Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
Il nome di Venere dea della passione amorosa e della bellezza, ci immette in un dedalo di svariati significati davvero affascinanti.
Come a sottendere che la strada della bellezza e dell'amore ci guidi nel tempio sacro dell'Universo dalle svariate vie. La bellezza regna per diritto sovrano ed è inspiegabile. Ci coglie sul piano emozionale e animico. Venere è la dea dell'inspiegabile che però trova riscontro nella suggestione di determinati luoghi che sembrano parlare al cuore dei più sensibili. È altresì curioso come la dea Venere da stimolare l'elevazione tramite l'incanto della Bellezza, sia proprio colei che seduce morbosamente, rendendoci succubi dei piaceri della carne.
L'attività di caccia viene chiamata anche "venatoria" e non perché entri nel sangue ma perché anticamente era condotta in gruppo dai cacciatori che a seconda del tipo di preda, si sparpagliavano lungo diverse piste. "Ramificazione" come termine richiama a un territorio cosparso di vie d'acqua che rende l'albero matrice di una serie di riecheggiamenti simbolici e metaforici. In "albero" ritroviamo l'impronta ancestrale dell'albero cosmico al principio dell'Universo come ripartizione delle diverse forme di vita ciascuna secondo una sua direzione.
Se l'uovo cosmico introduce all'origine di tutto, l'albero cosmico ci parla della dispersione non come dissolvimento ma come sparpagliamento necessario alla fertilità della vita. L'albero antico e maestoso è il patriarca dalle cui fronde prendono il via famiglie di uccelli. L'albero è lo Sciamano e il Maestro che avvia a un nuovo percorso della Verità. È Gesù che disse ai suoi apostoli "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo" e che venne flagellato al palo simbolo di morte.
I corsi d'acqua sono il sistema sanguigno di un territorio che ne assicura la fertilità. Venezia e Veneto traggono nei nomi ispirazione da questa corrispondenza. L'acqua è tumulto e passione e anche laddove sembra ristagnare, porta vivacità e passione per la vita. La seduzione di Venezia resa effettiva dalle espressioni artistiche che la percorrono e le corrispondono è un'ode all'acqua e alla sua maestria. L'acqua è cambiamento e riconduzione all'identità e l'acqua è il veicolo misterioso che unisce Venezia al Carnevale nelle sue espressioni di straordinaria magnificenza che riflettono le pieghe e i colori cangianti dei canali.
Vanesio a differenza di Venoso è ciò che sfuma perché non si rapporta ad alcuna sostanza. È il lato superficiale dell'acqua che si dissolve evaporando. A differenza di ciò che è "vano" il "vincolo" che si riporta a vena e a vino rimanda al patto sancito col sangue a cui si richiama ja succitata bevanda.
Il vino nelle coppe che rimandano alle rotondità femminili è un elemento connotativo delle scene passionali in cui l'ebbrezza fa da traino. Altro è il calice che conduce col vino quale metafora del sangue, oltre la cortina delle illusioni, nel dominio del Padre.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.