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L'innocenza del cavaliere errante lungo la via iniziatica
Novembre è per me il mese del dolore e del silenzio. Il mese in cui si riaffaccia quello che si è perduto. Novembre è il mese che ti porta via come le ultime foglie arrese al vento.
Novembre è il mese delle persone eccezionali. Di mia zia Francesca, cieca e santa che a novembre conobbe la luce del mondo e che sempre a novembre ha conosciuto la morte. La prima tra tutti i figli a mio padre, l'ultimo, legata da un filo sottile di sensibilità. Sangue mistico scorre nei sottotraccia delle vicende della mia famiglia.
Novembre è il mese in cui ognuno si chiude in sé stesso e le donne ritrovano la loro intimità negli ultimi fiori che hanno resistito alla riduzione delle ore di luce e che si ritirano all'arrivo del primo freddo. La donna è il riparo che offe riparo. È la rosa che sboccia a strati di esperienze e sofferenze. È il clamore che non dovrebbe mai perdere di vista l'eleganza, come strati di pizzo che adornavano nella giusta misura le antiche vesti.
Il fiore, la rosa ha l'impertinenza dell'eleganza che incontra la fragilità del tramonto. E la rosa è lo stemma del cavaliere che pur tanto ferito non rinuncia all'incontro con sé stesso.
Nulla ferisce più dell"innocenza e l'innocenza non è derivazione di "Non nuocere" ma persistenza a riconoscersi nel proprio nocciolo, bozzolo di origine. È dell'innocente, del puro non riuscire a sradicarsi dai propri limiti. È il fiore silenzioso nell'ombra della stanza. È il cavaliere errante alla ricerca della luce da portare a sé stesso, privandosi lungo la strada di legami e piaceri forti. Si perdona l'innocenza e la si ricorda perché un passerotto che inciampa al primo volo. L'innocente, il puro sono gli antieroi che pure hanno seminato bellezza e piste di un amore olfattivo che inebria le storie e le leggende. Parsifal, Efrem soldato di ventura, San Martino di Tours e il mio Yvion sono anime pure e innocenti che ad ogni passo lasciano fiorire l'amore senza chiedere e concedere nulla, perché non in potere di farlo.
Il Graal di Parsifal è il trono su cui siede il cavaliere puro. È la stella a sei punte che gli toglie la superbia di essere l"uomo inciso nel pentacolo tra le stelle. L'esagono è la croce di Cristo che lo slancia oltre la morte. È l'oceano che separa il profano dall'iniziato perché incolmabile è lo spazio per chi vede la terra separata dal cielo. Solo il genuino, il puro può concepire la regalità del tutto nell'incontro di coppa e calice e il puro è Saturno nel divin cammino.
Chi sono e dove vanno gli innocenti? L'innocente è colui che non dimentica sé stesso.
Gli innocenti siamo noi che camminiamo stentatamente per un sentiero cosparso di fiamme pur scottandoci, ma pur sempre senza rinunciare.
Author: Ippolita Sicoli
Responsabile del Supplemento di Cultura "La finestra sullo Spirito" del quotidiano online "ilCentroTirreno.it"
Docente della Federiciana Università Popolare, Specializzata in Discipline Esoteriche, Antropologia, Eziologia e Mitologia, ha partecipato in qualità di relatrice a convegni e conferenze.
Ha pubblicato le seguenti opere: “Il canto di Yvion - Viaggio oltre il silenzio” prima edizione Wip Edizioni 2003, seconda edizione Ma.Per. Editrice 2014. Il romanzo “Storia di Ilaria e della sua stella” Edizioni Akroamatikos 2008. La raccolta di racconti per ragazzi “Storie di pecore e maghi” Ed. Albatros 2010. Il romanzo “Il solco nella pietra” Editore Mannarino 2012. Il saggio antropologico “Nel ventre della luce” Carratelli Editore 2014.