La sottomissione della donna al marito ha sicuramente contribuito allo sviluppo delle virtù della donna celebrate dallo Stilnovismo. La discrezione, la grazia e la pazienza differenziano le nobildonne dalle popolane.
La finestra sullo Spirito - il Centro Tirreno
Articoli e approfondimenti di Arte e Cultura a cura della dott.ssa Ippolita Sicoli
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La sottomissione della donna al marito ha sicuramente contribuito allo sviluppo delle virtù della donna celebrate dallo Stilnovismo. La discrezione, la grazia e la pazienza differenziano le nobildonne dalle popolane.
La calligrafia immette nella concezione di bellezza legata alla scrittura. Il concetto di bella scrittura risale all'antichità, a prima che la scrittura per come la conosciamo oggi facesse la sua comparsa sulla scena del mondo.
L'uomo vivendo spiritualmente in contatto con Dio ricrea il tempo e si ricrea nello spazio. È quanto succede nel Medioevo. I luoghi e il tempo diventano quelli in cui ci si ritrova ricalcando le grandi gesta di eroi e divinità, queste ultime rapite dai loro contesti e rivisitate nell'ottica del dio cristiano.
In rapporto al discorso fatto sul tempo, possiamo ben comprendere che la luna nel Medioevo non è percepita come creatura a sé stante ma come specchio della luce di Dio. Il nostro satellite si trova così nella condizione di perdere la sua autonoma regalità, e di conseguenza, l'insieme di riti che la vedevano protagonista con il calendario lunare viene ad essere ribaltato.
Ci sono simboli che non possono essere preclusi e diventano parte integrante di una comunità rappresentandola in tutto.
Ciò che divide unisce e i simboli non sembrano fare alcuna eccezione a questo principio. L'arte esprime il mezzo con cui purgarsi dalle brutture del mondo e l'immagine del fiume sembra calcare questo bisogno. Il fiume scorrendo lava, facendosi esso stesso ponte tra principio e fine.
La caratteristica del ponte è in genere il camminamento in altezza che unisce o separa due sponde, due pareti rocciose o altro. Il carattere di altezza lo ritroviamo in relazione al ponte, in inglese "bridge", che ci conduce alla radice di Brigit, la dea della Sapienza, col significato di "alto, sovrastante". È questo uno degli attributi del ponte levatoio.
ll Natale ci regala atmosfere uniche anche per l'atmosfera che effonde di una penombra di luce che sa rilasciare con l'albero o il presepe. Questo effetto di caldo tepore ci collega al racconto riportato nelle Scritture relativo all'ombra di Dio che avvolge la Madonna resa sua sposa.
Stiamo perdendo il senso delle cose. Gli odori dell'inverno e i suoi silenzi. Non è libertà ciò che uccide il carattere delle cose e la vivida oscurità che le abbraccia. Siamo contenuti in bolle di atmosfere ciascuna legata a ciascun momento sospeso nel morbido fruscio del vento che se li porta via.
Fiamma e femmina si appartengono. La fiamma attrae e procura desiderio. "Vecchia fiamma" sta per una passione ormai estinta. La fiamma del fuoco traduce la sua espressione vitale che leghiamo alla radice "hum" che indica fertilità. La fiamma legata al Sacro Cuore di Gesù ci introduce al significato cristiano del camino che associa lo spazio ristretto di un angolo alla preghiera.
E quando manca il focolare, la tavola rotonda col centrotavola rotondo anch'esso, lo supplisce. La tavola dal formato rotondo non solo mette tutti i commensali a proprio agio, invitandoli all'armonia, perché senza spigoli, ma proverbialmente azzera distinzioni e gerarchie.
Pregare è riscoprire il senso della comunione. Nella comunione esiste il presente e la preghiera riporta al centro del cuore chi non è più con noi in questa vita. Attraverso la preghiera scavalchiamo le barricate del tempo e riassaporiamo il valore dell'unità.
Pregare più che chiedere è una forma di esaudimento. Diciamo "Prego" di risposta al grazie, a conclusione di una richiesta indiretta o velata, comunque raggiunta.
È già una vera fortuna poter dire di averle vissute infanzia e vecchiaia, perché tanti si ritrovano adulti già da bambini e altri ancora si spengono che sono giovani gemme. È una fortuna poter dire ho vissuto questo e sono diventato quest'altro.
I nani lavorano mentre noi dormiamo. Sono gli ingranaggi delle nostre cellule che mentre riposiamo svolgono il loro minuzioso e minuto lavoro. Ciò che è estremamente piccolo ci conduce all'invisibile.
Ciò che è piccolo è curato, limato, coccolato dalle mani. Mani e nani vanno di comune accordo e forse dalla radice greca di nano, piccolo, deriva anche mano. La mano è un grappolo disteso in cui ogni acino fa la sua parte e collabora con gli altri.
I primi esempi di colonna sono rappresentati dai tronchi degli alberi. Ciò spiega la loro forma circolare montata su un basamento quadrato che riproduce il contrasto operato dal disordine delle radici. Nell'albero si traduce la varietà delle forme che ritroviamo nel mondo empirico, dove ogni elemento partecipa all'armonia del tutto e ad essa riconduce.
I profumi che ritornano hanno un sapore dolce e tanto struggente. Sono il dolore che non vorremmo mai lasciare, come un sogno antico. Definiamo col termine "antico" non ciò che appartiene al passato, questo si definisce vecchio, ma quanto c'è di profondo, di ancorato alle radici, e trionfa sul tempo.
Dove andrei, in quale goccia di fremito mi rifugerei, se non ci fossi tu?
Solo quando viviamo un sano rapporto d'amore assaporiamo nel vero la libertà. La libertà è un volo che ci porta nella gioia a superare i nostri stretti limiti, unendoci alla bellezza del Tutto di cui siamo parte. L'amore vissuto totalmente è tensione verso l'infinito che cogliamo come qualcosa di intimo e non fonte di dispersione.
Se non ci fosse l'ordine, ci sparpaglieremmo alla deriva dell'Universo. Nulla ci insegna più dell'osservazione del Creato in solitaria, o comunque, mentre siamo concentrati sulla sua eloquenza. Perché il Creato ci eleva dal nostro piccolo ad abbracciare l'Universale che respira dentro e oltre noi.
Che cos'è la lontananza se non quanto ci separa dalla dimensione delle origini che assaporiamo durante l'infanzia? Tutto il resto è dimenticanza e smarrimento, quest'ultimo la nuova dimensione in cui siamo costretti a vivere.
Le prime forme di osservanza religiosa e di culto da tramandare le riferiamo alla civiltà degli agricoltori successiva a quella di coglitori e piantatori relative al primo Neolitico. Alla stessa facciamo risalire termini che costellano la nostra e non solo tradizione religiosa e il termine stesso "religione".
La luce è bocca e occhio. Come spesso accade nel mondo reale, il ribaltamento dei simboli introduce a una nuova comprensione. È quanto si verifica anche a proposito della relazione tra sguardo e parola. La bocca inaugura l'alba della creazione. È l'inizio del lavoro del Pantokrator.
L'Autunno c'insegna che le foglie sono farfalle che danzano prima di incurvarsi e donarsi alla terra. Che c'è un nodo inestricabile quanto sensibile a tenere unite tutte le forme di vita e che ognuno è un raggio di sole che si compie brillando nell'insieme.
Stupisce come sia il nome del dio greco Zeus, sia quello del corrispettivo latino, Giove presentino una declinazione irregolare con doppia radice. A riguardo dell'origine etimologica del nome Zeus mi sono già occupata ampiamente.
A proposito di scolpire e tagliare la pietra, c'è un simbolo presente come lettera greca che ritorna in più religioni. Mi riferisco al Tau che ritroviamo anche nella religione cristiana come croce francescana.
Il fuoco è la rappresentazione fisica che più associamo al sogno. È accensione e vaghezza. E come il sogno, lo distruggiamo solo consumandolo. Non ha forma e non è palpabile, per questo è la prova cruciale di diversi riti di passaggio. Per questo forse, dimostrazione inconfutabile della bravura di tanti artisti che si cimentano nella sua raffigurazione.
Dove c'è il fuoco io mi fermo. È un legame atavico, importante. Riscopro identità perdute in un mondo che si va spogliando di tutti i suoi riferimenti.
Quando sentiamo la parola "fascio" subito ci riportiamo al periodo del Fascismo. Raramente colleghiamo il suddetto termine a "fascino" nonostante la familiarità, e ancor più raramente lo accostiamo alla tradizione ormai caduta in disuso di fasciare i neonati.
A una certa età non si ha voglia di nulla, se non di famiglia. E anche le feste assumono una luce diversa. È quanto accade nella maturità oltre la quale gli orizzonti si fanno sempre più vicini. Ciò non vuol dire invecchiare, ma cambiare atteggiamento verso la vita ancora lunga da vivere.
Ciò che respingiamo attrae o richiama, per condurre su altre posizioni. È quanto accade alle personalità complesse o conflittuali. Attrazione e rifiuto sono da sempre la molla su cui s'instaura il gioco erotico descritto con finezza impeccabile ed eleganza da alcuni tipi di ballo, non ultimo dal tango. La passione tra uomo e donna si snoda su un doppio binario.
La melagrana retta dalle mani di Gesù Bambino nell'opera di Botticelli "La Madonna della melagrana" rimanda all'altro valore del medesimo frutto, a metà strada tra il Sacro e il temporale, reso dalla coroncina all'estremità del frutto stesso.
Un foglio, una pelle stropicciata diventa una rosa. L'accostamento della donna alla rosa supera il tempo e ciò porta la rosa a comparire sulla soglia divina. La rosa è il sorriso della luna che trova il suo trionfo sul tempo e rosa e luna piena le troviamo insieme nelle pieghe dell'oscurità dell'immaginario gotico.
In alcune regioni italiane c'è la tradizione di chiamare babbo il papà. A rendere conosciuta questa usanza ha contribuito senza dubbio il comico Benigni con le sue macchiette. A Firenze così come a Bologna, nelle Marche... e un po' in tutto il Centro Italia i bambini ma non solo chiamano i papà col nome generico di babbo. Il più celebre di tutti resta Babbo Natale che ci riporta al leggendario regno delle renne.
"Dono" deriva da "dare" e il mese conclusivo dell'anno è costituito di date che elargiscono doni. Non si tratta di ricorrenze qualsiasi, in relazione anche al fatto che il mese di dicembre conclude l'anno.
Il sole che ritorna a crescere rappresenta la luce che parte da dentro diffondendosi tutto intorno. Il Bambinello nella grotta trasuda luce che lascia risplendere nella semplice vita di ognuno e nelle attività quotidiane che sempre dovrebbero accendersi dell'intimità domestica e che dovrebbero accompagnarci sempre, ovunque si vada.
Il prodigio è fare nuove tutte le cose. Tutto in natura segue i versi della croce: dall'alto a discendere e da destra verso sinistra. E viceversa. Dio oltre a questi ha impresso due nuove direzioni che in senso trasversale suggeriscono le strade intraprese dagli apostoli per diffondere ciascuno la parola di Cristo e portare il Sole sulla terra.
La rabbia spesso nasce dall'ignoranza. Gli ideali per essere definiti tali devono venire suffragati dai fatti ed è questo un punto che andrebbe oggigiorno rigorosamente approfondito riorganizzando il discorso a partire dal significato di viaggio.
Purtroppo un ruolo forte nei rapporti sentimentali svolge la dimensione del sogno a cui segue l'inevitabile caduta nella delusione. Il sogno innalza spingendoci all'indietro, fino alla culla dell'integrità dell'anima, ci riporta a prima che vi fosse ogni divisoria distinzione.
La compattezza della pietra la ritroviamo anche se con consistenza e peso diversi nella materia grassa. "Sgrossare", "sglossare" e "sgrassare" si appartengono anche per definizione. "Grotta" e "Grossa" immettono nello stesso significato di copertura. Il grasso anticamente era usato per coprire le conserve di cibo in vista del lungo inverno, affinché non si formasse la muffa e non si guastassero.
"Arco" riconduce ad "Argo" e non solo nel nome. L'arco a sesto acuto è un elemento basilare dell'architettura gotica. Vediamo adesso quale percorso e quali tappe uniscono le voci sopra riportate.
L'incrocio è il destino che l'uomo crea determinandosi e la croce diviene in rapporto alla figura di Cristo, il nome del destino dell'uomo di fede. Tale visione porta all'accettazione di tutto secondo una logica che prevede l'immutabilità delle cose, perché nella volontà di Dio.
Siamo fatti di tempi più che di tempo. C'è un tempo per ridere, uno per riflettere... per scrivere e per imparare. Il tempo si riassume in noi e in noi si espande e caratterizza. Ne abbiamo poco proprio perché a noi spetta renderlo tutto.
Dovremmo imparare ad amare chi c'è realmente e non chi vorremmo ci fosse. Buon Natale a tutti e che Natale significhi vestirsi di quotidianità e non di virtuale.
Lo scollamento tra la realtà che conduciamo e la realtà virtuale favorisce il rapporto di specularità tra noi e la vita. Il fattore di probabilità s'insinua come cosa acquisita facendoci scivolare in una inermità di non bisogno.
È dell'arco come forma in sé produrre vibrazioni nuove allo spazio esterno e nella cassa di risonanza dell'anima che è il torace e da qui tutto il corpo.
La casa è l'autunno. La cantina è l'inverno. Nell'inverno respirano le radici e i germogli a riposo nel silenzio del freddo o sotto la coltre di neve. A queste due stagioni più che alle altre è legato il gatto. Il gatto conduce all'intimità della casa, con cui instaura un rapporto di scambio energetico.
Il messaggio che passa attraverso il Fascismo è che l'uomo attraverso la fisicità e il lavoro arrivi oltre se stesso. Dio è nel passato ma è anche conquista lungo il percorso che si intraprende lavorando su se stessi.
C'è sempre un limite all'infinito e questo limite è ciò che ognuno si porta dentro. Un macigno, un'ombra, una trave. È ciò che gli fa paura. E questo è il suo limite che diventa tale quando lo pronunzia e così, pronunziandolo, il limite diventa eterno perché traccia dietro di sé un'eco quanto una cometa che compie giri e rigiri nei vuoti dell'Universo.
La nostra vita è percorsa di prolungati silenzi. Sono altro dai silenzi di riflessione. Sono la propaggine, l'ultima eco di quanto sta tramontando per scomparire definitivamente.
È del gatto saper chiedere con dolcezza. È del gatto farci assaporare il ritorno a casa, questa concepita come riparo dalla frenesia del mondo. Il gatto è un mondo a sé in cui ci ritiriamo a contatto con noi stessi. Dove l'uomo non è ancora andato, un gatto già c'è stato.
Il termine "Angolo" da "angulus" che ritroviamo in "angusto" , così come nell'animale mangusta tesa a privilegiare gli ambienti oscuri e nascosti, c'immette direttamente in una dimensione d'intimità e raccoglimento tramite cui giungere in contatto con Dio.
La particolarità di un luogo ci esplode dentro col suo mistero e dà alla luce il viaggio interiore. Il dettaglio che colpisce è una spina che penetra il cuore ed è di suggello sacro tra noi e quel luogo che viene ristretto a luogo dell'anima. Gli spazi raccolti racchiudono il nostro tesoro che come un germe lanciato nella terra buona, germoglia e porta frutto.
Il greco "polemos" ci porta alla relazione tra il genere maschile e la guerra. Essa nasce dalla visione teoretica della dialettica applicata alla realtà fenomenica. Dell'intelletto umano riflesso nella contingenza.
Abbiamo visto la parola "guerra" in rapporto alle radici germanica e latina che ci dicono molto dell'approccio psicologico ad essa dei popoli in questione. Interessante è, rimanendo in argomento, il significato attribuito alla guerra definita dal popolo greco "polemos".
Come ho già spiegato in precedenza, i simboli nascono con un richiamo a significati precisi che però nel tempo possono mutare e piegare verso il loro opposto. Per questo si usa dire che la tradizione è una, ramificatasi e complicatasi poi nel tempo.
Siamo abituati a considerare la guerra in rapporto alla bellezza eroica che si trascina dentro e ci è stata tramandata dai miti. "Azione bellica", "far brillare un ordigno bellico" sono espressioni che ci riportano a una vagheggiata età in cui i grandi ideali forgiavano uomini di valore.
Scendere in cose mai raggiunte stride col senso compiuto, ossia concreto della vita. L'arte ha i suoi perché ai quali trova espressione l'animo umano. L'arte è il viatico, l'apertura scavata tra le onde e contiene il significato della verità.
Sono vari i motivi che rendono gli agrumi frutti speciali. Uno tra tutti splende ed è il riferimento completo alla perfezione della forma. Il frutto, non a caso frutta al plurale dal neutro, a indicare l'unione tra il maschile e il femminile viene caratterizzato proprio dagli agrumi.
Il dentro è un luogo a sé. Nel dentro le voci prendono vita e scopriamo la vera dimensione della coralità. Siamo convinti che nell'interno si conosca la vera solitudine, stando a contatto stretto con la propria interiorità.
Sul senso del doppio mi sono soffermata lungamente anche in rapporto al periodo decadentista. Il doppio c'immette su una visione altra e parallela della realtà, aprendo a svariati contenuti che trovano collocazione nella sensibilità artistica dell'uomo. Ciò che è arte è incredibilmente vero ma non reale e il doppio apre alla percezione della verità nascosta.
Nei miei articoli ho parlato spesso delle feste congiuntamente al loro primitivo valore che non è profano, bensì sacro. La festa ha difatti il compito di riportare l'uomo alla sua centralità che è Dio.
La bellezza la troviamo in ciò che è giusto e a cui non sempre forniamo una spiegazione. Allora potremmo dire che la giustizia è quanto si compie e basta a giustificare il passaggio su questa terra. Questo principio apre alla percezione del Sacro, ben altro dal sentimento di fede.
Associamo l'autunno alla verità, a tutto ciò che si mostra denudandosi del suo corredo di effetti che sorprendono ma illudono. Il legame con la terra ripristina quanto interrotto durante l'estate e ci porta a riscoprire quella sacralità alla base dei rapporti umani, scalzata in estate dallo spirito di evasione.
Sulle punte e il loro significato ci sarebbe molto da dire. Sono difatti la dimostrazione di quanto un simbolo nato con riferimenti positivi, subisca manipolazioni successive che ne screditano i contenuti. A questo va aggiunta l'azione protettiva contro la profanità, tesa a preservare la luce iniziatica di ogni simbolo.
Se fossimo tutti un po' più solitari... spesso si valuta una persona dal numero di individui che frequenta. Si cerca la visibilità a tutti i costi per colmare i vuoti e spesso lo scotto da pagare lascia fiaccati.
L'Autunno è la stagione in cui le corazze cedono e la roccia mostra la sua friabilità denudandosi nelle notti cieche. Il silenzio si fa tempesta assordante che spinge a cercare lontano, altre vedute a cui conferire profondità.
È dell'Estetismo innalzare la bellezza a valore supremo in una realtà che avverte la latitanza delle radici. È quanto avviene sul finire dell'Ottocento sovrapponendosi dapprima e poi trionfando sulla corona di valori espressa e inneggiata dal Romanticismo.
L'apparenza ormai è donna. Nel cunicolo cieco in cui siamo sprofondati, la donna ha tremendamente oltraggiato se stessa, accettatando di reinventarsi attraverso le stravaganti esibizioni che la richiamano sul palco di chi è in cerca di celebrità.
La poesia è nelle piccole cose che ci sorprendono e sembrano essere lì per noi. Ci richiamano dai nostri recessi segreti aiutandoci a comparire.
La casa è la verità che uno ha dentro. Apparteniamo tutti a qualcosa e questo qualcosa o meglio, qualcuno, ci apre alla vita. Nasciamo secondo un progetto che parte da molto lontano e che viene instillato in ciascuno di noi.
Io ti salvo e tu salvi me. La reciprocità è sulla base di un riflesso che rimbalza ad ogni azione che compiamo e su questo processo si fondava la letteratura popolare. La reciprocità non ha nulla di preconfezionato, è emanazione della semplicità del cuore. La reciprocità è l'istante che fiorisce tra due persone e le unisce.
Quanto ci appare lontano e nel cielo profondo, è in realtà presente e offre alla percezione umana l'evidenza del Sacro con in più il risveglio dell'immaginazione.
La leggerezza è un soffio di vento che ci attraversa, è un paio d'ali che si siede sul davanzale e intona un canto a cui non restiamo sordi.
A rivelare chi siamo non sono solo le azioni ma anche il modo in cui agiamo. È così che si giunge alla verità. La creatività è nel modo in cui portiamo a frutto il nostro impegno che si trasforma in virtù.
Saper svolgere appieno e al meglio il proprio compito a cui si è chiamati è un dono che riporta ogni essere a Dio e che unifica terra e cielo. Gli antichi più di noi davano peso all'impegno infuso in ogni opera, dalla più semplice e quotidiana alle più grandi, divenute vere e proprie testimonianze di eccellenza per tutti noi.
La percezione di sacralità è insita nell'uomo e va coltivata. Per questa via si traduce quindi in sentimento. La sacralità cresce nell'uomo parimenti alle sue abilità. È curioso come l'homo sapiens a differenza dell'uomo tecnologico, quanto più acquisisce coscienza del proprio posto nel mondo, tanto più va scoprendo tracce di Dio, sottoforma di presenza del sacro intorno a sé.
"Ara" è una delle parole antiche composte di tre lettere che rimandano alla geometria del triangolo. L'Ara è l'antico altare di pietra che riproduce la rappresentazione del dolmen ma, a differenza dell'altare di moderna intuizione e costruzione, i pilastri sono di pietra non lavorata e rasenti il terreno.
Le grandi Festività cristiane sono il Natale e la Pasqua. Le feste che ritroviamo nel resto dell'anno traggono ispirazione dal mondo pagano che ci ha influenzato da più provenienze.
Nell'opera "La Primavera" Botticelli esprime il ricongiungimento alla terra e alla Natura. Le ninfe presenti nella loro trasparenza suggeriscono, in quanto vergini, una condizione di passaggio in cui tutto è combinato insieme secondo comunque una logica di ordine.
I tuoni lontani ci porgono l'eco di chi fa sentire la sua voce e ci ricorda che non siamo soli. Il fulmine è la spada che trafigge il suolo ricordandoci la presenza imperante di una grandezza che ci rende piccoli, salvaguardando il tesoro nascosto della tenerezza.
Il dentro è un luogo a sé. Dietro ogni ricordo c'è l'amore o la sua assenza. A eccezione di qualche caso, e sono proprio le eccezioni a far brillare il mondo nell'uno o nell'altro verso, siamo ciò che abbiamo ricevuto.
I riflessi ci aiutano a leggere e interpretare la realtà per farci raggiungere il culmine della verità. I riflessi sono propaggini in molti casi divenuti parti complementari altrimenti mancanti e che ritroviamo nel gioco di simmetrie.
Se c'è una condizione che ha solleticato la fantasia dei nostri predecessori, questa è l'emozione scaturita dall'osservazione attraverso la fessura. Attraverso porte e finestre mal accostate, fenditure di luce che trapassano gli usci, gli antichi pervenivano alla conoscenza di segreti e realtà nuove che mettevano radici nella fantasia più torbida e libidinosa.
Ad esprimere l'alternanza attività riposo nel ciclo vitale è per gli antichi un animale diffuso nelle aree a clima temperato e solito andare in letargo ad ogni inverno. L'animale in questione è il ghiro, dalla radice "gl" (in latino "ghiro" si dice "glis-is") che abbiamo già incontrato a proposito di "ghirlanda".
Il suono "sc" che ritroviamo in strascico e in strisciare, ci conduce a un effetto di prolungamento indotto dagli elementi presenti in natura, come l'acqua e l'aria ma anche il nostro finio dell'erba contro il suolo con gli animali selvatici senza zampe come i serpenti.
Proprio in quanto Gesù fa riferimento al Regno dei Cieli, il Platonismo trova una motivata integrazione col Pensiero Cristico. Platone apre di fatto nell'antichità greca a una visione diversa del cielo rispetto a tutte le visioni teologiche a lui contemporanee e precedenti.
Solitamente attribuiamo l'origine etimologica del termine "calice" al greco "Kalupto: nascondere" e non al latino "calo is: chiamare". In realtà, entrambe le derivazioni sono vere e complementari e riconducono al significato vero di "calice" che, come abbiamo detto precedentemente, acquista valore con l'episodio dell'Ultima Cena di introduzione alla Passione di Cristo.
Gli altri ispirano e insegnano. Basta avere orecchi. È quanto il cerchio è riuscito a insegnare e a trasmettere nei millenni. La cultura del cerchio trae ispirazione dal mettere al centro, dalla condivisione a cui ognuno coopera anche semplicemente presenziando.
L'empatia è essere uniti in un luogo inesistente e provarne le stesse voci. Noi siamo l'unione e il mezzo. Il già sentito e non ancora decifrato che in un istante si palesa. È questo sentire la voce degli altri che ci fa percepire l'antico e innato presente in noi.
L'autunno è un inno al cielo e alla luce. È l'inizio di un compimento. È un voltare pagina rispetto all'estate. Le pozze d'acqua sono specchi che il cammino nei giorni ci dona attraverso cui poter rimirare il cielo e accorgerci della sua vicinanza.
L'autunno è la stagione della frutta secca e delle bacche, frutti duri e legnosi che ricordano i bastoni, da qui l'etimologia di bacca in comune con "Bacco". "Bastone", "Bacco", "bacca" e "battere" hanno difatti la stessa radice etimologica e la bacca proprio perché cadendo emana un suono, è considerata frutto di buon augurio.
È delle stagioni equinoziali la proiezione in orizzontale del mondo. Il cielo e la terra si profondono l'uno nell'altra divenendo un'unica cosa pur rimanendo realtà distinte. È quanto succede nell'amore le cui specifiche divinità ne diventano trasporto e immagine.
La parola "raggio" deriva dalla radice sanscrita "kirana" composta di tre sillabe col significato di "raggio di luce". La sillaba centrale ci riguarda da vicino e la ritroviamo nel nome del dio sole egizio "Ra"
L'autunno è la stagione della perdita di quanto si credeva eterno e della riconquista nel cuore di quanto è vero e indispensabile a noi e alla nostra sostanza interiore. Ci spogliamo del diverso per assaporare chi siamo con un gusto nuovo.
La parola pizzo deriva dal latino "pictus: dipinto, ornato" che a sua volta ritroviamo nell'anglofono "picture" e nel nostro "pittura." Non ha nulla a che vedere col termine dialettale siciliano "pizzo" col significato di "mettere nel becco" associato all'attività estorsiva.
Associamo il bianco al colore della luce. In realtà la luce è la somma brillante di tutti i colori come del resto il bianco ma anziché a quest'ultimo, attribuiamo la luce al colore giallo tramite il riferimento al sole.
L'umanità di oggi manca di intensità. Ci siamo fatti poveri di sostanza e non proviamo, né mettiamo passione in nulla. Tutto è fatto per mostrare e ostentare ciò di cui siamo pieni: boria e vuoto. Le case sono diventate dormitori che non offrono nulla e spaventano per la freddezza chi vi entrasse.
E assaporo la polifonia dei tuoni all'eco delle montagne. Nell'aria ci disperdiamo così come anche ci ritroviamo. È negli urti che lo sparpagliamento porge la sua voce.
Anche il sole ha i suoi momenti, segue un ciclo oscuro per noi ancora, di irrequietezza e un ritmo proprio a tutt'oggi misterioso.
La totalità nel senso di unità e completezza la raggiungiamo attraverso il capovolgimento dei mondi che esclude ogni sfuggenza o mancanza. Se oggi consideriamo l'abbondanza in riferimento alla farcitura del nulla, un tempo era da intendersi come ricerca della primordiale integrità perduta.
Nel fumo cogliamo forme che non esistono. Nella dissolvenza che si eleva e scompare incontriamo sotto forma di immagini aspetti di noi che solitamente non consideriamo. Il fumo che si dissolve, ci lascia qualcosa di sottile e inebriante.
La memoria nasce sull'ordine e l'ordine diventa memoria. Altrimenti, come potremmo tracciare il filo del nostro racconto? L'uomo del passato concepiva la storia come un inanellamento di azioni che avrebbero trovato posto nella narrazione.
Non può esserci caduta nel momento in cui è creata parallelamente la possibilità di riscatto. È il mondo, è la vita. È la luce con l'ombra del dubbio che porta a riflettere. È la notte con il suo buio che chiude gli occhi al presente e ci conduce a noi stessi, alla nostra scintilla dormiente. Tutto questo ritroviamo riportato nel simbolo dell'ostia, più che simbolo, corpo vivente, mezzo di redenzione.
Sorprende come l'antica Grecia abbia dato risalto all'omosessualità e al neutro nel genere umano, al punto da destinare un'immagine divina a queste particolari espressioni della Natura. Sorprende sì, di primo acchito, sulla base del posizionamento al cospetto del Pensiero in modo severamente critico oltreché razionale.
Il deserto è il luogo del tutto e del niente. È il luogo in cui ci si confronta col proprio sé che è pienezza o nulla, a seconda. Si ha paura del deserto perché si è soli e in compagnia di sé stessi. Pertanto il deserto riflette chi siamo.
Sentiamo spesso in rapporto alla nostra società parlare di gregge quale metafora di un popolo che segue il padrone remissivamente, senza porsi domande. È esattamente il contrario del significato vero, quindi originario di gregge.
Abbiamo visto come le parole con tre lettere sono associate ad animali e non solo, che trovano posto nella conoscenza elementare dell'uomo, aiutandolo a riportarsi al paradiso perduto. Abbiamo quindi visto l'uro che addomesticato ha accompagnato l'uomo nelle sue fatiche rurali.
Quando si è nella luce non si ha bisogno di sognare. Il sogno non ha ragion d'essere. Lo abbiamo visto a proposito dell'Eden. Ma cosa succede ai luoghi che rivisitiamo nel sogno nel momento in cui vengono sognati?