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Il fior di loro rappresenta la purezza che s'innalza dai fondi melmosi.
La putredine delle aree fangose rappresenta anche l'ignoranza che impedisce all'uomo di operare la giusta distinzione tra verità e illusione. La visione del guerriero per gli Induisti ma anche per tutte le tradizioni orientali e dell'Estremo Oriente si collega inevitabilmente a quella del saggio che combatte non solo per sé stesso, al fine di ripulire il mondo dall'ignoranza e di sostenere la via di chi cerca la verità.
Il dio Ganesh induista è l'esempio del guerriero saggio. È interessante come le divinità possano essere rappresentative di una definizione e del suo opposto, questo a voler investire tutte le probabilità messe in campo dal reale che ha in sé la sua parte di illusione. Una cosa appare perché in essa è presente il suo esatto opposto e su questo s'incentra l'attività della dialettica ateniese. L'idea nel Politeismo che una divinità possa incarnare anche il suo "nemico" spiega l'autorevolezza di alcune tradizioni che discendendo direttamente dall'idea dell'androgine, considerano l'alleanza tra gli opposti risolutiva e il male nell'incapacità dell'uomo di superare ogni barriera, perché ingabbiato dalle trame dell'ignoranza.
L'Uno non può avere nome. Il nome è di coloro che partecipano all'Uno, nascendo. L'Uno è la fonte del Sé e il nome si concentra sulla definizione che inclinerà il destino dell'individuo. Il nome sigla il confine dell'Io estrapolandolo dal tutto, facendo sì che l'individuo indirizzi a partire da esso le proprie attitudini e il proprio destino. Nei miti il nome degli eroi è indicativo della loro nascita e del loro destino, e qui scatta l'elemento pedagogico e il riscatto di fierezza dell'eroe pronto ad andare contro se stesso o ad assecondarlo. Il nome è il cielo che nasconde il Noumeno. Dio è senza nome perché infinito ma inclina i colori interiori dell'uomo attraverso il nome. Amon è il dio egizio "senza nome", quindi nascosto, l'invisibile che appartiene al cielo.
Ogni individuo ha un proprio colore o la somma di più sfumature e il colore fotografa la qualità dell'anima. I nomi che gli antichi assegnavano in riferimento alla Natura, contenevano indizi sul colore verso cui intendevano indirizzare l'anima del neonato. Era Dio a guidarli in questa operazione e su queste basi il Sé del bambino e il destino da questi intrapreso finivano col coincidere. In alcuni casi invece si contrapponevano tra loro, dando luogo a personaggi esaltanti nel bene o nel male.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.