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La crudeltà della guerra e la peste. Il Seicento tra il nero e il sangue
Bramare lo leghiamo alla sfera più sensuale dei desideri. È la tendenza dello spirito a farsi carne e ad ambire all'impossibile. Il Seicento è il secolo dell'incarnazione dei desideri che si rendono palpabili attraverso la donna.
Il piacere e l'opulenza si traducono nella resa appetitosa e abbondante al corpo femminile esaltato attraverso le pieghe delle forme. È questa scelta la conseguenza della peste che in maniera diffusa ha imperversato in Europa negli anni trenta del Seicento. Non ne furono esclusi Olanda e Paesi Bassi. Qui l'invasione dei topi infetti portò inevitabilmente a forme di carestie molto gravi. Scarseggiavano riserve di grano e cereali. Soltanto le patate ressero nonostante le reticenze dei popoli europei a mangiarle. Molti infatti non sapevano cucinarle, sbagliavano cottura e soprattutto anziché i tuberi, ingerivano le foglie e morivano intossicati. La patata salvò per il suo apporto di minerali una buona parte della popolazione del Centro Europa e grazie alla peste si diffuse il suo uso commestibile introdotto dalla scoperta dell'America. In Olanda le piantagioni di patate furono omaggiate in seguito dai pittori e da Van Gogh nella sua celebre opera "I mangiatori di patate."
Si verificò in tempi di epidemia una spaventosa escalation di decessi di bambini e lattanti i cui piedi venivano rosi da intere colonie di topi. Le donne a più contatto rispetto agli uomini con le riserve di casa e le masserizie furono le seconde a infettarsi a seguito delle truppe di soldati impegnati a razziare e a violentare. Da ultimi studi si ritiene che fu proprio la guerra dei Trent'anni a diffondere le pestilenze. Una guerra che fu accompagnata da episodi gravissimi di violenza e stupri a danno delle donne specie contadine. L'accostamento del sangue al nero, le tinteggiature di colori forti in contrasto con gli sfondi uggiosi e tetri contraddistinguono non solo la pittura di Caravaggio e dei nostri pittori ma le ritroviamo ovunque a sottolineare la vita e la morte.
Il clima di chiusura dovuto alle pestilenze sembra far precipitare l'Occidente nell'antico Medioevo mentre si fanno largo la superstizione e la Magia di ciarlatani e fattucchieri che vanno a complicare il clima già controverso in cui respira la filosofia ermetica.
La donna sana è esaltata attraverso l'incarnato di un pallore rosaceo e attraverso le forme rotonde che però celebrano anche la verginità associata alla giovane età. I seni piccoli sono preferiti alle abbondanti mammelle che rimandano alle donne lavoratrici nelle filandiere e di campagna, le prime ad entrare in contatto con la peste. La donna matura è la strega che contamina il mondo. I luoghi penalizzati dalla presenza della donna fattucchiera e strega sono i campi agricoli a ridosso delle paludi non bonificate. La vergine di contro rappresenta la purezza ma anche l'ammaliatrice ingannevole che viene rappresentata attraverso l'immagine di Diana.
Peste, sifilide e altre malattie infettive come tubercolosi e colera viaggiano nel secolo XVII ma non riescono purtuttavia a frenare le esigenze e le fughe amorose che circolavano soprattutto negli ambienti legati alle grandi corti di Francia, Italia e Spagna.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.