Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
Vet in sanscrito significa testimone. Da questa radice hanno avuto origine termini diversissimi tra loro ma accomunati dallo stesso valore semantico.
Abbiamo visto l'etimologia del vocabolo "antico" e ora analizziamo "vecchio".Tale termine è una derivazione colloquiale del più altero "vetusto". Ciò che è vecchio è testimone di un tempo trascorso e la radice etimologica "vet" presente nei suddetti termini ci lascia comprendere il valore del passato per i nostri predecessori. L'anzianità fino all'Ottocento incluso era un valore all'interno della società capace di personalizzare il tempo sulla base delle radici comuni. Da qui la lettura e l'interpretazione della storia come un volume di contenuti da preservare. Comprendiamo quindi l'alto prestigio di cui gli anziani godevano fino a ieri. Basti pensare al Senato nell'antica Roma oggigiorno banalizzato dai vitalizi.
Per gli antichi romani gli anziani erano coloro che conservavano la memoria della propria nascita collocata nel Sé. Il Sé da cui "seno" era lo spazio collocato tra le due mammelle e al centro del petto. Spesso nelle antiche Maternità vediamo la testa del bambino situata sul cuore o comunque al centro del petto. Il senno era collocato nel corpo, in zona pettorale e accomunava il raziocinio e l'anima saggia, matura al centro dell'interesse delle religioni spirituali indiane e orientali. Nel succitato gesto di affetto materno è raccolto un significato che nel tempo si è perso ma che anticamente aveva un suo riconosciuto valore e pertanto un luogo che è stato poi trasmesso verbalmente e ricorrendo alle immagini. Ogni significato che dà luogo a un valore condiviso ha un suo luogo che lo rende tangibile.
I pensieri, i progetti erano collocati in Dio e vocalmente, secondo il pensiero greco incentrato sul Logos, trasferiti all'esterno. Dio si è fatto Verbo.
Non possiamo concepire e partorire nulla che non abbia in noi una collocazione e la collocazione del pensiero rende l'Io ancorato al Sé. La voce è il tramite del Sé che riesce a traslare all'esterno un suo contenuto completo ma non materico.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.