La crepa nel bel giardino. La fata e la natura solitaria del Femminile
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La crepa nel bel giardino. La fata e la natura solitaria del Femminile

Amore e Psiche
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La crepa nel bel giardino. La fata e la natura solitaria del Femminile
La crepa nel bel giardino. La fata e la natura solitaria del Femminile

 

I Preraffaelliti si riconducono all'essenza magica della donna, facendo così incontrare la maestà divina con la natura fatata. Questo, lontano dall'accademismo virtuoso e classicista di Raffaello, esimio maestro.

I Preraffaelliti seguono la legge dell'intuizione attraverso la quale si apre la magia. Troveremo spesso tra gli esempi pittorici dei Preraffaelliti raffigurazioni di donne contorniate da fiori, specie rose. La semplicità e la magia sono le porte che iniziano alla Verità in un mondo, quello di fine Ottocento, che si faceva sempre più corrotto e avverso ai pilastri della primordialita'. Falso e confuso. È del Seicento applicare stilemi di superficiale decadimento nei giochi erotici. Dal puerile la magia della maschera risorgerà necessitando di riesumarsi per intero, nel passaggio tragicamente trafitto verso la ricerca del Vero. Inutile non si palesera' mai nulla che avrà tentato con i dovuti sforzi di protendersi verso questa ostica meta. Tutti gli sforzi verranno resi all'uomo e all'Arte come pietre di trionfo per un camminamento di sostanza che guardi al futuro. La sopravvivenza è condizione primaria della donna come esigenza della libertà originaria espressa in potenza creatrice e creativa. La donna sopravvive nelle sue ansie e gioie e dolori, nei turbamenti esistenziali di ogni artista, riproponendosi di continuo sorgente di vita e fonte di esistenza. Sopravvive e si rende eterna quanto magicamente sospesa fra lembi di cielo, e si adopera per donarsi offrendo la vita.

È questo l'ideale di sacralità perpetrato dai racconti magici sulle fate. Occorre slegare la donna dalla contingente sopraffazione delle sue illusioni, slegarla da quanto è effimero e materico per legarla al cielo. Le fate sono ciò che avrà conferma nascendo. Sono il proferito embrionale e ciò che ancora prima gravita tra le stelle. La Psiche è umana, la Fata è entità socchiusa che freme ascosa tra i campi siderali delle distese di prati, all'ombra delle fronde, al fresco delle sorgenti. Le fate sono l'essenza pura del femminile che ha cercato corpo e forme e senza età si sposta tra un corso e l'altro dei canali espressivi narrativi ripresi dal popolo. È leggiadra e umile, di una bellezza semplice come le contadine di un tempo che davano vita ai raccolti.

La fata non cerca i bei giardini coccolati dall'uomo. È forza magnetica del vello che ricopre la terra di cui è luminosa esternazione. Psiche introduce all'uomo che si eleva oltre se stesso, aggiustando e intervenendo su quanto da lui trovato prima di nascere. Apre all'amore come cura esperienziale. La fata no, è richiamo e certezza e finalità come compimento per chi sa udire la sua voce e ravvisare la sua presenza nella spontaneità dell'anima.

 

Ippolita Sicoli
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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