La Bellezza e il suo sperduto lontano
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La Bellezza e il suo sperduto lontano

Amore e Psiche
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La Bellezza e il suo sperduto lontano
La Bellezza e il suo sperduto lontano

 

La bellezza è un richiamo e il conseguente ritorno al regno perduto. Il castello incantato che ritroviamo nelle fiabe ha questo significato.

Lo splendore che affascina chiunque, assume poi nello specifico meravigliose caratteristiche. Questo fa sì che la bellezza venga concepita come sentimento. In molte culture è così e non ultima in quelle nordiche. Questa impronta che cogliamo al di fuori come traccia di verità, caratterizza i luoghi in cui la cultura, è percepita come tempio sacro. Questo nelle civiltà nordiche e parallelamente in quelle orientali in cui la bellezza è percepita come emanazione diretta che giunge dalle anime travestite da persone. È questo un connotato nobile che lima la personalità e l'aiuta a crescere in quelle aree estremo orientali dove ancora forte è il binomio discepolo maestro e in cui il ruolo di sensale rientra in questo discorso incentrato sul significato vivo di Bellezza.

L'immagine dell'arcobaleno rappresenta su un piano connotativo rispetta alla realtà empirica quanto suggestiona a uno stadio illusorio e ci vorrebbe ricondurci all'essenza luminosa più o meno scintillante, a seconda, riposta nell'essere vivente. Quanto appare vivido nel cielo ma irraggiungibile, lo si ritrova nell'anima nella misura in cui la trasparenza avvertita e percepita dal di fuori permette di cogliere il fiotto iridescente. Siamo finestre spalancate su paesaggi magnifici che non tutti riescono a cogliere e a interpretare.

L'interpretazione della bellezza subentra nel momento successivo alla sua inconsapevole travolgenza. Non si spiega perché spiegando precipitiamo nel tempo, allontanandoci dalla radice perduta a cui la bellezza ci ha ricondotti.

Siamo sentimenti tappezzati di pennellate dei colori che ognuno porta dentro di sé. Perduti sono coloro che si fermano all'apparenza e il ruolo del maestro e della maestra in Oriente tende proprio a trasmettere le radici profonde della loro cultura che affondano nella concezione della bellezza concepita dall'anima. Il fiore quindi non è un ritratto mortale ma un dipinto reale che si inserisce nell'anima, diventando eterno anche una volta sfiorito o appassito.

Il pantano melmoso da cui si eleva il fior di loto ha lo stesso valore della nebbia che avvolge l'uomo avvicinandolo all'ignoranza, dalla quale può essere riscattato attraverso la visione del loto condotto alla sua atemporalità. In quest'ottica la bellezza non può prescindere dal suo risvolto etico. Etica ed Estetica si accompagnano in una visione docile di rigenerazione del mondo.

Ippolita Sicoli
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze. Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.

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