienziato si interessava a questi contenuti e al gioco delle ombre rappresentate in Geologia dalla presenza dei fossili. Nichi lui li chiamava, riportando così l'uomo a un tempo di cui non vi è più traccia. La sensibilità di Leonardo verso il tema delle scoperte non può ignorare il tema del tempo in rapporto all'ombra che è concepita come memoria che soggiace a strati di esistenze, attraverso i quale conseguire la verità. L'ombra suscita quella condizione di trasalimento indispensabile alla riappropriazione del Sé. Un tema questo sollevato proprio dalla nuova corrente neoplatonica che lega le idee iperuraniche alla consistenza delle cose svincolata e per nulla influenzata dalla spazio tempo.
Noi siamo in una trama di rapporti che attraversa il mare tempestoso dei nessi spazio temporali, e sta a noi tra queste variabili cogliere gli incontri che aprono ai nostri scenari interiori. Su tali prospettive comprendiamo l'interesse per le stelle in Età Rinascimentale. Esse in un sistema di pianeti fluttuanti, indicano e suggeriscono i cardini fissi e accendono i riflettori sulla ricerca ermetica del Seicento orientata verso la sostanza della lucentezza di contro al brillio profano di un'aristocrazia dittatoriale e fortemente collusa col potere ecclesiastico.
L'illuminazione parte dalle regioni nascoste e il famoso neo segnato sul volto dalle dame in prossimità del belletto suggerisce la via magica attraverso cui uscire dalla distrazione materica. Nella società vanesia seicentesca sorgono segnali che sta all'uomo interessato alla profondità scorgere e interpretare costruttivamente.
Leonardo ricerca la purezza nel volto e l'ombra è parte di questa purezza la cui enigmaticità è la porta attraverso cui l'uomo ascende a sé stesso. Nella Gioconda le ombre che contornano gli occhi, la fronte alta e spaziosa, il sorriso accennato sono riferimenti che suggeriscono la via in salita a cui corrisponde la discesa in sé stessi. La fronte aperta è lo spazio dell'intelligenza dell'uomo rinascimentale. È il luogo della Scienza che guida la ricerca e conduce alle scoperte che sono conquiste fondamentali. La Scienza è un tutt'uno con la ricerca della Verità nel Rinascimento e questo spiega la straordinaria poliedricità del genio Leonardo.
Alla base c'è un forte slancio per il mondo delle origini e della femminilità che attraverso la Luna e le sue ripercussioni gravitazionali sulla Terra spinge Leonardo a interessarsi dell'acqua e a trarre interessanti scoperte scientifiche a proposito di questo tema.

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[18:19, 11/6/2023] Sicoli Ippolita: La nicchia e l'ascesa spirituale dell'uomo. Dal Romanico al Gotico

I nichi o nicchi sono le cavità dei fossili. Il termine usato nel Rinascimento e a cui fa riferimento proprio Leonardo ci riconduce alla parola "nicchia" e poi, vedremo per quali percorsi, alla parola Nike, vittoria in greco antico.
La nicchia è una piccola cavità che all'interno di una casa o di un edificio sacro agevola la comunicazione con gli spiriti o le figure sacre. Nella nicchia ritroviamo il riferimento alla radice Krn che riscontriamo in Corno, Cuore e Caverna. Nell'inglese Corner: angolo. È un luogo ristretto e come tale si verifica il rimbalzo dell'energia spirituale che ne risulta rafforzata. Più la devozione è forte, più questo effetto ne risulta potenziato. Su questo stesso principio si basa il prodigio determinato da Gesù nel sepolcro a cui consegue la Resurrezione del Cristo.
Per quanto riguarda Atena, la dea delle strategie militari, la ritroviamo raffigurata come alata nell'appunto Atena alata o Nike, la dea della vittoria. Le ali della dea indicano lo stretto contatto con l'apice dell'Olimpo occupato da Zeus dalla testa del quale ebbe origine Atena. Le ali indicano uno stacco tra il mondo visibile e quello ultrasensibile che riguarda il lato nascosto delle divinità. Le ali compongono un cuore o una sorta di copertura, rappresentando la nicchia sotto la quale è raccolto il mondo. Quanto è in alto sovrasta e protegge e le ali di piume sono quanto di più vicino alle nubi che avvolgono la sommità della residenza degli dei, costituendo un sipario tra le attività conosciute dal mondo e che gli dei riflettono, e i grandi misteri di cui sono padroni e sui quali riflettono i filosofi greci.
Le ali costituiscono quindi una nicchia e una costruzione verticistica che ricorda il campanile delle chiese. Il torace della divinità è il tempio sacro in cui si trova alimentato l'altare col fuoco inestinguibile. La vittoria è il trionfo dell'uomo innanzitutto su sé stesso. Il vero eroe è colui che vince i propri aspetti ctoni e profani e in virtù di questa vittoria ascende a Dio. L'altro diviene in tale ottica la proiezione dei propri lati che vanno smussati e ciò pone in relazione la nicchia o tempietto sacro con la pietra sgrossata divenuta testata d'angolo. Questo concetto trova il suo corrispettivo plastico nel tempietto di Atena Nike. Il tempietto consta di quattro colonne frontali e di altrettante quattro nella parte retrostante. Il quattro indica la configurazione della terra in rapporto al sole. Esprime i contrasti del quadrato di contro al cerchio in cui la luce si irradia uniformemente. Il quattro è il numero del Creato distaccato dal suo Principio. La nicchia è il canale attraverso cui l'uomo ritrova la sede della sua centralità che è Dio.
Su questi principi viene edificata la cupola absidale che culmina con l'occhio solare da cui si cala la luce di Dio. E su questi presupposti il Gotico interviene nel creare canali di collegamento tra l'uomo e Dio attraverso proprio l'alleggerimento dei pilastri di sostegno e dell'impalcatura. Già nell'architettura paleocristiana e bizantina si aveva l'illusione della smaterializzazione degli spazi interni grazie alla dispersione causata dalla diffusione all'interno della luce. Il Gotico che attinge dagli elementi ebraici e mediorientali reintroduce in forma nuova e più elaborata sui suddetti principi intervenendo però su colonne, archi e volte. Lo spazio viene cesellato in più ambienti percorsi da fasci di luce che vengono rimbalzati e riflessi falsando la dimensione degli spazi, grazie alla riproposizione delle vetrate che contribuiscono a creare nuove sorgenti luminose e nuovi effetti di luce. È così che interviene sulla trasmutazione dei fedeli, mettendo in relazione i principi sapienziali alchemici con la resa architettonica. Le persone all'interno degli edifici gotici assurgono a spettri attraversati dalla luce. Colpiti dall'effetto di evanescenza, si staccano dalla solidità fisico materiale.
Nelle fabbriche romaniche l'effetto da produrre era un altro. Il vuoto interno risucchiava attraverso l'imponenza della pietra il fedele che tramite il rito religioso subiva una trasformazione. Ci si calava nell'oscurità e dall'oscurità si risorgeva nella luce esterna, frastornante. All'interno delle chiese si veniva inghiottiti da una esperienza di ritorno intrauterino fino alla regione absidale da cui si tornava indietro, a conclusione dell'Eucarestia. Si entrava ombre e si usciva spettri di luce, completamente sfolgoranti dalla trasformazione vissuta. Attraverso modalità e vie diverse, sia il Romanico che il Gotico descrivono il bisogno dell'uomo di ricongiungersi a Dio. Il Romanico ponendo al centro la funzione rituale, il Gotico invece, agendo a più livelli sulle dimensioni spirituali dell'uomo. Ciò reso possibile dagli studi architettonici più maturi ottenuti dal ricongiungimento alla tradizione magico sapienziale più remota.

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[09:30, 12/6/2023] Sicoli Ippolita: Dalla luna al sole. Accenni sul Cubismo nel Relativismo del Novecento

Nel Novecento alla luna si sostituiscono le stelle. Prevalentemente è così. Resta il.discorso della luna legato alle rivisitazioni della donna come nella pittura di Mucha e in rapporto al Romanticismo intimo che ancora riconosciamo nella pittura di Chagall. La visione del mondo viene filtrata da Magritte che rivede la luna il corrispettivo temporale dell'uomo sognatore.
Essere visti e scrutare in profondità è a questo che sembra richiamare la luna nel Novecento, suggerendo il balzo nell'introspezione. Le stelle che rilucono sono l'indizio attraverso cui scendere sotto il tetto del mare e riabbracciare l'origine sempre più violentata dalla nuova corrente relativistica. La luna resta lì come parametro di riferimento mentre il sole e le stelle mostrano una realtà frazionata nelle sue sembianze.
È della luna resuscitare la dimensione degli angoli, riportando alla luce spazi segreti filtrati dal suo cono bianco. Il cono di luce e gli angoli smaltati di bianco recuperano la poesia che è propria delle notti invernali in cui tutto profuma di un candore solido quanto sognante. È l'aspetto della realtà che ricongiunge alla dimensione di una lirica intimità a cui ritorniamo purificandoci. È qui che la luna trova il suo corrispettivo nell'immaginario che la avvicina alla neve e all'ostia, mettendo in risalto la necessità della purificazione prima del salto attraverso un crescendo sempre più elevato.
La luna, la neve sono il racconto per successione temporale di un paesaggio che necessita di riscrivere la sua storia. La luna richiama lontananze perdute che si fanno presenti attraverso il cielo stellato nelle fredde notti innevate.
Altro è l'effetto prodotto dalla luce solare. La segmentazione del mondo mantenuto in piedi da un sogno collettivo in cui solo i più sensibili si riconoscono, è dato dal gioco tagliente dei raggi che cospargono la realtà allontanandola dal reale. È del Novecento la disputa mai risolta tra ciò che è vero e ciò che è reale. Reale è cogliere la definizione che i raggi solari conferiscono alle figure, ritagliandole nel loro volume. Il Cubismo riflette questo processo lasciando che il calore effuso dai raggi solari sortisca come risultato una realtà al contrario fredda e scollegata, ricomposta nei suoi pezzi dall'effetto della luce. La geometria accompagna la galoppata tecnologica, preparandoci a un tempo in cui la spiritualità che ritroviamo nel periodo blu di Picasso viene scalzata dalla pittura geometrica o spigolosa. La denuncia contro il Relativismo accende toni di polemica in un'Europa sempre più allusiva e frammentata secondo schemi e modelli in conflitto tra loro.

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[09:00, 13/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/TbKdmmNh3c97wEar9

[09:05, 13/6/2023] Sicoli Ippolita: Il blu di Picasso e la dispersione dell'acqua

Svegliarsi è emergere dalle acque. Il risveglio lascia umidi di acque placide o burrascose. Dove siamo stati dormendo lascia in noi un'impronta che in pochi accarezzano durante il giorno, creando un canale di comunicazione tra le due dimensioni.
L'azzurro e il lilla sono tonalità che per quanto fredde, sono proprie dell'anima. C'è in questo un significato profondo che ci invita a riflettere su varie direzioni. È di fondo l'idea del passaggio che nutre l'anima, portandola ad evolversi continuamente. L'evoluzione dell'anima non va interpretata come quella fisica. L'anima obbedisce a un meccanismo di chiusura e apertura, e tra i due stadi c'è la morte. Questo ha fatto sì che il viola che a differenza degli altri due ha una risonanza molto bassa, fosse il colore attribuito alla morte nel linguaggio sacro. Lo troviamo difatti in Chiesa negli arredi sacri, in occasione della Passione e Morte di Gesù.
Interessante è la tonalità blu che rende Picasso nelle sue opere. È un blu che ricalca la dimensione dell'acqua in relazione alle onde marine. C'è una sacralità nell'acqua a prescindere dal credo individuale. È resa dall'incurvamento delle onde che lui trasferisce nelle forme pittoriche. È nell'abbraccio contenitivo della madre, nel vecchio ingobbito e nelle figure che pur distanti tra loro, riportano impressa la curvatura delle onde sulle spalle o nella posizione del collo. Picasso apre ricorrendo al linguaggio figurativo che gli è proprio, nuovi scenari sul modo di intendere e vivere il legame col mare, uscendo dalle attribuzioni più consuete e tradizionalmente conosciute. Ci presenta un legame con l'acqua che riconduce all'inerzia dell'uomo che purtuttavia la trascina in sé attraverso gli atteggiamenti assunti che dall'interno guidano la forma. È l'acqua che scoordina e non avvicina. È l'acqua del diluvio che con la sua forza piega e lascia ciascuno nel confronto con l'esperienza vissuta avvinto o fiaccato. Nelle figure materne le curve sottolineano la ricerca di una comprensione nella ricerca di un senso che giustifichi l'esistenza. Comprensione e compassione che legano la madre a un viscerale destino che nel presente si rende incomprensibile. È l'inaugurazione di un mondo truce che travolge e sconvolge e che lascia ognuno nella propria esperienza intraducibile e inesprimibile. Ogni soggetto è un caso unico che non sempre trova comprensione nello sguardo dell'altro. Il maestro Picasso rappresenta così la solitudine e l'individualismo della nuova epoca e inculca il bisogno quindi di un alfabeto nuovo che sappia tradurre ed esprimere la nuova condizione dell'uomo, generalizzata eppure vissuta da individuo per individuo, secondo accenti e colori diversi.

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[11:04, 13/6/2023] Sicoli Ippolita: Il brutto come bello nell'uomo moderno

Spesso proprio nella bruttezza di annida la bellezza. Strano a dirsi e ancor più lo è pensarlo se non ci si riporta lontano dall'imprinting del gusto che oggi e in ogni epoca l'uomo ha fortemente subito. L'inclinazione al bello e la sua assolutizzazione sono derivazioni consequenziali alla cultura propinata in un determinato momento storico. Di una cultura che viene manipolata e quindi imposta dal pensiero dominante. L'uomo ha sempre vissuto col proprio ambiente un rapporto conflittuale, se per ambiente si ritiene dover considerare il nucleo comunitario in cui si è formato. La bruttezza purtuttavia in passato designava la rozzezza di una persona. Ciò in quelle realtà culturali in cui il modello era l'esaltazione della nobiltà attraverso un certo gusto sconfinato poi nel manierismo. Certo anche qui, occorre distinguere cosa s'intende per nobiltà d'animo e comunque la bruttezza in tempi arcaici designava gli aspetti selvaggi dell'individuo, che i primi esempi di evoluta civiltà hanno cercato di superare. La mano, gli arti sono stati la guida alla crescita del cervello e non dobbiamo pensare sia avvenuto il contrario. Ragion per cui gli orchi ai quali vengono attribuite caratteristiche primitive sono abili nell'uso rozzo di arti e mani. Sono esseri cavernicoli che forse hanno seguito una linea evoluzionistica diversa dall'uomo comune.
Il richiamo alla bruttezza vista come primitivita' nascosta fiorisce nell'Ottocento a seguito delle scoperte darwiniane. L'uomo è chiamato a confrontarsi con aspetti del suo io che sono remoti e che solo in alcuni e sporadici casi sono ancora intuibili. L'emancipazione sociale legata alla Prima Rivoluzione Industriale affina e comporta numerose reazioni. Il brutto associato all'invisibile quale luce nascosta che alberga nell'animo umano affascina e afferma una sua forma di bellezza opposta a quella del cielo, luminosa e spirituale.
Anche il brutto ha una sua spiritualità che è propria degli albori della storia umana. Il brutto come bello si affermerà per altre vie agli esordi del Novecento calcando su quanto non viene riflesso dallo specchio e che è proprio dell'inconscio. Le teorie junghiane porteranno a un netto divisorio tra chi non riporta al piano della coscienza i suoi recessi nascosti e chi invece riesce a compiere in sé stesso quest'operazione, e su questa netta linea di demarcazione insisteranno le varie correnti letterarie e artistiche.

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[14:16, 13/6/2023] Sicoli Ippolita: Picasso, il periodo rosa e il ruolo delle maschere nella ridefinizione dell'uomo

Il Novecento apre alle nuove forme dell'esotismo artistico. Il periodo rosa di Picasso alza un nuovo sipario in luogo di quello vecchio, calato per sempre. È alba e tramonto di qualcosa che aspetta l'occhio umano per essere definito. Cosa può significare in un epoca di nuovo contrasti e che scalcia contro gli antichi regimi di pensiero, l'espressione "definire il mondo?"
Ci si rende conto subito dell'impotenza del pensiero e degli antichi sistemi filosofici inefficaci a stabilire nuovi metodi d'indagine. L'intelletto registra il fallimento della nuova epoca che va piano piano affermandosi come conseguenza cieca del mondo vecchio ridotto in macerie. Le monarchie vanno in crisi dopo l'avanzata della nuova aristocrazia capitalistica che promette un mondo più comodo ma rivolto esclusivamente a chi conduce una vita agiata. Rimangono vive e semmai c'è un'ulteriore recrudescenza, le diseguaglianze sociali. Il chitarrista cieco di Picasso è un dipinto simbolo del periodo di passaggio che in una visione fratturata del mondo espande gli orizzonti, fino a includere popoli più lontani. Questi non sono considerati più soltanto nell'ottica di un discorso di studi, ma vengono rivalutati nella loro spiritualità che versa ulteriori ombre preoccupanti sulla direzione verso cui procede il Novecento.
La povertà è povertà ovunque, seppur con colori e tonalità diversi. La povertà cancella le sfumature del cielo e le sue stelle, lasciando un tiepido rosa che si fa di preambolo al Cubismo. I rapporti slegati tra le persone aumentano le distanze interpersonali e la curva delle onde viene sostituita da tagli spigolosi che deformano e suggeriscono l'immagine dello specchio infranto. Anche le maschere depongono il loro significato e diventano sagome umane che s'incontrano nella profanità dell'esistenza, accompagnando l'uomo nei suoi percorsi privi di meta. È l'immagine slegata da tutto e spersonalizzata che induce a una nuova riformulazione del teatro e del suo ruolo. Sarà di cura al nuovo malessere che porterà nomi come Artaud a condurre una vera e propria battaglia tramite il teatro, contro il male di vivere e il disagio mentale.

[14:20, 13/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/ZmSqedA27SKTD2U28

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[21:15, 13/6/2023] Sicoli Ippolita: L'evoluzione della donna nelle sorti economico sociali del Novecento

Se inizialmente il gusto esotico ha un'impronta aristocratica, i nuovi scenari nel Novecento conferiscono una svolta ai rapporti tra l'Occidente e i Paesi più lontani. L'Età Vittoriana che si trascina in quella Edoardiana attribuisce all'esotismo un carattere aristocratico, dai toni imperialistici. Fragranze nuove dalle tonalità aromatiche e legnose, cuscini damascati e acconciature elaborate, sorrette da spille prorompenti orientano la donna verso il recupero di una sacra femminilità avvalorata dalle sensazionali scoperte archeologiche. La ricerca del remoto passa attraverso una sorta di divinizzazione del soggetto femminile che, nonostante la sua riqualificazione secondo modelli estetici grandiosi, è ritenuta depositaria del grande compito di rendersi degna madre. La nuova società incombente che richiede sempre più manodopera femminile da impiegare nelle fabbriche, porta la donna a slegarsi dalla dimensione della casa. La grigia realtà operaia la spinge a intraprendere nuovi sogni che si traducono nel desiderio del distacco da una formazione di soli obblighi e doveri. Lo stile impero degli abiti ritorna a ricordare alla donna il suo ruolo di madre, ai vertici della società una garanzia per dare vita a un seguito. Garantire una buona discendenza al nome della famiglia non è più solo la prerogativa dei ceti aristocratici, ma anche di quella borghesia capitalistica che vuole porre le basi a una nuova dinastia moderna e imprenditoriale.
I beni acquisiti per eredità non contemplano più solo ville e poderi, come era stato per secoli. S'incomincia a parlare di successione di attività da destinare ai nuovi rami generazionali. I banchieri tra finanziamenti e depositi si arricchiscono, ponendo le basi alle nuove classi dirigenziali spesso costituite da vecchie famiglie aristocratiche convertitesi ai nuovi modelli economici. Pavoni, fagiani... Trovano posto nelle nuove forge di alta gioielleria, marchiando lo stile delle donne di alta società, non più solo principesse o marchesi. La vanità femminile passa anche attraverso le applicazioni di piume di pavone e di struzzo con cui le donne di primo Novecento si pavoneggiano ai balli.
La Grande Esposizione Universale di Parigi fa da spartiacque tra il mondo di ieri e la seducente modernità, aprendo gli occhi a tutti, anche ai nostalgici fuori epoca, su di un mondo in rapida quanto inconsapevole evoluzione.

[21:17, 13/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/ZvtCqzHVuaG7FA1a7

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[10:50, 14/6/2023] Sicoli Ippolita: L'esotismo di Picasso. Dal periodo rosa verso il Primitivismo

Dall'India, l'imperialismo si rivolge all'Africa. L'interesse verso questo continente, già stimolato dagli studi antropologici ottocenteschi, cresce a mano a mano che il divario tra la primordialita' e le nuove scoperte tecnologiche aumenta. Il Sud del mondo è visto come terra di confronto affinché si faccia strada una nuova coscienza all'interno dell'individuo. Si tratta di una prima forma di recupero su cui l'uomo deve intrattenersi e a cui le nuove correnti pittoriche di contro al Futurismo guardano.
Abbiamo visto in Picasso il passaggio dal blu delle curve a una pittura incentrata sui toni rosa che sembrano conferire alle figure una luminosità e una parvenza di serenità. È il risveglio nella luce del mondo che soffice sembra enucleare un amalgama in cui ognuno recita la propria parte. Si tratta di un clima illusorio ma indispensabile all'attività di Picasso incentrata sulla sperimentazione di nuovi stili.
Le figure in blu ricordano i rovesci di acqua tumultuosa che contrasta con la chiusura nei gesti e atteggiamenti, che conferisce staticità alle forme. Eppure, già nel periodo blu si rintraccia una volontà di rendere la trasparenza di contrasto alla pesantezza delle forme. Durante il periodo rosa le pennellate si fanno più lievi a ricercare un bisogno di tenerezza suscitato implicitamente nelle prime rappresentazioni pittoriche. La trasparenza esprime un bisogno di ricongiungimento con la natura in cui ha sede la vera sacralità. È diversa la posizione di Picasso verso di essa rispetto al Romanticismo in cui c'è un connubio tra l'uomo e l'esterno, ragion per cui la sintonia veniva evidenziata proprio dal richiamo all'eroicita'. In Picasso non c'è l'esigenza di una ricerca mitologica in cui la liricità delle grandi azioni smussi i toni della morte. La Natura impercettibile ma di sfondo alla pittura del periodo rosa è il principio, l'Archè verso cui l'uomo deve ritornare, come via di salvezza. È un indistinto dolce e mai caotico quello del periodo rosa picassiano, nonostante l'affollamento di figure. La statuarieta' delle forme del periodo blu che rievoca Munch nelle linee fluide prepara Picasso all'interesse per le civiltà primordiali e tribali. Le figure umane che intessono un dialogo in "Poveri in riva al mare" rimangono slegate tra loro. Si stagliano oblunghe sulla profondità orizzontale delle acque richiamando le sculture totemiche di determinate civiltà primitive e, seppure con le debite distanze, le Muse di De Chirico. In entrambi i pittori c'è al centro di ciascun racconto la mancata comunicabilità tra gli individui sempre più lontani dall'essere persone e sempre più macchine. Se per De Chirico la soluzione della riabilitazione dell'impronta umana nell'uomo può scaturire dal confronto con il passato archetipico e mitologico, per Picasso molto concreto e meno idealista, la soluzione poggia sul tentativo di stabilire un dialogo comune con le primitive civiltà esistenti e sarà questo il salto che l'artista compirà avvicinandosi al Primitivismo. Il passato non c'è in Picasso che cala le sue figure tutte nel presente. Questo credo sia uno dei caratteri che contraddistinguono l'innovazione e la poliedricità dell'artista. Diversi modi di vivere il presente viaggiano attraverso le sue tele pittoriche. Nel presente si ravvisa il futuro verso cui è orientato l'Occidente, ma nel presente delle comunità tribali africane o anche sudamericane c'è la continuità con un passato ancestrale che non è assolutamente quello dei miti, ma di culture parallele ale mitologiche. A differenza di codeste, le civiltà tribali non lasciano esempi di gesta ma trasferiscono nel presente il tempo originario dell'uomo. È su questo che si fonda il Primitivismo da non confondersi col Dadaismo che guarda più a un sistema di linguaggio che di contenuti.

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[11:02, 15/6/2023] Sicoli Ippolita: Il.periodo rosso e l'interesse di Picasso per le culture primitive

La posizione di Picasso verso l'Ottocento non è di rivalsa ma di superamento. Picasso è un uomo calato nel suo tempo, che s'interroga su quale percorso l'uomo abbia intrapreso. La sua arte esprime uno studio profondo della realtà. Non si propone con i toni della sfida o ponendo risposte risolutive, ma cercando di riferire i traumi della sua società ricorrendo all'arte pittorica. In lui non c'è la volontà di alimentare diatribe. È immediato e sanguigno e sposta il suo interesse sull'analisi di quei popoli che si raccontano nelle epoche, riconfermando sé stessi.
In tale prospettiva emerge il contenuto delle due opere che si fa di respiro vivo attraverso il Cubismo. L'effetto specchio rotto consente ai fruitori di scrutarsi meglio e di vedersi da una prospettiva altra rispetto a quella classica o ordinaria. Le sfaldature dei profili non fanno che confermare la schizofrenia del suo tempo che ha risucchiato l'uomo in un vortice di disarmonie e distruzione. Non è contro la modernità Picasso, bensì contro l'uso deformante e non aggregante della ricchezza che si mostra concentrata sempre più nelle mani di pochi.
C'è la delusione verso la classe borghese che avrebbe portato l'uomo a risolversi in una coscienza superiore, non ricorrendo ad altri, non demandando più a chi è al di sopra, ma semplicemente rispondendo a sé stesso dei propri limiti e delle sue vittorie. Questo non c'è e l'aristocrazia ha rimesso in moto, pur cambiando origine sociale, un meccanismo di produttività e guadagno che pressa i più deboli e divora l'uomo fagocitandolo nel perverso meccanismo di fare e consumare. L'età del consumismo incomincia già sul finire dell'Ottocento, aggredendo il sistema imperialistico che dall'Oriente si trasferisce ed opera nei confini nazionali. Lo sfruttamento della classe operaia non viene messo a tacere dalle leggi dei sindacati troppo deboli per contrastare il nuovo fenomeno socio economico imprenditoriale.
I volti smunti delle donne pongono l'accento sulla sofferenza delle mamme operaie spremute fino all'osso e retribuite con niente.
Non è interessato Picasso a dipingere e a trasferire nella memoria storica la donna faccendiera o meretrice. La sua è un'umanità violentata dal progresso che lo fa desistere dal riconoscersi negli schemi occidentali, portandolo a considerare e a soffermarsi con maturo occhio antropologico su quelle culture fedeli a sé stesse. Da qui il lato immortale delle sue opere che emerge dal periodo rosso in cui l'essenza dell'uomo ormai violentata è visibile e traspare dalle forme totemiche che racchiudono la spiritualità di quei popoli elementari ma nutriti di una anche se feroce spiritualità.

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[12:22, 15/6/2023] Sicoli Ippolita: Picasso e il suo profondo contributo alla spiritualità

Dov'è l'attualità di Picasso?
Pur non avendo preso parte ad alcun movimento di pensiero precostituito, l'artista ci interroga tutt'oggi sul senso dell'uomo e su dove sia nascosta la spiritualità. Al di là di ogni dogmatismo, Picasso vede la spiritualità in ogni forma di primitiva espressione che sganci l'uomo dal suo presente e lo sbilanci verso la verità. Le figure di Picasso sembrano incollate nelle loro rigide apparizioni. Sono lì per iniziarci ad altre prospettive ben lontane dai percorsi elitari si quali immettono le varie scuole di iniziazione esoterica. Sembra quasi di scorgere una toppa al centro di ogni figura umana che emerge dal suo singolare travaglio, una toppa che aspetta la giusta chiave da introdurre per accedere a un mondo universale dove riposa la vera fiamma sacra.
Il periodo rosso indossa la sacralità non di vetusti altari intorno ai quali si riunivano comunità adoranti figure falsificati da un nobile lustro estetico. Bensì di uomini irsuti selvaggi che danzano intorno a un fuoco in una notte da ricercarsi dietro ogni nozione di tempo. La primitivita' è la primordialita' sanguigna e tribale, dei danzatori ignudi e selvatici. La ritroviamo nell'ebbrezza bruciante dei riti arcaici che trasudano dalla culla del Mediterraneo. L'edonismo, la ricerca del piacere fine a sé stesso allontana l'uomo dal Vero e lo orienta verso la falsità di un mondo ovattato, sempre più diviso e crudele.
Da qui l'interesse per il pittore Picasso verso la donna piena che rievoca l'antico immaginario della Grande Dea o Venere panciuta. Il sentimento protettivo e accogliente è già forma di una spiritualità che non si è fatta legge, ma rimane archetipo profondo che va ripristinato in ogni linguaggio. La sacralità prima della religione. E la sacralità necessità di parlare al sangue e non all'intelletto.
Da qui il carattere onnicomprensivo dell'arte picassiana. È pittura, ma nella resa totemica e statuaria delle forme per quanto geometriche appaiano, si ravvisa l'universalità dell'intento espressivo. Pur mantenendo un distacco oggettivo doveroso per lasciare passare la forza carica dei suoi messaggi, Picasso è lungo dal definirsi un ideologo o un artista concettuale. La sua pittura scalda sul piano delle sensazioni immediate che trasmette. È getto diretto che incontra il limite della comunicabilità in una mente troppo rarefatta e snaturalizzata. In questo è fortemente spirituale ma mai religiosa. Nonostante nell'ultimo periodo egli si confronti con la morte, lascia respirare il mistero che all'uomo è dato di essa cogliere attraverso i costumi di un patrimonio collettivo in via di sparizione. Si trasferisce la morte, si riporta agli altri attraverso le cure infuse al moribondo. La si riferisce perché non le si può sfuggire. Gli altari, i culti elaborati tolgono potere, espiantano la morte dal suo trono fatto di ossa e di dura pietra. È lì che va lasciata, come rifugio della vita stanca di lottare. Oltre pende il vuoto materico.

[12:25, 15/6/2023] Sicoli Ippolita: https://images.app.goo.gl/fDxGuS9eoKR5AP9X9

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[10:32, 16/6/2023] Sicoli Ippolita: Il Cubismo. Il senso dell'uomo nella realtà frammentata

È materica l'arte di Picasso, ma non materialistica. I colori intensi spennellano e danno corpo a quelle che potrebbero sembrare solo figure dipinte. C'è purtuttavia nelle forme assemblate del periodo cubista la volontà di creare un accesso nella profondità dell'uomo, smontando pezzo per pezzo il costrutto di forme.
La trasparenza non è evanescenza ma finestra sulla sostanza. È la volontà di richiamare il cielo nell'interiorità dell'uomo e le stelle che delineano il bisogno di artisti e pensatori del Novecento di ascendere a sé stessi per riscrivere il proprio significato sui misteri dell'esistenza. Molte figure del periodo cubista accennano a lati di profondità, mentre la falce di luna che compare non è la semplice virgola messa lì per conferire un aspetto di presenza al cielo. Indica l'assoggettamento delle forme, nonostante l'apparente fissità, al dominio del tempo. E la volontà di raccontare l'esistenza moderna andando ben oltre i suoi incastri ruvidi e rilasciando un profumo di poesia messa in rilievo dall'accenno di strumenti individuabile.
È un mondo che cade a pezzi quello vecchio e quello nuovo ha bisogno di trovare i suoi accordi anche di linee e di angoli. La varietà degli stili non è solo pura ricerca dello stile più convincente. Picasso dentro di sé attraversa svariati mondi e per ciascuno occorre la giusta resa. La disintegrazione del Cosmo in diverse unità delle quali ciascuna fa capo a un proprio discorso, apre a nuove considerazioni che si traducono in un Relativismo che si espande a una velocità sostenuta.
Nulla è più sacro dell'essere e l'essere compare sacro proprio nelle sue discordanze che mettono in evidenza le singole fragilità. Lo specchio compatto obbedisce a una chiara corrispondenza tra il dentro e il fuori ma questa compattezza di lago battuto dalla luce cede per dare spazio alle incongruenze che aprono su altri infiniti modi di concepire e di leggere l'essere.
Le opere di Picasso vanno lette prima che interpretate. Anche i colori si sfaldano contribuendo a scheggiare i contenuti e presentando cosi una nuova lettura della morte che non è nella disgregazione ma nell'incapacità di cogliere l'essere al di là delle singole frammentazioni. Ci si avvicina a una nuova religiosità influenzata dalla Fisica Quantistica che va ben oltre gli assiomi precostituiti, e lo studio antropologico sui costumi dei popoli aiuta Picasso a inquadrarsi nel nuovo mondo moderno, prendendone ragionevolmente le distanze.

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[19:44, 16/6/2023] Sicoli Ippolita: Il boccolo, dalla terra al sole

L'Ottocento definisce il secolo dei capelli a boccoli. Si ricorreva a questa acconciatura già nel Seicento ma con la debita differenza che in questo secolo erano le parrucche ad essere lavorate a boccoli. Il boccolo è una forma di avvitamento delle ciocche dei capelli che vengono così a ritrovarsi compostamente in una forma di tubo. Il boccolo riconduce a una forma di vita infantile e genuina e stimola diverse suggestioni a seconda degli individui e dei momenti storici.
Il boccolo indica la sopraggiunta appartenenza al sole. Suggerisce la rinascita nel nome di esso che però non calpesta quanto attinge dalla terra. I raggi del sole sono gli artigli che prendono e trasferiscono in cielo quanto è proprio della Natura, in uno scambio continuo che gli antichi coglievano ed evidenziavano con l'unione nuziale della divinità Madre con la divinità Padre.
Non c'è spazio che non venga stanato dalla luce e riportato alla ribalta della verità e l'animale che più rappresenta questo percorso di caccia è proprio il ragno. Nonostante sia un animale ctonio, legato alla primordialita' della Natura e alla dea Madre di cui rappresenta gli aspetti più infidi, attraverso il suo cammino sulle sue zampe pelose, il ragno è stato trasferito dalla terra al cielo perché abile cacciatore. Al primo raggio del giorno gli antichi cacciatori del Paleolitico rivolgevano il loro rito propiziatorio al sole e puntando sulla forza dei loro arti, uscivano dalle loro caverne per la battuta quotidiana di caccia.
Il legame tra la donna e il ragno è effettivo e non solo in rapporto alle dee della filatura, Moire o Parche. Il ragno tesse la tela del suo dominio che gestisce e controlla al pari della donna in casa. A differenza dell'uomo che spesso uccide per raptus di gelosia, la donna è la tramatrice di vendetta. Colei che tesse la tela dell'inganno e attende paziente dietro le quinte che la preda caschi.
Il boccolo, richiamandoci ai passaggi illustrati sopra indica il passaggio dallo stadio di purezza come incontaminazione legato alla verginità della Natura, a quello successivo di ordine tracciato dal sole. Oltre a richiamare alla briosa freschezza infantile, diviene espressione di potere e controllo su sé stesse per damigelle o dame compagnia o per quelle domestiche al diretto servizio di dame o signore. Altrimenti suggeriva in maniera velata e graziosa il potere che esercitava la nobile nella sua proprietà ma non solo, in virtù dell'appartenenza alla discendenza dinastica.
Il boccolo indica l'evoluzione del ricciolo impertinente che tanto apprezziamo nei bambini innocenti. È una forma di seduzione che ha radici di purezza e umetta la donna di avvenente maliziosita'.
Il legame con la terra primordiale nella donna viene ingentilito tramite i boccoli che sistemati per bene e sorretti da fermagli e spilloni, infondevano nella donna sentimenti di padronanza di sé stessa e delle situazioni. Li ritroviamo con questo preciso significato nelle acconciature delle donne in preparazione di eventi significativi come ad esempio i grandi balli o cerimonie. Altrimenti nella loro leziosa semplicità, comparivano nella donna approntata per trascorrere una giornata all'aperto, nel bel giardino o in occasione di un pic nic ai bordi del lago.
Nel Seicento la parrucca pone un distanziamento importante al.legame tra la Natura e la donna, che invece viene superato nell'Ottocento romantico. La parrucca esprime autorevolezza al di sopra di ogni criterio di stile o eleganza. È l'insindacabilità della dama che si rende presentabile agli altri nelle sue altisonanti vesti di rappresentanza.

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[21:22, 16/6/2023] Sicoli Ippolita: Dal boccolo alla capigliatura ondulata. Come cambiano la donna e il Cinema nel Secondo Dopoguerra

Il boccolo ci riconduce alla primitiva genuinità. I boccoli incorniciano il visetto dell'adorabile birichina Riccioli D'Oro. Sono della donna bambolina, ben altro dalla donna bambola odierna a proprio uso e consumo.
I bimbi hanno i boccoli, così come gli angeli e gli impertinenti dei classici. Sono l'originalità che prende forma e si rende comunicazione. Il "Boccolo" dalla stessa radice etimologica di "bocca" ci riporta al divismo di celluloide che congiungeva in uno stretto legame di appartenenza il boccolo alle labbra a cuore.
La sfuggenza ridisegna la donna con Marilyn Monroe che nei primi anni Cinquanta rispolvera il boccolo convertendolo in qualcosa di meno costruito e di più sbarazzino. Nel boccolo ricciolo che porterà le attrici di allora a rendersi più avvicinabili alla donna comune. Di mezzo la grande Seconda Guerra in cui la donna ha consolidato il proprio carattere di efficienza al fianco degli uomini, mostrando quella forza costruttiva e pragmatica che fino a qualche decennio prima le era stata ignorata. Non fa più paura la donna dagli anni Cinquanta in poi. A seguito delle figure di perfette donna compagna nella vita e nella morte che, nel bene e nel male, erano state Eva Braun e Claretta Petacci. Queste due protagoniste della dimensione privata e pubblica dei personaggi chiave della Seconda Guerra Mondiale s'imprimono nell'immaginario collettivo portando alla riqualificazione della donna in quei suoi aspetti del tutto inusuali. La donna si riscopre adorabile compagna, vicina di casa dalle mille sorprese. La moglie e la madre esemplari che ritroveremo evidenziate nel passaggio agli anni Settanta nella celebre serie Happy Days e già prima, in "Samantha, vita da strega". Questa nuova immagine femminile risulta protagonista dei primi anni della televisione con i primi serial concepiti per le famiglie, in cui la casalinga non è più come qualche nostalgico conservatore vorrebbe, ossia la pantofolaia scomposta, la massaia utile e produttiva, senza stile. Al pari delle segretarie e delle impiegate centraliniste ma non solo, la donna mostra ponendosi su una linea di continuità con il passato, di essere capace di saper adattare la propria classe con disinvoltura e in qualsiasi circostanza. È la signora di casa e non la massaia contadina. È questa una delle trasformazioni più significative della donna a cui la prima televisione ci vuole educare.
La Marion di Happy Days è colei che prende parte ai discorsi di famiglia, sa valutare le situazioni, dimostra di saper porgere ottimi consigli al marito. È moglie, madre, amica e compagna di vita in un tempo in cui la figura dell'amante scende dal podio dell'alta società per ritrovarsi annidata nell'ombra di una qualsiasi famiglia borghese, complice la ripresa dell'economia a seguito delle grandi guerre che fanno travolto l'Occidente e non solo. Il boccolo rimane a definire l'impertinenza birichina e fanciullesca di bimbe e adolescenti non molto convinte di perdere il posto di piccoline di casa. Nel primo caso "Tre nipoti e un maggiordomo" è un telefilm divertente che sottolinea il boom della ripartenza economica caratterizzato anche dal desiderio diffuso di mettere su famiglia. Di contro, la Jane di Happy Days sottolinea la voglia di crescere delle adolescenti di un'epoca in cui la prima cotta segnava l'inizio di un allontanamento non sempre felice dal proprio nido domestico.

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[22:22, 16/6/2023] Sicoli Ippolita: L'interazione uomo Natura e l'epilogo dell'era televisiva

I boccoli aiutano a mantenere vivo il legame col passato. Ciò è reso possibile attraverso la donna che come archetipo è sganciata da ogni preconfezionata autorità e, in quanto tale, pone il percorso interiore in un rapporto di continuità con il simbolo della chiocciola. Questa è il risveglio dal sonno, l'ombra della vita, necessario per incamminarsi lungo la direttrice della luce, senza rimanerne accecati.
È la scala che si sviluppa dall'interno e partendo dal cuore della donna conduce tutti al tetto del cielo.
Non c'è ambiente della casa che non sia fatto su misura della donna. Il ripostiglio per gli arnesi di falegnameria e idraulica, così come il garage di sola frequentazione degli uomini costituiscono ambienti a parte rispetto alla struttura domestica.
La donna che in vestaglia sale e scende i gradini interni alla casa è l'emblema dei segreti dell'anima della casa che non verranno quasi mai pronunciati neanche a lei stessa e quali lei molto spesso si rende protagonista o intermediaria ignara.
Proprio sull'elemento della continuità tra il passato più remoto e il futuro s'imposta il cinema a episodi o telefilm a partire dagli anni Cinquanta. Si era agli inizi della televisione e forte era l'impronta pedagogica da conferire ai programmi da trasmettere. I personaggi protagonisti crescevano di puntata in puntata seguendo la crescita e la formazione individuale di ogni elemento della famiglia. La moglie madre era l'elemento costante, il focolare domestico accentratore che impediva la dispersione dei soggetti famigliari. La famiglia rimaneva compatta, coesa nonostante le varie vicissitudini. Nel tempo di pensò di abbinare sempre nella stessa serie alla dimensione famigliare quella storico sociale. Nascono così i telefilm "La famiglia nella prateria" e qualche anno dopo "La conquista del West" che mettono in campo varie tematiche, non ultima quella del rapporto uomo Natura dagli equilibri sempre più precari.
La Natura è la costante che attraverso la donna lega l'uomo al mondo. L'impronta civica si fa anche promessa d'impegno morale in una società dopo gli ultimi bagliori della rivoluzione sessantottina, sempre più distaccata e alienata dal presente. La televisione espande i suoi orizzonti e parimenti perde i suoi punti di riferimento. Non è più lei a educare, è semai il canale che, sedotto l'uomo, porta costui a condizionare ogni campo assoggettando e compromettendo ogni strumento a lui utile. Se la televisione è stata lei inizialmente a formarci, oramai si può affermare tranquillamente il contrario. Che siamo noi a orientare e a dirottare lei, favorendone il declino.

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Author: Redazione