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Il dramma di noi italiani è che non abbiamo mai concepito il senso di comunità in rapporto all'identità di appartenenza. Da questo è dipeso un affrancamento diffuso tradottosi in una forma accesa di rinnegamento delle politiche sociali in vista di traguardi individuali.
A questo disegno si confà l'atteggiamento antititaliano che vediamo nell'Ottocento e che ha comportato forme di intesa ambigue con gli invasori stranieri, al fine di trarre vantaggi destinati a un nucleo del ceto abbiente. Quanto detto è altro dal campanilismo che rientra comunque in una visione d'identità comunitaria. Non resta che la fedeltà alla campagna, un valore antico più che un mondo a parte e questa visione di fedeltà che richiama ai costumi feudali raccorda menti e riflessioni poetiche anche di letterati tra loro contrapposti.
La campagna nell'Ottocento italiano è l'ultimo brandello di una civiltà che è costata lavoro e sacrifici ma che, a dire il vero, non ha poi contato così tanto. È il luogo del riposo, la patria bucolica a cui ricondursi nella sua completezza ancestrale, che raccoglie miti e personaggi sospesi sul filo magico di confine tra verità e dubbio. È il regno della leggerezza e delle ninfe danzanti a cui Leopardi sembra ricondurci con l'etimo scelto accuratamente "donzelletta". La donzelletta è più della donzella. È la ragazzina che vive la spensieratezza dei suoi sogni e di un'ingenuita' accordata alla primitivita' agreste. La donzella e la donzelletta sembrano danzare come i fili d'erba smossi dal vento. L'assonanza a danza è viva e comunque richiama a un movimento armonioso e composto, che proprio per questo seduce. La donzella è anche la Lucia di Manzoni che nonostante la sua fanciullesca aderenza alla semplicità, è illuminata da una sana scaltrezza che si traduce in riflessione e oculatezza a differenza del suo promesso Renzo che come suggerisce il cognome, va a infilarsi in situazioni scomode e confuse.
C'è un'anima comune che percorre la letteratura ottocentesca e che sembra ricondurre al punto saldo di riferimento rappresentato da Mater Matuta, l'alito vitale della tradizione agreste pre romana e che compare rifluire speditamente dai versi vergati dai poeti. Come un respiro caldo e accogliente che proviene e risale dalle radici di una terra operosa e gravida di frutti.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.