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Il tema del vagabondo e del cavaliere errante nell'Europa primo Novecento
Siamo soliti riferirci alla casa come alla struttura che ci contiene, quando invece siamo noi a contenerla.
Casa è un sentimento che ci porta ad accogliere chi scegliamo e non per questioni materiali o venali. La casa è la scintilla della vita. La radice e il frutto. La madre e la sua creatura.
C'è chi parte e abbandona dietro di sé la vita precedente preso dalla necessità di creare tutto di nuovo, partendo da zero. Lasciarsi dietro il vissuto non equivale a svuotare il sacco dei ricordi. A vomitare sul ciglio di una strada con l'idea di continuare ad andare più leggeri. Il dentro se si dà ascolto all'anima, lo si porta nel cuore e non come un sacco vecchio ma come la torcia che illumina il nuovo sentiero.
Il dietro è il finito, l'ormai concluso. Il dentro è la fonte di luce che ci sospinge. Su questa differenza si concentra il tema del vagabondo molto caro alla letteratura nordica primo Novecento. È un tema che leghiamo a un certo tipo di narrativa di formazione e in particolare alla produzione di Herman Hesse la cui opera più conosciuta è il "Siddarta" seguita da "Narciso e Boccadoro". Il tema del vagabondo è centrale nella cultura germanica discendente da una derivazione del mito di re Artù che si affaccia molto più concentrato sul risvolto cristiano degli antichi cavalieri nel confronto con lo stesso repertorio di matrice celtica. Il cavaliere errante è colui che ritrova sé stesso attraverso le varie peripezie a cui va incontro. Sembrerebbe che il vagabondare sia spinto dalla necessità di chiudere col passato, e così è se però si ha l'accortezza di soffermarsi sul significato di passato. Spesso a ciò che chiamiamo passato affibbiamo una tappa della nostra esistenza ormai conclusa e che non ci ha lasciato nulla interiormente. Il vero valore di passato invece è nella consapevolezza che quanto vissuto ci è appartenuto e ha determinato o inclinato a chi siamo attualmente. Purtroppo per molti la necessità di cambiare esistenza coincide con la presa di coscienza di non aver vissuto la propria vita fino a quel momento e di essersi ritrovati in una condizione di costrizione. Il vagabondo esprime la condizione di scelta difficile ma necessaria per chi vuole recuperare un'esistenza incline alla propria natura e identità. Per il popolo germanico la Natura coincide con l'identità in quanto a priori rispetto a tutto. È questo il principio e un principio che il Romanticismo egheliano interpreterà come spirito inteso con l'accezione di forza vitale che si contrappone alla materialità empirica in un'epoca, quella ottocentesca che risente molto del forte dissidio illuminista tra Fenomeno e Noumeno, tra realtà empirica e sostanza.
Il vagabondo non è quindi colui che lascia se stesso, ma al contrario colui che vuole ritrovarsi e il cambiamento che passa attraverso la scelta più che dura di libertà, è teso a questo fine.
Per vie che porteranno a conseguenza tragiche il Nazionalsocialismo germanico si spiega attraverso la cultura del ritrovarsi come necessità trasferita dal sentimento proprio e collettivo a un discorso di razza. Il popolo germanico tende a recuperare in toto la sua identità da contrapporre con violenza all'indefinito di un mondo che va incontro alla propria disintegrazione. Più che di antisemitismo bisognerebbe nel caso del Nazionalsocialismo di affronto a una realtà, quella sionista, che non coinvolge tutti gli Ebrei ma che purtroppo ha visto lo sterminio anche di quella buona parte di Israeliti che nulla avevano a che spartire col Sionismo. Questo ha conosciuto le radici della propria degenerazione in senso capitalistico proprio in determinati circoli inglesi, preparandosi a un nuovo imperialismo conosciuto oggi col nome di Mondialismo.
Il tema del vagabondo avrà un grande seguito con la fioritura dei moti sessantottini perché svuotato di sé stesso e trasposto alle esigenze di svecchiamento della nuova gioventù nichilista, proprio di quella gioventù paradossalmente in antitesi col tema originario del vagabondo.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.