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La nascita di Afrodite. La bellezza come disgiunzione dal Principio
Il rudere testimonia il trionfo di Dio Creatore tramite la Natura sull'operato umano. Il rudere dalla stessa radice di Rosa e Rodere ma anche di Ridere demolisce la superbia umana.
Il rudere è quanto ritorna alla sua essenza primigenia di pietra. Ci comunica l'incrollabile rapporto tra il Principio e la Natura sua emissione e degna rappresentazione. La Natura nella sua più degna realizzazione di madre terra è espressione della potenza compensativa del Principio. Innalzare steli al Principio celeste significa riconfermare e rinvigorire con la potenza del rito l'archetipico legame. Il matrimonio celebrato come legame tra specie diverse di alberi come ancora accade ad Accettura in Basilicata, serve a porsi come perpetuatori della volontà divina al fine di riconfermare il proprio rapporto incrollabile con la Natura, suggellandola ulteriormente al Creatore. Essere sacerdoti ancestralmente significa porsi sulla linea di ascolto delle idee archetipiche alla base della lettura del volontà del Creatore. Ecco pertanto il ruolo di prestigio della casta sacerdotale e druidica innanzitutto. Il paganesimo a qualsiasi latitudine si manifesti, è conservazione ed è quanto ha dato modo alle identità dei popoli di tramandarsi integralmente. Questo soprattutto nelle tradizioni runiche in cui l'osservazione viziata dalla ragione non ha preso mai il sopravvento.
Il concetto di Bellezza si è mantenuto nell'osservanza dell'arcaica visione di compenetrazione principio natura. Un connubio potente che nelle latitudini più basse e delle tradizioni ellenico mediterranee è saltato nel momento in cui la dea della bellezza si è isolata dagli attributi di Gea Era Giunone, nella veste di Afrodite dea capricciosa e dalla sensualità minacciosa. Creata secondo la Teogonia di Esiodo a seguito di un'azione di prepotenza del titano Crono che evira il padre Urano, Afrodite rappresenta la Bellezza dislocata barbaramente dall'uomo che la considera relativa alla propria concezione di armonia disgiunta quindi dalle leggi cosmiche. È il trasferimento della visione interpretativa del Cosmo dalla perfezione ovale ellittica impressa dal Principio ai pianeti, alla forma sferica con cui l'uomo puntando sulla ragione, legge e interpreta il Cosmo. Afrodite è l'incipit. Nata dalla conchiglia è colei che pone la perla all'origine della superbia femminile accreditata dalla speculazione razionale dell'uomo che legge da tale angolazione e riflette sul Cosmo.
Da qui, il legame della perla alla lacrima, come disgiunzione dalla verità con cui il Creatore, il Principio agisce in tutte le cose. Il dolore è disgiunzione dal principio. La perla diviene simbolo di Caduta in associazione all'eviramento del titano Crono che spodesta il padre Urano. La perla esprime da tale avvenuto atto di sopruso la recisione dell'antico legame Creatore, Uomo Bellezza perpetuatosi attraverso la donna. È la fine della triade primitiva. Il tempo nel momento in cui la bellezza viene disgiunta dal principio del cielo con cui si identifica il Creatore, ostacola e avversa l'uomo che attraverso di essa (la bellezza) crede di poter prendere il sopravvento sul tempo stesso.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.